È da qualche settimana che vorrei scrivere qualcosa nel blog parlando di Bea. Ho aspettato, aspettato ancora e oggi, a sei mesi dalla sua nascita in cielo, credo sia arrivato il momento di raccontare qualcosa di lei. Cercherò di riassumere, altrimenti potrei ritrovarmi a scrivere un poema.
Bea era la mia migliore amica, anzi, lo è ancora. Ci siamo conosciute nel lontano 2015 attraverso un gruppo Facebook dedicato a mogli e mamme cattoliche. Pochi lo sanno, ma appena ci siamo conosciute, tra di noi c'erano discussioni continue! Avevamo un carattere molto simile, per cui era più il tempo trascorso a discutere che a chiacchierare amabilmente. Poi qualcosa è cambiato.
Ho imparato a conoscerla, a capire che dietro quel suo carattere tosto e impulsivo, c'era ben altro e questa stessa cosa, l'ha colta lei nei miei confronti. Avevamo storie di sofferenza sulle spalle, di fatiche e di giudizio. Potevamo capirci a vicenda.
Era molto espansiva, chiacchierava con chiunque senza grossi problemi; anche se ti conosceva appena ti raccontava tutta la sua vita, senza alcun filtro. Era così ed era bella per questo.
A differenza sua, non ho mai avuto amiche, non sapevo come mantenere un rapporto di amicizia duraturo, fatto di sostegno reciproco e fiducia. Ero abituata a tradimenti, ad essere il capro espiatorio ad essere l'ultima ruota del carro.
Grazie a lei ho sperimentato cosa significhi realmente avere un'amica che farebbe di tutto per te senza un tornaconto. Non lo aveva mai fatto nessuno.
Nel corso degli anni abbiamo avuto momenti faticosi, alcune vicissitudini mi hanno portata a cambiate molto carattere, smussando i lati spigolosi, imparando a contare fino a mille prima di fare o dire qualcosa, facendo pace con l'impulsività... Lei no, continuava ad essere impulsiva e senza peli sulla lingua. Questo, qualche volta, le ha creato dei problemi ma le sono sempre stata accanto. Rivedevo la me del passato e sapevo che era possibile cambiare, migliorare, solo doveva esserci qualcuno che credeva in te, per cui io credevo in lei.
Ogni gesto e ogni parte caratteriale di una persona sono plasmati dal proprio vissuto, per cui avevo imparato ad andare oltre e a vedere ciò che era oltre quello. Ovvero una persona generosa come poche, che avrebbe smosso mari e monti per aiutarti, che non si risparmiava e che aveva una totale e piena fiducia nei piani del Signore, anche quando non li capiva.
La parlantina non le mancava, a differenza mia che sono particolarmente taciturna e amo ascoltare invece di parlare, di conseguenza spesso le nostre telefonate erano ben impostate: lei parlava, io ascoltavo e mi andava bene così. Certo, anche io parlavo, ma preferivo ascoltarla mentre bevevamo il nostro caffè, anche se ognuna a casa propria. Sì, perché io vivo a Bergamo, mentre lei inglese trapiantata in Sicilia, ai lati opposti dell'Italia.
Nel 2021, complice uno scalo a Orio al Serio, ci siamo incontrate di persona per la prima volta. Non l'avevo immaginata così alta, questa cosa mi colpì molto. Un caffè al centro commerciale lì vicino, quattro chiacchiere, tanti abbracci (che lei mi stava insegnando a dare perché non ne ero capace) e una videochiamata con altre amiche che facevano parte di un piccolo gruppo che avevamo creato.
Anche questa è una bella parentesi e merita una spiegazione. Molti anni prima, nel 2012, creai un gruppo Facebook cattolico. Ci furono alcuni problemi a causa di alcuni membri per cui volevo crearne uno nuovo per ripartire. Appena ci siamo conosciute (nel 2015), il suo entusiasmo mi travolse per cui decidemmo di aprire questo nuovo gruppo insieme grazie anche a un gemellaggio con un gruppo americano di cui lei faceva parte. Nacque così "Stile di vita di una folle donna cattolica". Probabilmente se non fosse stato per lei, tutto questo, ora non ci sarebbe. Come diramazione, creammo vari piccoli gruppi di supporto tra mamme cattoliche e, uno in particolare, era il nostro rifugio (quello della videochiamata).
Nel corso di questi anni, qualche scontro ci fu, ma cose di poco conto, il problema principale era la mia poca presenza, o per lo meno, la mia zoppicante gestione dell'amicizia. Ho sempre avuto l'idea di "non dover disturbare", di non scrivere troppo per paura di essere invadente, di non essere accolta, oppure di lasciar andare per non obbligare l'altro a rispondermi (e questa cosa c'è ancora). Lei era l'opposto e queste mie "assenze" hanno creato qualche fatica. Che si è poi ripresentata pochi mesi prima della sua morte.
Come detto, era anche molto generosa e si faceva in quattro per gli altri, nonostante le distanze. Niente poteva fermarla.
Nel 2023, a maggio, venne da noi per un evento speciale, mia figlia Giorgia l'aveva scelta come madrina di cresima. E lei questo impegno lo aveva preso sul serio. Si era impegnata tanto per creare un buon rapporto con Giorgia, con videochiamate, messaggi, anche se già la conosceva perché durante la pandemia aveva fatto un corso di inglese a lei, Gabriele e altri ragazzini.
