mercoledì 22 luglio 2020

Il nostro obiettivo..."Facciamoci sante, il resto è solo perdere tempo".



Nonna era molto devota a Padre Pio e, soprattutto, a Santa Rita; il primo non so per quale motivo, la seconda perché "aveva fatto tanto"... per cui la mia conoscenza a livello agiografico era di base molto limitata a questi due e pochi altri "famosi".
Vedevo Santa Rita come colei che aiutava i casi impossibili, Padre Pio come colui che mi incuteva timore, ogni volta che vedevo la sua immaginetta mi immaginavo già quanto mi avrebbe "cazziata" (ovvero sgridata per bene).
Nella lista ci sono anche San Martino, San Michele, San Rocco.. tutti per le feste di paese perché dove vivevo avevamo 3 chiese dedicate a questi 3 santi... per cui uno per i doni, l'altro per la fiera e l'altro ancora per i fuochi d'artificio... per cui vi lascio immaginare come stavo messa.
Di base non ho mai avuto un buon rapporto con i Santi, li vedevo cosi distanti, perfetti, qualcosa di irraggiungibile, inarrivabile, quasi irreali.
Ammetto che, nonostante tutto, avevo un debole per uno in particolare non citato sopra, Sant'Agostino.. ecco, lui per me era ganzo (passatemi il termine da ggggiovane)!!
Il suo passato piuttosto particolare, imperfetto...lo rendeva cosi.. umano!
Meno inarrivabile, meno "vocetta degli angeli in coro" ma con l'aggiunta di qualche colpo di tosse.
Pensando a lui si apre quel barlume di speranza "forse c'è qualche possibilità anche per noi, persone comuni".

Poi è passato un po di tempo e ho scoperto Chiara Corbella, si ok, non è ancora Santa ma ci sta arrivando.... quello che conta è anche la via verso l'obiettivo.
Ho letto e riletto la sua storia, e l'idea di santità si è fatta leggermente più vicina, forse di un paio di passi... piccoli passi possibili come diceva lei...

Passa ancora qualche anno e leggo il libro "Pazze per Dio" e lì ho scoperto un mondo tutto nuovo, una dimensione diversa, un excursus di Sante e Beate anche sconosciute dove ogni storia ti avvicina all'idea che la santità possa essere alla portata di tutti.
Da Santa Irene, martire del 300 alla Beata Maria Cristina di Savoia, principessa e regina di Napoli.. Da Sant'Agnese, una ragazza martire,a Chiara Luce Badano, alla Venerabile Giulia di Barolo, moglie e vedova fondatrice di un ordine che insieme al marito fondarono scuole e ordini religiosi oltre a lavorare con le donne carcerate.
Non solo religiose, ma mogli, donne, mamme, giovani, ragazzine...tutte con una cosa in comune, mettersi a disposizione e lasciarsi modellare dalle mani di Dio facendo si che ognuna di loro, in modo diverso potesse percorrere la via della santità con ciò che aveva, per ciò che era.

Pochi giorni fa ho terminato la lettura del libro di Don Luigi maria Epicoco dal titolo "Qualcuno a cui guardare" e ho letto due frasi riguardo i santi che mi hanno particolarmente colpita:

"Ogni epoca ha avuto le sue crisi e il Signore vi ha sempre risposto non con idee geniali, ma con i Santi. Ogni crisi ha avuto dei Santi, quelli sono stati la risposta di Dio[...]"

Arrivati ad un certo punto, il Signore non ha mai smesso di mandare Santi, in nessun periodo storico e credo sia proprio per questo, ovvero perché è il Suo modo di farsi sempre più vicino a noi.
E' il Suo modo per non lasciarci soli, donarci sempre persone che possano aiutarci ad essere migliori, a fare quei passi verso la santità quando noi crediamo sia qualcosa di inarrivabile perché Lui ci vuole santi.

"Se poi sta chiedendo a ciascuno di noi di dare il nostro originale e unico contributo a questo cambiamento, è perché la caratteristica dei Santi è l'unicità, l'originalità"

Scoprire e leggere la storia dei santi non deve essere un modo per imitarli, non dobbiamo fare "copia incolla", in realtà dobbiamo capire che ognuno di loro aveva un proprio modo per arrivare alla santità e noi dobbiamo trovare il nostro.
Leggere la loro vita deve essere un primo passo per renderci conto che l'essere Santi può essere alla nostra portata.
Imitare un santo sarebbe un po come cercare di mettere i nostri piedi sulle orme di qualcun altro mentre camminiamo sulla sabbia... l'orma verrebbe sformata, rovinata....
Ecco, imitare rischierebbe di portarci a storpiare ciò che quel santo ha fatto, passando pure per poco credibili.
Invece potremmo camminare accanto alle sue orme con il nostro passo, la nostra velocità, la nostra ampiezza del passo per trarre il meglio dal nostro presente.
Il modo migliore per essere Santi non è imitare uno di loro, ma è essere sé stessi mantenendo un filo conduttore, avere Gesù nel cuore ed essere testimone.

Essere santi è un cammino quotidiano, Gesù stesso ci da ogni giorno i mezzi per raggiungere questo obiettivo perchè è proprio Lui che ci vuole cosi.
Essere testimoni concreti del suo amore, un amore presente anche nelle difficoltà, nella paura di non farcela, nella gioia!
León Bloy, violento anticlericale convertito in fervente cattolico, disse che nella vita «non c’è che una tristezza… quella di non essere santi».
Perché spesso si associa la santità solo ad un percorso fatto solo di dolore, sofferenza, invece non è cosi!
I Santi, sono gioiosi, felici, non privi di difficoltà ma in quella difficoltà trovano Cristo che li accoglie e sanno che tutto è grazia e porta ad una gioia più grande.
Santa Matilde di Hackeborn, scrisse un libro, il "Liber specialis gratiae", questo testo è pieno di gioia e di rendimento di grazie, senza alcun riferimento a pene o sofferenze; libro tanto amato che sarà utilizzato come guida per la vita cristiana.
(Contiene anche indicazioni per ricevere la comunione, per pregare e partecipare alla liturgia).

Papa Francesco qualche anno fa in un angelus disse che i santi sono nostri fratelli e sorelle che hanno accolto la luce di Dio nel loro cuore e l’hanno trasmessa al mondo, ciascuno secondo la propria “tonalità”.
La trovo un'espressione meravigliosa e che rende perfettamente l'idea di quanto detto prima.
Ma tutti sono stati trasparenti, hanno lottato per togliere le macchie e le oscurità del peccato, così da far passare la luce gentile di Dio. Questo è lo scopo della vita: far passare la luce di Dio; e anche lo scopo della nostra vita.
Possiamo diventare Santi da soli? No!!!
Senza Cristo non è possibile immaginare di poterlo diventare, affidarsi, fidarsi, non mollare... Possono sembrare tante cose ma in realtà sono tutte collegate ad una cosa importante, pregare!
Non dobbiamo stare in attesa senza fare niente, dobbiamo lottare per ciò che desideriamo, superare gli ostacoli consapevoli di non essere soli.

I Santi non devono essere un impedimento ma un incoraggiamento cosi che possiamo renderci conto che è possibile.
Non a caso la rubrica delle dirette che faccio su instagram si intitola: "Donne in cammino... sulla via della santità", proprio perchè siamo tutte in cammino con un solo obiettivo e ognuna ci arriva in modo diverso, dall'arte, alla cucina, alla testimonianza di conversione, alla musica, al servizio... e molto altro...
Mettiamoci in cammino perchè di una cosa sono certa, ne vale la pena e sarà bellissimo....
Cadremo, avremo dei ripensamenti, ma l'importante è continuare a volersi rimettere in piedi per camminare verso la strada giusta anche solo per fare in modo che la santità possa essere alla portata dei nostri figli.
"Facciamoci sante, il resto è solo perdere tempo" - Beata Eusebia Palomino.
Un caro abbraccio.

(ps: vi lascio qualche link ad altri articoli)
(pps: c'è anche il link ai libri, ma potrete cercarli anche in biblioteca)
[Le dirette verranno caricate piano piano nel canale youtube di Stile di vita di una folle donna cattolica.
Qui invece vi avevo parlato di un outfit perfetto, un abito fatto di Santità]

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sabato 11 luglio 2020

Le stagioni dell'armocromia: quando i colori donati da Dio ci rendono perfette cosi come siamo.



Sono stata dal parrucchiere dopo più di un anno per darmi una sistemata a taglio e colore (solitamente faccio da sola ma avevo bisogno di luce).
Chiedendo qualche consiglio ad amiche, si è parlato delle stagioni dell'armocromia (non spaventatevi, nulla di magico o strano), oltretutto tema toccato anche con il parrucchiere.
Dato che sto preparando un articolo sul guardaroba capsula (l'essenziale e la semplicità sono alla base, non è un guardaroba in pillole), direi che parlare dell'armocromia è il primo passo da fare.
A quanto pare l'armocromia nasce negli studi cinematografici con l'arrivo della Tv a colori perché era importante capire quali colori potessero donare alle attrici.

