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lunedì 20 luglio 2026

Devozione: i primi 9 venerdì del mese.




Nel profilo Instagram vi ho già parlato di questa devozione, ma scrivere nel blog mi permette di ampliare le informazioni, inoltre è più facile poter recuperare ciò che vi serve.
 
Origine della devozione
Questa devozione ha origine dalle celebri rivelazioni di Paray le Monial: il Signore chiese a Santa Margherita Maria Alacoque che la conoscenza e l'amore del suo Cuore si diffondessero nel mondo, come fiamma divina, per riaccendere la carità che languiva nel cuore di molti.
Il Signore, mostrandole il Cuore e lamentandosi delle ingratitudini degli uomini, le chiese che in riparazione questo, si frequentasse la Santa Comunione, specialmente nel Primo Venerdì d'ogni mese, il tutto con Spirito di amore e di riparazione. 
L'anima di questa Comunione mensile: di amore che cerca di contraccambiare l'ineffabile amore del Cuore divino verso di noi; di riparazione per le freddezze, le ingratitudini, il disprezzo con cui gli uomini ripagano questo amore.

Promessa
La promessa del Sacro Cuore di Gesù, con la quale Egli ci assicura l'importantissima grazia della morte in grazia di Dio, quindi la salvezza eterna.
Ecco le precise parole con cui Gesù manifestò la Grande Promessa a Santa Margherita Maria Alacoque:
«IO TI PROMETTO, NELL'ECCESSO DELLA MISE RICORDIA DEL MIO CUORE, CHE IL MIO AMORE ONNIPOTENTE CONCEDERÀ LA GRAZIA DELLA PENITENZA FINALE A TUTTI COLORO CHE SI COMUNICHERANNO IL PRIMO VENERDI DEL MESE, PER NOVE MESI DI SEGUITO. ESSI NON MORRANNO NELLA MIA DISGRAZIA, NÈ SENZA AVERE RICEVUTO I SANTI SACRAMENTI, E IN QUEGLI ULTIMI MOMENTI IL MIO CUORE DARÀ LORO UN SICURO ASILO».

Condizioni
Per rendersi degni della Grande Promessa è necessario:
1. Accostarsi alla Comunione: la Comunione va fatta bene, cioè in grazia di Dio; quindi, se si è in peccato mortale, bisogna premettere la confessione.
2. Per nove mesi consecutivi: quindi chi avesse incominciato le Comunioni e poi per dimenticanza, malattia, o altra motivazione, ne avesse tralasciata anche una sola, deve incominciare da capo.
3. Ogni primo venerdì del mese: la pia pratica si può iniziare in qualsiasi mese dell'anno.

Alcune specifiche
• Le Comunioni devono essere fatte nei primi venerdì del mese, e non in altro giorno della settimana. Nemmeno il confessore può commutare il giorno, perché la Chiesa non ha concesso a nessuno questa facoltà. Neppure gli ammalati possono essere dispensati dall'osservare questa condizione.
• Le nove comunioni devono essere fatte in grazia di Dio, con la volontà di perseverare nel bene e di vivere da buon cristiano.
• Nel fare le nove Comunioni bisogna avere l'intenzione di farle secondo le intenzioni del Cuore di Gesù per ottenere la sua Grande Promessa, e cioè la salvezza eterna.

Le 12 Promesse ai devoti del Sacro Cuore:
1. darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato
2. metterò la pace nelle loro famiglie
3. li consolerò in tutte le loro afflizioni
4. sarò il loro sicuro rifugio in vita e specialmente in morte
5. spanderò le più abbondanti benedizioni sopra tutte le loro imprese
6. i peccatori troveranno nel mio Cuore la fonte e l'oceano infinito della misericordia
7. le anime tiepide diverranno fervorose
8. le anime fervorose s'innalzeranno rapidamente a una grande perfezione
9. benedirò le case ove l'immagine del mio sacro Cuore sarà esposta e onorata
10. darò ai sacerdoti il dono di commuovere i cuori più induriti.
11. le persone che propagheranno questa devozione avranno il loro nome scritto nel mio Cuore e non ne
sarà mai cancellato
12. prometto nell'eccesso della misericordia del mio Cuore che il mio amore onnipotente concederà a tutti quelli che si comunicheranno il primo venerdì del mese per nove mesi consecutivi la grazia della penitenza finale. Essi non moriranno in mia disgrazia, né senza ricevere i Sacramenti, e il mio Cuore sarà loro rifugio sicuro in quell'ora estrema.

Le meditazioni dei primi 9 venerdì del mese:
I venerdì - Il pentimento.
II venerdì - La fede.
III venerdì -  La fiducia.
IV venerdì - L'umiltà.
V venerdì - La riparazione.
VI venerdì - La donazione.
VII venerdì - L'abbandono.
VIII venerdì - La preghiera.
IX venerdì - Il proponimento.

Ora le vediamo nello specifico:
I venerdì - Il pentimento.
O Cuore di Gesù, fornace ardente di amore per tutti gli uomini da Te redenti con la Tua passione e morte di Croce, vengo a Te per chiederti umilmente perdono di tanti peccati con i quali ho offeso la Tua Maestà infinita ed ho meritato il castigo della Tua giustizia.

Tu sei pieno di misericordia e per questo vengo a Te, fiducioso di ottenere, assieme al perdono, tutte le grazie che hai promesso a chi si sarebbe accostato ai santi sacramenti della Confessione e della Comunione nei primi venerdì di nove mesi consecutivi.

Mi riconosco vile peccatore, indegno di ogni Tuo favore, e mi umilio davanti alla Tua infinita bontà, per la quale mi hai sempre cercato e hai pazientemente aspettato che venissi a Te per godere della Tua infinita misericordia.

Eccomi ai Tuoi piedi, mio amabile Gesù, per darti tutta l'adorazione e tutto l'amore di cui sono capace, mentre Ti supplico: "Pietà, mio Dio, pietà di me secondo la Tua grande misericordia. Nella Tua bontà cancella i miei peccati. Lavami da tutte le mie colpe. Purificami e sarò mondato, lavami e sarò più bianco della neve. Se vuoi puoi guarire l'anima mia. Tu puoi tutto, mio Signore: salvami."

II venerdì - La fede.
Eccomi, mio Gesù, nel venerdì del secondo mese, giorno che mi ricorda il martirio al quale Ti sei sottoposto per riaprirmi le porte del Paradiso e sottrarmi dalla schiavitù del demonio

Dovrebbe bastare questo pensiero per capire quanto è grande il Tuo amore per me. Invece sono così tardo di mente e così duro di cuore che ho sempre stentato a capirti e a risponderti. Tu mi sei vicino e io Ti sento lontano, perché credo in Te, ma con una fede così debole e così annebbiata da tanta ignoranza e da tanto attaccamento a me stesso, che non riesco a sentire la Tua amorevole presenza.