Rimase da noi qualche giorno e scombussolò la nostra routine, portando la sua esuberanza ma anche il suo essere parte della nostra vita. Sul momento non fu facile, ma ricordo quei giorni come momenti di grazia che mi hanno portata a mettere in discussione molte cose di me (in meglio).
Alcuni mesi dopo mi diagnosticarono un cancro maligno al seno, l'operazione era programmata per fine novembre. Bea in quel periodo scatenò il paradiso con cordate di preghiera continue, rosari comunitari, rosari online e aggiornamenti sulla mia situazione post operatoria (che aveva avuto alcune complicanze). Ma non finisce qui, all'inizio di dicembre arrivò a casa nostra per dare una mano. Era partita senza pensarci due volte, lasciando in Sicilia marito e due figlie, per starci accanto qualche giorno in quel momento delicato.
Mi sono sentita la persona più fortunata su questa terra. Mai avrei pensato di meriare tanto, di essere così importante per un'amica. Lei era così, non poteva farci nulla.
Era anche la mia prima "fan", quando pubblicavo l'agenda, oppure qualche altro libro, era la prima a promuoverlo, parlarne e condividerlo dicendo che era fiera di me... nemmeno i miei genitori mi hanno mai detto una cosa simile... ma se lo diceva lei ci credevo.
A maggio 2025 doveva venire ancora da noi per fare da madrina di cresima a Gabriele, questa volta era incinta e non stava bene, per cui ha preferito rimanere a casa (per evitare di stare male così lontana da casa). Aveva già perso un bambino alcuni mesi prima. Dato che l'avrebbe voluta anche Mattia, ci sarebbe stata un'altra occasione.
Ha avuto problemi di salute per tutta la gravidanza, ho cercato di essere presente ma allo stesso tempo mi sono resa conto di averla un po' esclusa dalla mai vita per proteggerla. Ad agosto dovevo essere operata per togliere l'espansore e mettere la protesti post mastectomia, per cui non le dissi nulla per non farla preoccupare ma lo scoprì lo stesso. Offrì le sue fatiche per la mia operazione. Ancora una volta c'era nonostante tutto.
Lei continuava a non stare bene, io dopo un mese di problemi post intervento andai ad una visita e decisero di ricoverarmi d'urgenza, lei nel frattempo stava per partorire. Eravamo in ospedale lo stesso giorno in due parti opposte d'Italia.
Lei partoriva, io dovevo essere operata d'urgenza per protesi infetta, anche questa volta non le dissi nulla per non farla preoccupare. Doveva pensare a se stessa, al suo piccolino appena nato, per me ci sarebbe stato tempo. La priorità era la sua serenità.
Continuai a sostenerla con la preghiera per qualche piccolo intoppo, poi qualche giorno dopo, arrivò la notizia. Si era sentita male ed era in coma.
Ora toccava a me scatenare il paradiso, era il mio turno e il mio modo per ripagarla di tutto ciò che aveva fatto per me.
Catene di preghiera, rosari, novene... si era mobilitato il mondo (ne conosceva di gente!) tutto per Bea.
Prima di questo evento, vedere spesso il giudizio nei suoi confronti mi ha sempre fatto male, mi chiedevo come potessero basarsi solo sulle parti negative di una persona senza vedere la meraviglia che aveva dentro, sarebbe bastato andare oltre.
Ecco, vedere tutto questo movimento e le persone che, in quell'occasione, parlavano di quanto Bea avesse fatto qualcosa di buono nella loro vita, mi rese la persona più felice del mondo, ma allo stesso tempo pensai che tutto quel bene che raccontavano di lei, Bea non lo aveva vissuto. Sì, perché nella sua esuberanza, nel suo essere chiacchierona con tutti, nella sua totale fiducia nel Signore in ogni piccola cosa, spesso credeva di non essere amata ma solo giudicata. Quell'amore lo percepiva a singhiozzo.
Il 10 ottobre, Bea è andata tra le braccia del padre. Probabilmente ha optato per quella data perché era sicura che me la sarei ricordata (ho dei seri problemi di memoria con le date e quello è il giorno del mio anniversario di matrimonio, per cui impossibile da dimenticare).
Il dolore è stato enorme, tutt'ora lo è. Mi mancano i suoi messaggi, i suoi sfoghi, anche il suo mettersi in ascolto quando a sfogarmi ero io, i nostri caffè in videochiamata e le risate.
Ringrazio ogni giorno il Signore per averla messa sulla mia strada. Mi ha permesso di scoprire cosa sia realmente l'amicizia, quella vera e piena, quella che non chiede nulla in cambio.
Il primo pensiero dopo la sua morte fu "sono di nuovo sola, senza amici", ma lei non ha tardato a farsi sentire togliendomi questo pensiero. La sua morte mi ha portato a riscoprire vecchie amicizie, non solo, mi ha aperta anche a quelle nuove con uno spirito diverso, con un modo di pormi nuovo, che mi ha insegnato proprio lei.
A sei mesi dalla sua nascita in cielo, sono costantemente grata per la sua presenza e per avermi preceduta in cielo perché so che, quando sarà il mio turno, la troverò lì ad aspettarmi e questo fa meno paura...
Grazie Bea, migliore amica e (come scrivevi tu) mia Sister in Christ.
Cristina