mercoledì 12 febbraio 2020

Recensione: "Quanti figli hai? Quando l'attesa dura più di 9 mesi" di Livia Carandente


Questa volta non è il solito post ma la recensione di un libro.
Era da molto che non ne scrivevo qui (ho un altro sito per questo), ma per quelli di fede ho pensato possa essere utile ed interessante ritagliare un angolino nel sito per farli conoscere esattamente come il vecchio book club.
Su instagram solitamente utilizzo #folliletturecattoliche
Per cui ecco qui la recensione.






Collana: Famiglie Spaziali
Casa Editrice: Tau Editrice
Data Pubblicazione: 2019
Pagine: 88
Autrice: Livia Carandente
Disponibile cartaceo ed ebook.


Di cosa parla?

Una lettura intrisa di ironia, un pizzico di velata amarezza ma soprattutto uno slancio di allegria in una storia tutta femminile ruotante intorno al tema della ricerca dei figli che, talvolta, tardano ad arrivare in un matrimonio. Sotto i riflettori del romanzo, una donna, felice, amata e in carriera, la cui serenità comincia a vacillare quando nella sua vita compaiono, in numero esponenziale, pancioni, fiocchi e coccarde di benvenuto. L’autrice apre al lettore squarci sempre più ampi di riflessione tragicomica su una vita di coppia, influenzata dalle indiscrete domande di amici, parenti, vicini di casa, conoscenti e addirittura sconosciuti. La protagonista del romanzo, in una esposizione di autentica verità, si interroga sul senso del dolore di una mancata maternità, in un groviglio di contraddizioni, risate, lacrime, e stupore; quello della vita che la sorprenderà.
Cosa ne penso:

Quando mi è stata proposta la lettura di questo libro ho accettato volentieri perchè era già nella lista dei libri da acquistare.
Come potete immaginare, quella lista è in continua crescita, peccato che poi il tempo per smaltire gli acquisti non combacia con il ritmo di acquisto.
Diciamo che potrebbe essere un proposito per la quaresima che si avvicina ma vedremo.
Essendo un libro breve, ho bloccato una lettura in corso e messo in secondo piano altre letture (infatti sono in ritardo con delle recensioni da consegnare ma shhhhh) per dare la precedenza a quello di Livia Carandente.
Devo dire che ho fatto bene, è stata una boccata d'ossigeno per molti aspetti, scorrevole, diretta, sincera, ironica ma anche riflessiva, questa lettura ha rispecchiato le mie aspettative
Conoscere i sui pensieri cosi diretti riguardo il quotidiano di una donna che non riesce ad avere figli è stato splendido.
Splendido perchè cosi le persone possono rendersi conto di quanto facciano male certe domande, certe insinuazioni, intromissioni anche se il fine non è quello di fare del male.
Poi per carità alcuni lo fanno pensando di fare del bene ma credo che si debba imparare a mettersi nei panni degli altri prima di parlare, la cosa peggiore certe volte è lo sminuire una cosa o il cercare di rialzare il morale portando esempi che in realtà non aiutano.

L'ironia con cui sono espressi i pensieri di Livia è bellissima, inoltre credo che molte si possano ritrovare in lei anche se per motivi differenti portando le altre a non sentirsi sole.
Il dolore e la solitudine provata quando tutto intorno grida altro, traspare in molti punti e lì emerge quel lato umano fragile che si alterna all'ironia.
Pagina dopo pagina ti ritrovi ad attendere con lei la bella notizia, a vivere ogni sua emozione con la voglia di gioire con lei.
Emerge anche una cosa molto importante, la difficoltà di strade alternative, soprattutto la via dell'adozione; la presa di posizione di Livia riguardo un argomento molto delicato e la sua scelta fatta con estrema semplicità e coerenza.
Avrei voluto leggere ancora e ancora perchè ero presissima dalla sua storia e al termine del libro è stato come avere una nuova amica che ti confida un pezzo importante della sua vita (e non è da tutti).

Per cui che dire... lettura sicuramente consigliata, compratelo, regalatelo, consigliatelo!!
Buona lettura! Se volete acquistarlo qui di seguito il link diretto!! ;)


domenica 26 gennaio 2020

Attenti a quello che chiedete, perchè vi sarà dato.