Allora Ti supplico, o mio Gesù: aumenta la mia fede, annienta in me quanto non piace a Te e mi impedisce di vedere i Tuoi lineamenti di Padre, di Redentore, di Amico.

Dammi una fede viva che mi faccia attento alla Tua parola e me la faccia amare come il buon seme che Tu getti nel terreno della mia anima. Nulla possa turbare la fede che ho in Te: né il dubbio, né la tentazione, né il peccato, né lo scandalo.

Rendi pura e cristallina la mia fede, senza il peso dei miei interessi personali, senza i condizionamenti dei problemi della vita. Fà che io creda solo perché sei Tu che parli. E Tu solo hai parole di vita eterna.

III venerdì - La fiducia.
Mio Gesù, vengo a Te per colmare il mio cuore bisognoso di amore, perché spesso si sente solo. Troppe volte ho avuto fiducia negli uomini e spesso la mia fiducia è stata tradita. Oggi do a Te la mia fiducia, la do a Te nella misura più assoluta, perché so che Tu mi porterai sulle Tue braccia, verso le mete migliori. Tu sei il solo che merita la fiducia dell'uomo: fiducia piena, totale, perché non sei mai venuto meno alla Tua parola. Tu sei il Dio fedele, il Creatore che ha disteso i cieli e gettato le fondamenta della terra. Il mondo dà la vertigine; Tu dai l'amore, la serenità e la pace. Tu dai la certezza di essere salvati e nel Tuo nome ogni venerdi tante anime risuscitano alla vita della grazia.

Nel Tuo nome anch'io oggi risuscito nella certezza di essere salvato, perché Tu lo hai promesso. Con la Tua Grande Promessa hai manifestato la Tua potenza, ma con la Tua misericordia hai dimostrato l'amore. E chiedi a me una risposta d'amore.

Eccomi, o Signore, lo Ti rispondo donando a Te ogni mia fiducia, e poiché di Te mi fido, a Te mi affido, nella certezza che ogni preghiera, ogni rinuncia, ogni sacrificio, a Te offerto con amore, otterrà da Te il cento per uno.

IV venerdì - L'umiltà.
Mio Gesù, io Ti credo presente nel SS. Sacramento, fonte inestinguibile di ogni bene. Per il Tuo Corpo che mi doni nella Santa Comunione, fa che io contempli il Tuo volto nella Patria Celeste. Nell'onda pura del Tuo Sangue immergimi, o Signore, perché io impari che nel nascondimento, nell'umile sacrificio di sé, nasce la pace e la gioia dei cuori.

Il mondo è orgoglio, esibizione e violenza. Tu invece insegni l'umiltà che è servizio, mitezza, comprensione, bontà.

Ti sei fatto mio cibo e mia bevanda con il Sacramento del Tuo Corpo e del Tuo Sangue. E sei il mio Dio! Mi hai così dimostrato che, per salvarmi dovevi farti umile, nasconderti, lasciarti annientare. L'Eucaristia è il Sacramento del Tuo annientamento: chiunque Ti può adorare o calpestare. E sei Dio! L'insipienza umana è capace di ogni profanazione. E Tu chiami con amore, aspetti per amore. Umile e nascosto nel Tabernacolo Ti sei fatto il Dio dell'attesa. Dal profondo del mio nulla Ti chiedo perdono per quando non ho ascoltato la Tua Voce. Mio Signore, in questo quarto venerdì Ti chiedo il dono dell'umiltà. E' l'umiltà che salva i rapporti umani, che salva l'unità delle famiglie, ma soprattutto è l'umiltà che rende veri e costruttivi i miei rapporti con Te.


Poiché Tu ami gli umili e disprezzi i superbi, fa che io sia umile per poter essere amato da Te. Fa ch'io sappia imitare l'umile Tua Ancella, la Vergine Maria, che hai amato per la sua verginità, ma che hai scelto per la sua umiltà. E' questo il dono che Ti voglio portare oggi: il mio proposito di essere umile.

V venerdì - La riparazione.
Vengo a Te, mio Gesù, con tanti peccati e tanti difetti. Tutto mi hai perdonato nel sacramento della Confessione, ma io mi sento ancora debitore di tanto amore di riparazione: amore che cancelli ogni traccia del mio peccato, prima dentro di me, e poi nella Chiesa, mia madre spirituale, che ho danneggiato col mio peccato diminuendo in essa l'amore al Tuo Regno. Per questa riparazione Ti offro il Tuo stesso Corpo immolato e il Tuo sangue versato per la salvezza di molti.

Anche se molto indegnamente Ti offro, in unione con il Tuo divino sacrificio, la rinuncia ad ogni soddisfazione illecita, Ti offro ogni sacrificio richiesto dalla fedeltà ai doveri che ho verso la mia famiglia, i sacrifici richiesti dal mio lavoro di ogni giorno; Ti offro tutte le mie sofferenze fisiche e morali, affinché le coscienze intorpidite, le famiglie malate e sconvolte, i cuori troppo tiepidi ritrovino la via della fede, la luminosità della speranza, l'ardore fecondo della carità. E Tu, mio Gesù

Eucaristico, vieni a me con il Tuo Santo Spirito, Consolatore Perfetto. Illumina la mia mente, infiamma il mio cuore, affinché possa amarti con tutte le mie forze al di sopra di ogni cosa e riparare così i peccati miei e quelli di tutto il mondo. Concedimi di saperti fare amare anche da tutti i miei cari, fin che un giorno ci riunirai tutti nel Tuo Regno eterno per godere della Tua misericordia nella felicità che non ha fine.

VI venerdì - La donazione.
Mio Signore Gesù, Ti sei donato a me nella Santa Eucaristia per dimostrarmi quanto è grande e potente l'Amore Divino.

lo mi voglio donare a Te con fiducia illimitata e senza riserve, perché Tu veda la sincerità del mio amore. Ma proprio perché il mio amore, pur essendo sincero, è tanto debole e distratto dalle cose del mondo, desidero offrirti la mia donazione totale e incondizionata. Confido che Tu, con la Tua grazia, la renda sempre più vera.

lo credo fermamente in Te, quindi Ti cerco amandoti, e Ti dono tutto il mio essere e tutte le cose mie insieme con i miei affetti più cari, fino a costituire con Te una cosa sola, perché la Tua vita pulsi nell'anima mia. Sono certo che se questo avverrà, Tu sarai la consolazione che nessun altro può darmi; sarai la mia forza, il mi conforto in ogni giorno della mia vita. Tu Ti sei donato a me e io mi dono totalmente a Te, perché riesca a capire quanto è grande il Tuo amore.

Tu in questo giorno mi dai la Tua luce a piene mani, e mi fai comprendere che per realizzare questa donazione, devo essere umile e forte nella fede. Per questo ho bisogno del Tuo aiuto, della Tua assistenza, della Tua forza. è quanto Ti chiedo con tanto amore, perché desidero realizzare la più intima vicinanza a Te Eucaristico, non solo oggi, ma in tutti i giorni della mia vita. E Tu, mio Signore, fa in modo che, per questa donazione a Te, io resista a ogni seduzione delle persone, delle cose, del denaro, dell'orgoglio, e sia sempre Tuo testimone, cercando sempre il Tuo amore e la Tua gloria.