Cosa sono queste "stagioni dell'armocromia"?
Semplicemente sono dei macro-gruppi (che si suddividono ulteriormente in altri 12 o 16 sotto gruppi) per individuare i colori adatti a noi a livello di make up e abbigliamento.
Ognuno di noi ha dei colori naturali che, a seconda di parametri come la temperatura (calda o fredda) e del valore (quanto è chiara o scura una persona complessivamente, quindi occhi, capelli naturali, pelle), rispecchiano quelli presenti in natura in una determinata stagione dell’anno, da qui il nome "stagioni" (primavera, estate, autunno e inverno).

Per capire a quale stagione apparteniamo dobbiamo combinare i nostri colori naturali tra pelle, occhi e capelli.
Chi come me ha sempre avuto la fissa del cambiare colore ai capelli per dare un tocco diverso al proprio look, nel momento in cui vuole trovare la propria collocazione nelle stagioni, si renderà conto che dovrà tornare al proprio colore di capelli naturale o con qualche leggero accorgimento.
Ebbene si, siamo stati creati perfetti cosi come siamo, anche se magari il nostro colore di capelli non ci piace, oppure il colore della nostra pelle secondo noi è troppo chiaro etc, Dio ci ha dato questi colori perché a noi stanno meravigliosamente.
Il trucco sta nell'abbinarci i colori giusti nel vestirci e tutto avrà una luce diversa che rispecchia ciò che siamo veramente.
Io che ho cambiato mille colori, ieri mi sono ritrovata ad avere il mio colore naturale con qualche tocco di luce, in barba ai miei mille cambiamenti.
"Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo."
Salmo 138

Quali sono le caratteristiche delle varie stagioni per capire la propria?



Di seguito ecco le palette per ogni stagione e la descrizione per ogni gruppo.
I colori vanno considerati sia per il make-up che l'abbigliamento e accessori.
Alla fine spiegherò anche a cosa serve tutto questo.
!!!Potrete notare che ogni palette ha al suo interno tutti i colori, ma non uguali, bensì declinati in diverse sfumaturec come ad esempio il viola: l’autunno avrà il melanzana, la primavera il ciclamino, l’inverno il viola elettrico e l’estate il lavanda.!!!


INVERNO:
(è la stagione più diffusa in Italia)
In questo gruppo troviamo tutte coloro che hanno un sottotono di pelle freddo, un valore cromatico tendenzialmente scuro e un’intensità di colori alta.
Per cui rientrano le donne con capelli scuri e incarnati lunari o lattiginosi, con contrasti elevati.
- Tra le star troviamo Angelina Jolie, Katy Perry, Keira Knightley e Penelope Cruz - 
Le nuance adatte sono certamente fredde, ma anche intense e brillanti.
È l’unica stagione che regge bene il nero, che può diventare la tinta-base perfetta per il guardaroba ideale.
Nel complesso, hanno il via libera i classicissimi blu - dal navy al burgundy - ai viola come l’indaco, ai gialli acidi come il lime e ai verdi freddi come lo smeraldo. Tra le varianti di rosso meglio preferire quelle dei frutti di bosco a quelle più calde e aranciate, mentre per il bianco da evitare le sfumature di panna e avorio.
Attenzione: No, invece, alle tonalità calde e poco intense come l'arancio.




PRIMAVERA:
Qui troviamo le persone con sottotono di incarnato caldo, valore chiaro e intensità alta.
Per cui troviamo le donne con incarnati luminosi e complessi cromatici chiari e molto brillanti.
Tra le star troviamo Cara Delevigne, Emma Stone e Kate Middleton.
La palette è composta da tonalità luminose e calde. 
Una sola parola.... brillantezza!
La nuance ottima sulla quale costruire il guardaroba è un bel blu luminoso, oppure un colore neutro come il color cammello.
Altre tonalità ottime sono: i rossi caldi e rosati - come il corallo o il pesca - moltissimi verdi - dal menta al mela - e gli azzurri brillanti come il turchese.



AUTUNNO:
Questo gruppo comprende persone con sottotono caldo, valore cromatico scuro e intensità bassa.
L’Autunno è una stagione variegata ma la si riconosce per lo più grazie all’incarnato, che tende ad essere perennemente ambrato indipendentemente dall’abbronzatura.
Tra le star ci sono Eva Mendez, Julianne Moore e Nicole Richie.
La palette è composta da tonalità calde e intense, direttamente dalla natura dei sottoboschi e delle foreste.
La cromia perfetta alla base del guardaroba è un marrone intenso come il tabacco, oppure un luminoso e caldo giallo oro.
Altre tonalità da utilizzare sono i verdi (di ogni genere) i rossi caldi e gli arancioni.
Anche tutte le nuance delle spezie dal curry, al cumino passando per il caffè.
Attenzione: Stai alla larga dalle tinte pastello e dai colori freddi.




ESTATE:
Questo gruppo comprende tutte coloro che hanno un sottotono di pelle freddo, un valore cromatico assolutamente chiaro e un’intensità bassa.
In questa stagione troviamo donne dall’aspetto particolarmente delicato ed etereo.
Tra le star ci sono Elle Fanning, Bella Hadid e Kate Moss.
Le tinte predilette sono certamente fredde e delicate tra cui un grigio perla oppure un tortora.
Non solo... vanno molto bene le intensità basse con valore cromatico chiaro, ovvero le tinte pastello, quelle cipriate e le tonalità sorbetto.
Ci si può sbizzarrire con i rosa, i rossi rosati (come l’anguria o il color lampone) e con alcune tonalità di verde come il giada o il salvia.
Attenzione alle tinte brillanti ed eccessivamente sature, soprattutto se calde!




A cosa serve tutto questo??
Semplicemente a fare gli acquisti giusti imparando a selezionare ciò che davvero ci dona cosi da non avere un armadio pieno di abiti che rientrano nella categoria "oggi non mi sta bene/lo metto domani/ non ho niente da mettermi.." ma avere pochi abiti perfetti per noi (il che rientra nel guardaroba capsula che vedremo prossimamente per risparmiare ed essere super), della serie pochi ma buoni!
Riscoprire l'essenziale nel creare abbinamenti che ci rendono uniche.
Volete mettere il fatto che con il colore giusto possiamo essere radiose e trasmettere ancora meglio la gioia della nostra fede?!
Una pelle troppo chiara con certi colori rischia di dare l'impressione di non sana, quante volte mi sono sentita dire "ma stai bene? dei cosi bianca!".
Invece utilizzando i colori giusti, anche un incarnato molto chiaro avrà la luce perfetta in qualsiasi momento senza sembrare influenzata! XD

Alla prossima e buona ricerca di stagione!!!!

mercoledì 1 luglio 2020

10 (+1) luoghi comuni sui cattolici e come smentirle.



Leggendo qua e là, è capitato a tutti di imbattersi in commenti a post della sfera cattolica, da parte di evidenti non cattolici, contenenti luoghi comuni che non trovereste nemmeno nei peggiori bar di Caracas.
Per cui, dopo aver chiesto anche nel gruppo Facebook e su instagram, ho stilato una lista di 10+1 luoghi comuni sui cattolici da sfatare.
(premetto che non sono in ordine di importanza o simpatia)

1. "I CATTOLICI PREDICANO BENE E RAZZOLANO MALE". "SPESSO CHI NON VA IN CHIESA E' PIU' ONESTO E BRAVO DI CHI VA IN CHIESA".
Sta cosa del cattolico perfetto deve anche un po finire...
I cattolici sono esseri umani e in quanto tali commettono degli sbagli, anche grossi, ma poi si pentono e tornano "sulla retta via"; chi predica bene e razzola male evidentemente ha perso qualche passaggio.
La coerenza non è cosa per tutti per cui sarà normale trovare soggetti dediti alla facciata più che alla redenzione... che poi dico.. pensate che Dio non vede?
Tranquilli, non spetta a voi tirare le somme, c'è qualcuno lassù molto più bravo per farlo.
Agganciandomi alla seconda affermazione...
Andare in chiesa non è sinonimo di uomo impeccabile, cosi come chi non va in chiesa non equivale ad una brutta persona.
Se chi va in chiesa, una volta fuori, non mette in pratica il Vangelo avrà bisogno di un padre spirituale che lo indirizzi e di preghiere da parte nostra.