                      Vorrei centomila cose,
                   le vorrei con la mia mente,
                      ma mi sembra di capire
                  che per Te tra il dire e il fare,
                   c’è un mio bene differente…
              ("Fino a dove può arrivare", Reale)


Nella vita ci ritroviamo spesso a fare richieste al Signore, direi anche più volte al giorno alcune volte o in base a come stiamo.
Ok, cerchiamo di essere onesti, lo stalkeriamo proprio se non siamo nella giornata giusta.
Il risultato spesso è rimanere delusi perchè non abbiamo le risposte (che vogliamo).
Fare continue richieste senza nemmeno aspettare una risposta, martellare con preghiere, richieste, novene e rosari focalizzandoci solo sul volere un risultato e pensando poco a ciò che chiediamo realmente... ecco cosa ci manda fuori strada.
In poche parole vorremmo che Dio fosse come un mago che con una bacchetta risolve i nostri dilemmi e problemi.
Quante volte mi sono ritrovata a chiedere miriadi di "favori" a Dio, gli consegnavo la richiesta e aspettavo che venisse realizzata, un po come la classica mentalità pagana dove fai il rito e aspetti il risultato.
Peccato che cosi facendo sbagliavo tutto, instauravo un rapporto con Dio a senso unico dove io chiedevo e lui doveva dare senza tenere minimamente conto che un rapporto reale non funziona cosi.

Perchè non esaudisce le mie richieste? Perchè non mi ascolta?
Quante volte mi sono fatta questa domanda...e credo di non essere l'unica.
Magari dovevo fare la novena in modo diverso, dovevo scegliere quella versione anzichè quella che aveva un parte in meno; ho fatto il rosario troppo di fretta, dovevo aggrapparmi a quel Santo invece di quello...
Ed ecco che rispunta la parte pagana che c'è dentro, dove le parole hanno una valenza magica e contano più dei fatti e dell'intento.

Poi parlando con il mio padre spirituale ed esternando le varie perplessità e considerazioni che avevo fatto ho capito che stavo sbagliando tutto; Dio non guarda se hai fatto la novena con un pezzo in meno, oppure se hai recitato il Rosario a metà perchè con i bambini a casa è difficile...
Lui guarda la continuità e la costanza con cui reciti la novena o un Rosario, Lui guarda al cuore, se quella richiesta viene veramente da li o semplicemente non sai scegliere da solo, Lui guarda a cosa è bene e giusto per te, perchè a differenza tua, lui lo sa veramente.

Per mesi e mesi ho chiesto al Signore di aiutarmi a stare meglio (avevo problemi di salute che stavano diventando invalidanti), ho trascorso più di 2 anni stando molto male e non ricevevo risposta, mi sentivo come se meritassi ciò che mi stava accadendo, poi ho capito che in realtà mi stavo auto distruggendo da sola, ho pensato che se proprio non potevo stare meglio, avrei dovuto imparare a sopportare, a conviverci e ad andare avanti lo stesso.
Mi sono rimboccata le maniche, sono caduta tante volte e dopo un anno fatto di peggioramenti a causa di persone sbagliate, ho conosciuto una dottoressa (piuttosto lontana) che ha iniziato a farmi stare meglio e, benchè la strada sia ancora molto lunga, ne sto uscendo.
Il Signore non mi ha fatta stare meglio con uno schiocco di dita, dopo aver incontrato dottori sbagliati, ho incontrato quella giusta per caso (dio-incidenza), con lei ho iniziato un percorso fatto di sacrifici, rinunce, stare ancora male fino ad iniziare a trovare un piccolo equilibrio.
Nel frattempo si sono aggiunte altre cose che mi hanno aiutata a stare meglio, ma ci è voluto tempo... I nostri tempi non coincidono con quelli di Dio, ciò che vogliamo noi spesso non coincide con ciò che ci serve, ma allo stesso tempo non dobbiamo pensare che ciò che abbiamo (malattia, sofferenza) ce lo meritiamo perchè non è affatto cosi!

