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venerdì 31 luglio 2026

1 e 2 agosto: il Perdono di Assisi.

                               


"Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso"
San Francesco

San Francesco, nella notte del luglio del 1216, mentre era in preghiera nella chiesa della Porziuncola, ebbe una visione di Gesù e della Madonna circondati da una schiera di angeli. Gli chiesero quale grazia desiderasse avendo tanto pregato per i peccatori, il santo rispose domandando che fosse concesso il perdono completo di tutte le colpe a coloro che confessati e pentiti, visitassero la Porziuncola.
La richiesta fu esaudita, a patto che si rivolgesse al Papa per richiederne l'istituzione. Il mattino seguente S. Francesco insieme a Fra Masseo si recarono a Perugia per incontrare Onorio III, per esporre la richiesta dell'indulgenza. Le sue argomentazioni ebbero la meglio sui dubbi e le perplessità del Papa, che ne accolse la richiesta.

Pertanto il penitente che avendo ottemperato alle condizioni previste per ottenere l’indulgenza, sarebbe stato liberato “dalla colpa e dalla pena in cielo e in terra, dal giorno del battesimo al giorno e all'ora dell'entrata in questa chiesa”: nasce il “Perdono di Assisi” o “indulgenza della Porziuncola”.
Per non sminuire il luoghi della Terra Santa e delle chiese romane, si giunse al compromesso che tale indulgenza venisse concessa un giorno soltanto “dai primi vespri, compresa la notte, fino ai vespri del giorno seguente” ogni anno il 2 agosto.
(Fonte: sito San Francesco d’Assisi)

Cos'è l'indulgenza?

Un’indulgenza plenaria indica la cancellazione totale del peccato e della pena che ne deriva. Significa che la persona che la ottiene è completamente perdonata dal peccato e non deve più scontare alcuna pena per esso.
È possibile ottenerla solo per i peccati già confessati e perdonati. Ciò significa che la persona che desidera ottenere un’indulgenza plenaria deve prima confessare i propri peccati e ricevere il sacramento della penitenza.

Cosa fare per ottenerla.

Per ottenere l'indulgenza plenaria un fedele completamente distaccato dal peccato (anche veniale), deve:
  1. Confessarsi per ottenere il perdono dei peccati;
  2. Fare la comunione eucaristica per essere spiritualmente unito a Cristo;
  3. Pregare secondo le intenzioni del Papa per rafforzare il legame con la Chiesa, recitando almeno Padre nostro, Ave Maria e Gloria
  4. Recitare il Credo e il Padre nostro;
  5. Visitare una chiesa o oratorio francescano o in alternativa, una qualsiasi chiesa parrocchiale.

Alcune specifiche.

La confessione e la comunione possono essere fatte anche 8 giorni prima o dopo le date previste. La visita e la preghiera è opportuno che siano fatte lo stesso giorno, infine l'indulgenza plenaria può essere richiesta una volta al giorno, per sé o per i defunti. Per il perdono di Assisi l'indulgenza è una sola.

Cos'altro possiamo fare?

Liturgia domestica: 
  1. Se l’indulgenza è stata chiesta per un defunto, possiamo visitare il cimitero e portare un fiore sulla sua tomba.
  2. Fare una passeggiata recitando il Santo Rosario.
  3. Ringraziare quotidianamente per questo dono con una giaculatoria a scelta.
  4. Raccogliere fiori da portare a casa mettendoli accanto alla statua di Maria o dei santi.
  5. Recitare la preghiera di San Francesco come ringraziamento per il dono del Perdono d’Assisi

Preghiera aggiuntiva.

Signore mio Gesù Cristo, vi adoro presente nel Santissimo Sacramento e,
pentito delle mie colpe, vi prego di concedermi la santa Indulgenza
del Perdono di Assisi, che applico a beneficio dell'anima mia
ed a suffragio delle anime sante del Purgatorio.
Vi prego secondo l'intenzione del Sommo Pontefice per l'esaltazione
della Santa Chiesa e per la conversione dei poveri peccatori.

Cinque Pater, Ave e Gloria, secondo l'intenzione del Santo Pontefice, per i bisogni di Santa Chiesa.
Un Pater, Ave e Gloria per l'acquisto delle SS. Indulgenze.

Buon perdono di Assisi.
Cristina


giovedì 18 giugno 2026

Vivere la fede d'estate: 10 consigli semplici e concreti.

                                   



Con l’arrivo dell’estate i ritmi cambiano. Le giornate si allungano, il tempo sembra dilatarsi per fare spazio a gite, vacanze e momenti di totale relax; magari in piscina o in montagna. Questo però può portare a dilatare anche i tempi della fede, rischiando di farci perdere pezzi lungo il cammino. 
Priorità alle uscite e forse si pensa allo spirito, rimandando a momenti in cui la pioggia ci obbliga a casa oppure dopo le vacanze. Ma la vita di fede non dovrebbe fermarsi, nemmeno un giorno.
Per aiutarvi a non dimenticare la fede e la spiritualità a casa, ho pensato ad alcuni consigli semplici e pratici da poter mettere in pratica.
Ora li vedremo uno a uno nello specifico con un piccolo versetto di riferimento.

1. RITMO LENTO: l’estate ti insegna a non correre. Il caldo allarga il tempo, lo distende. Accogli questo ritmo come un invito di Dio a respirare, ascoltare, osservare. La fede cresce quando smetti di inseguire e inizi a stare. Stare, è esattamente la parola chiave che dovresti portare con te ogni giorno dell'anno, ma è così difficile. Stare, significa "prendersi il tempo necessario per...": per ascoltare e ascoltarsi, per interiorizzare, per metabolizzare, per godersi il momento.

Versetto: “Fermatevi e sappiate che io sono Dio.” (Salmo 46,11)


2. PREGHIERA BREVE: scegli una sola frase per tutta l’estate: una giaculatoria, un versetto, un’invocazione. Ripetila mentre cammini, mentre prepari la cena, mentre guardi il cielo. La preghiera breve diventa un filo d’oro che attraversa le tue giornate. Diventerà il tuo appuntamento quotidiano con Dio. Puoi anche cambiarla ogni settimana oppure per ogni mese. Consigli di mantenerla per un mese, in questo modo riuscite ad aver ei tempo per "stare" con quella giaculatoria, altrimenti rischiate che, quando l'avete imparata, è il tempo di cambiarla.

Versetto: “Pregate senza cessare.” (1 Tessalonicesi 5,17)


3. VANGELO IN VALIGIA: porta con te un Vangelo tascabile. Non necessariamente per studiare, ma per lasciarti sorprendere. Leggi un capitolo al giorno, magari all’ombra di un albero o davanti al mare. La Parola si lascia incontrare nei luoghi più semplici. Avete mai visto qualcuno in spiaggia con a Bibbia? Potete essere voi quel qualcuno e chissà, magari potete fare la differenza.
Se non andate in vacanza, potete mettere il vangelo tascabile in borsa o nello zaino... o in auto!

Versetto: “La tua parola è lampada ai miei passi.” (Salmo 119,105)


4. ROSARIO LEGGERO: un mistero al giorno: in spiaggia, in montagna, in giardino, in auto. Non serve perfezione, serve presenza. Maria cammina con te anche nelle giornate più leggere. Anche se spezzi la preghiera durante il giorno. Non è necessario recitare tutto il Santo Rosario in una volta, se hai poco tempo, puoi spezzarlo e potrà scandire la tua intera giornata. Se in vacanza visiti una chiesa, approfittane per fermarti e recitare una decina.

