sabato 7 marzo 2026

Donna nella Chiesa: vivere pienamente la vocazione.



                                  


Martedì 3 marzo, durante una puntata di Italo Munot (qui la registrazione), in cui ero ospite, ho parlato molto del tema donne della Bibbia. E' un argomento a cui tengo molto, per questo ho pensato di dedicare questo spazio a loro, le donne nella Chiesa in simbiosi con le donne bibliche. Per rendere questo 8 marzo meno polemico possibile ma più utile.
L’8 marzo è diventato, negli ultimi anni, un terreno ambiguo, quasi di lotta. Da un lato celebra(va) la dignità femminile, dall’altro rischia di trasformarsi in un contenitore di slogan che non parlano davvero alle donne, il cui unico intento è quello di denigrare l'uomo e allo stesso tempo creare lotte tra le stesse donne. Si esalta una libertà che spesso coincide con l’isolamento, un’emancipazione che chiede di rinnegare la differenza (andando contro la scienza stessa), una forza che si misura solo nella competizione.
Eppure, la storia della salvezza custodisce un’altra narrazione, quella di donne che hanno cambiato il mondo non imitando gli uomini, non volendo essere esattamente come loro (o di più), ma vivendo fino in fondo la loro vocazione. La Chiesa, quando è fedele al Vangelo, non riduce la donna a un ruolo, ma la riconosce pienamente con tutti i suoi doni e le sue meraviglie. Ecco che la Bibbia diventa il primo luogo dove questa verità si manifesta con una potenza sorprendente. Le donne della Bibbia hanno questa forza che nasce dalla relazione con Dio.

Il mondo tende a sottolineare quanto la donna nella Chiesa sia marginale, maltrattata e non considerata, ciò sottolinea quanto poco abbiano compreso la nostra fede. La Scrittura non presenta figure femminili marginali o decorative. Presenta donne che, pur immerse in contesti tutt'altro che semplici, diventano decisive nella storia di Dio con l’umanità.

Eva: l’origine della relazione
Eva non è la caricatura della tentatrice, ma la prima chiamata alla comunione. È aiuto che gli corrisponda, cioè presenza capace di completare, custodire, generare. La sua vocazione è la relazione, non la subordinazione.

Sara: la fede che matura nel tempo
Sara attraversa la prova dell’attesa, dell’incredulità, del limite. Eppure diventa madre di un popolo. La sua storia insegna che la fecondità femminile non è solo biologica, ma spirituale, nasce dalla fiducia.

Miriam: la voce che guida
Sorella di Mosè, Miriam canta la liberazione e guida il popolo con la sua parola. È profetessa, cioè donna che interpreta la storia alla luce di Dio. La sua forza è la memoria della salvezza.

Rut: la fedeltà che costruisce futuro
Rut non è israelita, eppure entra nella genealogia di Cristo. La sua storia mostra che la donna è capace di generare futuro attraverso la fedeltà concreta, quotidiana, silenziosa.

Anna: il dolore trasformato in preghiera
Anna porta nel tempio la sua amarezza e la consegna a Dio. La sua maternità nasce da un cuore che non si chiude nella frustrazione, ma la trasfigura.

Maria: la pienezza della vocazione femminile
In Maria la donna raggiunge la sua verità più alta: accoglienza senza passività, coraggio senza aggressività, presenza senza dominio. È madre, discepola, donna forte, donna libera. In lei la femminilità diventa luogo in cui Dio entra nel mondo.

Queste sono solo una micro parte delle donne presenti nella Bibbia e sono già un immenso tesoro (altre le trovate nelle guide di quaresima e tutte insieme saranno presenti in un libro dedicato a loro), eppure il femminismo tossico, rende queste donne una banale caricatura.
Oggi molte narrazioni femministe, hanno preso una piega che non libera, ma appesantisce oppure, addirittura, storpia la realtà (avevo parlato molto di femminismo pagano in questo video).
Propongono una donna forte solo se autosufficiente, come se la relazione fosse un limite. Pretendono libertà e parità, ma se una donna decide di stare a casa per occuparsi della famiglia, apriti cielo... ecco che quella libertà ha un solo senso, quello delle loro idee.
Considerano la maternità un ostacolo, non una possibilità. Donare la vita diventa secondario, lasciando il primo posto alla lotta per poterla togliere quando "indesiderata".
Trasformano la differenza sessuale in un problema da cancellare. Qualcosa che, invece di essere una fonte inesauribile di grazia, deve essere abolito.
Esaltano la rabbia come forma di potere. Urlare, far tacere chi ha idee diverse, attaccare, sbraitare...come se queste fossero le uniche modalità utilizzabili. 
Chiedono alla donna di diventare ciò che non è: un uomo 2.0. Ritenendo anche che un uomo possa essere una donna per il solo fatto di volersi definire tale (tanto che provita e famiglia, ha creato una maglietta apposita per questa occasione). 
Esaltano il piacere personale come base per l'emancipazione e il pieno controllo di sè. Rendendo il tutto un mero atto egoistico e fine a se stesso.