Qualche mese fa, dopo qualche anno, sono tornata al Santuario della Madonna d'Erbia... il santuario della mia conversione..
Davanti alla Madonna ho fatto la solita chiacchierata e le ho chiesto cosa dovevo fare, quale fosse la mia strada, a cosa dovessi dedicarmi per aiutare gli altri,per aiutare mia figlia...avevo il cuore in mano.
Non era la prima volta che facevo questa richiesta e non avevo mai ricevuto una risposta, un segno, qualcosa che me lo facesse capire... o magari non me ne sono accorta.
Il giorno dopo, una ragazza su facebook mi ha girato un volantino, riguardava un corso per diventare tutor per bambini con DSA (mia figlia rientra nei dsa essendo disgrafica, disortografica e con difficoltà attentiva).
Dopo averci pensato e averne parlato con mio marito, ho deciso di provarci, ho fatto il corso e ora da qualche mese lavoro come tutor con due ragazzini e riesco anche a seguire meglio mia figlia.
Probabilmente se questo volantino fosse arrivato una settimana dopo, non avrei nemmeno collegato le cose e avrei pensato ancora ad una mancata risposta.

Non è finita qui perchè l'ultimo esempio risale a poco tempo fa, per molti potrà sembrare banale, ma in realtà racchiude due cose importanti, la prima è il ricevere concretamente un "segno" che ti faccia capire cosa fare, la seconda è il nostro girarci dall'altra parte una volta che abbiamo capito di avere ottenuto ciò che ci serviva...

"quando sto bene scordo in fretta ciò che hai fatto già per me"
("Il cuore da cui provengo", Reale)

Questa frase della canzone dei Reale credo sia perfetta per molti aspetti, quando otteniamo ciò che abbiamo chiesto magari diminuiamo l'intensità della preghiera, iniziamo a trascurare Dio, torniamo ad essere come prima... forse è proprio per questo che Lui ha tempi e modi diversi dai nostri.

Ad inizio anno sono tornata a stalkerare la Madonna per le mie solite richieste, questa volta la richiesta riguardava il mio dare testimonianza.
Avevo bisogno di capire se quello fosse un mio compito oppure dovevo smettere perchè la mia esperienza di conversione magari non dava niente a nessuno e non volevo dedicare tempo ed energie ad un progetto, "e se in realtà il mio compito fosse un altro??".
Per cui rieccomi con la mia richiesta, aggiungendo che non mi sarebbe importato il modo in cui avrei ricevuto una risposta, anche se sarebbe stato pesante o meno, avevo bisogno di capire.
Ora, voi magari vi metterete a ridere ma a me è servito... fattosta che uno o due giorni dopo, per non so quale motivo, non riuscivo più ad accedere a facebook, in poche parole non potevo recuperare l'account in alcun modo.
(Specifico che oltre alla pagina e gruppo a stampo cattolico, ho anche altre pagine...)
Il mio primo pensiero qual è stato?
"Non voglio perdere la pagina e il gruppo di "stile di vita di una folle donna cattolica!!"
Ebbene si, poco mi importava delle altre pagine, anche dell'account in sè, il mio unico pensiero era il perdere quella parte che mi permette di donare la mia testimonianza di fede, di conversione, di imperfetta cattolica.
Quella per me è stata la risposta alla mia richiesta di due giorni prima.
Ho capito cosa dovevo fare, ovvero evitare le altre pagine che gestivo e dedicarmi solo a quella della testimonianza.
In qualche modo che ancora non capisco, dopo due giorni, sono riuscita a tornare nell'account e ho ripreso a postare nella pagina.
Pochi giorni dopo, ho ripreso a postare anche nelle altre pagine.. come una che non ha capito nulla di ciò che gli è stato insegnato.
Si, avevo capito cosa dovevo fare, però una volta ottenuta una risposta è tornato tutto come prima, ma sono tornati anche i dubbi.
Colpa di Dio che non risponde? NO! Colpa mia che non voglio ascoltare, vedere, recepire!