Versetto: “Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.” (Luca 2,19)


5. PICCOLI ALTARI ESTIVI: ovunque sei, crea un piccolo spazio sacro: una candela, un’immagine, un fiore raccolto. Un angolo che ti ricorda che Dio è vicino, anche lontano da casa. La fede vive di segni semplici. Avere un piccolo angolo anche fuori casa, ti permette di fare memoria della presenza di Dio nella tua vita ovunque ti trovi. 

Versetto: “Faranno per me un santuario e io abiterò in mezzo a loro.” (Esodo 25,8)


6. CARITA' SILENZIOSA: l’estate è piena di incontri: un sorriso, un aiuto, un gesto gentile. La carità non ha bisogno di rumore, solo di occhi attenti. Ogni giorno scegli un piccolo atto d’amore. Una bottiglietta d'acqua a un senzatetto, un aiuto a qualcuno che ne ha bisogno, la spesa a un anziano che non può uscire. Oppure attraverso qualche associazione per il volontariato.

Versetto: “Qualunque cosa avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatta a me.” (Matteo 25,40)


7. CUSTODIA DEL CORPO: il corpo è tempio dello Spirito: riposa, idratati, cammina, respira. La cura di sé non è vanità, è responsabilità spirituale. La grazia passa anche attraverso la salute e il rispetto per il proprio corpo. 

Versetto: “Il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo.” (1 Corinzi 6,19)


8. LITURGIA DELLA NATURA: lascia che il creato ti parli: il vento, la luce, il mare, il silenzio. Ogni elemento diventa un invito alla lode. La natura è il primo altare che Dio ha costruito. Attenzione a non idolatrare la natura. Cosa molto diversa rispetto al ringraziare per ciò che ci circonda. La natura non è Dio, ma dono di Dio.

Versetto: “I cieli narrano la gloria di Dio.” (Salmo 19,2)


9. SILENZIO QUOTIDIANO: cinque minuti al giorno senza telefono, senza rumore, senza distrazioni. Il silenzio è lo spazio in cui Dio può parlare. L’estate è il tempo perfetto per imparare ad ascoltare. Senza silenzio non riusciremo mai a sentire le parole di Dio, ciò che vuole dire alla nostra vita. E' possibile trovare questo tempo, per chiunque.

Versetto: “Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza.” (Isaia 30,15)


10. GRATITUDINE SERALE: ogni sera scrivi o pensa tre grazie: un volto, un colore, un gesto, una sorpresa, un luogo. La gratitudine trasforma l’estate in un sacramento di luce. Chi ringrazia vede Dio dappertutto. Ti permette di notare cose che prima passavano inosservate. Ti rendi conto di quanto operi Dio nel tuo quotidiano, anche attraverso persone o avvenimenti.

Versetto: “Rendete grazie in ogni cosa.” (1 Tessalonicesi 5,18)


UNA FEDE CHE RESPIRA... L’estate non è un tempo “vuoto”: è un tempo che può diventare spazio, respiro, via. Se lasci entrare Dio nelle tue giornate calde e leggere, scoprirai che la fede non va in vacanza, si fa più semplice, più vera, più tua.

“In Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo.” (Atti 17,28)

Frutto del silenzio è la preghiera. 
Frutto della preghiera è la fede. 
Frutto della fede è l’amore. 
Frutto dell’amore è il servire.
(Madre Teresa di Calcutta)


I consigli non sono finiti, seguite il profilo Instagram per non perdere i prossimi contenuti. Ci sarà un post anche a luglio.

Inoltre non perderti i podcast! Ti lascio l'ultimo pubblicato.

Buona estate.
Cristina

venerdì 10 aprile 2026

Un’amicizia che profuma di cielo: la parte di te che porto con me.

 


È da qualche settimana che vorrei scrivere qualcosa nel blog parlando di Bea. Ho aspettato, aspettato ancora e oggi, a sei mesi dalla sua nascita in cielo, credo sia arrivato il momento di raccontare qualcosa di lei. Cercherò di riassumere, altrimenti potrei ritrovarmi a scrivere un poema.
Bea era la mia migliore amica, anzi, lo è ancora. Ci siamo conosciute nel lontano 2015 attraverso un gruppo Facebook dedicato a mogli e mamme cattoliche. Pochi lo sanno, ma appena ci siamo conosciute, tra di noi c'erano discussioni continue! Avevamo un carattere molto simile, per cui era più il tempo trascorso a discutere che a chiacchierare amabilmente. Poi qualcosa è cambiato. 
Ho imparato a conoscerla, a capire che dietro quel suo carattere tosto e impulsivo, c'era ben altro e questa stessa cosa, l'ha colta lei nei miei confronti. Avevamo storie di sofferenza sulle spalle, di fatiche e di giudizio. Potevamo capirci a vicenda.
Era molto espansiva, chiacchierava con chiunque senza grossi problemi; anche se ti conosceva appena ti raccontava tutta la sua vita, senza alcun filtro. Era così ed era bella per questo.
A differenza sua, non ho mai avuto amiche, non sapevo come mantenere un rapporto di amicizia duraturo, fatto di sostegno reciproco e fiducia. Ero abituata a tradimenti, ad essere il capro espiatorio ad essere l'ultima ruota del carro.
Grazie a lei ho sperimentato cosa significhi realmente avere un'amica che farebbe di tutto per te senza un tornaconto. Non lo aveva mai fatto nessuno.

Nel corso degli anni abbiamo avuto momenti faticosi, alcune vicissitudini mi hanno portata a cambiate molto carattere, smussando i lati spigolosi, imparando a contare fino a mille prima di fare o dire qualcosa, facendo pace con l'impulsività... Lei no, continuava ad essere impulsiva e senza peli sulla lingua. Questo, qualche volta, le ha creato dei problemi ma le sono sempre stata accanto. Rivedevo la me del passato e sapevo che era possibile cambiare, migliorare, solo doveva esserci qualcuno che credeva in te, per cui io credevo in lei.
Ogni gesto e ogni parte caratteriale di una persona sono plasmati dal proprio vissuto, per cui avevo imparato ad andare oltre e a vedere ciò che era oltre quello. Ovvero una persona generosa come poche, che avrebbe smosso mari e monti per aiutarti, che non si risparmiava e che aveva una totale e piena fiducia nei piani del Signore, anche quando non li capiva.
La parlantina non le mancava, a differenza mia che sono particolarmente taciturna e amo ascoltare invece di parlare, di conseguenza spesso le nostre telefonate erano ben impostate: lei parlava, io ascoltavo e mi andava bene così. Certo, anche io parlavo, ma preferivo ascoltarla mentre bevevamo il nostro caffè, anche se ognuna a casa propria. Sì, perché io vivo a Bergamo, mentre lei inglese trapiantata in Sicilia, ai lati opposti dell'Italia.
Nel 2021, complice uno scalo a Orio al Serio, ci siamo incontrate di persona per la prima volta. Non l'avevo immaginata così alta, questa cosa mi colpì molto. Un caffè al centro commerciale lì vicino, quattro chiacchiere, tanti abbracci (che lei mi stava insegnando a dare perché non ne ero capace) e una videochiamata con altre amiche che facevano parte di un piccolo gruppo che avevamo creato.
Anche questa è una bella parentesi e merita una spiegazione. Molti anni prima, nel 2012, creai un gruppo Facebook cattolico. Ci furono alcuni problemi a causa di alcuni membri per cui volevo crearne uno nuovo per ripartire. Appena ci siamo conosciute (nel 2015), il suo entusiasmo mi travolse per cui decidemmo di aprire questo nuovo gruppo insieme grazie anche a un gemellaggio con un gruppo americano di cui lei faceva parte. Nacque così "Stile di vita di una folle donna cattolica". Probabilmente se non fosse stato per lei, tutto questo, ora non ci sarebbe. Come diramazione, creammo vari piccoli gruppi di supporto tra mamme cattoliche e, uno in particolare, era il nostro rifugio (quello della videochiamata).