Questa visione non è emancipazione, ma una nuova forma di pressione sociale. La donna viene liberata da tutto, tranne che dall’obbligo di essere perfetta, performante, invulnerabile, una dea.
Il risultato è una femminilità stanca, frammentata, spesso arrabbiata. Una donna che non si sente più autorizzata a essere ciò che è: relazione, cura, intelligenza integrativa, generatività. Chiudendosi o fingendo di essere altro per non farsi massacrare verbalmente, o peggio...
Nella Bibbia, la custodia non è servilismo, ma responsabilità, anzi, è un modo di esercitare autorità attraverso la cura.

In Genesi, uomo e donna ricevono insieme il compito di custodire il creato.
Maria custodisce nel cuore, cioè interpreta, integra, trasforma.
Le Myrofore custodiscono il corpo di Cristo e ricevono la Risurrezione.
La custodia, possiamo dire che è una forma di leadership femminile:
non comanda, ma sostiene;
non impone, ma rende possibile;
non domina, ma fa vivere.

Ecco che la visione cristiana diventa l'alternativa sana. Dove è possibile vivere la propria vocazione in pienezza, senza sentirsi sbagliate o giudicate ma accolte.
La Chiesa non propone un modello unico di donna, ma una vocazione, essere segno di vita, di comunione, di dono.
Non è un ruolo sociale, ma una chiamata spirituale che si incarna in modi diversi; nella maternità, nella consacrazione, nel lavoro, nella missione, nella creatività, nella cura, nella testimonianza.
La donna cristiana non è passiva, non è nemmeno marginale, ancor meno di serie B.
È colei che custodisce, integra, genera, riconcilia; è presenza che tiene insieme ciò che rischia di disperdersi. È sguardo che vede lontano, un cuore che accoglie, intelligenza che unisce.
Papa Pio XII disse che "La donna è il capolavoro della creazione"; Papa Francesco disse che "La vocazione femminile non è un compito imposto, ma una promessa: vivere pienamente ciò che si è, senza imitare nessuno".

In quest'ottica, proporrei una nuova festa della donna, spostandola solo di qualche settimana; la vera festa della donna dovrebbe essere, per noi, la Domenica delle Myrofore.
Se l’8 marzo è diventato un simbolo ambiguo, la tradizione offre una data molto più adatta per celebrare la donna, la terza domenica di Pasqua, quando la Chiesa ortodossa ricorda le Sante Myrofore, le donne che portarono gli aromi al sepolcro, le donne dell'annuncio.
Vi ho già parlato di loro ma non se ne parla mai abbastanza.
Le Myrofore sono le prime testimoni della Risurrezione, sono coloro che ricevono l’annuncio più grande della storia. Sono sempre loro che diventano apostole per gli apostoli.
C'è però una grande differenza con il femminismo di oggi, le Myrofore non rivendicano potere, non urlano slogan, nè cercano visibilità. Quando Gesù ha scelto loro, non hanno rivendicato la grandezza delle donne. Sono andate al sepolcro per amore, per fedeltà, per cura.
E proprio lì, in quel gesto tipicamente femminile di prendersi cura del corpo di Cristo, ricevono la rivelazione che cambia il mondo.
La loro festa è, a mio avviso, la vera festa della donna.
E' una celebrazione della femminilità che custodisce, che non fugge davanti alla morte, che rimane quando tutto sembra perduto, che diventa la prima voce della speranza.
Le Myrofore sono il contrario della donna tossica che la cultura contemporanea propone costantemente, soprattutto ai nostri giovani.
Sono donne che non imitano nessuno, ma vivono la loro vocazione fino in fondo in modo pieno. Per questo diventano le prime annunciatrici del Vangelo.