Avrei altri esempi che, tornando indietro, mi fanno capire che Lui aveva risposto alle mie richieste ma non le ho viste perchè mi aspettavo cose diverse.
Lui risponde, lo fa sempre ma non nel modo in cui noi pensiamo perchè in realtà noi chiediamo e aspettiamo la risposta che vogliamo noi e ciò che non rientra nella nostra logica diventa trasparente.
Per cui bisogna stare attenti a ciò che si chiede perchè ci verrà dato, non come vorremmo noi, non con i nostri tempi ma arriverà.
L'unica cosa in nostro potere è quella di fidarsi e affidarsi; facile? assolutamente no!
E' tanto difficile, le cose cosi si complicano ma se non ci affidassimo, che fede sarebbe?
E' proprio qui che entra in gioco la fede, la voglia di fidarci di Lui, il momento di dire "ok, sia fatta non la mia, ma la tua volontà"

Ricordate... "chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto." (Lc 11)

Un abbraccio.

lunedì 20 gennaio 2020

La presunzione di conoscere gli altri, un peccato gettonato.



"Io sono il buon Pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me"

Dopo l'articolo sulla "Presunzione di essere indispensabili", ecco il sequel con "La presunzione di conoscere gli altri"....
Il titolo non promette bene ma spero che ciò che leggerete porterà a qualche riflessione utile soprattutto sulle conseguenze dell'idea di conoscere gli altri.

Questo articolo nasce da un messaggio ricevuto qualche giorno fa, una vecchia amicizia riemersa dopo 11 anni di silenzio, non per litigi o incomprensioni ma per motivi di salute di questa persona.
Risentirla è stato strano, primo perchè fa parte della mia vecchia vita, quella che anche voi oramai conoscete, poi perchè è spuntata in un periodo in cui di tartassamenti dal basso ne ho già molti, troppi, per cui questa è un altro pizzicotto.
(Vi evito la parte in cui ho spiegato la mia conversione, quello era un compito che era stato dato alla lectio di venerdi e ne ho approfittato).

Fattostà che una frase presente nel messaggio mi ha colpita, mi ha portato a riflettere e mi ha spinta a scrivere questo post sulla presunzione di conoscere gli altri.
Si, questa persona dopo 11 anni di silenzio, alla mia risposta in cui accennavo alla conversione mi ha scritto che a suo parere era solo una facciata perchè in realtà si ricorda come ero e mi conosce, sa che non avrei mai potuto fare un passo del genere se non solo esternamente, mentre internamente ero ancora parte del vecchio percorso.

Gli ho risposto due giorni dopo perchè ho dovuto meditare quella considerazione; quando riemergono certe cose, almeno per me, diventa inevitabile analizzarsi, anche mettersi in discussione e pensare "ok, dice cosi, ma cosa è successo in questi anni? cosa mi ha portata dove sono? sono realmente ancora legata all'antica religione? Sono veramente ancora come prima e non sono cambiata?".
Ad alcuni magari viene spontaneo non considerare certi messaggi, io non ci riesco, ho questo enorme difetto, ogni cosa diventa motivo per pensare e meditare e cosi ho fatto.
La risposta è stata inizialmente un messaggio, poi un vocale (lungo, se inizio a parlare ciaone a tutti) in cui ho provato a sintetizzare ciò che sono diventata e cosa mi ha portata qui specificando che "quella di prima" in gran parte  si è evoluta.
Dire che la vecchia me non esiste più è una bugia, sono sempre la stessa persona ma con consapevolezze diverse, idee diverse; la base difficilmente cambierà ma è proprio tutto il resto che anzichè sparire si è evoluto, modificato, migliorato (spero), consolidato, assimilato, compreso e quant'altro.
Un tempo dicevo che la persona che ero prima era morta, solo con il tempo ho capito che non era vero, per nessuno è cosi, ma ci si evolve e si cambia, far morire una parte negativa di se porta a non averla assimilata e compresa quindi nemmeno migliorata.

Non sono nemmeno come la persona di due mesi fa, figuriamoci quella di 11 anni fa!
Mi rendo conto che lavorando tanto su me stessa per migliorare (forse troppo... anche voler tendere alla perfezione -che oltretutto non esiste- è considerato peccato), aggiungendo l'affidamento a Gesù (cosa per me fondamentale) e avendo accanto persone splendide, non passa giorno in cui non abbia qualcosa da assimilare e migliorare e ciò mi rende in continua evoluzione (spero sempre in positivo).
Poi si, si fanno anche passi indietro ma siamo pur sempre esseri umani.