2. "I CATTOLICI NON CREDONO NELLA SCIENZA".
Vi potrei citare decine e decine di scienziati cattolici o cristiani, ci sono anche premi Nobel come William D.Phillis (nobel per la fisica del 1997); George Fitzgerald Smoot III astrofisico, cosmologo e premio Nobel; Peter Andreas Grünberg fisico e premio Nobel (2007); Carlo Rubbia fisico e premio Nobel etc etc etc......
Tra le donne di scienza che hanno sempre cercato di far dialogare fede e scienza, per molti lontani e incompatibili, c’è suor Katarina Pajchel
Oltre che essere una suora domenicana di origine polacca, è una scienziata, esperta in fisica nucleare e ricercatrice che ho incontrato qualche tempo fa a Ginevra, al Cern (Centro Europeo per la Ricerca Nucleare). Una suora alla ricerca della “particella di Dio” o, come ci tiene lei a specificare meglio, del “Bosone di Higgs”.
Lei dice: 
“Scienza e religione possono andare d’accordo”, non ha dubbi. “La questione è una. Dipende dalla domanda cui vuoi rispondere. La scienza risponde al come è stato creato il mondo, mentre la religione risponde al perché. Se si vuole andare molto più in fondo, la religione può dare le risposte giuste. Bisogna capire una cosa fondamentale. Un essere umano è fatto di sola materia? O ha anche uno spirito?”.
3. "I CATTOLICI NON SI SANNO DIVERTIRE".
Aspetta...allora perchè organizziamo le feste in oratorio? XD
Scherzi a parte, non ho mai ben capito questa affermazione... perché non ci sapremmo divertire?
Mi chiedo chi hanno incontrato sulla loro strada per dire una cosa cosi.
Vi devo ricordare per l'ennesima volta (so che non mi sopportate più) che uno dei peccati capitali era la tristezza?
Il contrario di tristezza cosa è? La gioia, per cui per fare in modo che ci sia gioia ci vuole anche del (sano) divertimento.

4. "LE DONNE CATTOLICHE SONO BRUTTE E NON SI CURANO".
Allora, cerchiamo di fare ordine...
- Brutte...a chi? Perché e per come?
Sta cosa che sono per forza tutte brutte non mi torna dato che non ne ho ancora viste.
Se hai Gesù nel cuore non puoi essere brutta.. e qui non sto scherzando, hai proprio quella luce che rende belle tutte le cose.
- Non si curano, ergo.. hanno i baffi...ma perché??? esistono le estetiste e ci andiamo oppure una fa da sè, ma curarsi è importante perché come possiamo trasmettere una fede bella e gioiosa se siamo sciatte e non curate??
Sarebbe poco coerente, curarsi ci fa bene, senza eccedere nel vanto.

5. "LE DONNE CATTOLICHE SONO SOTTOMESSE"
Sottomesse... se intendete in modalità cagnolino scodinzolante e accondiscendente sempre e comunque, vi sfugge qualcosa perché la sottomissione è altro; sottomissione è accoglienza dell'altro, rispetto anche quando si hanno opinioni diverse, è evitare di puntualizzare sminuendo l'altro (per poi parlarne in seguito da soli...)
Aggiungiamo che inoltre c'è anche un passo bellissimo che riguarda i mariti...
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell'acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso.

6. "I CATTOLICI SONO SESSUALMENTE REPRESSI / NON FANNO SESSO".
Per fortuna non facciamo sesso, noi in realtà facciamo l'amore, il che è estremamente diverso.
Poi per smentire queste affermazioni basta pensare a quanti scritti ci sono che riguardano questi temi.
Se non volete gli scritti di sacerdoti ma di laici, consiglio anche la lettura "Sposi, sacerdoti dell'amore" di Antonio e Luisa De Rosa (link a fine articolo).
Anche il Papa ne ha parlato:
Gesù dice: per questo l’uomo, e anche la donna, lascerà suo padre e sua madre e si uniranno e saranno… una sola persona?…, una sola identità?…, una sola fede di matrimonio?… Una sola carne: questa è la grandezza della sessualità. E si deve parlare della sessualità così. E si deve vivere la sessualità così, in questa dimensione: dell’amore tra uomo e donna per tutta la vita.
Non solo lui, ma anche il Papa emerito Benedetto XVI:
«la sessualità è un dono del Creatore, ma anche un compito che riguarda lo sviluppo del proprio essere umano. Quando non è integrata nella persona, la sessualità diventa banale e distruttiva allo stesso tempo»
7. "I CATTOLICI FANNO CONTINUAMENTE FIGLI".
Ci sono due modi per rispondere a questa affermazione;
- il primo sarebbe poco carino ma sintetizzato sarebbe "non credo sia un vostro problema"...
- Il secondo modo consiste nell'essere caritatevole citando Giovanni Paolo II quando parla di maternità responsabile:
«Il pensiero cattolico è sovente equivocato, come se la Chiesa sostenesse un’ideologia della fecondità ad oltranza, spingendo i coniugi a procreare senza alcun discernimento e alcuna progettualità. Ma basta un’attenta lettura dei pronunciamenti del Magistero per constatare che non è così. Nel prendere la decisione di generare o di non generare gli sposi devono lasciarsi ispirare non dall’egoismo né dalla leggerezza ma da una generosità prudente e consapevole, che valuta le possibilità e le circostanze, e soprattutto che sa porre al centro il bene stesso del nascituro. Quando dunque si ha motivo per non procreare questa scelta è lecita, e potrebbe persino essere doverosa. Resta però anche il dovere di realizzarla con criteri e metodi che rispettino la verità totale dell’incontro coniugale nella sua dimensione unitiva e procreativa, quale è sapientamente regolata dalla natura stessa nei suoi ritmi biologici».
8. "I CATTOLICI ASCOLTANO SOLO MUSICA DI CHIESA O MUSICA TRISTE".
Non è che viviamo cantando "osanna eeee osanna eeee" oppure saltelliamo cantando l'alleluja delle lampadine e simili (che poi sono allegre, mica tristi!)..
Avete mai ascoltato i Reale o i The sun o I mienmiuaif??
Credo di no, perché loro sono gruppi cristiani ma spaccano!!!
Poi se guardate la playlist nella mia auto trovate sì i reale, the sun etc, ma anche Gabbani, oppure Ermal Meta, ma anche Disturbed, Ozzy Osbourne, Stone sour, rammstein... (ma a breve ci sarà un articolo a tema)

9. "LE DONNE CATTOLICHE SI VESTONO DA SUORE".
Sicuri che quando avete visto delle donne vestite da suore, queste in realtà non erano realmente suore?
Quando si tratta di questo tema rischio di diventare logorroica per cui linko direttamente la categoria presente nel blog "MODA MODESTA".
Non ci vestiamo da suore, semplicemente non mostriamo tutto a tutti, che è ben diverso.
A noi donne cattoliche piace fare shopping, piace anche vestirci alla moda (e perché no, anche farla!), ci facciamo le foto per mostrare come siamo vestite e chiedere pareri, esistono influencer di moda modesta fighissime, ci piacciono le scarpe anche con il tacco (a me no, ma sono un caso a parte).
Mettiamo prima di tutto il pudore e il rispetto per il nostro corpo come tempio dello spirito, non come merce da esporre.... il che non equivale a "vestirsi da suore".

10. "I CATTOLICI SONO OMOFOBI".
Oramai pare non si possano avere pareri discordati perché arriva quell'etichetta che può distruggerti.
Anche questa affermazione è estremamente gettonata soprattutto negli ultimi anni, cattolico=omofobo.
In realtà non è cosi ma diventa più semplice pensare il contrario.
Se qualcuno non concorda riguardo il fatto che due persone dello stesso sesso possano sposarsi sono omofobe... no, in realtà sono persone che hanno una propria opinione personale e finisce lì.
Un omofobo (secondo il dizionario) è colui che ha "Paura dell’omosessualità, sia come timore ossessivo di essere o di scoprirsi omosessuale, sia come atteggiamento di condanna dell’omosessualità"... non rientrano coloro che credono che il matrimonio tra omosessuali non sia giusto.
Rientrano invece coloro che condannano una persona in quanto omosessuale, che arrivano anche a picchiarla, che la deridono, la bullizzano.. queste sono persone omofobe e con seri problemi.
Se due persone dello stesso sesso si amano, nessuno nega l'amore, l'amore è una cosa bellissima, un omosessuale non è una brutta persona, ne tanto meno malato.
Come cattolici però abbiamo una visione differente dell'idea di matrimonio cosi come dell'idea di genitorialità.
(l'utero in affitto è altra cosa, va condannato sempre, che sia richiesto da coppie omosessuali o eterosessuali)

+1. "I CATTOLICI SI LAVANO LA COSCIENZA ANDANDO A RACCONTARE I FATTI PROPRI AD UN PRETE".
Ed è poco???
Direi che è tanta roba!!!
La confessione non è un semplice raccontare ad un uomo i fatti propri; è ringraziare il Signore per ogni cosa, è mettere nelle mani del Signore le nostre debolezze, i nostri peccati, le nostre cadute e vi assicuro che farlo è tutt'altro che facile!!!
Poi, se proprio vogliamo fare i pignoli, non ci laviamo la coscienza da soli, ma ce la lava Lui facendoci tornare a splendere, ed è uno spettacolo!

Se avete altre cose da aggiungere scrivetelo nei commenti, può essere che scriverò ancora qualcosa più avanti dato che alcune non le ho messe per non essere troppo prolissa....
(tra cui, il credere nell'infallibilità papale sempre e comunque, l'essere bigotti etc etc...)

A presto!
Un abbraccio.


giovedì 25 giugno 2020

Spiaggia e modestia, a braccetto sotto il sole.