VII venerdì - L'abbandono.
Troppe volte mi sono confuso agitandomi. Allora ho perso di vista Te, mio Vero bene, e ho dimenticato i propositi che Ti ho donato nei primi venerdì precedenti.
Ora Ti chiedo, o mio Gesù, di essere Tu a prenderti cura di me e delle cose mie. Mi voglio abbandonare completamente in Te, certo che Tu risolverai tutte le mie situazioni spirituali e materiali.

Voglio chiudere pacificamente gli occhi dell'anima mia, stornare il pensiero da ogni affanno e da ogni tribolazione e rimettermi a Te, perché Tu solo operi, dicendoti: pensaci Tu!
Voglio chiudere gli occhi e lasciarmi portare dalla corrente della Tua grazia sul mare infinito del Tuo amore. Voglio abbandonarmi a Te per lasciarmi lavorare da Te, che sei l'Onnipotente, con tutta la fiducia del mio cuore. Solo voglio dirti: pensaci Tu! Non voglio più preoccuparmi di me, perché sia Tu, che sei Sapienza infinita, a preoccuparti di me, dei miei cari, del mio futuro. Solo Ti chiedo: mio Signore, pensaci Tu. Voglio abbandonarmi in Te e riposare in Te, credendo ciecamente alla Tua bontà infinita, nella certezza che Tu mi addestrerai a compiere il Tuo volere e mi porterai sulle Tue braccia verso ciò che per me è il vero bene.

Nelle mie necessità spirituali e materiali, tralasciando affanni ed angoscie, sempre Ti dirò come ora Ti dico: Signore mio, pensaci Tu.

VIII venerdì - La preghiera.
Devo veramente imparare a pregare. Ho capito che invece di fare la Tua volontà, ho sempre chiesto a Te di fare la mia. Tu sei venuto per gli ammalati, ma io, invece di chiedere a Te la Tua cura, Ti ho sempre suggerito la mia. Ho dimenticato di pregare come Tu ci hai insegnato nel Padre nostro e ho dimenticato che mi sei Padre pieno d'amore. Sia santificato il Tuo nome in questa mia necessità. Venga il Tuo regno, anche attraverso questa situazione, in me e nel mondo. Sia fatta la Tua volontà come in cielo così in terra, disponendo di questa mia necessità come meglio Ti piace, per la mia vita temporale ed eterna.

lo credo che Tu sei la bontà infinita, quindi sono certo che Tu intervieni con tutta la Tua onnipotenza e risolvi le situazioni più chiuse. Se anche il malanno incalza, non mi agiterò, ma chiuderò gli occhi e con tanta fiducia Ti dirò: sia fatta la Tua volontà. E sarò certo che interverrai e compirai, come medico divino, ogni guarigione, anche il miracolo se occorre. Perché non c'è medicina più potente di un Tuo intervento di amore.

Non confiderò più negli uomini, perché so che è questo che intralcia l'operare del Tuo amore. La mia preghiera fiduciosa sarà sempre rivolta a Te, perché in Te credo, in Te spero, Te amo sopra ogni cosa.

IX vemerdì - Il proponimento.
Son giunto al termine dei Nove Primi Venerdì da Te richiesti per colmarmi delle grazie previste dalla Tua Grande Promessa. Durante questi nove mesi Tu mi hai aiutato a crescere nella fede e nella vita di grazia. Il Tuo amore mi ha attirato a Te e mi ha fatto comprendere quanto hai patito per salvarmi e quanto è grande il Tuo desiderio di portarmi a salvezza. Tutto l'amore di un Dio si è riversato su di me, ha illuminato la mia anima, ha rafforzato la mia volontà e mi ha fatto capire che a nulla serve all'uomo guadagnare anche tutto il mondo se poi perde la sua anima, perché perduta l'anima è perduto tutto, salvata l'anima è salvato tutto. Ti ringrazio mio Gesù, di tanti doni e Ti offro, quale testimonianza della mia gratitudine, il proposito di accostarmi più spesso ai sacramenti della Confessione e della santa Comunione con l'adorazione, il rispetto, la devozione e il fervore di cui posso essere capace.

E Tu continua ad assistermi, o mio Gesù, con il Tuo amore sempre vigile e sempre misericordioso, perché io impari ad amarti per Te stesso, ancora più che per i Tuoi benefici. Voglio poterti dire sempre con sincerità: Amore mio ti voglio tanto bene. E Tu che hai detto: "Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare" (Ezechiele 18, 15), conduci anche me, perché mi nutri del Tuo amore e riposi sempre sul Tuo cuore.

In particolare voglio offrirti in ringraziamento di tutti i tuoi benefici, il proposito di non lasciare mai la Messa alla domenica e negli altri giorni festivi, e di insegnare anche ai miei familiari l'osservanza di questo terzo Comandamento che Tu ci hai dato perché veniamo ad attingere al Tuo amore la gioia e la serenità che nessun altro può darci.

Alcuni dubbi
Se dopo aver fatto i primi nove venerdì, con le debite disposizioni, uno cadesse in peccato mortale, e poi morisse all'improvviso, come potrebbe salvarsi?
Gesù ha promesso, senza eccezione alcuna, la grazia della penitenza finale a tutti coloro che avranno fatto bene la Santa Comunione nel primo venerdì di ogni mese per nove mesi consecutivi; quindi si deve credere che, nell'eccesso della sua misericordia, Gesù dia a quel peccatore moribondo, la grazia di emettere un atto di contrizione perfetta, prima di morire.

Se dopo aver fatto le nove comunioni con l'intenzione di proseguire cadendo nel peccato, potrebbe sperare nella Grande promessa del sacro Cuore di Gesù?
No di certo, anzi commetterebbe tanti sacrilegi, perché accostandosi ai Santi Sacramenti, è necessario avere la ferma risoluzione di lasciare il peccato. Un conto è il timore di tornare ad offendere Dio, e altro la malizia e l'intenzione di seguitare a peccare.


"A tutti coloro che fanno la Comunione, nei primi venerdì di nove mesi consecutivi, darò la grazia della perseveranza finale e della salvezza eterna"  
Gesù a Santa Margherita Alacoque


Buona preghiera.
Cristina 


giovedì 18 giugno 2026

Vivere la fede d'estate: 10 consigli semplici e concreti.