La storia della Chiesa è costellata di donne che hanno incarnato la stessa audacia, fedeltà e pienezza delle Myrofore, ciascuna con una forma unica di generatività spirituale.
Maria Maddalena, la prima testimone del Risorto, che annuncia ciò che gli apostoli non hanno ancora visto.
Macrina, che con la sua sapienza forma due Padri della Chiesa, Basilio e Gregorio, mostrando che la teologia nasce anche da una donna.
Monica, che genera la conversione di Agostino non con la forza, ma con la perseveranza dell’amore.
Caterina da Siena, che parla ai papi con libertà e obbedienza insieme, ricordando alla Chiesa la sua identità.
Teresa d’Avila, che riforma un ordine intero con la forza della contemplazione.
Madre Teresa, che mostra al mondo la potenza della misericordia incarnata.

Sono donne che non hanno mai cercato potere, ma hanno ricevuto autorità, e sono la prova che la vocazione femminile non è un’eccezione, ma una tradizione viva.

Vorrei fare un invito alle donne di oggi  affinché l’8 marzo possa diventare un’occasione per tornare all’essenziale, non per rivendicare un potere che non appartiene alla donna, ma per riscoprire una forza che le è propria. Vi invito a pregare per tutte le donne, perché possano essere realmente libere, quella libertà che Cristo ci insegna e vuole per noi.
Pregare perché la donna non debba scegliere tra dolcezza e coraggio, tra maternità e realizzazione, tra fede e libertà.
Pregare perché la sua vocazione sia un intreccio unico di tutte queste dimensioni, purché scelte e consapevoli.
Pregare perché le donne della Bibbia, le sante, le Myrofore possano essere esempio e fondamento, attraverso le loro storie, di una verità univoca.
Pregare perché la donna non scelga di cambiare il mondo gridando, ma rimanendo fedele alla propria chiamata.

E' così che la Chiesa, quando vive davvero il Vangelo, non limita la donna, ma la rivela nella sua pienezza.

Vorrei che ogni donna riscoprisse questa verità, non devi diventare altro da te per essere forte.
La tua vocazione è già la tua forza.
Cristina

Maglietta di ProVita e Famiglia

mercoledì 4 febbraio 2026

Giornata mondiale contro il cancro: nelle mani di Dio, anche quando tutto crolla

 


Oggi è la giornata mondiale contro il cancro e questo pezzo nel blog non era programmato, non ricordavo nemmeno fosse oggi.
Quando non ci sei dentro, non ci pensi nemmeno a giornate come questa, a quanto possa essere utile la sensibilizzazione riguardo questo tema che per certi versi è ancora un tabù.
Sottovaluti molte cose, prima tra tutte, la prevenzione con l'idea che "succede agli altri" oppure "sono giovane, figurati se succede a me".
Poi, un giorno, accade a te e tutto cambia. La vita si stravolge, nell'arco di pochi minuti passi dal vivere come se fossi eterna, per passare al non vedere più un futuro.
Guardi i tuoi figli e non sai se potrai vederli crescere, guardi tuo marito e non sai se sarai al suo fianco nella vecchiaia.
Tutto cade a pezzi, talmente piccoli che rimetterli insieme diventa impossibile. Quella è la tua vecchia vita e sai che non potrai riaverla. Non sarai mai più come nei giorni prima di sapere che hai il cancro.
Quello che non sai è che, dopo il dolore iniziale, per quanto devastante, potrai iniziare una nuova vita, diversa, con cui dovrai imparare a dialogare; come un bambino che deve imparare a camminare o un adolescente che entra nel mondo. Ma non sarà la fine del mondo, non sarà la tua fine. Sarà il tuo inizio e potrai renderlo meraviglioso.
Ricordo i primi giorni dopo la diagnosi, i peggiori della mia vita. Diciamocelo, a 38 anni non penseresti mai di avere il cancro al seno, ma ce l'hai (spoiler, tra pochi giorni spegnerò 41 candeline). Quando lo scopri sembra che tutto intorno si fermi, che il tempo passi lentamente, che i progetti non si possano più fare. Non sai quanti compleanni potrai festeggiare, quanti Natali o estati, se vedrai ancora la neve... ti rendi conto di esserti attaccata addosso la data di scadenza come se fossi uno yogurt (breve). E' inevitabile.
Puoi scegliere due strade, o quella che ti porterà ad auto distruggerti oppure, se hai la grazia della fede, inizi a vedere tutto in una prospettiva diversa. Nel mio caso è stata la seconda.
Ripercorri quei momenti e inizi a notare la mano del Signore in ogni attimo. Dal momento in cui senti quella pallina "casualmente" (quando di solito quella tipologia di tumori si sentono tardi), al momento in cui ti dicono "anche se maligno, lo ha preso in tempo", alla grazia che ti circonda per l'affetto di tante persone e tante catene di preghiera che non credevi possibile.
Nessuno vorrebbe il cancro, ma se ce l'hai, piangere e disperarti non lo farà passare, anzi, renderà le diagnosi ancora più infauste.