Dopo circa 2 anni di richieste da parte delle tanto pazienti lettrici, mi sono decisa a scrivere questo pezzo in cui parlo di un tema scottante (e non per il sole), la modestia in spiaggia (o in piscina).
Ammetto che il mio tentennare riguarda principalmente la fatica nel trovare le parole giuste per poter parlare di questo tema.

Nell'ambiente della moda modesta ci sono visioni che differiscono per alcuni dettagli, da quelle più "fiscali" a quelle che lo sono meno e, indipendentemente dalla propensione personale, credo che alla base ci debba essere sempre il rispetto per le scelte altrui, nel momento in cui ci sentiamo migliori di altre stiamo sbagliando qualcosa.. (la correzione fraterna è diversa).
La moda modesta segue determinati canoni (come dicevo, più o meno ampi) e per questo al massimo preferisco dire che un abito "non rientra nella moda modesta", ma se un abito non rientra in quei canoni non significa che sia sempre immodesto.
Forse un ragionamento troppo "politically correct", ma ognuna ha il proprio percorso, l'importante è essere in perenne cammino e cercare di comprendere almeno le basi.
Nessuno vi obbliga a seguire la moda modesta ma a me piace viverla, trasmetterla, parlarne e se state leggendo questo articolo significa che siete interessate alla modestia o almeno vi incuriosisce il tema.
Inoltre se mi conoscete un po, sapete che la mia linea è una via di mezzo; cercando di essere precisa,  suddivido la modestia in gruppi o gradi.
Giusto per capirci, se una mette il tankini o i pantaloncini con maglietta non è una "suora" o castigata, se una mette un bikini non è una poco di buono.

Dobbiamo partire dall'idea di chiedersi: "perchè indosso un determinato costume?", per comodità, per un certo tipo di abbronzatura, per mettermi in mostra... soprattutto (e questa è una dritta dell'amica Chiara), anzichè dire "che male c'è?", chiediamoci "che bene c'è in questo?"...
Una risposta sincera vi aiuterà sicuramente nella scelta.
In tutta onestà spesso mi sono risposta "per mettermi in mostra", ma da quando vedo la cosa in modo diverso, mi rendo conto che scoprirmi ora mi mette a disagio (e non per la pancetta).

I criteri importanti e semplici da seguire sono il pudore e la decenza... esattamente come lo seguiamo per la moda quotidiana, ancora di più per quella in spiaggia dato che tende a far esporre molto di più il corpo rispetto al quotidiano.
Tenete ben presente che queste regole andrebbero trasmesse anche alle bambine, per loro il discorso non cambia, prima iniziano a capire certi canoni con annesse motivazioni, meglio sarà e diventerà per loro automatico crescendo (lo sto sperimentando con mia figlia)

Solitamente si va in spiaggia per rilassarsi prendendo il sole, fare una nuotata e/o per far giocare i bambini per cui andarci in jeans e maglietta diventa un po scomodo e difficile soprattutto per il caldo.
Fortunatamente possiamo scegliere tra tantissime tipologie di costumi, e per questi scopi, quelli che rientrano nella moda modesta li trovo i più indicati, soprattutto per la comodità.
Giocare in spiaggia o in acqua dovendo continuamente sistemare il costume sopra e sotto non possiamo dire sia comodo, stare attente a come ci si muove, al piccolo che magari tira un po e ci slaccia il pezzo sopra, il continuare a togliersi dal sedere lo slip che si sposta... ecco, forse non è cosi comodo.
Vogliamo parlare poi del fatto che ogni costume che rientra nella moda modesta è adatto ad ogni donna, dalla più magra alla più curvy? Non è da poco!

La moda modesta non è cosi "estremista", ovviamente ammetto che allo stesso tempo ci sarebbero certamente delle obiezioni per quanto riguarda l'utilizzo di perizomi o brasiliane in spiaggia, questi, certamente con la modestia non hanno nulla a che fare.
Nello specifico c'è da dire che perizoma, tanga, brasiliane e monokini rientrano nella categoria dei costumi immodesti, poichè, come spiega il vocabolario con questo termine, sono privi di pudore.

Facendo ricerche online ho scoperto che esistono ben 16 tipologie di costumi e solo le seguenti:
1.  BANDEAU O A FASCIA: bikini con la parte sopra a fascia, può essere una semplice fascia.
2. BIKINI: sapevate che il primo risale al 1946? comunque è il classico costume a due pezzi.
3. BIKINI A TRIANGOLO: classico bikini con la parte superiore non fatta a reggiseno ma con due triangoli che scorrono lungo un laccetto orizzontale. (non rientra nella moda modesta)
4. BRASILIANA: questo slip diciamo che copre leggermente di più di un perizoma, per cui il lato B è parzialmente coperto. (non rientra nella moda modesta... no!)
5. HALTER TOP BIKINI: la parte alta del bikini si allaccia dietro al collo e scopre solo le spalle, è simile ai top delle giocatrici di beach volley.
6. INTERO: beh, questo è il must da sempre, non è mai passato di moda e ce ne sono di splendidi rispetto a svariati anni fa.
7. INTERO MONOSPALLA: costume intero ma con una sola spallina.
8. MONOKINI: ho scoperto questo genere di costume mentre scrivo e diciamo che sono un po perplessa, soprattutto perchè risale al 1964; slip alto con due bretelle che andrebbero a coprire leggermente il seno... (non rientra nella moda modesta, no no!!!)
9. PERIZOMA/TANGA: slip che non copre il lato B (non rientra nella moda modesta, proprio no!)
10. SCUBA: Simile alla tuta da sub ma non cosi coprente perchè esiste sia in versione costume intero che bikini a taglio sport.
11. SKIRTINI: costume da bagno dotato di gonnellino più o meno lungo.
12. TANKINI: è un bikini perché composto da 2 pezzi, ma la parte superiore è simile ad una canotta.
13. TRIKINI: costume intero con aperture più o meno ampie ai lati (fascia che collega parte sopra alla parte sotto).
14. ABITI DA BAGNO: sono dei veri e propri abitini con spalline più o meno larghe.
15. BIKINI VINTAGE: costume con slip a vita alta e reggiseno strutturato.
16. PANTALONCINI: la parte superiore può essere a piacimento, mentre quella inferiore sono dei pantaloncini sport per cui molto versatile.

Dopo questa carrellata di tipologie di costumi, direi che possiamo dividerli nei 3 gruppi di cui vi parlavo nel precedente articolo (lo trovate QUI).

- Primo gruppo: Abiti da bagno, pantaloncini e top.
- Secondo gruppo: abiti da bagno,tankini, bikini vintage, skirtini, intero, intero monospalla, pantaloncini
- Terzo gruppo: bikini, a fascia, halter top bikini, intero, intero monospalla, scuba, skirtini, tankini, trikini, bikini vintage.

Quelli che mancano sono stati citati precedentemente come non modesti.

Ci sarebbe anche la parentesi copri costume, nel tragitto dall'hotel/appartamento alla spiaggia non possiamo di certo andarci in costume!!! Cosi come l'andare al bar della spiaggia per un gelato.
In commercio ci sono splendidi copricostume non trasparenti, la versione caftano è molto gettonata.
Inoltre c'è da dire che alcune tipologie di costumi modest permettono anche di poter andare al bar della spiaggia o nel tragitto fino alla spiaggia aggiungendo solo un semplice pareo.



I modelli che seguono sono esempi dei costumi meno conosciuti o più fraintesi:


Abiti da bagno e tankini:



 Bikini Vintage:


Halter top bikini:


Skirtini in alcune varianti:


Intero e intero monospalla:



Pantaloncini:




Spero di essere stata utile, nel frattempo....Buona spiaggia!!!
Un abbraccio.

mercoledì 17 giugno 2020

L'esicasmo: pregare Gesù attraverso la meditazione cristiana.



Quando si parla di meditazione, alcuni storcono il naso collegando subito questa pratica alle filosofie orientali, zen e derivati vari.
In realtà, nel cristianesimo, la meditazione è una pratica molto importante e utile, soprattutto per quando riguarda la Parola di Dio.
La Bibbia non va semplicemente letta, la lectio divina (di cui parlerò a parte) è la prova che andando oltre la lettura possano arrivare molti frutti.
La Parola va certamente letta, ma anche assimilata e soprattutto meditata, ma non come immaginiamo noi ripetendo parole strane di cui non conosciamo il nome ma in modo diverso.
Un'altra pratica meditativa cristiana molto bella riguarda l'esicasmo, una forma presente quasi solo nel cristianesimo ortodosso orientale ma da un po' riscoperta anche da noi occidentali ed è quella di cui voglio parlare oggi.
Nella mia vita, la preghiera esicastica mi ha aiutata tantissimo, soprattutto quando mi capitava (e capita ancora ma meno) di avere attacchi d'ansia o di panico.
Nella mia testa inizio a ripetere quella preghiera a tutto va meglio, ovviamente in quel caso non è nella forma meditativa ma ora capirete meglio continuando a leggere.
Vi consiglio di provare perchè ne vale la pena, poi tra il dire e il fare ci sono di mezzo mille impegni, bambini etc, ma provarci non guasta! ;)

La base dell'esicasmo  è l'utilizzo della preghiera contemplativa, la preghiera di Gesù ripetuta continuamente come mezzo per sperimentare l'unione con Dio.
Questa pratica inizialmente è molto difficile perchè i pensieri prendono il sopravvento e ci fanno rimanere distaccati, per cui ci vuole tempo.
L'esicasta esperto si ritrova a bloccare tutti i suoi sensi e di conseguenza si libera dai pensieri in modo che possa praticare questa forma meditativa.
Chi ha letto il libro "Racconti di un pellegrino Russo" (trovate il link a fine articolo) sa bene di cosa sto parlando, ma ora vediamo di approfondire partendo da una sintesi dell'origine in poche righe.