Nel corso di questi anni, qualche scontro ci fu, ma cose di poco conto, il problema principale era la mia poca presenza, o per lo meno, la mia zoppicante gestione dell'amicizia. Ho sempre avuto l'idea di "non dover disturbare", di non scrivere troppo per paura di essere invadente, di non essere accolta, oppure di lasciar andare per non obbligare l'altro a rispondermi (e questa cosa c'è ancora). Lei era l'opposto e queste mie "assenze" hanno creato qualche fatica. Che si è poi ripresentata pochi mesi prima della sua morte.
Come detto, era anche molto generosa e si faceva in quattro per gli altri, nonostante le distanze. Niente poteva fermarla.
Nel 2023, a maggio, venne da noi per un evento speciale, mia figlia Giorgia l'aveva scelta come madrina di cresima. E lei questo impegno lo aveva preso sul serio. Si era impegnata tanto per creare un buon rapporto con Giorgia, con videochiamate, messaggi, anche se già la conosceva perché durante la pandemia aveva fatto un corso di inglese a lei, Gabriele e altri ragazzini.
Rimase da noi qualche giorno e scombussolò la nostra routine, portando la sua esuberanza ma anche il suo essere parte della nostra vita. Sul momento non fu facile, ma ricordo quei giorni come momenti di grazia che mi hanno portata a mettere in discussione molte cose di me (in meglio).
Alcuni mesi dopo mi diagnosticarono un cancro maligno al seno, l'operazione era programmata per fine novembre. Bea in quel periodo scatenò il paradiso con cordate di preghiera continue, rosari comunitari, rosari online e aggiornamenti sulla mia situazione post operatoria (che aveva avuto alcune complicanze). Ma non finisce qui, all'inizio di dicembre arrivò a casa nostra per dare una mano. Era partita senza pensarci due volte, lasciando in Sicilia marito e due figlie, per starci accanto qualche giorno in quel momento delicato.
Mi sono sentita la persona più fortunata su questa terra. Mai avrei pensato di meriare tanto, di essere così importante per un'amica. Lei era così, non poteva farci nulla.
Era anche la mia prima "fan", quando pubblicavo l'agenda, oppure qualche altro libro, era la prima a promuoverlo, parlarne e condividerlo dicendo che era fiera di me... nemmeno i miei genitori mi hanno mai detto una cosa simile... ma se lo diceva lei ci credevo. 

A maggio 2025 doveva venire ancora da noi per fare da madrina di cresima a Gabriele, questa volta era incinta e non stava bene, per cui ha preferito rimanere a casa (per evitare di stare male così lontana da casa). Aveva già perso un bambino alcuni mesi prima. Dato che l'avrebbe voluta anche Mattia, ci sarebbe stata un'altra occasione.
Ha avuto problemi di salute per tutta la gravidanza, ho cercato di essere presente ma allo stesso tempo mi sono resa conto di averla un po' esclusa dalla mai vita per proteggerla. Ad agosto dovevo essere operata per togliere l'espansore e mettere la protesti post mastectomia, per cui non le dissi nulla per non farla preoccupare ma lo scoprì lo stesso. Offrì le sue fatiche per la mia operazione. Ancora una volta c'era nonostante tutto.
Lei continuava a non stare bene, io dopo un mese di problemi post intervento andai ad una visita e decisero di ricoverarmi d'urgenza, lei nel frattempo stava per partorire. Eravamo in ospedale lo stesso giorno in due parti opposte d'Italia.
Lei partoriva, io dovevo essere operata d'urgenza per protesi infetta, anche questa volta non le dissi nulla per non farla preoccupare. Doveva pensare a se stessa, al suo piccolino appena nato, per me ci sarebbe stato tempo. La priorità era la sua serenità.
Continuai a sostenerla con la preghiera per qualche piccolo intoppo, poi qualche giorno dopo, arrivò la notizia. Si era sentita male ed era in coma.
Ora toccava a me scatenare il paradiso, era il mio turno e il mio modo per ripagarla di tutto ciò che aveva fatto per me. 
Catene di preghiera, rosari, novene... si era mobilitato il mondo (ne conosceva di gente!) tutto per Bea.
Prima di questo evento, vedere spesso il giudizio nei suoi confronti mi ha sempre fatto male, mi chiedevo come potessero basarsi solo sulle parti negative di una persona senza vedere la meraviglia che aveva dentro, sarebbe bastato andare oltre. 
Ecco, vedere tutto questo movimento e le persone che, in quell'occasione, parlavano di quanto Bea avesse fatto qualcosa di buono nella loro vita, mi rese la persona più felice del mondo, ma allo stesso tempo pensai che tutto quel bene che raccontavano di lei, Bea non lo aveva vissuto. Sì, perché nella sua esuberanza, nel suo essere chiacchierona con tutti, nella sua totale fiducia nel Signore in ogni piccola cosa, spesso credeva di non essere amata ma solo giudicata. Quell'amore lo percepiva a singhiozzo.

Il 10 ottobre, Bea è andata tra le braccia del padre. Probabilmente ha optato per quella data perché era sicura che me la sarei ricordata (ho dei seri problemi di memoria con le date e quello è il giorno del mio anniversario di matrimonio, per cui impossibile da dimenticare).
Il dolore è stato enorme, tutt'ora lo è. Mi mancano i suoi messaggi, i suoi sfoghi, anche il suo mettersi in ascolto quando a sfogarmi ero io, i nostri caffè in videochiamata e le risate. 
Ringrazio ogni giorno il Signore per averla messa sulla mia strada. Mi ha permesso di scoprire cosa sia realmente l'amicizia, quella vera e piena, quella che non chiede nulla in cambio. 
Il primo pensiero dopo la sua morte fu "sono di nuovo sola, senza amici", ma lei non ha tardato a farsi sentire togliendomi questo pensiero. La sua morte mi ha portato a riscoprire vecchie amicizie, non solo,  mi ha aperta anche a quelle nuove con uno spirito diverso, con un modo di pormi nuovo, che mi ha insegnato proprio lei.
A sei mesi dalla sua nascita in cielo, sono costantemente grata per la sua presenza e per avermi preceduta in cielo perché so che, quando sarà il mio turno, la troverò lì ad aspettarmi e questo fa meno paura...
Grazie Bea, migliore amica e (come scrivevi tu) mia Sister in Christ.
Cristina

sabato 7 marzo 2026

Donna nella Chiesa: vivere pienamente la vocazione.



                                  


Martedì 3 marzo, durante una puntata di Italo Munot (qui la registrazione), in cui ero ospite, ho parlato molto del tema donne della Bibbia. E' un argomento a cui tengo molto, per questo ho pensato di dedicare questo spazio a loro, le donne nella Chiesa in simbiosi con le donne bibliche. Per rendere questo 8 marzo meno polemico possibile ma più utile.
L’8 marzo è diventato, negli ultimi anni, un terreno ambiguo, quasi di lotta. Da un lato celebra(va) la dignità femminile, dall’altro rischia di trasformarsi in un contenitore di slogan che non parlano davvero alle donne, il cui unico intento è quello di denigrare l'uomo e allo stesso tempo creare lotte tra le stesse donne. Si esalta una libertà che spesso coincide con l’isolamento, un’emancipazione che chiede di rinnegare la differenza (andando contro la scienza stessa), una forza che si misura solo nella competizione.
Eppure, la storia della salvezza custodisce un’altra narrazione, quella di donne che hanno cambiato il mondo non imitando gli uomini, non volendo essere esattamente come loro (o di più), ma vivendo fino in fondo la loro vocazione. La Chiesa, quando è fedele al Vangelo, non riduce la donna a un ruolo, ma la riconosce pienamente con tutti i suoi doni e le sue meraviglie. Ecco che la Bibbia diventa il primo luogo dove questa verità si manifesta con una potenza sorprendente. Le donne della Bibbia hanno questa forza che nasce dalla relazione con Dio.