Tre mesi dopo la diagnosi (novembre 2023) affronto l'operazione, le complicazioni con una seconda operazione il giorno successivo, poi tutto fila. L'assegnazione della terapia, alcuni intoppi perché il mio corpo non accetta l'idea di andare in menopausa. Cambiano strategia, controlli frequenti e forse la strada giusta.
Ad aprile (2025), un piccolo intervento per un polipo che dava problemi reclama un mio primo stop.
Poi ad agosto finalmente decidono di togliermi l'espansore per mettere la protesi. Nel frattempo avevo cambiato idea ma ho dato fiducia ai medici. Il mio corpo sapeva, io sapevo, dovevo ascoltarmi; ed ecco che meno di un mese dopo, a settembre, vengo operata d'urgenza per rigetto e protesi infetta. 50 giorni di antibiotico, infezione al drenaggio e dolori che toglievano il respiro.
Qualche pianto, tanta stanchezza ma tutto passa. Ho appena superato il secondo anno di terapia, non è facile, ma si va avanti con i mezzi che abbiamo. Prima delle terapie scrivo sempre sulla scatola il salmo 121, così da fare memoria di queste parole: "Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita. Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri, da ora e per sempre."

In tutto questo, perennemente attaccata al rosario, alla mia amata Madonna del Rosario di Pompei con la novena dei 54 giorni. Mi ha accompagnata dal giorno in cui ho sentito quella pallina. Poi nella sala d'attesa in oncologia mentre aspettavo il verdetto, si è aggiunta la coroncina della divina misericordia.
Gli ultimi mesi sono stati molto pesanti, difficili, ma sempre carichi di speranza, di gratitudine e lode al Signore perché mi fido di lui.
Mi guardo indietro e vedo ogni mio passo preceduto dal Suo, ogni mia preghiera accompagnata da una risposta, ogni mia paura consolata.
Non so cosa mi aspetta nel futuro, so che non devo preoccuparmi, ogni giorno ha già la propria pena, che senso ha preoccuparsi di ciò che non possiamo sapere? Alimenterebbe solo l'angoscia.
Certo, i momenti di paura per il futuro ogni tanto tornano, ma non prende più il controllo della mia vita. 

"Confida nel Signore con tutto il tuo cuore e non appoggiarti sulla tua intelligenza; in tutti i tuoi passi pensa a lui ed egli appianerà i tuoi sentieri" Proverbi 3,5.

Arriva anche quel giorno in cui, guardandoti intorno, sai che non è entrato nella tua vita per caso. Vedi quanto ogni tuo gesto e ogni pensiero è stato purificato, rinnovato e ringrazi per quello per cui dovresti disperarti. 

Non per tutti però va in questo modo, c'è chi la fede non ce l'ha o si è allontanata dal Signore dopo la diagnosi perché non riesce a reggere il peso. Ti rendi conto di quanto l'assenza di Dio possa portare alcuni a nutrire sentimenti di rabbia, odio, invidia offuscando ciò che in realtà sono i momenti di grazia.
Oppure quanto bene possono fare agli altri, nella stessa condizione, non facendoli sentire soli, accogliendo il dolore e le fatiche dell'altro, mettendosi a disposizione.

In questa giornata dedicata al cancro, vi chiedo di pregare per gli ammalati, per chi ha già ricevuto una diagnosi, per chi l'avrà, per chi è terminale e per chi è in cura. 
Per quanto una persona possa sembrare in salute o sorridente e serena, non possiamo sapere quanta fatica stia facendo per portare un peso così grande.
E se voi ci siete passate, non paragonate mai la vostra esperienza a quella altrui, soprattutto pensando che la vostra fosse più dura... fate un passo indietro e mettetevi in ascolto, stendete una mano e con l'altra tenete il rosario.

Un abbraccio
Cristina