L'esicasmo ha origine circa nel IV secolo, ricordate Evagrio Pontico?
Ecco, lui pare ne sia stato un ispiratore (trovate un articolo su di lui QUI);
"la pratica della preghiera interiore, che mira a unione con Dio su un livello oltre immagini, concetti e linguaggio", un senso in cui il termine si trova in Evagrio Pontico (345-399), Massimo il Confessore (c 580 -. 662) , e Simeone il Nuovo Teologo (949-1022);

Questa preghiera prende forma dalle parole di Gesù quando in Matteo 6,6 Gesù invita a non fare come gli ipocriti mostrandosi mentre pregano ma di fare l'opposto:

"Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà."

La parte in cui Gesù dice "entra nella tua camera" viene visto come un invito ad entrare in se stessi e questo prende forma attraverso la preghiera contemplativa ripetuta chiamata anche "Preghiera del Cuore".

Come si pratica?

"Signore Gesù Cristo,
Figlio di Dio,
abbi pietà di me peccatore"

Questa preghiera va ripetute molte volte e il farlo comporta un conseguente stato meditativo il cui obiettivo finale è chiamato "Theosis" ovvero un'unità con Dio.
Secondo lo starec (anziano) del libro "Racconto di un pellegrino Russo";
«la preghiera interiore e perpetua di Gesù consiste nell’invocare incessantemente, senza interruzione, il nome divino di Gesù Cristo con le labbra, la mente e il cuore, immaginando la sua presenza costante e chiedendo il suo perdono, in ogni occupazione, in ogni luogo. in ogni tempo, persino nel sonno.
Chi si abitua a questa invocazione ne riceve grande consolazione, e sente l’esigenza di recitare sempre questa preghiera, tanto che non può più farne a meno.
Si ripetono queste parole al ritmo dell’inspirazione, poi dell’espirazione in modo da farle penetrare progressivamente nel nostro cuore.»
Si chiama preghiera del cuore anche per questo, ovvero perchè si può pregare seguendo il ritmo del cuore in modo da dare una cadenza fissa e continua, oltre al fatto che nella tradizione biblica, nel cuore si trova il centro dell'uomo e della spiritualità.
La preghiera di Gesù, con il suo aspetto respiratorio e spirituale, ha lo scopo di far «scendere la testa nel cuore»Inoltre è possibile utilizzare anche un rosario (normale oppure quello a nodi chiamato chotki) ma con il semplice scopo di mantenere nel presente, non necessariamente per contare quante preghiere abbiamo recitato.

C'è da specificare che esistono 4 tipi, o per meglio dire, le preghiere sono divise in 4 categorie in modo ascendente:
1. Preghiera verbale
2. Preghiera mentale
3. preghiera del cuore
4. contemplazione
Per farla breve, ogni tipo di preghiera diventa sempre più intimo e introspettivo separando sempre di più da ciò che ci disturba all'esterno portano ad una pura connessione con Dio.
Tenete ben presente che lo scopo non è andare in trance come invece viene richiesto in altre forme meditative non compatibili con quella cristiana!

Ma quali sono le differenze con la meditazione orientale/buddista ?
Possono sembrare simili avendo in entrambi i casi la ripetizione di parole/frasi per poter raggiungere quel distacco necessario per entrare nello stato meditativo.
L'esicasmo però, a differenza delle altre forme meditative, non è panteistico [e qui apro una breve parentesi su questo termine; il panteismo (secondo wikipedia) è una visione del reale per cui ogni cosa è permeata da un Dio immanente o per cui l'Universo o la natura sono equivalenti a Dio.]
Per cui, come dicevo... l'esicasmo non è panteistico, ne tanto meno compatibile con quella visione del mondo perchè lo scopo dell'esicasta NON è quello di raggiungere uno stato di non-essere cosa che invece riguarda i buddisti o induisti.

Un'altra differenza riguarda ciò che viene pronunciato; avrete sicuramente sentito parlare ancora dei "mantra", ovvero, per ciò che si sa di base, sono la ripetizione continua di parole... in realtà i mantra sono sì la ripetizione di parole, ma la cosa importante di queste parole è il suono delle sillabe, tanto che indipendentemente dalla lingua di appartenenza della persona, la ripetizione sarà uguale per tutti.
Invece nell'esicasmo, la cosa importante è il significato delle parole e direi che questa è una differenza  enorme!
Per cui come potete immaginare, non importa la lingua utilizzata per ripetere quella preghiera, la cosa importante è comprenderne il significato e ci si concentri sul concetto che si esprime.

Volete un'altra differenza?
La meditazione cristiana si basa sulla volontà di sperimentare Dio, di pregare con uno scopo e un intento, mentre la meditazione come dice un sito di meditazione spiega che "Tutte le forme di meditazione comportano colui che medita, il processo della meditazione e l’oggetto della meditazione. Con una calma e continua attenzione focalizzata, l’ego deve essere mantenuto connesso con lo Spirito fino a che entrambi non si fondono nell’eterna beatitudine. Colui che medita deve conoscere un preciso metodo di meditazione e avere un determinato pensiero o esperienza su cui meditare."

Poi se cercate, di forme meditative con scopi che variano da una filosofia all'altra ce ne sono a decine, ma il fine è sempre diverso rispetto a quello della meditazione cristiana.

Ci sarebbe tantissimo da dire e da approfondire per cui vi lascio anche due letture utili a riguardo.
Un abbraccio
(ps: le info sulla meditazione orientale sono vecchie info che mi aveva fatto avere un'amica che pratica e insegna meditazione zen)

mercoledì 13 maggio 2020

Moda modesta, idee per principianti e curiose.




Moda modesta o come viene etichettata dalle influencer... "Modest fashion", è una delle categorie di moda meno comprese ma allo stesso tempo, a mio avviso, più interessanti sul mercato.
Talmente interessanti che ci sono anche stilisti che hanno aggiunto alla loro collezione questa categoria.
Per questo ho pensato di scrivere qualcosa a riguardo con alcuni punti per principianti e altri per chi è scettica a riguardo.

Partiamo, in breve, dal significato di modestia:
- Moderazione, parsimonia
- Coscienza del limite delle proprie possibilità, 
- Seria e dignitosa compostezza, propria dell'abito e del portamento tradizionalmente attribuiti alla donna onesta, 
- Senso di misura, di sobrietà, di riservatezza, che si manifesta negli attinelle parole, nello stile di vita: agire, parlare, vestire.
Potrei continuare ma basta questo perchè ulteriori estensioni poco ci interessano.

Le parole che saltano all'occhio sono: moderazione, compostezza, sobrietà, riservatezza ovvero semplicemente le basi per la moda modesta.

Invece ecco alcuni falsi miti: 
- vestita da suora,
- abbigliamento castigato,
- donna imbruttita (magari pure con i baffi),
- abiti amish (con tutto il rispetto per loro),
- niente trucco.

Letta cosi... Da rabbrividire!!!! 
Perchè mai dovrei seguire questa moda se mi rende brutta???

Eh no !!! In realtà non funziona cosi!!!
Modesta non equivale a brutta, cosi come non equivale a suora o ad abiti sformati.
Modestia va tranquillamente di pari passo a femminilità (una femminilità diversa)!

Dobbiamo partire dal presupposto che non tutte vedono la modestia allo stesso modo e dopo alcuni anni di osservazione, ho catalogato 3 gruppi:
Il primo gruppo è quello tradizionale, "vecchio stampo" (passatemi il termine), più rigoroso ovvero quelle che mettono solo ed esclusivamente gonne e abiti sotto il ginocchio, rigorosamente accollati e con le maniche al gomito e non ammettono i pantaloni.
Il secondo gruppo comprende quelle che mettono anche le maniche corte e gonne al ginocchio oltre ai pantaloni ed è una via di mezzo tra le prime e le terze.
Il terzo gruppo comprende quelle che mettono prevalentemente jeans e magliette a maniche corte, ma che segue comunque delle regole in cui non mette in mostra parti del corpo (copre il lato B con maglie più lunghe, niente scollature, niente shorts, niente gonne sopra il ginocchio).

A mio avviso la regola universale da utilizzare è "Non giudicare", perchè se una decide di far parte del primo gruppo ha tutto il diritto di farlo, soprattutto non è una bigotta (che poi non ho mai capito come mai quest termine venga utilizzato quasi come offesa).
Se una fa parte del terzo gruppo non è una poco di buono!