Il mondo tende a sottolineare quanto la donna nella Chiesa sia marginale, maltrattata e non considerata, ciò sottolinea quanto poco abbiano compreso la nostra fede. La Scrittura non presenta figure femminili marginali o decorative. Presenta donne che, pur immerse in contesti tutt'altro che semplici, diventano decisive nella storia di Dio con l’umanità.

Eva: l’origine della relazione
Eva non è la caricatura della tentatrice, ma la prima chiamata alla comunione. È aiuto che gli corrisponda, cioè presenza capace di completare, custodire, generare. La sua vocazione è la relazione, non la subordinazione.

Sara: la fede che matura nel tempo
Sara attraversa la prova dell’attesa, dell’incredulità, del limite. Eppure diventa madre di un popolo. La sua storia insegna che la fecondità femminile non è solo biologica, ma spirituale, nasce dalla fiducia.

Miriam: la voce che guida
Sorella di Mosè, Miriam canta la liberazione e guida il popolo con la sua parola. È profetessa, cioè donna che interpreta la storia alla luce di Dio. La sua forza è la memoria della salvezza.

Rut: la fedeltà che costruisce futuro
Rut non è israelita, eppure entra nella genealogia di Cristo. La sua storia mostra che la donna è capace di generare futuro attraverso la fedeltà concreta, quotidiana, silenziosa.

Anna: il dolore trasformato in preghiera
Anna porta nel tempio la sua amarezza e la consegna a Dio. La sua maternità nasce da un cuore che non si chiude nella frustrazione, ma la trasfigura.

Maria: la pienezza della vocazione femminile
In Maria la donna raggiunge la sua verità più alta: accoglienza senza passività, coraggio senza aggressività, presenza senza dominio. È madre, discepola, donna forte, donna libera. In lei la femminilità diventa luogo in cui Dio entra nel mondo.

Queste sono solo una micro parte delle donne presenti nella Bibbia e sono già un immenso tesoro (altre le trovate nelle guide di quaresima e tutte insieme saranno presenti in un libro dedicato a loro), eppure il femminismo tossico, rende queste donne una banale caricatura.
Oggi molte narrazioni femministe, hanno preso una piega che non libera, ma appesantisce oppure, addirittura, storpia la realtà (avevo parlato molto di femminismo pagano in questo video).
Propongono una donna forte solo se autosufficiente, come se la relazione fosse un limite. Pretendono libertà e parità, ma se una donna decide di stare a casa per occuparsi della famiglia, apriti cielo... ecco che quella libertà ha un solo senso, quello delle loro idee.
Considerano la maternità un ostacolo, non una possibilità. Donare la vita diventa secondario, lasciando il primo posto alla lotta per poterla togliere quando "indesiderata".
Trasformano la differenza sessuale in un problema da cancellare. Qualcosa che, invece di essere una fonte inesauribile di grazia, deve essere abolito.
Esaltano la rabbia come forma di potere. Urlare, far tacere chi ha idee diverse, attaccare, sbraitare...come se queste fossero le uniche modalità utilizzabili. 
Chiedono alla donna di diventare ciò che non è: un uomo 2.0. Ritenendo anche che un uomo possa essere una donna per il solo fatto di volersi definire tale (tanto che provita e famiglia, ha creato una maglietta apposita per questa occasione). 
Esaltano il piacere personale come base per l'emancipazione e il pieno controllo di sè. Rendendo il tutto un mero atto egoistico e fine a se stesso.

Questa visione non è emancipazione, ma una nuova forma di pressione sociale. La donna viene liberata da tutto, tranne che dall’obbligo di essere perfetta, performante, invulnerabile, una dea.
Il risultato è una femminilità stanca, frammentata, spesso arrabbiata. Una donna che non si sente più autorizzata a essere ciò che è: relazione, cura, intelligenza integrativa, generatività. Chiudendosi o fingendo di essere altro per non farsi massacrare verbalmente, o peggio...
Nella Bibbia, la custodia non è servilismo, ma responsabilità, anzi, è un modo di esercitare autorità attraverso la cura.

In Genesi, uomo e donna ricevono insieme il compito di custodire il creato.
Maria custodisce nel cuore, cioè interpreta, integra, trasforma.
Le Myrofore custodiscono il corpo di Cristo e ricevono la Risurrezione.
La custodia, possiamo dire che è una forma di leadership femminile:
non comanda, ma sostiene;
non impone, ma rende possibile;
non domina, ma fa vivere.

Ecco che la visione cristiana diventa l'alternativa sana. Dove è possibile vivere la propria vocazione in pienezza, senza sentirsi sbagliate o giudicate ma accolte.
La Chiesa non propone un modello unico di donna, ma una vocazione, essere segno di vita, di comunione, di dono.
Non è un ruolo sociale, ma una chiamata spirituale che si incarna in modi diversi; nella maternità, nella consacrazione, nel lavoro, nella missione, nella creatività, nella cura, nella testimonianza.
La donna cristiana non è passiva, non è nemmeno marginale, ancor meno di serie B.
È colei che custodisce, integra, genera, riconcilia; è presenza che tiene insieme ciò che rischia di disperdersi. È sguardo che vede lontano, un cuore che accoglie, intelligenza che unisce.
Papa Pio XII disse che "La donna è il capolavoro della creazione"; Papa Francesco disse che "La vocazione femminile non è un compito imposto, ma una promessa: vivere pienamente ciò che si è, senza imitare nessuno".

In quest'ottica, proporrei una nuova festa della donna, spostandola solo di qualche settimana; la vera festa della donna dovrebbe essere, per noi, la Domenica delle Myrofore.
Se l’8 marzo è diventato un simbolo ambiguo, la tradizione offre una data molto più adatta per celebrare la donna, la terza domenica di Pasqua, quando la Chiesa ortodossa ricorda le Sante Myrofore, le donne che portarono gli aromi al sepolcro, le donne dell'annuncio.
Vi ho già parlato di loro ma non se ne parla mai abbastanza.
Le Myrofore sono le prime testimoni della Risurrezione, sono coloro che ricevono l’annuncio più grande della storia. Sono sempre loro che diventano apostole per gli apostoli.
C'è però una grande differenza con il femminismo di oggi, le Myrofore non rivendicano potere, non urlano slogan, nè cercano visibilità. Quando Gesù ha scelto loro, non hanno rivendicato la grandezza delle donne. Sono andate al sepolcro per amore, per fedeltà, per cura.
E proprio lì, in quel gesto tipicamente femminile di prendersi cura del corpo di Cristo, ricevono la rivelazione che cambia il mondo.
La loro festa è, a mio avviso, la vera festa della donna.
E' una celebrazione della femminilità che custodisce, che non fugge davanti alla morte, che rimane quando tutto sembra perduto, che diventa la prima voce della speranza.
Le Myrofore sono il contrario della donna tossica che la cultura contemporanea propone costantemente, soprattutto ai nostri giovani.
Sono donne che non imitano nessuno, ma vivono la loro vocazione fino in fondo in modo pieno. Per questo diventano le prime annunciatrici del Vangelo.