                                   



Con l’arrivo dell’estate i ritmi cambiano. Le giornate si allungano, il tempo sembra dilatarsi per fare spazio a gite, vacanze e momenti di totale relax; magari in piscina o in montagna. Questo però può portare a dilatare anche i tempi della fede, rischiando di farci perdere pezzi lungo il cammino. 
Priorità alle uscite e forse si pensa allo spirito, rimandando a momenti in cui la pioggia ci obbliga a casa oppure dopo le vacanze. Ma la vita di fede non dovrebbe fermarsi, nemmeno un giorno.
Per aiutarvi a non dimenticare la fede e la spiritualità a casa, ho pensato ad alcuni consigli semplici e pratici da poter mettere in pratica.
Ora li vedremo uno a uno nello specifico con un piccolo versetto di riferimento.

1. RITMO LENTO: l’estate ti insegna a non correre. Il caldo allarga il tempo, lo distende. Accogli questo ritmo come un invito di Dio a respirare, ascoltare, osservare. La fede cresce quando smetti di inseguire e inizi a stare. Stare, è esattamente la parola chiave che dovresti portare con te ogni giorno dell'anno, ma è così difficile. Stare, significa "prendersi il tempo necessario per...": per ascoltare e ascoltarsi, per interiorizzare, per metabolizzare, per godersi il momento.

Versetto: “Fermatevi e sappiate che io sono Dio.” (Salmo 46,11)


2. PREGHIERA BREVE: scegli una sola frase per tutta l’estate: una giaculatoria, un versetto, un’invocazione. Ripetila mentre cammini, mentre prepari la cena, mentre guardi il cielo. La preghiera breve diventa un filo d’oro che attraversa le tue giornate. Diventerà il tuo appuntamento quotidiano con Dio. Puoi anche cambiarla ogni settimana oppure per ogni mese. Consigli di mantenerla per un mese, in questo modo riuscite ad aver ei tempo per "stare" con quella giaculatoria, altrimenti rischiate che, quando l'avete imparata, è il tempo di cambiarla.

Versetto: “Pregate senza cessare.” (1 Tessalonicesi 5,17)


3. VANGELO IN VALIGIA: porta con te un Vangelo tascabile. Non necessariamente per studiare, ma per lasciarti sorprendere. Leggi un capitolo al giorno, magari all’ombra di un albero o davanti al mare. La Parola si lascia incontrare nei luoghi più semplici. Avete mai visto qualcuno in spiaggia con a Bibbia? Potete essere voi quel qualcuno e chissà, magari potete fare la differenza.
Se non andate in vacanza, potete mettere il vangelo tascabile in borsa o nello zaino... o in auto!

Versetto: “La tua parola è lampada ai miei passi.” (Salmo 119,105)


4. ROSARIO LEGGERO: un mistero al giorno: in spiaggia, in montagna, in giardino, in auto. Non serve perfezione, serve presenza. Maria cammina con te anche nelle giornate più leggere. Anche se spezzi la preghiera durante il giorno. Non è necessario recitare tutto il Santo Rosario in una volta, se hai poco tempo, puoi spezzarlo e potrà scandire la tua intera giornata. Se in vacanza visiti una chiesa, approfittane per fermarti e recitare una decina.

Versetto: “Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.” (Luca 2,19)


5. PICCOLI ALTARI ESTIVI: ovunque sei, crea un piccolo spazio sacro: una candela, un’immagine, un fiore raccolto. Un angolo che ti ricorda che Dio è vicino, anche lontano da casa. La fede vive di segni semplici. Avere un piccolo angolo anche fuori casa, ti permette di fare memoria della presenza di Dio nella tua vita ovunque ti trovi. 

Versetto: “Faranno per me un santuario e io abiterò in mezzo a loro.” (Esodo 25,8)


6. CARITA' SILENZIOSA: l’estate è piena di incontri: un sorriso, un aiuto, un gesto gentile. La carità non ha bisogno di rumore, solo di occhi attenti. Ogni giorno scegli un piccolo atto d’amore. Una bottiglietta d'acqua a un senzatetto, un aiuto a qualcuno che ne ha bisogno, la spesa a un anziano che non può uscire. Oppure attraverso qualche associazione per il volontariato.

Versetto: “Qualunque cosa avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatta a me.” (Matteo 25,40)


7. CUSTODIA DEL CORPO: il corpo è tempio dello Spirito: riposa, idratati, cammina, respira. La cura di sé non è vanità, è responsabilità spirituale. La grazia passa anche attraverso la salute e il rispetto per il proprio corpo. 

Versetto: “Il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo.” (1 Corinzi 6,19)


8. LITURGIA DELLA NATURA: lascia che il creato ti parli: il vento, la luce, il mare, il silenzio. Ogni elemento diventa un invito alla lode. La natura è il primo altare che Dio ha costruito. Attenzione a non idolatrare la natura. Cosa molto diversa rispetto al ringraziare per ciò che ci circonda. La natura non è Dio, ma dono di Dio.

Versetto: “I cieli narrano la gloria di Dio.” (Salmo 19,2)


9. SILENZIO QUOTIDIANO: cinque minuti al giorno senza telefono, senza rumore, senza distrazioni. Il silenzio è lo spazio in cui Dio può parlare. L’estate è il tempo perfetto per imparare ad ascoltare. Senza silenzio non riusciremo mai a sentire le parole di Dio, ciò che vuole dire alla nostra vita. E' possibile trovare questo tempo, per chiunque.

Versetto: “Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza.” (Isaia 30,15)


10. GRATITUDINE SERALE: ogni sera scrivi o pensa tre grazie: un volto, un colore, un gesto, una sorpresa, un luogo. La gratitudine trasforma l’estate in un sacramento di luce. Chi ringrazia vede Dio dappertutto. Ti permette di notare cose che prima passavano inosservate. Ti rendi conto di quanto operi Dio nel tuo quotidiano, anche attraverso persone o avvenimenti.

Versetto: “Rendete grazie in ogni cosa.” (1 Tessalonicesi 5,18)


UNA FEDE CHE RESPIRA... L’estate non è un tempo “vuoto”: è un tempo che può diventare spazio, respiro, via. Se lasci entrare Dio nelle tue giornate calde e leggere, scoprirai che la fede non va in vacanza, si fa più semplice, più vera, più tua.

“In Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo.” (Atti 17,28)

Frutto del silenzio è la preghiera. 
Frutto della preghiera è la fede. 
Frutto della fede è l’amore. 
Frutto dell’amore è il servire.
(Madre Teresa di Calcutta)


I consigli non sono finiti, seguite il profilo Instagram per non perdere i prossimi contenuti. Ci sarà un post anche a luglio.

Inoltre non perderti i podcast! Ti lascio l'ultimo pubblicato.

Buona estate.
Cristina

venerdì 10 aprile 2026

Un’amicizia che profuma di cielo: la parte di te che porto con me.