Perchè dovrei seguire questo stile? 
Sono ancora in cammino per quanto riguarda questo tema per cui devo ancora migliorare dal lato pratico, all'inizio ero molto scettica, mi dicevo che se mettevo una gonna corta non ero una brutta persona, mostrare qualcosa non era nulla di che etc...e ovviamente non è una gonna corta o una scollatura che deve portare ad etichettare una persona.
In realtà è una cosa più interiore, nel senso che scoprendo la moda modesta ho scoperto anche il rispetto per il mio corpo e per me stessa in modo diverso, in senso più profondo.
Prima mostravo senza grossi problemi, pancia di fuori, gonne corte, shorts, canotte con spallina ultra sottile e scollate (che poi lì sopra ho poco da mostrare); con il tempo però certi commenti hanno iniziato ad infastidirmi.
Vuoi mettere poi la logica del mondo d'oggi del "più scopri e più sei popolare"??Instagram soprattutto insegna questo!

Con il tempo ho imparato che posso essere bella e femminile senza mettere in mostra il mio corpo, utilizzando gonne non corte ma fino al ginocchio (se mi abbasso evito di mostrare tutto), posso mettermi comunque dei tacchi (che odio), posso indossare magliette o camicette molto belle che non mettono in mostra il seno ma mi rendono sofisticata e femminile oppure se preferisco posso indossare un abbigliamento sportivo o più casual.
Cambiare il proprio abbigliamento deve partire da dentro, altrimenti non funziona, deve essere una scelta consapevole partendo dal presupposto che posso sempre essere bella e femminile ma capisco che non serve mostrare parti del corpo per esserlo.

Ecco alcuni esempi dalle più casual alle più eleganti:

 


Idee per principianti:

1. Fai un cambiamento GRADUALE!! Non passare dalle minigonne ai gonnelloni e camicie castigate altrimenti rischi di rimanere traumatizzata e non vuoi più riprovare rinunciando al volo!
2. Metti sul letto tutti i tuoi vestiti e prova a dividere quelli che secondo te non rientrano nella moda modesta e e quelli che potrebbero rientrarci, quelli che non rientrano cerca di capire perchè li hai acquistati e se puoi apporta delle modifiche (un esempio: camicia scollata? aggiungi sotto una canotta che copra il seno; se poi sai cucire allora è il top!)
3. Ami i jeans e non vuoi abbandonarli? Ok, basta abbinarli ad una canotta o camicia o maglietta che copra un po il lato B.
4. Fai ricerche online, hai presente Kate Middleton? Ecco, lei è un ottimo esempio di donna splendida nonostante segua la moda modesta, ma non è l'unica! Anche sul Red Carpet hanno sfilato attrici e modelle con abiti modesti senza però sminuire la loro bellezza.
5. Togliti dalla testa che modesta equivale a brutta, per cui non devi smettere di truccarti e tenerti in forma; puoi tranquillamente andare dall'estetista!

Ora qualche appunto per chi è più scettica o curiosa, giusto per dare una spiegazione del perchè alcuni capi non sono considerati modesti:

- Jeans: mettono in mostra le gambe ma soprattutto il lato B, quest'ultimo soprattutto andrebbe coperto, non castigato, per questo anche il jeans può diventare modesto semplicemente abbinando la cosa giusta sopra. ( utilizzo molto maxi maglie, camicette con la parte dietro più lunga etc, se ne trovano ovunque, le più belle le avevo trovate da ovs)
- Minigonna o micro abiti: questa è la categoria più "condannata", nasconde ben poco e soprattutto nel caso doveste abbassarvi o piegarvi per raccogliere qualcosa rischiate di mostrare tutto ai quattro venti.
Quando vi sedete inoltre si accorcia ulteriormente rischiando di passare il tempo a cercare di tirarla verso il basso per coprire. (ne mettevo un sacco, ne ho ancora nell'armadio ma non riuscirei più ad indossarle, mi è capitato a casa un paio di volte qualche anno fa ma con sotto dei leggins oppure possono essere allungate con della stoffa se sapete cucire)
- Shorts:  che differenza c'è spesso tra questi e delle mutande? quasi nulla, ed è questo il motivo per cui non sono modesti, mostrano tutto... non so come sia possibile far uscire di casa delle ragazzine con questo abbigliamento dove spesso si vede pure un po della chiappa.
- Leggins: non sono pantaloni, non sono pantaloni, non sono pantaloni... per cui NO se pensate possano essere utilizzati come pantaloni; SI, se li utilizzate come collant...
- Scollature:  perchè dovrei mostrare il seno a tutti?? Per mettermi in mostra e/o ricevere complimenti? No grazie... (che poi io non ne ho ma va beh)
Le scollature, se non esagerate, possono diventare comunque un problema nel momento in cui mi abbasso o piego per prendere qualcosa, per questo si può risolvere semplicemente con una canotta sotto, basta poco!
- Canotte con spalline sottili: anche queste mostrano e scoprono delle parti del corpo che potrebbero tranquillamente restare coperte, in questo caso spalle e schiena (vista la tipologia è normale).
Possono essere utilizzate sotto camicette come già detto e potete sostituirle con quelle con le spalline più larghe a metà tra canotta e manica corta.

Una cosa di cui dovete tenere conto è "come mi vesto per andare in Chiesa? Se andando in chiesa copro certe parti per rispetto, perchè non lo faccio al di fuori? (QUI articolo a tema)

D'estate è più difficile mantenere un abbigliamento modesto perchè fa caldo, ma in realtà è quasi più semplice e ne avevo già parlato QUI.
In casa tutto sommato ci si sente più libere, per cui si tende a seguire meno queste "regole" ma una volta compreso che per essere più fresche non serve essere più svestite vedrete che andrà decisamente meglio.
Nelle giornate più calde capita all'inizio di indossare anche pantaloncini corti ma basta tenere sempre a portata di mano una gonna da indossare nel caso dovesse arrivare qualcuno (corriere, postino etc..).
Avevo anche pensato alle bambine? Ecco QUI un altro articolo dove ne ho parlato.

Per quanto riguarda i costumi e la spiaggia???
Ve ne parlerò prossimamente in un articolo!!!
Un abbraccio!!!

domenica 10 maggio 2020

L'essere mamma, alla faccia della quarantena.



"Cercate di infondere nei cuori dei vostri figli l'amore per la casa.
Fate in modo che desiderino ardentemente stare con la propria famiglia.
Molti peccati si potrebbero evitare se la nostra gente amasse davvero la propria casa"
Madre Teresa di Calcutta.

Ho trovato questa citazione stamattina, probabilmente diventerà un quadretto da tenere appeso in casa perchè ogni volta che sono arrabbiata o troppo nervosa, possa ricordarmi quale sia il mio obiettivo.
Siamo in quarantena, ok... si... siamo nella fase 2, ma pur sempre in quarantena per cui in casa e può essere un'occasione per infondere nei cuori dei nostri figli l'amore per la casa.

Oggi festeggiamo la festa della mamma, non tutti avranno la fortuna di avere con sè i propri figli per festeggiare ma può essere una bella occasione per ricordare la prima festa della mamma...
10 anni fa chiesi a Maria la grazia, il dono di diventare madre quando ancora la conversione era leggera, ai primi passi, senza grosse aspettative ma sotto sotto con una specie di sfida.
Tre giorni dopo scoprii di essere in attesa della mia prima figlia ma non collegai il test positivo a quella richiesta poichè fatta solo tre giorni prima... ma alla fine Lei sapeva già, sicuramente conosceva ciò che avrei chiesto molto prima che lo facessi.
La data della nascita di Giorgia era prevista per il 30 aprile, con la speranza di un bell'anticipo ma aveva altri piani dato che alla fine nacque il 9 maggio (almeno ho evitato l'induzione per pochissimi giorni).
Nel 2010 il 9 maggio era proprio il giorno della festa della mamma.
Quale regalo migliore avrei potuto ricevere se non il dono della maternità!!
Diventare madre il giorno della festa della mamma, nel mese dedicato a Maria, colei a cui ho chiesto questo dono..
Lei, la mamma per eccellenza, colei che ho sempre sentito vicina soprattutto quando una madre pensavo di non averla più...
Possono dire e farci credere qualsiasi cosa, ma l'assenza di una madre complica le cose, di parecchio.
Si impara a farne a meno, per me è stato cosi, nonostante ora sia presente, ma se ho qualche problema o qualcosa che non va, prego Maria, la mia certezza... mi basta un "Mamma aiutami... tu sai..".

Ai tempi del Covid, essere madre è un po' più complesso perchè non bastano tutte le varie incombenze, si aggiunge anche la DAD e diventa veramente un'impresa titanica per tutti soprattutto se hanno lezioni che si sovrappongono, una rete ballerina e tutto il resto da fare.
Ho impostato un sacco di routine, ce ne fosse una che viene rispettata... nemmeno mezza!!! Sto seriamente mettendo in dubbio il mio spirito organizzativo da planner inside!!
Per cui ora devo riprovare a chiamare in campo il mio super potere speciale, lo Spirito Santo (ve ne avevo parlato QUI), lo avevo lasciato tranquillo per un po', ma senza pare che alcune cose non funzionino correttamente.