La storia della Chiesa è costellata di donne che hanno incarnato la stessa audacia, fedeltà e pienezza delle Myrofore, ciascuna con una forma unica di generatività spirituale.
Maria Maddalena, la prima testimone del Risorto, che annuncia ciò che gli apostoli non hanno ancora visto.
Macrina, che con la sua sapienza forma due Padri della Chiesa, Basilio e Gregorio, mostrando che la teologia nasce anche da una donna.
Monica, che genera la conversione di Agostino non con la forza, ma con la perseveranza dell’amore.
Caterina da Siena, che parla ai papi con libertà e obbedienza insieme, ricordando alla Chiesa la sua identità.
Teresa d’Avila, che riforma un ordine intero con la forza della contemplazione.
Madre Teresa, che mostra al mondo la potenza della misericordia incarnata.

Sono donne che non hanno mai cercato potere, ma hanno ricevuto autorità, e sono la prova che la vocazione femminile non è un’eccezione, ma una tradizione viva.

Vorrei fare un invito alle donne di oggi  affinché l’8 marzo possa diventare un’occasione per tornare all’essenziale, non per rivendicare un potere che non appartiene alla donna, ma per riscoprire una forza che le è propria. Vi invito a pregare per tutte le donne, perché possano essere realmente libere, quella libertà che Cristo ci insegna e vuole per noi.
Pregare perché la donna non debba scegliere tra dolcezza e coraggio, tra maternità e realizzazione, tra fede e libertà.
Pregare perché la sua vocazione sia un intreccio unico di tutte queste dimensioni, purché scelte e consapevoli.
Pregare perché le donne della Bibbia, le sante, le Myrofore possano essere esempio e fondamento, attraverso le loro storie, di una verità univoca.
Pregare perché la donna non scelga di cambiare il mondo gridando, ma rimanendo fedele alla propria chiamata.

E' così che la Chiesa, quando vive davvero il Vangelo, non limita la donna, ma la rivela nella sua pienezza.

Vorrei che ogni donna riscoprisse questa verità, non devi diventare altro da te per essere forte.
La tua vocazione è già la tua forza.
Cristina

Maglietta di ProVita e Famiglia

mercoledì 4 febbraio 2026

Giornata mondiale contro il cancro: nelle mani di Dio, anche quando tutto crolla

 


Oggi è la giornata mondiale contro il cancro e questo pezzo nel blog non era programmato, non ricordavo nemmeno fosse oggi.
Quando non ci sei dentro, non ci pensi nemmeno a giornate come questa, a quanto possa essere utile la sensibilizzazione riguardo questo tema che per certi versi è ancora un tabù.
Sottovaluti molte cose, prima tra tutte, la prevenzione con l'idea che "succede agli altri" oppure "sono giovane, figurati se succede a me".
Poi, un giorno, accade a te e tutto cambia. La vita si stravolge, nell'arco di pochi minuti passi dal vivere come se fossi eterna, per passare al non vedere più un futuro.
Guardi i tuoi figli e non sai se potrai vederli crescere, guardi tuo marito e non sai se sarai al suo fianco nella vecchiaia.
Tutto cade a pezzi, talmente piccoli che rimetterli insieme diventa impossibile. Quella è la tua vecchia vita e sai che non potrai riaverla. Non sarai mai più come nei giorni prima di sapere che hai il cancro.
Quello che non sai è che, dopo il dolore iniziale, per quanto devastante, potrai iniziare una nuova vita, diversa, con cui dovrai imparare a dialogare; come un bambino che deve imparare a camminare o un adolescente che entra nel mondo. Ma non sarà la fine del mondo, non sarà la tua fine. Sarà il tuo inizio e potrai renderlo meraviglioso.
Ricordo i primi giorni dopo la diagnosi, i peggiori della mia vita. Diciamocelo, a 38 anni non penseresti mai di avere il cancro al seno, ma ce l'hai (spoiler, tra pochi giorni spegnerò 41 candeline). Quando lo scopri sembra che tutto intorno si fermi, che il tempo passi lentamente, che i progetti non si possano più fare. Non sai quanti compleanni potrai festeggiare, quanti Natali o estati, se vedrai ancora la neve... ti rendi conto di esserti attaccata addosso la data di scadenza come se fossi uno yogurt (breve). E' inevitabile.
Puoi scegliere due strade, o quella che ti porterà ad auto distruggerti oppure, se hai la grazia della fede, inizi a vedere tutto in una prospettiva diversa. Nel mio caso è stata la seconda.
Ripercorri quei momenti e inizi a notare la mano del Signore in ogni attimo. Dal momento in cui senti quella pallina "casualmente" (quando di solito quella tipologia di tumori si sentono tardi), al momento in cui ti dicono "anche se maligno, lo ha preso in tempo", alla grazia che ti circonda per l'affetto di tante persone e tante catene di preghiera che non credevi possibile.
Nessuno vorrebbe il cancro, ma se ce l'hai, piangere e disperarti non lo farà passare, anzi, renderà le diagnosi ancora più infauste.

Tre mesi dopo la diagnosi (novembre 2023) affronto l'operazione, le complicazioni con una seconda operazione il giorno successivo, poi tutto fila. L'assegnazione della terapia, alcuni intoppi perché il mio corpo non accetta l'idea di andare in menopausa. Cambiano strategia, controlli frequenti e forse la strada giusta.
Ad aprile (2025), un piccolo intervento per un polipo che dava problemi reclama un mio primo stop.
Poi ad agosto finalmente decidono di togliermi l'espansore per mettere la protesi. Nel frattempo avevo cambiato idea ma ho dato fiducia ai medici. Il mio corpo sapeva, io sapevo, dovevo ascoltarmi; ed ecco che meno di un mese dopo, a settembre, vengo operata d'urgenza per rigetto e protesi infetta. 50 giorni di antibiotico, infezione al drenaggio e dolori che toglievano il respiro.
Qualche pianto, tanta stanchezza ma tutto passa. Ho appena superato il secondo anno di terapia, non è facile, ma si va avanti con i mezzi che abbiamo. Prima delle terapie scrivo sempre sulla scatola il salmo 121, così da fare memoria di queste parole: "Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita. Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri, da ora e per sempre."

In tutto questo, perennemente attaccata al rosario, alla mia amata Madonna del Rosario di Pompei con la novena dei 54 giorni. Mi ha accompagnata dal giorno in cui ho sentito quella pallina. Poi nella sala d'attesa in oncologia mentre aspettavo il verdetto, si è aggiunta la coroncina della divina misericordia.
Gli ultimi mesi sono stati molto pesanti, difficili, ma sempre carichi di speranza, di gratitudine e lode al Signore perché mi fido di lui.
Mi guardo indietro e vedo ogni mio passo preceduto dal Suo, ogni mia preghiera accompagnata da una risposta, ogni mia paura consolata.
Non so cosa mi aspetta nel futuro, so che non devo preoccuparmi, ogni giorno ha già la propria pena, che senso ha preoccuparsi di ciò che non possiamo sapere? Alimenterebbe solo l'angoscia.
Certo, i momenti di paura per il futuro ogni tanto tornano, ma non prende più il controllo della mia vita. 

"Confida nel Signore con tutto il tuo cuore e non appoggiarti sulla tua intelligenza; in tutti i tuoi passi pensa a lui ed egli appianerà i tuoi sentieri" Proverbi 3,5.