 


È da qualche settimana che vorrei scrivere qualcosa nel blog parlando di Bea. Ho aspettato, aspettato ancora e oggi, a sei mesi dalla sua nascita in cielo, credo sia arrivato il momento di raccontare qualcosa di lei. Cercherò di riassumere, altrimenti potrei ritrovarmi a scrivere un poema.
Bea era la mia migliore amica, anzi, lo è ancora. Ci siamo conosciute nel lontano 2015 attraverso un gruppo Facebook dedicato a mogli e mamme cattoliche. Pochi lo sanno, ma appena ci siamo conosciute, tra di noi c'erano discussioni continue! Avevamo un carattere molto simile, per cui era più il tempo trascorso a discutere che a chiacchierare amabilmente. Poi qualcosa è cambiato. 
Ho imparato a conoscerla, a capire che dietro quel suo carattere tosto e impulsivo, c'era ben altro e questa stessa cosa, l'ha colta lei nei miei confronti. Avevamo storie di sofferenza sulle spalle, di fatiche e di giudizio. Potevamo capirci a vicenda.
Era molto espansiva, chiacchierava con chiunque senza grossi problemi; anche se ti conosceva appena ti raccontava tutta la sua vita, senza alcun filtro. Era così ed era bella per questo.
A differenza sua, non ho mai avuto amiche, non sapevo come mantenere un rapporto di amicizia duraturo, fatto di sostegno reciproco e fiducia. Ero abituata a tradimenti, ad essere il capro espiatorio ad essere l'ultima ruota del carro.
Grazie a lei ho sperimentato cosa significhi realmente avere un'amica che farebbe di tutto per te senza un tornaconto. Non lo aveva mai fatto nessuno.

Nel corso degli anni abbiamo avuto momenti faticosi, alcune vicissitudini mi hanno portata a cambiate molto carattere, smussando i lati spigolosi, imparando a contare fino a mille prima di fare o dire qualcosa, facendo pace con l'impulsività... Lei no, continuava ad essere impulsiva e senza peli sulla lingua. Questo, qualche volta, le ha creato dei problemi ma le sono sempre stata accanto. Rivedevo la me del passato e sapevo che era possibile cambiare, migliorare, solo doveva esserci qualcuno che credeva in te, per cui io credevo in lei.
Ogni gesto e ogni parte caratteriale di una persona sono plasmati dal proprio vissuto, per cui avevo imparato ad andare oltre e a vedere ciò che era oltre quello. Ovvero una persona generosa come poche, che avrebbe smosso mari e monti per aiutarti, che non si risparmiava e che aveva una totale e piena fiducia nei piani del Signore, anche quando non li capiva.
La parlantina non le mancava, a differenza mia che sono particolarmente taciturna e amo ascoltare invece di parlare, di conseguenza spesso le nostre telefonate erano ben impostate: lei parlava, io ascoltavo e mi andava bene così. Certo, anche io parlavo, ma preferivo ascoltarla mentre bevevamo il nostro caffè, anche se ognuna a casa propria. Sì, perché io vivo a Bergamo, mentre lei inglese trapiantata in Sicilia, ai lati opposti dell'Italia.
Nel 2021, complice uno scalo a Orio al Serio, ci siamo incontrate di persona per la prima volta. Non l'avevo immaginata così alta, questa cosa mi colpì molto. Un caffè al centro commerciale lì vicino, quattro chiacchiere, tanti abbracci (che lei mi stava insegnando a dare perché non ne ero capace) e una videochiamata con altre amiche che facevano parte di un piccolo gruppo che avevamo creato.
Anche questa è una bella parentesi e merita una spiegazione. Molti anni prima, nel 2012, creai un gruppo Facebook cattolico. Ci furono alcuni problemi a causa di alcuni membri per cui volevo crearne uno nuovo per ripartire. Appena ci siamo conosciute (nel 2015), il suo entusiasmo mi travolse per cui decidemmo di aprire questo nuovo gruppo insieme grazie anche a un gemellaggio con un gruppo americano di cui lei faceva parte. Nacque così "Stile di vita di una folle donna cattolica". Probabilmente se non fosse stato per lei, tutto questo, ora non ci sarebbe. Come diramazione, creammo vari piccoli gruppi di supporto tra mamme cattoliche e, uno in particolare, era il nostro rifugio (quello della videochiamata).

Nel corso di questi anni, qualche scontro ci fu, ma cose di poco conto, il problema principale era la mia poca presenza, o per lo meno, la mia zoppicante gestione dell'amicizia. Ho sempre avuto l'idea di "non dover disturbare", di non scrivere troppo per paura di essere invadente, di non essere accolta, oppure di lasciar andare per non obbligare l'altro a rispondermi (e questa cosa c'è ancora). Lei era l'opposto e queste mie "assenze" hanno creato qualche fatica. Che si è poi ripresentata pochi mesi prima della sua morte.
Come detto, era anche molto generosa e si faceva in quattro per gli altri, nonostante le distanze. Niente poteva fermarla.
Nel 2023, a maggio, venne da noi per un evento speciale, mia figlia Giorgia l'aveva scelta come madrina di cresima. E lei questo impegno lo aveva preso sul serio. Si era impegnata tanto per creare un buon rapporto con Giorgia, con videochiamate, messaggi, anche se già la conosceva perché durante la pandemia aveva fatto un corso di inglese a lei, Gabriele e altri ragazzini.
Rimase da noi qualche giorno e scombussolò la nostra routine, portando la sua esuberanza ma anche il suo essere parte della nostra vita. Sul momento non fu facile, ma ricordo quei giorni come momenti di grazia che mi hanno portata a mettere in discussione molte cose di me (in meglio).
Alcuni mesi dopo mi diagnosticarono un cancro maligno al seno, l'operazione era programmata per fine novembre. Bea in quel periodo scatenò il paradiso con cordate di preghiera continue, rosari comunitari, rosari online e aggiornamenti sulla mia situazione post operatoria (che aveva avuto alcune complicanze). Ma non finisce qui, all'inizio di dicembre arrivò a casa nostra per dare una mano. Era partita senza pensarci due volte, lasciando in Sicilia marito e due figlie, per starci accanto qualche giorno in quel momento delicato.
Mi sono sentita la persona più fortunata su questa terra. Mai avrei pensato di meriare tanto, di essere così importante per un'amica. Lei era così, non poteva farci nulla.
Era anche la mia prima "fan", quando pubblicavo l'agenda, oppure qualche altro libro, era la prima a promuoverlo, parlarne e condividerlo dicendo che era fiera di me... nemmeno i miei genitori mi hanno mai detto una cosa simile... ma se lo diceva lei ci credevo. 