Sono una madre che ha più aspettative verso se stessa che verso i propri figli, che al minimo errore loro si fa mille autocritiche personali "perchè non riesco a fargli capire quella cosa.. cosa sto sbagliando..." poi per carità, i miei cari figlioli di sgridate se ne prendono in grosse dosi, ma dopo quelle penso a cosa sto sbagliando io...
Ora che stiamo passando h24 insieme da 2 mesi e mezzo, la cosa è  decisamente amplificata.
Una delle frasi più gettonate è "se volete fregarmi, vi è capitata la mamma sbagliata!!" per poi avere in risposta un bel "ma come hai fatto!!!!" scioccato perchè capisco subito che intenzioni hanno...
Questa cosa li fa sorridere e li inquieta allo stesso tempo... e la cosa invece a me fa ridere un sacco ma posso solo ringraziare la "me" che ha fatto un sacco di cavolate alla loro età, ho semplicemente immagazzinato tutto...ma non ditelo a nessuno! shhhhh!!!
Sono severa, rigida, intransigente.... nell'educazione non ammetto sgarri, ma ogni tanto so anche giocare con loro, farli ridere, farli divertire, farli sentire speciali ma soprattutto difenderli quando serve e allora li esce il mio lato super protettivo con corazza indistruttibile e divento un bulldozer..

Essere mamma non è una cosa che ti possono insegnare, puoi chiedere consigli ma ognuna è unica, ognuna ha un'attitudine diversa dall'altra, ha una sensibilità diversa, un sentire diverso, per questo nessuna dovrebbe sentirsi in difetto rispetto ad altre mamme, nemmeno rispetto alla propria.
Essere madre è una grazia, indipendentemente da come lo si diventa, non ci devono essere distinzioni tra chi partorisce e chi decide di adottare, mettere prima di tutto il bene dei propri figli anche a suon di "cazziatoni" (da noi si intende sgridate, non è una parolaccia) è la strategia vincente insieme all'affidarli (per come affidarli lo trovate QUI).
Auguri a tutte le mamme, sempre a testa alta, perchè siete speciali e perchè lassù qualcuno è sempre pronto a supportarvi.
Un abbraccio.

martedì 5 maggio 2020

Tristezza, l'ottavo vizio capitale.



«Gioia e pace, conversione della vita, tempo e luogo per una vera penitenza, grazia e consolazione dello Spirito Santo, perseveranza nel fare il bene doni a noi il Signore onnipotente (Gaudium cum pace tribuat nobis Dominus omnipotens)» 


Ultimamente cito spesso nei vari post Evagrio Pontico, per molti sconosciuto e onestamente lo era anche per me fino a poco tempo fa.
Evagrio era un monaco vissuto nella metà del 300 d.C, divenuto tale dopo una febbre di origine divina che guarì solo dopo aver promesso l'abbandono della sua vita un po' troppo libertina per diventare monaco.
La cosa che mi ha colpita è che dobbiamo a lui la classificazione dei 7 vizi o peccati capitali (voi lo sapevate? eh, io no!), definiti da lui "pensieri" o "spiriti della cattiveria", oltre ad essere stato l'ispiratore dell'esicaismo..
Ora però mi soffermo sui vizi capitali perchè in realtà Evagrio non li aveva classificati come 7, bensì 8 e avevano qualche diversità rispetto a quelli attuali.
Non sono stati stravolti ma c'è stata qualche modifica tra cui l'assenza dell'invidia ma l'aggiunta di "vanagloria" e uno che non mi aspettavo... la "tristezza"!
In sintesi: gola, lussuria, avarizia, ira, tristezza, accidia, vanagloria e superbia, gli otto vizi grosso modo della tradizione spirituale e morale greca.
Evagrio li suddivide in tre strati da 3+3+2 ovvero: gola-lussuria-avarizia (al piano inferiore), ira-tristezza-accidia (il secondo strato), vanagloria-superbia (il terzo strato).
San Giovanni Cassiano invece li semplifica con due raggruppamenti;
il primo è formato da: 
gola-lussuria-avarizia-ira-tristezza-accidia (vizi del corpo); 
il secondo da: vanagloria-superbia (vizi dell'anima).
La lista attuale invece risale a qualche tempo dopo, per la precisione a Gregorio Magno, (Papa dal 590 al 604). 
Da quello che ho letto, le modifiche fino ad arrivare al settenario della tradizione latina fanno della tristezza una parte dell'accidia o viceversa, mentre la vanagloria risulta essere un aspetto della superbia, e viene introdotta l'invidia. 
Beh, diciamo che hanno accorpato due vizi per evitare di essere ripetitivi e aggiunto l'invidia che tutto sommato va a braccetto con la vanagloria.

Lasciare la tristezza non sarebbe stato cosi male, probabilmente sarebbe stato utile per cancellare quel (triste) luogo comune secondo cui i cattolici sono tristi, brutti e sfigati.. quando in realtà siamo gioiosi, bellissimi, simpatici e brilliamo della luce di Cristo.
Battute a parte.... in realtà San Tommaso d'Aquino aveva fatto qualche obiezione in merito perchè secondo lui la tristezza poteva avere cause psicofisiche per cui non volute, il che lo rendeva un vizio capitale opinabile.
L'apostolo Paolo invece da alla tristezza due origini per cui ci vuole un certo discernimento, una "tristezza secondo il mondo" viziosa e "una secondo Dio" virtuosa (2Cor 7,10)

"Perché la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che porta alla salvezza, del quale non c'è mai da pentirsi; ma la tristezza del mondo produce la morte."

Direi che Paolo è stato molto sintetico ma si comprende molto bene ciò che intende dire e soprattutto la differenza tra i due tipi di tristezza.
Diciamo che Evagrio non era uno sprovveduto e aveva giustamente considerato la suddivisione facendo anch'esso una buona analisi della situazione stilando un elenco di situazioni che rendono perfettamente l'idea che la tristezza debba far parte dei vizi capitali.
(La versione completa la trovate un po ovunque)

"Il monaco triste non conosce la letizia spirituale, come colui che ha una forte febbre non avverte il sapore del miele. Il monaco triste non saprà muovere la mente verso la contemplazione né sgorga da lui una preghiera pura: la tristezza è un impedimento per ogni bene"

Annebbia, fa perdere lucidità, oscura la verità e ciò che conta veramente, la tristezza è un impedimento per ogni bene.
Essa può far parte della vita delle persone, credo sia quasi inevitabile per innumerevoli motivi, il principale riguarda il fatto che siamo umani ma il punto fondamentale è discernere!
Capire quando questa sta prendendo il sopravvento e ci sta dominando.. il peccato è farsi dominare, permetterle di diventare un pensiero persistente.

Ricordo quando ho visto per la prima volta il film "Inside out" e c'erano Gioia e Tristezza, il quel caso si vedono le grosse differenze tra loro, soprattutto Tristezza fa quasi sorridere ma solo dopo pensi a quanto sia invece parte di molti avvenimenti della nostra vita..
Quando tocca una palla con un bel ricordo Riley cambia umore e in quel ricordo trova qualcosa di negativo e si rattrista nonostante fosse qualcosa di bello, invece quando Gioia vuole recuperare la situazione tocca la sfera e tutto cambia, la prospettiva cambia.
Quando la tristezza ci tocca, anche nelle cose belle vediamo qualcosa di negativo, per questo va gestita... come?
Con la preghiera! Eh si, rispondo sempre allo stesso modo, è la medicina per tutti i mali ma ovviamente dobbiamo metterci pure del nostro.. se hai un'allergia alimentare puoi pure prendere il digestivo ma se continui a mangiare ciò che non puoi di certo non ti passerà il dolore allo stomaco e immancabilmente tornerà... il trucco è modificare lo stile di vita.

Ho trovato un esempio molto terra terra che mi ha aiutata a comprendere meglio cosa può fare la tristezza e cosa può compromettere. 
L'ho semplificato perchè cosi come l'ho trovato, per capirlo, l'ho dovuto rileggere svariate volte..

Immaginate di andare a messa, avevate pianificato la solita routine ma inaspettatamente vi ritrovate in una messa cantata, più lunga del previsto e iniziate a pensare "ah, non finisce più... pensavo non fosse cantata, a saperlo sarei andata altrove..." e rimuginate, vi guardate in giro... cercate di seguire ma notate solo che la messa è più lunga e non come al solito..
Ecco, quella tristezza che arriva, è quella da cacciare.. quella che rende un'azione di gioia e di salvezza (l'andare a messa) qualcosa per cui il sentimento che prevale e tutt'altro... 
Esempio banale ma che rende bene l'idea, in questo caso la tristezza non è dovuta a cause psicosomatiche ma a un qualcosa che ci fa sminuire la gioia che dovremmo vivere in quella situazione.