Arriva anche quel giorno in cui, guardandoti intorno, sai che non è entrato nella tua vita per caso. Vedi quanto ogni tuo gesto e ogni pensiero è stato purificato, rinnovato e ringrazi per quello per cui dovresti disperarti. 

Non per tutti però va in questo modo, c'è chi la fede non ce l'ha o si è allontanata dal Signore dopo la diagnosi perché non riesce a reggere il peso. Ti rendi conto di quanto l'assenza di Dio possa portare alcuni a nutrire sentimenti di rabbia, odio, invidia offuscando ciò che in realtà sono i momenti di grazia.
Oppure quanto bene possono fare agli altri, nella stessa condizione, non facendoli sentire soli, accogliendo il dolore e le fatiche dell'altro, mettendosi a disposizione.

In questa giornata dedicata al cancro, vi chiedo di pregare per gli ammalati, per chi ha già ricevuto una diagnosi, per chi l'avrà, per chi è terminale e per chi è in cura. 
Per quanto una persona possa sembrare in salute o sorridente e serena, non possiamo sapere quanta fatica stia facendo per portare un peso così grande.
E se voi ci siete passate, non paragonate mai la vostra esperienza a quella altrui, soprattutto pensando che la vostra fosse più dura... fate un passo indietro e mettetevi in ascolto, stendete una mano e con l'altra tenete il rosario.

Un abbraccio
Cristina

mercoledì 6 agosto 2025

Atto di rinuncia di Padre Pio e Padre Amorth; per rinunciare al maligno.

 


Tempo fa nel profilo instagram e in alcuni video ho accennato all'atto di rinuncia fatto tempo fa, oramai credo sia trascorso più di un anno. Scoprii questa pratica parlando con alcune amiche.
L'atto di rinuncia è una preghiera di (auto)liberazione che, attraverso un elenco, permette alla persona di rinunciare ufficialmente a tutto ciò che ha fatto di sbagliato nel passato. Non è un esorcismo ufficiale (quello è riservato ai sacerdoti autorizzati), ma una preghiera di autoliberazione e protezione spirituale, rivolta a Dio, con la quale il fedele rinuncia al male e si affida completamente a Gesù e a Maria.

Per esperienza personale posso dirvi che è estremamente efficace se detta con fede e fiducia in Dio. 
La mia conversione ha avuto inizio molto tempo fa, con periodi di dubbi e tentazioni, con un forte combattimento legato al mio passato nella wicca. Quando frequenti per molto tempo certi ambienti e determinate pratiche, ci sono rumori, profumi e sensazioni che ti tormentano anche quando pensi di esserne uscita totalmente. E' solo un'illusione e arrivi a pensare che sia normale quando in realtà non è così. Non può essere normale quando il solo cinguettio degli uccellini ti manda il tilt perché rievoca le sensazioni dei rituali di primavera. Così come non può essere normale che il solo accendere una candela rievochi immagini dei rituali fatti.
Si pensa che tutto ciò sia una sorta di punizione per ciò che è stato fatto in passato e che sia giusto così. Posso dirvi che non è giusto e che ciò va combattuto ed è solo uno stratagemma del maligno per non farci sentire liberi.

Con assoluta certezza vi dico che potete essere liberi ma per esserlo realmente va fatto un passo importante e, certe volte, doloroso; ripensare a tutto ciò che abbiamo fatto non conforme alla nostra fede in Cristo e rinunciarvi in modo consapevole.
Potrebbe essere più complesso del previsto perché il maligno si metterà in mezzo, ci farà pensare che è tutto inutile, che non ne vale la pena, ci bloccherà mentre lo stiamo recitando, non ci permetterà di finirlo ma dobbiamo essere più forti di tutto questo.
Quando pensai di farlo, rimandai per settimane, poi presi coraggio, trovai l'atto di rinuncia, lo sistemai aggiungendo cose che avevo fatto e che non erano segnate, approfittai del primo venerdì del mese con l'adorazione e, con i miei fogli stampati mi misi in un angolo e iniziai. Non fu facile, ma lo portai a termine anche se, da subito mi ritrovai con nausea e mal di testa.

Qui di seguito vi lascio l'atto di rinuncia che ho utilizzato, inoltre vi lascio anche il link per scaricare il pdf da stampare. Vi ricordo che dovete sistemarlo in base alla vostra storia per cui se manca qualcosa dovete aggiungerlo.

ATTO DI RINUNCIA

Nel Nome di Gesù Cristo rinuncio a satana e ad ogni legame occulto, alla sua “opera sul mio spirito, alla sua opera sul mio corpo, e alla sua opera sulla mia mente, e a tutti i legami con ogni suo seguace. Io rifiuto il male che ci si è infiltrato nella mia vita, perché mi sono allontanato da Gesù, perché ho abbandonato i sacramenti, perché ho trascurato la preghiera, perché mi sono dedicato solo a tutto ciò che passa. Rifiuto il male che ho accettato e che ho compiuto per ignoranza e leggerezza, per rabbia o per incoscienza, per paura di essere criticato, per delusione o per cattivi esempi, o per autolesionismo distruttivo infusomi. Prendo coscienza e ritratto qualunque male che ho compiuto o che ho procurato ai miei genitori, alla mia famiglia, ai miei amici, ai miei superiori, alla società tutta. In modo particolare rifiuto le azioni spiritualmente inquinanti: le parolacce, le bestemmie, le promesse ed i giuramenti falsi, l’usura, le ingiustizie, i favoritismi, le sedute spiritiche, tutte le pratiche occulte e quelle di cui mi sono state imposte al di fuori della mia volontà. O Cristo Gesù, Mio Re e Redentore, per la Potenza della Tua Santa Croce ed in virtù del Tuo Preziosissimo Sangue, Salvami. “In Nome di Gesù Cristo, rinuncio allo ‘spirito negativo’ di: Avarizia – Risentimento – Rancore – Odio – Maledizione – Invidia – Gelosia – Orgoglio – Menzogna – Divisione – Paura – Superbia – Vendetta – Violenza – Potere – Vanagloria – Impudicizia – Lussuria – Adulterio – False religioni e spiritualità – Inganno religioso – Ateismo – Massoneria – Anticristo – Asmodeo – ogni pratica New Age – Reiki – Astrologia – Negromanzia – Cartomanzia – Divinazione – Medianità – Occultismo – Spiritismo – Stregoneria – Magia – Gola – Fumo – Alcolismo – Droga – Scoramento – Turpiloquio – Agitazione – Ira – Ozio – Accidia – Confusione – Angoscia – Alienazione – Depressione – Disperazione – Tentato suicidio. Ed ora per il Sacramento del Battesimo, che mi ha reso figlio di Dio, della Cresima che mi ha confermato nella Sua Grazia, della Confessione che mi ha perdonato da ogni peccato, dell’Eucaristia che mi ha fatto partecipe del Corpo di Gesù; ora nel Nome di Gesù, Nostro Signore, innanzi al Quale ogni ginocchio si piega nei Cieli, sulla terra e sotto terra, per l’autorità che ha dato a coloro che credono, per intercessione della Santissima Vergine Maria, l’Immacolata Concezione, degli Angeli, degli Arcangeli, S. Michele, S. Raffaele, S. Gabriele, di San Giuseppe, dei Santi tutti, chiedo di spezzare ogni legame con qualsiasi persona, setta, o ideologia che mi ha allontanato da Gesù, Mio Dio e Mio Signore, perché, se ancora permane in me e nella mia famiglia qualche legame iniquo che mi assoggetta a satana, ora sia vanificato e reso impotente per il Nome Santo di Gesù, per le Sue Santissime Piaghe, per il Suo Preziosissimo Sangue e la Sua morte in Croce, che ci ha liberati da ogni schiavitù con il peccato. Sia legato alla Tua Croce, o Gesù, ogni potere degli spiriti maligni che mi tormentano. Il vostro tempo è terminato, ora voi, ‘forze del male’, ‘spiriti immondi’, non potete più insidiarci perché Gesù Cristo, mio Potente Signore, vi ricaccia nell’inferno, da dove non potete più ritornare ed avere nessuna altra influenza su di me per disturbarmi. Così sia. Amen, Amen, Amen! ALLELUIA – ALLELUIA – ALLELUIA!”