La "presunzione di conoscere gli altri", trovo sia un limite enorme perchè preclude la possibilità di vedere il cambiamento, di sperimentare ciò che può avvenire in un cammino di fede e di vita fatto con il cuore, limita le relazioni, ingabbia le persone, le etichetta.

Come posso non citare Sant'Agostino:
<<Tu solo, Signore, mi giudichi; infatti "Chi  conosce i segreti dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui?" (1 Cor 2,11). Tuttavia c'è qualcosa nell'uomo che non è conosciuto neppure dallo spirito che è in lui. Tu però, Signore, conosci tutto di lui, perchè l'hai creato.>>

"Ah, lo conosco, vedrai che farà cosi...", oppure dopo anni o mesi in cui non ci si sente si pensa "ma si, lo conosco, so come faceva in queste occasioni..."
Si dice anche "conosco i miei polli.." ma vale per le furbate che vogliono fare i bambini per cui non conta.
Senza pensare che magari nel frattempo sono cambiate tante cose.
In questo modo impediamo agli altri la possibilità di farsi conoscere, togliamo loro la possibilità di una nuova opportunità perchè l'essere prevenuti prevale sull'essere misericordiosi.

Se ci pensate bene, solo noi possiamo sapere chi effettivamente ci conosce (un po, non totalmente) ma questo dipende soprattutto da quanto mostriamo di noi, nemmeno nostro marito può dire di conoscerci totalmente.
Riguardo quest'ultima cosa ci sarebbe una parentesi da aprire; utilizzare la convivenza come "prova" per conoscere meglio l'altro e capire come si sta insieme è una cavolata pazzesca (ed evito di utilizzare la frase reale come Fantozzi), perchè non basta una vita per conoscere a fondo chi abbiamo accanto. (chiusa parentesi).

Chi ci potrebbe conosce realmente fino in fondo?
Uno c'è.. ed è Dio!
Ebbene si, l'unico che ci conosce realmente è Dio, solo lui potrebbe permettersi di dirci "io so come sei" e ho la certezza che lo direbbe non in senso critico ma per farci notare qualcosa di buono e bello.
Riflettendoci, solitamente quando diciamo "lo/la conosco.." poche volte è per dire qualcosa di buono, spesso invece è per esternare un pensiero che possa andare a trovare un difetto o qualcosa di non positivo per quella persona; peggio ancora, per mettere in guardia altre persone in base ad una nostra passata esperienza con la persona di riferimento. (che brutta cosa!!!)
Se proprio vogliamo dire la nostra è possibile utilizzare una forma diversa come "Per come lo/la conosco io....".

Dio è l'unico che ci conosce veramente, che sa cosa abbiamo passato, sa come stiamo, ci comprende, ci accoglie e non ci giudica,
"Come mi conosci?". Gli rispose Gesù: "Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi". (Gv 1, 48)
Lui sà, vede, osserva, va oltre e ci ama per ciò e come siamo.

Buona settimana.

giovedì 2 gennaio 2020

Epifania e benedizione con il gesso; ecco la formula Sacra.



Un paio di anni fa ho scoperto una particolare usanza per il giorno dell'Epifania, all'inizio mi ha fatto parecchio storcere il naso,ci sono voluti 2 anni per iniziare a metabolizzarla.
(Al termine dell'articolo metterò le fonti)
Quando vieni da una tradizione (pagana) che utilizza una specifica simbologia, cose scritte in un certo modo e formule varie, diventa difficile pensare che una benedizione della casa con un gesso possa essere qualcosa di non "magico".
Inoltre c'è da dire che si tende anche un po a voler scappare da quelle forme rituali che richiamano un passato che si vuole dimenticare, o almeno anche solo accantonare.
Nel giorno dell'Epifania, ho scoperto l'esistenza di questo rito di benedizione della casa con un gesso (benedetto) scrivendo una specifica formula (sacra, non magica) con un preciso significato sulla porta dell'abitazione.
Questa è una tradizione nordica nata nel medioevo: i Cantori della Stella (Sternsinger in Sud Tirolo) lasciano questa benedizione, in cambio ricevono offerte a scopo benefico, dolci o qualcosa di caldo da bere.; tradizione diffusa in Alto Adige e in molte zone d'Europa, molto meno invece in Italia.