Nel momento in cui la tristezza deriva da un qualcosa che non abbiamo ("vorrei tanto quel vestito"), non possiamo avere ("vorrei andare ad ascoltare quella catechesi ma è troppo lontana"), da un torto subito ("aveva detto che mi avrebbe aiutata invece non lo ha fatto"), gelosia ("tizia ha un sorriso più bello")...  oppure avete presente quando pensate che quella persona sta meglio di voi, ha più follower, più interazioni, più visibilità.. quando vi soffermate su ciò che sarebbe potuto essere ma non è stato??
E' lì che quel sentimento ci annebbia e non ci fa vedere la bellezza di quello che abbiamo ("beh, questo vecchio vestito non è cosi brutto"), possiamo avere ("cercherò qualche catechesi da ascoltare online"), facciamo ("ah, forse posso essere utile a.."), siamo ("ecco, con questo rossetto sembro più solare") perchè di gioia dentro ne abbiamo veramente tanta (ricordate la canzone di chiesa "Io ho una gioia nel cuore"?) dobbiamo solo imparare a vedere la tristezza come Evagrio ovvero come uno spirito cattivo che non viene da Dio, cosi forse ne staremmo molto alla larga...
L'unica tristezza "buona" è quella citata da Paolo "la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che porta alla salvezza".
Per essere cattolica oggi bisogna anche essere un po' folle, talmente folle da non omologarsi al pensiero comune che la tristezza sia una cosa con cui convivere perchè lo fanno in molti, (state bene attente che la tristezza e la depressione sono due cose ben diverse) e come dice Evagrio:

"Ma colui che disprezza i piaceri del mondo non sarà turbato dai cattivi pensieri della tristezza."

Il trucco è quello di fare un buon uso di questa tristezza in modo che diventi segno concreto della speranza teologale: mi spiego meglio...dovete fare in modo che diventi quella «tristezza secondo Dio» citata da Paolo che trasforma il rimorso in valutazione, la valutazione in contrizione, la contrizione in pentimento con il fine di essere nella gioia del perdono di Dio.
Vedrete che quella tristezza si muterà in gioia, spirituale e interiore.
Gioite!!!!!
Un abbraccio

martedì 28 aprile 2020

Nella gioia e nel dolore, affidarsi e affidarli è il più bel gesto d'amore.




Ogni tanto mi capita di perdermi a fissare i bambini mentre stanno giocando tranquilli, mentre chiacchierano tra di loro, oppure quando durante il pranzo o la cena si accordano per i giochi che faranno di lì a poco...
In quei momenti mi sento la persona più fortunata sulla faccia della terra e darei qualsiasi cosa per fermare il tempo...
Allo stesso tempo quando litigano per ogni cavolata, borbottano ai vari "no" e cambiano stanza stizziti, li strozzerei (un po alla Homer Simpson con Bart, nulla di cattivo...) poi mi limito alla mia solita frase "mi dispiace per voi ma so cosa state borbottando!! L'ho fatto prima di voi, non mi fregate!".
Nei momenti in cui non sono la mamma rompi scatole, subentra anche il mio lato più protettivo, quello che mi fa più male perchè so che la mia protezione non potrà mai fare in modo che nella loro vita non ci sia sofferenza.
Li guardo e penso che farei di tutto per far si che non debbano mai soffrire, sia per salute che per le amicizie o l'amore perchè se ripenso a me, non vorrei mai che possano vivere anche solo la metà di ciò che ho sofferto alla loro età e anche più grande.
Credo che questo pensiero possa essere comune a tutti i genitori o per lo meno alla maggior parte, chi non lo pensa probabilmente ha molto più buonsenso e molta più ragione di me perchè si evita un sacco di paranoie e gastriti inutili.

La sofferenza non si può impedire, soprattutto credo fermamente che possa essere una grossa fonte di ricchezza ma parliamoci chiaro.. se si potesse evitare, nessuno di certo andrebbe a cercarla, tanto meno io.
Essere felici cosi come soffrire significa essere vivi...
Per carità, non sono sadica, cerco solo di essere un po obiettiva e concreta, anche se vale solo per me, perchè per quanto riguarda i bambini (inteso come figli), diventa un pensiero estremamente difficile da accettare.
Capiamoci, sono riuscita anche a sostituire il criceto quando potevo per evitare della sofferenza a loro.. poi la seconda volta non ci sono riuscita perchè era domenica e i negozi di animali erano chiusi.

Gabriele è il più sensibile dei tre, quello che è rimasto attaccato alla vita fin da quando era ancora nella mia pancia, quello che ha avuto fretta di nascere, quello che può essere considerato un piccolo guerriero (e un miracolo), è il più fragile di tutti.
Quanto fa male! Anche se a volte vorrei bucargli quel pallone da calcio che ha sempre tra i piedi.
Oggi ricorre l'anniversario della morte di Alfie, ricordo quanto ha sofferto Gabri per lui.. non volevo digli che era morto ma lo ha sentito alla radio mentre eravamo in auto e da allora ha passato giorni in cui era inconsolabile, nel momento della messa a letto pensava a lui e piangeva.... anche ora ha la sua foto sulla mensola accanto al letto.
Giorgia è quella che mi somiglia di più e la cosa non mi piace... quella che fa sempre la dura, piange poco, non fa vedere che soffre, quella che chiede se è normale che non le venga da piangere per certi avvenimenti per cui Gabri invece scoppia... lei ha bisogno di me più degli altri, peccato che ora non sono ancora in grado di esserle accanto nel modo giusto.
Mattia, è un mix tra i due fratelli, sensibile e testone, scoppia a piangere se suo fratello si fa male (o perchè lui gli ha fatto male) poi cerca di fare il giullare per farlo ridere... ha solo 3 anni e mezzo, ma è già cosi consapevole delle emozioni anche se fatica a gestirle.
Cosa può fare un genitore se vuole proteggerli ma sa di non poterlo fare sempre e comunque?
Cosa posso fare se e quando un giorno non ci sarò più? (quante volte chiedo egoisticamente la grazia di poterli vedere crescere per esserci nella loro gioia e sofferenza).
Io ho fatto l'unica cosa in mio potere da quando sono piccoli, li ho affidati alla Madonna con una consacrazione dedicata ai bambini.
Della serie "Mamma, pensaci tu perchè da sola non posso fare nulla..".
L'anniversario della consacrazione di Mattia sarà domani, il 29 aprile (gli altri due il 4 giugno) con questa preghiera:

"Eccomi mamma".
Ti voglio bene
e oggi consacro a te la mia vita.
Guidami tu ogni giorno, 
e, col tuo Gesù,
a te e alla mia famiglia
pensaci tu.
Grazie.

Questo è l'unico gesto concreto per saperli protetti indipendentemente da tutto, da tutti, dalla lontananza e dalle loro scelte di vita perchè nulla si può controllare, noi arriviamo fino ad un certo punto ma non possiamo e non dobbiamo evitare che vivano tutte le emozioni.
Loro sono la mia gioia e la mia sofferenza...
La gioia senza la sofferenza che senso avrebbe?
Può sembrare un discorso folle ma ragionandoci è inevitabile unire le due cose, se fossimo sempre felici, sereni e tranquilli ci stancheremmo di ogni cosa, non sapremmo apprezzare le vere gioie della vita dando tutto per scontato.
Sarà che sono la regina delle paranoie per cui riesco sempre a trovare qualche preoccupazione per cui la gioia poi è più che apprezzata... scherzi a parte, sono migliorata molto da quando mi affido di più.
Una cosa che invece non ho cambiato da quando sono piccola è il non mostrare la sofferenza, lo so io, sto male io e mi basta cosi.
Se ripenso ad ogni cosa che nella mia vita mi ha fatto del male, riesco a trovare il buono e il positivo, ok, non subito, magari ci sono voluti anni e anni, ma il positivo c'è, il buono c'è... la sofferenza non è mai fine a se stessa, non può esserlo (eccetto se si è tendenti al sadismo ma è un altro discorso).
Il Signore ci ha sempre insegnato questo, come cristiani sappiamo che qualsiasi cosa ha dietro qualcosa di più grande, un fine maggiore.
In questo tempo è difficile trovare un senso alla sofferenza, ma ci arriveremo con il tempo, quando morì mia nonna la sofferenza fu enorme, non potrei descriverla o quantificarla e da allora in me è aumentato il mio istinto di protezione nei confronti dei miei figli, la paura che possano soffrire per la perdita di qualcuno a cui vogliono bene..
Non la sto gestendo benissimo ma posso sempre migliorare, alla fine sono pur sempre una mamma rompi scatole per cui in qualche modo colpevole delle loro sofferenze quando nego videogiochi, uscite, dolci, schifezze...
Quando cresceranno sarò ancora peggio, perchè i "no" saranno ancora più mirati e per loro dolorosi e quando saranno grandi so che capiranno che tutto ciò che hanno "sofferto" era per il loro bene.
Eh già.. come dicevo, la sofferenza non è fine a se stessa e ringrazio ogni giorno il Signore per avermelo fatto capire in tanti modi... alcuni li avrei evitati volentieri eh... ma è innegabile che Lui ci aiuta a trasformarli in bene tenendoci per mano.

Un abbraccio