RINNOVO DELLE PROMESSE BATTESIMALI E CRISMALI

Mio Signore e mio Dio, ti rinnovo le promesse del mio battesimo e della mia cresima, con le quali un ho rinunciato a satana e alle sue opere e mi sono impegnato a servire fedelmente Dio, nella santa Chiesa cattolica.

Rinuncio al peccato, per vivere nella libertà dei figli di Dio.

Rinuncio alle seduzioni del male, per non lasciarmi dominare dal peccato.

Rinuncio a satana, origine e causa di ogni peccato.

Credo in Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra.

Credo in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da Maria Vergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre.

Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna.

Credo che solo in Gesù Cristo posso trovare la salvezza dai mali che mi affliggono e che solo a Lui devo affidarmi.

Dio Onnipotente, Padre del Signore Gesù Cristo, che mi ha liberato dal peccato e mi ha fatto rinascere dall’Acqua e dallo Spirito Santo, mi custodisca con la sua grazia in Cristo Gesù, mio Signore, per la vita eterna. Amen.

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria.


SCARICA QUI LA VERSIONE PDF

Buona preghiera e buona nuova vita da persone libere in Cristo.

domenica 13 aprile 2025

Settimana Santa: verso la Risurrezione.




Ho pensato di condividere anche qui i consigli pratici e spirituali per vivere la Settimana Santa giorno per giorno pubblicati nel profilo instagram.

La Settimana Santa è il cuore dell’anno liturgico.
È il momento in cui Gesù ci prende per mano e ci conduce dal buio alla luce, dalla morte alla vita.
Non è solo da guardare, è da vivere. Ogni giorno è un’occasione per seguirlo più da vicino, con piccoli gesti concreti. Partendo dall'idea che non serve essere perfetti, serve esserci. Con cuore sincero, anche stanco. Anche pieno di cose.
Ora vedremo giorno per giorno alcune piccole proposte, troverete anche dei link a materiale audio e video che potrebbero esservi utili. Durante la settimana inoltre troverete qualche altro aiuto nel profilo instagram.

DOMENICA DELLE PALME: Entra con Gesù

“Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” (Mc 11,9)

Spunto: Porta a Messa un ramo d’ulivo come gesto consapevole: accogli Gesù nella tua vita così com’è. Oggi lo accolgo con le palme, domani lo seguo con la croce?

Azione concreta: Scrivi su un foglietto ciò che oggi vorresti “stendere” davanti a Gesù, come la folla stendeva mantelli e rami: paure, desideri, fatiche, scelte.

Simbolo: Il ramo → segno di festa, ma anche di fedeltà.


LUNEDI' SANTO: inizia in silenzio

“Maria unse i piedi di Gesù con olio profumato” (Gv 12,1-11)

Spunto: Fai un gesto silenzioso d’amore per qualcuno oggi, senza dirlo a nessuno.

Simbolo: Olio profumato → rendi profumata la tua giornata con una parola dolce. Se preferisci puoi anche profumare gli ambienti di casa.


MARTEDI' SANTO: riconosci il tradimento

“Uno di voi mi tradirà” (Gv 13,21)

Spunto: Esamina il cuore: quali atteggiamenti ti allontanano da Gesù? Scrivi una preghiera personale di pentimento.

Simbolo: Un cuore spezzato → ma che vuole guarire.


MERCOLEDI' SANTO: sii fedele nelle piccole cose

Giuda cerca un’occasione per tradire

Spunto: Fai bene oggi una piccola cosa che di solito trascuri (es. una faccenda, una telefonata, un dovere scomodo).

Simbolo: Una moneta → scegli di “non vendere” il tuo tempo a ciò che non vale.

Qui trovate un audio utile per meditare questa giornata: PODCAST


GIOVEDI' SANTO: celebra il dono

“Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19)

Spunto: Partecipa alla Messa in Coena Domini e/o dedica tempo alla gratitudine: ringrazia Gesù per l’Eucaristia. Spezza del pane con la tua famiglia o con chi è solo. Prepara la cena ebraica. (la trovi a fine articolo)

Simbolo: Il pane → dono spezzato per amore.

Qui trovate un audio per meditare questa giornata: PODCAST


VENERDI' SANTO: rimani sotto la croce

“Stavano presso la croce di Gesù sua madre...” (Gv 19,25)

Spunto: Vivi un momento di silenzio, digiuno, preghiera davanti alla croce. Se puoi, fai la Via Crucis o un gesto di perdono. (trovi una via crucis nel canale YouTube)

Simbolo: Una croce spoglia → portala con amore.

Qui trovate un audio per meditare questa giornata; PODCAST

SABATO SANTO: abita il silenzio

Il giorno del silenzio, del sepolcro, dell’attesa.

Spunto: Sospendi social/media per qualche ora. Crea silenzio esteriore per ascoltare Dio nel cuore.

Simbolo: Una pietra → segno di chiusura... e promessa di apertura.


SANTA PASQUA: rinasci in Lui

“È risorto, non è qui!” (Mc 16,6)

Spunto: Festeggia con il cuore pieno di gioia! Ringrazia per ciò che è rinato in te. Condividi un augurio sincero con qualcuno che non se lo aspetta.

Simbolo: Luce accesa → Cristo è la nostra Luce!


CENA EBRAICA:

- azzimi: pane non lievitato, farina e acqua simbolo della debolezza, della miseria, dell’ impotenza a ricordo della situazione di schiavitù in Egitto.
- agnello arrostito: in ricordo del sacrificio pasquale, che non ha più luogo, perché portato a compimento da Gesù;
- uovo: in ricordo dell’offerta che aveva luogo ad ogni festa, simbolo dell’eternità della vita;
- erbe amare: simbolo della vita difficile che gli Ebrei avevano condotto fino alla loro liberazione;
- haroset: piatto composto da mele e noci, ricorda il cemento e la malta che gli Ebrei dovevano preparare in Egitto;
- aceto o succo di limone: indica l’amarezza della schiavitù;
- vino: rappresenta la gioia e la festa per il dono della salvezza.

L'obiettivo principale potrebbe essere il semplice rendersi conto che la Settimana Santa può essere vissuta bene anche se si ha il cuore un po’ stropicciato, le ginocchia un po’ sporche e la voglia (o almeno il desiderio) di rimettersi in cammino. In questi giorni non dobbiamo fare, ma "esserci".
Con semplicità. Con verità. Con quel poco che abbiamo o con niente tra le mani ma volte verso l'alto. Un passo al giorno. Con il cuore e lo sguardo rivolti verso la croce...

Buon cammino di risurrezione.
Cristina

sabato 2 novembre 2024

Devozione dei 100 requiem per anime dei defunti.

                                 



Ne ho già parlato nel profilo instagram ma ho preferito fare anche un articolo qui per rendere tutto più facile da trovare.
La devozione dei 100 Requiem è una pratica spirituale volta a pregare per le anime dei defunti, in particolare per quelle dimenticate o in purgatorio. Questa devozione nasce come una pratica per intercedere in modo speciale per le anime del Purgatorio, spesso dimenticate nelle preghiere quotidiane.