Nella Chiesa Orientale la celebrazione è divisa in ben 3 Epifanie... si, perchè una non bastava...
Scherzi a parte, le Epifanie (o rivelazioni di Cristo) sono:
- l'arrivo dei Re Magi con i loro doni
- il battesimo di Gesù nel fiume Giordano
- il primo miracolo di Cristo alle nozze di Cana
Epifanie, ovvero manifestazioni visibili della natura divina di Gesù.

La  Chiesa Occidentale ha ereditato alcune celebrazioni legate all'Epifania come la benedizione del sale, dell'acqua, delle abitazioni e del gesso.
La benedizione delle case è una cosa che ricordo molto bene da piccola, ora invece è una cosa molto in disuso, almeno qui, ammenoché viene richiesta, non passano più.
La benedizione della casa attraverso la scritta con il gesso invece è una cosa che si può fare anche in autonomia, bisogna però far benedire il gessetto.
Viene considerata una "formula Santa", per cui non pensate sia come le formule "magiche", c'è una grossa differenza.

Cosa bisogna fare?
Semplice, sulla porta di casa bisogna scrivere l'anno corrente (per cui 2020) e le iniziali C, M, B.
Le lettere hanno 2 significati interscambiabili, ovvero:
- Christus Mansionem Benedictat (Cristo benedica questa casa)
- C ---> Gaspare (in latino Caspar); M ---> Melchiorre; B ---> Baldassarre. Ovvero i 3 Re Magi.
il simbolo "+" rappresenta la croce.
Sulla porta ci sarà la scritta 20*C+M+B*20

Nel frattempo recitare la seguente preghiera:

I tre Re Magi, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, hanno seguito la stella del Figlio di Dio che si è fatto uomo duemiladiciannove anni fa. Il Signore benedica questa casa e ci accompagni in questo nuovo anno. Amen.

Proseguire con:

Ti chiediamo, Signore, di benedire questa casa e quanti vi vivono. In questa casa regnino sempre amore, pace e perdono. Concedi alle persone che la abitano sufficienti beni materiali e abbondanza di virtù; siano accoglienti e sensibili alle necessità altrui; nella gioia ti lodino, Signore, e nella tristezza ti cerchino; nel lavoro trovino la gioia del tuo aiuto, e nella necessità sentano vicina la tua consolazione; quando escono, godano della tua compagnia, e quando tornano sperimentino la gioia di averti come ospite; questa casa sia davvero una chiesa domestica in cui la Parola di Dio sia luce e cibo, e la pace di Cristo regni nei cuori di chi la abita fino ad arrivare un giorno alla tua casa celeste. Per Cristo, nostro Signore. AMEN

Scrivere sulla porta con il gesso è un modo per celebrare e lasciare letteralmente un segno in occasione dell’Epifania oltre alla benedizione di Dio nella nostra vita e nella nostra casa.
Con il tempo, è normale che il gesso si cancellerà, ma non andrà sistemato o riscritto, anzi...man mano che accadrà, bisogna lasciare che il significato delle parole latine scenda nel profondo del cuore e si manifesti nelle nostre parole e nelle nostre azioni: Christus mansionem benedictat, Cristo benedica questa casa.

Non so ancora se quest'anno lo farò, c'è ancora un richiamo troppo forte a cose passate per cui non so se è il momento adatto, resta una cosa molto bella e che potrebbe tranquillamente rientrare nella tradizione della nostra famiglia.
Fermo restando che del gesso sulla porta farebbe drizzare le mie antenne da maniaca della pulizia, ma posso chiudere un occhi per questa occasione. ;)

Prima di passare alle fonti aggiungo una foto del Papa emerito, guardate cosa c'è sulla porta?
(Grazie a Linda per la foto)



Un abbraccio
(Fonti: Rituale Romanum del 1964; https://blog.libero.it/benedicaria/1 , https://www.papaboys.org/sai-davvero-come-benedire-la-tua-casa-con-il-gesso-dellepifania/amp/ , https://www.cantualeantonianum.com/2010/01/la-benedizione-dei-gessetti.html?m=1 )