A maggio 2025 doveva venire ancora da noi per fare da madrina di cresima a Gabriele, questa volta era incinta e non stava bene, per cui ha preferito rimanere a casa (per evitare di stare male così lontana da casa). Aveva già perso un bambino alcuni mesi prima. Dato che l'avrebbe voluta anche Mattia, ci sarebbe stata un'altra occasione.
Ha avuto problemi di salute per tutta la gravidanza, ho cercato di essere presente ma allo stesso tempo mi sono resa conto di averla un po' esclusa dalla mai vita per proteggerla. Ad agosto dovevo essere operata per togliere l'espansore e mettere la protesti post mastectomia, per cui non le dissi nulla per non farla preoccupare ma lo scoprì lo stesso. Offrì le sue fatiche per la mia operazione. Ancora una volta c'era nonostante tutto.
Lei continuava a non stare bene, io dopo un mese di problemi post intervento andai ad una visita e decisero di ricoverarmi d'urgenza, lei nel frattempo stava per partorire. Eravamo in ospedale lo stesso giorno in due parti opposte d'Italia.
Lei partoriva, io dovevo essere operata d'urgenza per protesi infetta, anche questa volta non le dissi nulla per non farla preoccupare. Doveva pensare a se stessa, al suo piccolino appena nato, per me ci sarebbe stato tempo. La priorità era la sua serenità.
Continuai a sostenerla con la preghiera per qualche piccolo intoppo, poi qualche giorno dopo, arrivò la notizia. Si era sentita male ed era in coma.
Ora toccava a me scatenare il paradiso, era il mio turno e il mio modo per ripagarla di tutto ciò che aveva fatto per me. 
Catene di preghiera, rosari, novene... si era mobilitato il mondo (ne conosceva di gente!) tutto per Bea.
Prima di questo evento, vedere spesso il giudizio nei suoi confronti mi ha sempre fatto male, mi chiedevo come potessero basarsi solo sulle parti negative di una persona senza vedere la meraviglia che aveva dentro, sarebbe bastato andare oltre. 
Ecco, vedere tutto questo movimento e le persone che, in quell'occasione, parlavano di quanto Bea avesse fatto qualcosa di buono nella loro vita, mi rese la persona più felice del mondo, ma allo stesso tempo pensai che tutto quel bene che raccontavano di lei, Bea non lo aveva vissuto. Sì, perché nella sua esuberanza, nel suo essere chiacchierona con tutti, nella sua totale fiducia nel Signore in ogni piccola cosa, spesso credeva di non essere amata ma solo giudicata. Quell'amore lo percepiva a singhiozzo.

Il 10 ottobre, Bea è andata tra le braccia del padre. Probabilmente ha optato per quella data perché era sicura che me la sarei ricordata (ho dei seri problemi di memoria con le date e quello è il giorno del mio anniversario di matrimonio, per cui impossibile da dimenticare).
Il dolore è stato enorme, tutt'ora lo è. Mi mancano i suoi messaggi, i suoi sfoghi, anche il suo mettersi in ascolto quando a sfogarmi ero io, i nostri caffè in videochiamata e le risate. 
Ringrazio ogni giorno il Signore per averla messa sulla mia strada. Mi ha permesso di scoprire cosa sia realmente l'amicizia, quella vera e piena, quella che non chiede nulla in cambio. 
Il primo pensiero dopo la sua morte fu "sono di nuovo sola, senza amici", ma lei non ha tardato a farsi sentire togliendomi questo pensiero. La sua morte mi ha portato a riscoprire vecchie amicizie, non solo,  mi ha aperta anche a quelle nuove con uno spirito diverso, con un modo di pormi nuovo, che mi ha insegnato proprio lei.
A sei mesi dalla sua nascita in cielo, sono costantemente grata per la sua presenza e per avermi preceduta in cielo perché so che, quando sarà il mio turno, la troverò lì ad aspettarmi e questo fa meno paura...
Grazie Bea, migliore amica e (come scrivevi tu) mia Sister in Christ.
Cristina

sabato 7 marzo 2026

Donna nella Chiesa: vivere pienamente la vocazione.



                                  


Martedì 3 marzo, durante una puntata di Italo Munot (qui la registrazione), in cui ero ospite, ho parlato molto del tema donne della Bibbia. E' un argomento a cui tengo molto, per questo ho pensato di dedicare questo spazio a loro, le donne nella Chiesa in simbiosi con le donne bibliche. Per rendere questo 8 marzo meno polemico possibile ma più utile.
L’8 marzo è diventato, negli ultimi anni, un terreno ambiguo, quasi di lotta. Da un lato celebra(va) la dignità femminile, dall’altro rischia di trasformarsi in un contenitore di slogan che non parlano davvero alle donne, il cui unico intento è quello di denigrare l'uomo e allo stesso tempo creare lotte tra le stesse donne. Si esalta una libertà che spesso coincide con l’isolamento, un’emancipazione che chiede di rinnegare la differenza (andando contro la scienza stessa), una forza che si misura solo nella competizione.
Eppure, la storia della salvezza custodisce un’altra narrazione, quella di donne che hanno cambiato il mondo non imitando gli uomini, non volendo essere esattamente come loro (o di più), ma vivendo fino in fondo la loro vocazione. La Chiesa, quando è fedele al Vangelo, non riduce la donna a un ruolo, ma la riconosce pienamente con tutti i suoi doni e le sue meraviglie. Ecco che la Bibbia diventa il primo luogo dove questa verità si manifesta con una potenza sorprendente. Le donne della Bibbia hanno questa forza che nasce dalla relazione con Dio.

Il mondo tende a sottolineare quanto la donna nella Chiesa sia marginale, maltrattata e non considerata, ciò sottolinea quanto poco abbiano compreso la nostra fede. La Scrittura non presenta figure femminili marginali o decorative. Presenta donne che, pur immerse in contesti tutt'altro che semplici, diventano decisive nella storia di Dio con l’umanità.

Eva: l’origine della relazione
Eva non è la caricatura della tentatrice, ma la prima chiamata alla comunione. È aiuto che gli corrisponda, cioè presenza capace di completare, custodire, generare. La sua vocazione è la relazione, non la subordinazione.

Sara: la fede che matura nel tempo
Sara attraversa la prova dell’attesa, dell’incredulità, del limite. Eppure diventa madre di un popolo. La sua storia insegna che la fecondità femminile non è solo biologica, ma spirituale, nasce dalla fiducia.

Miriam: la voce che guida
Sorella di Mosè, Miriam canta la liberazione e guida il popolo con la sua parola. È profetessa, cioè donna che interpreta la storia alla luce di Dio. La sua forza è la memoria della salvezza.

Rut: la fedeltà che costruisce futuro
Rut non è israelita, eppure entra nella genealogia di Cristo. La sua storia mostra che la donna è capace di generare futuro attraverso la fedeltà concreta, quotidiana, silenziosa.

Anna: il dolore trasformato in preghiera
Anna porta nel tempio la sua amarezza e la consegna a Dio. La sua maternità nasce da un cuore che non si chiude nella frustrazione, ma la trasfigura.

Maria: la pienezza della vocazione femminile
In Maria la donna raggiunge la sua verità più alta: accoglienza senza passività, coraggio senza aggressività, presenza senza dominio. È madre, discepola, donna forte, donna libera. In lei la femminilità diventa luogo in cui Dio entra nel mondo.

Queste sono solo una micro parte delle donne presenti nella Bibbia e sono già un immenso tesoro (altre le trovate nelle guide di quaresima e tutte insieme saranno presenti in un libro dedicato a loro), eppure il femminismo tossico, rende queste donne una banale caricatura.
Oggi molte narrazioni femministe, hanno preso una piega che non libera, ma appesantisce oppure, addirittura, storpia la realtà (avevo parlato molto di femminismo pagano in questo video).
Propongono una donna forte solo se autosufficiente, come se la relazione fosse un limite. Pretendono libertà e parità, ma se una donna decide di stare a casa per occuparsi della famiglia, apriti cielo... ecco che quella libertà ha un solo senso, quello delle loro idee.
Considerano la maternità un ostacolo, non una possibilità. Donare la vita diventa secondario, lasciando il primo posto alla lotta per poterla togliere quando "indesiderata".
Trasformano la differenza sessuale in un problema da cancellare. Qualcosa che, invece di essere una fonte inesauribile di grazia, deve essere abolito.
Esaltano la rabbia come forma di potere. Urlare, far tacere chi ha idee diverse, attaccare, sbraitare...come se queste fossero le uniche modalità utilizzabili. 
Chiedono alla donna di diventare ciò che non è: un uomo 2.0. Ritenendo anche che un uomo possa essere una donna per il solo fatto di volersi definire tale (tanto che provita e famiglia, ha creato una maglietta apposita per questa occasione). 
Esaltano il piacere personale come base per l'emancipazione e il pieno controllo di sè. Rendendo il tutto un mero atto egoistico e fine a se stesso.

Questa visione non è emancipazione, ma una nuova forma di pressione sociale. La donna viene liberata da tutto, tranne che dall’obbligo di essere perfetta, performante, invulnerabile, una dea.
Il risultato è una femminilità stanca, frammentata, spesso arrabbiata. Una donna che non si sente più autorizzata a essere ciò che è: relazione, cura, intelligenza integrativa, generatività. Chiudendosi o fingendo di essere altro per non farsi massacrare verbalmente, o peggio...
Nella Bibbia, la custodia non è servilismo, ma responsabilità, anzi, è un modo di esercitare autorità attraverso la cura.

In Genesi, uomo e donna ricevono insieme il compito di custodire il creato.
Maria custodisce nel cuore, cioè interpreta, integra, trasforma.
Le Myrofore custodiscono il corpo di Cristo e ricevono la Risurrezione.
La custodia, possiamo dire che è una forma di leadership femminile:
non comanda, ma sostiene;
non impone, ma rende possibile;
non domina, ma fa vivere.

Ecco che la visione cristiana diventa l'alternativa sana. Dove è possibile vivere la propria vocazione in pienezza, senza sentirsi sbagliate o giudicate ma accolte.
La Chiesa non propone un modello unico di donna, ma una vocazione, essere segno di vita, di comunione, di dono.
Non è un ruolo sociale, ma una chiamata spirituale che si incarna in modi diversi; nella maternità, nella consacrazione, nel lavoro, nella missione, nella creatività, nella cura, nella testimonianza.
La donna cristiana non è passiva, non è nemmeno marginale, ancor meno di serie B.
È colei che custodisce, integra, genera, riconcilia; è presenza che tiene insieme ciò che rischia di disperdersi. È sguardo che vede lontano, un cuore che accoglie, intelligenza che unisce.
Papa Pio XII disse che "La donna è il capolavoro della creazione"; Papa Francesco disse che "La vocazione femminile non è un compito imposto, ma una promessa: vivere pienamente ciò che si è, senza imitare nessuno".

In quest'ottica, proporrei una nuova festa della donna, spostandola solo di qualche settimana; la vera festa della donna dovrebbe essere, per noi, la Domenica delle Myrofore.
Se l’8 marzo è diventato un simbolo ambiguo, la tradizione offre una data molto più adatta per celebrare la donna, la terza domenica di Pasqua, quando la Chiesa ortodossa ricorda le Sante Myrofore, le donne che portarono gli aromi al sepolcro, le donne dell'annuncio.
Vi ho già parlato di loro ma non se ne parla mai abbastanza.
Le Myrofore sono le prime testimoni della Risurrezione, sono coloro che ricevono l’annuncio più grande della storia. Sono sempre loro che diventano apostole per gli apostoli.
C'è però una grande differenza con il femminismo di oggi, le Myrofore non rivendicano potere, non urlano slogan, nè cercano visibilità. Quando Gesù ha scelto loro, non hanno rivendicato la grandezza delle donne. Sono andate al sepolcro per amore, per fedeltà, per cura.
E proprio lì, in quel gesto tipicamente femminile di prendersi cura del corpo di Cristo, ricevono la rivelazione che cambia il mondo.
La loro festa è, a mio avviso, la vera festa della donna.
E' una celebrazione della femminilità che custodisce, che non fugge davanti alla morte, che rimane quando tutto sembra perduto, che diventa la prima voce della speranza.
Le Myrofore sono il contrario della donna tossica che la cultura contemporanea propone costantemente, soprattutto ai nostri giovani.
Sono donne che non imitano nessuno, ma vivono la loro vocazione fino in fondo in modo pieno. Per questo diventano le prime annunciatrici del Vangelo.

La storia della Chiesa è costellata di donne che hanno incarnato la stessa audacia, fedeltà e pienezza delle Myrofore, ciascuna con una forma unica di generatività spirituale.
Maria Maddalena, la prima testimone del Risorto, che annuncia ciò che gli apostoli non hanno ancora visto.
Macrina, che con la sua sapienza forma due Padri della Chiesa, Basilio e Gregorio, mostrando che la teologia nasce anche da una donna.
Monica, che genera la conversione di Agostino non con la forza, ma con la perseveranza dell’amore.
Caterina da Siena, che parla ai papi con libertà e obbedienza insieme, ricordando alla Chiesa la sua identità.
Teresa d’Avila, che riforma un ordine intero con la forza della contemplazione.
Madre Teresa, che mostra al mondo la potenza della misericordia incarnata.

Sono donne che non hanno mai cercato potere, ma hanno ricevuto autorità, e sono la prova che la vocazione femminile non è un’eccezione, ma una tradizione viva.

Vorrei fare un invito alle donne di oggi  affinché l’8 marzo possa diventare un’occasione per tornare all’essenziale, non per rivendicare un potere che non appartiene alla donna, ma per riscoprire una forza che le è propria. Vi invito a pregare per tutte le donne, perché possano essere realmente libere, quella libertà che Cristo ci insegna e vuole per noi.
Pregare perché la donna non debba scegliere tra dolcezza e coraggio, tra maternità e realizzazione, tra fede e libertà.
Pregare perché la sua vocazione sia un intreccio unico di tutte queste dimensioni, purché scelte e consapevoli.
Pregare perché le donne della Bibbia, le sante, le Myrofore possano essere esempio e fondamento, attraverso le loro storie, di una verità univoca.
Pregare perché la donna non scelga di cambiare il mondo gridando, ma rimanendo fedele alla propria chiamata.

E' così che la Chiesa, quando vive davvero il Vangelo, non limita la donna, ma la rivela nella sua pienezza.

Vorrei che ogni donna riscoprisse questa verità, non devi diventare altro da te per essere forte.
La tua vocazione è già la tua forza.
Cristina

Maglietta di ProVita e Famiglia

mercoledì 4 febbraio 2026

Giornata mondiale contro il cancro: nelle mani di Dio, anche quando tutto crolla

 


Oggi è la giornata mondiale contro il cancro e questo pezzo nel blog non era programmato, non ricordavo nemmeno fosse oggi.
Quando non ci sei dentro, non ci pensi nemmeno a giornate come questa, a quanto possa essere utile la sensibilizzazione riguardo questo tema che per certi versi è ancora un tabù.
Sottovaluti molte cose, prima tra tutte, la prevenzione con l'idea che "succede agli altri" oppure "sono giovane, figurati se succede a me".
Poi, un giorno, accade a te e tutto cambia. La vita si stravolge, nell'arco di pochi minuti passi dal vivere come se fossi eterna, per passare al non vedere più un futuro.
Guardi i tuoi figli e non sai se potrai vederli crescere, guardi tuo marito e non sai se sarai al suo fianco nella vecchiaia.
Tutto cade a pezzi, talmente piccoli che rimetterli insieme diventa impossibile. Quella è la tua vecchia vita e sai che non potrai riaverla. Non sarai mai più come nei giorni prima di sapere che hai il cancro.
Quello che non sai è che, dopo il dolore iniziale, per quanto devastante, potrai iniziare una nuova vita, diversa, con cui dovrai imparare a dialogare; come un bambino che deve imparare a camminare o un adolescente che entra nel mondo. Ma non sarà la fine del mondo, non sarà la tua fine. Sarà il tuo inizio e potrai renderlo meraviglioso.
Ricordo i primi giorni dopo la diagnosi, i peggiori della mia vita. Diciamocelo, a 38 anni non penseresti mai di avere il cancro al seno, ma ce l'hai (spoiler, tra pochi giorni spegnerò 41 candeline). Quando lo scopri sembra che tutto intorno si fermi, che il tempo passi lentamente, che i progetti non si possano più fare. Non sai quanti compleanni potrai festeggiare, quanti Natali o estati, se vedrai ancora la neve... ti rendi conto di esserti attaccata addosso la data di scadenza come se fossi uno yogurt (breve). E' inevitabile.
Puoi scegliere due strade, o quella che ti porterà ad auto distruggerti oppure, se hai la grazia della fede, inizi a vedere tutto in una prospettiva diversa. Nel mio caso è stata la seconda.
Ripercorri quei momenti e inizi a notare la mano del Signore in ogni attimo. Dal momento in cui senti quella pallina "casualmente" (quando di solito quella tipologia di tumori si sentono tardi), al momento in cui ti dicono "anche se maligno, lo ha preso in tempo", alla grazia che ti circonda per l'affetto di tante persone e tante catene di preghiera che non credevi possibile.
Nessuno vorrebbe il cancro, ma se ce l'hai, piangere e disperarti non lo farà passare, anzi, renderà le diagnosi ancora più infauste.

Tre mesi dopo la diagnosi (novembre 2023) affronto l'operazione, le complicazioni con una seconda operazione il giorno successivo, poi tutto fila. L'assegnazione della terapia, alcuni intoppi perché il mio corpo non accetta l'idea di andare in menopausa. Cambiano strategia, controlli frequenti e forse la strada giusta.
Ad aprile (2025), un piccolo intervento per un polipo che dava problemi reclama un mio primo stop.
Poi ad agosto finalmente decidono di togliermi l'espansore per mettere la protesi. Nel frattempo avevo cambiato idea ma ho dato fiducia ai medici. Il mio corpo sapeva, io sapevo, dovevo ascoltarmi; ed ecco che meno di un mese dopo, a settembre, vengo operata d'urgenza per rigetto e protesi infetta. 50 giorni di antibiotico, infezione al drenaggio e dolori che toglievano il respiro.
Qualche pianto, tanta stanchezza ma tutto passa. Ho appena superato il secondo anno di terapia, non è facile, ma si va avanti con i mezzi che abbiamo. Prima delle terapie scrivo sempre sulla scatola il salmo 121, così da fare memoria di queste parole: "Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita. Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri, da ora e per sempre."

In tutto questo, perennemente attaccata al rosario, alla mia amata Madonna del Rosario di Pompei con la novena dei 54 giorni. Mi ha accompagnata dal giorno in cui ho sentito quella pallina. Poi nella sala d'attesa in oncologia mentre aspettavo il verdetto, si è aggiunta la coroncina della divina misericordia.
Gli ultimi mesi sono stati molto pesanti, difficili, ma sempre carichi di speranza, di gratitudine e lode al Signore perché mi fido di lui.
Mi guardo indietro e vedo ogni mio passo preceduto dal Suo, ogni mia preghiera accompagnata da una risposta, ogni mia paura consolata.
Non so cosa mi aspetta nel futuro, so che non devo preoccuparmi, ogni giorno ha già la propria pena, che senso ha preoccuparsi di ciò che non possiamo sapere? Alimenterebbe solo l'angoscia.
Certo, i momenti di paura per il futuro ogni tanto tornano, ma non prende più il controllo della mia vita. 

"Confida nel Signore con tutto il tuo cuore e non appoggiarti sulla tua intelligenza; in tutti i tuoi passi pensa a lui ed egli appianerà i tuoi sentieri" Proverbi 3,5.

Arriva anche quel giorno in cui, guardandoti intorno, sai che non è entrato nella tua vita per caso. Vedi quanto ogni tuo gesto e ogni pensiero è stato purificato, rinnovato e ringrazi per quello per cui dovresti disperarti. 

Non per tutti però va in questo modo, c'è chi la fede non ce l'ha o si è allontanata dal Signore dopo la diagnosi perché non riesce a reggere il peso. Ti rendi conto di quanto l'assenza di Dio possa portare alcuni a nutrire sentimenti di rabbia, odio, invidia offuscando ciò che in realtà sono i momenti di grazia.
Oppure quanto bene possono fare agli altri, nella stessa condizione, non facendoli sentire soli, accogliendo il dolore e le fatiche dell'altro, mettendosi a disposizione.

In questa giornata dedicata al cancro, vi chiedo di pregare per gli ammalati, per chi ha già ricevuto una diagnosi, per chi l'avrà, per chi è terminale e per chi è in cura. 
Per quanto una persona possa sembrare in salute o sorridente e serena, non possiamo sapere quanta fatica stia facendo per portare un peso così grande.
E se voi ci siete passate, non paragonate mai la vostra esperienza a quella altrui, soprattutto pensando che la vostra fosse più dura... fate un passo indietro e mettetevi in ascolto, stendete una mano e con l'altra tenete il rosario.

Un abbraccio
Cristina