Il Requiem è una preghiera dedicata al riposo eterno dei defunti: ‘L'eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen.'

Consiste nel recitare 100 volte la preghiera del Requiem, con cuore e intenzione, chiedendo a Dio il riposo eterno per tutte le anime. Per questo pia devozione ci si può servire di una comune corona di cinque poste o decine, percorrendola tutta due volte, per formare il centinaio di Requiem.

Ne esistono due versioni, quella tradizionale e una versione con l’offerta della passione di Gesù (le trovate entrambe di seguito)

COME RECITARLA:

S'incomincia col recitare un Pater noster,  poi una decina di Requiem sui dieci grani piccoli della corona, infine della quale si dirà sul grano grosso la seguente giaculatoria:

Gesù mio, misericordia delle Anime del Purgatorio, e specialmente dell'Anima di N. N. e dell'Anima più abbandonata.

Terminate le dieci decine (ossia il centinaio) di Requiem, si dice il De profundis:

De profundis
Dal profondo a Te grido, Signore,
Signore ascolta la mia voce!
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.
Se consideri i peccati, Signore,
Signore, chi potrà sussistere ?
Ma presso di Te è il perdono,
e avremo il tuo timore.
Io spero nel Signore,
l’anima mia spera nella sua parola,
l’anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l’aurora.
Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione.
Il Signore redimerà Israele
da tutte le sue colpe.


Puoi dedicare i 100 Requiem a un defunto in particolare o per tutte le anime del Purgatorio, in momenti di preghiera speciale come in preparazione al giorno dei defunti, il mese di novembre o ogni volta che il tuo cuore lo desidera.
Pregare per i defunti è un atto di misericordia, che avvicina a Dio e rinnova il legame tra i vivi e le anime bisognose di preghiere.


VERSIONE CON OFFERTA DELLA PASSIONE DI GESU':

Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

1. Ti offro, adorato mio Gesù, in aiuto delle anime del Purgatorio, i meriti dei patimenti e dei dolori da te sofferti per la nostra redenzione; e incomincio dal contemplare quel sangue, che trasudò dal tuo corpo per la tristezza e l'angustia che ti assalì nell'orto degli Ulivi.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.

2. Ti offro, adorato mio Gesù, per le anime del Purgatorio, la somma afflizione, che ti strinse il cuore, nel vedere un tuo discepolo, Giuda, da te amato e beneficato, il quale, fattosi persecutore, con bacio sacrilego ti tradì per consegnarti nelle mani di crudeli nemici.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.

3. Ti offro, adorato mio Gesù, per le anime del Purgatorio, la mirabile pazienza con cui sopportasti tanti oltraggi da quella vile soldatesca, che ti trascinò da Anna a Caifa, da Pilato ad Erode, il quale, per maggior disprezzo, facendoti indossare la veste dei folli, fra le beffe e le derisioni del popolo, ti rimandò al governatore romano.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.

4. Ti offro, adorato mio Gesù, per le anime del Purgatorio, l'amarezza che turbò il tuo spirito allorché dai Giudei, tu innocente e giusto fosti posposto a Barabba, sedizioso ed omicida; poi legato alla colonna, senza alcuna pietà, fosti percosso con innumerevoli frustate.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.

5. Ti offro, adorato mio Gesù, per le anime del Purgatorio l'umiliazione da te tollerata, quando, per trattarti da finto re, ti hanno posto sulle spalle un cencio di porpora e ti hanno dato per scettro una canna, ti cinsero il capo con la tormentosa corona di spine, e così Pilato ti mostrò al popolo con le parole: Ecce homo.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.

6. Ti offro, adorato mio Gesù, per le anime del Purgatorio, l'ineffabile rammarico che provasti, quando contro di te si gridò: crucifige, crucifige: ed il penoso peso sostenuto con sublime rassegnazione lungo la via del Calvario, col pesante legno della croce sulle spalle.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.

7. Ti offro, adorato mio Gesù, per le anime del Purgatorio, la compassione pietosa, e il dolore profondo da te interamente sentito, allorquando dalla tua diletta Madre, venuta ad incontrarti e ad abbracciarti, fosti con tanta violenza separato.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.

8. Ti offro, adorato mio Gesù, per le anime del Purgatorio, gli inauditi tormenti che patisti quando, disteso sulla croce il tuo corpo sanguinante, fosti orribilmente trafitto con chiodi nelle nani e nei piedi, e innalzato sopra l'ignominioso patibolo.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.

9. Ti offro, adorato mio Gesù, per le anime del Purgatorio le angosce e le pene, che per tre ore continue sopportasti pendente alla croce e gli spasimi, che soffristi in tutte le membra, accresciuti dalla presenza della tua addolorata Madre, testimone di una simile straziante agonia.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.

10. Ti offro, adorato mio Gesù, per le anime del Purgatorio, la desolazione da cui fu oppressa la Vergine Santissima nell'assistere alla tua morte, e lo schianto del suo tenero cuore nell'accoglierti esanime, deposto dalla croce, tra le sue braccia.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.’


Buona preghiera.


mercoledì 9 ottobre 2024

L'arte della lamentela; quando la grazia scompare (a causa nostra).


                             


Viviamo in un'epoca in cui la lamentela sembra essere diventata una seconda lingua, una sorta di veleno invisibile della quotidianità. Non so voi ma sembra andare sempre peggio e ammetto di aver avuto più volte la tentazione di lasciare i social per non rovinarmi lo stato d'animo per ciò che leggevo. Ci lamentiamo del traffico, del tempo, del lavoro, se piove più oppure meno di quello che ci hanno detto, delle persone che ci circondano, persino delle piccole cose che in fondo non meritano tutta la nostra attenzione. Invece di focalizzarci su ciò che di buono accade intorno a noi, ci perdiamo in un vortice di negatività, che non solo avvelena il nostro spirito, ma finisce per influenzare (solitamente in male) anche chi ci sta vicino.
Quest'estate il tema principale era il caldo eccessivo e se un giorno le temperature erano meno calde allora si gridava al complotto e al fatto che il cambiamento climatico fosse un'invenzione...
In questi giorni la pioggia, le allerte meteo che vengono diramate proprio in queste ore. Qui hanno chiuso tutte le scuole superiori della provincia per precauzione, il flusso enorme di studenti che si spostano avrebbe creato non pochi problemi in caso di emergenze per cui hanno ritenuto opportuno prevenire. In mattinata la pioggia non era esagerata ed è iniziato il carosello di pseudo esperti che sindacavano la decisione "due gocce d'acqua e chiudono le scuole!" le lamentele più gettonate. Se invece ci fosse stato qualcosa di peggio? Probabilmente la lamentela si sarebbe spostata sul "dovevano chiudere le scuole per evitare questo disastro!".

Mi sono chiesta, perché ci lamentiamo? Spesso la lamentela è talmente immediata che diventa una risposta automatica, come se subentrasse nella mente un meccanismo di difesa per sfuggire alle difficoltà della vita quotidiana. Ci lamentiamo perché è più facile riversare all'esterno la nostra frustrazione piuttosto che affrontare ciò che non va. Tuttavia, questo atteggiamento è un modo per evitare il vero lavoro interiore che ogni individuo dovrebbe fare: la ricerca di soluzioni e l'accettazione delle situazioni che non possiamo cambiare.
Come dico sempre, se mi lamento cosa cambia? La situazione migliora? Beh, no. Ammenoché si va allo sportello delle lamentele (ah no, è il centro informazioni) di qualsivoglia centro commerciale. Se mi lamento del fatto che ho il cancro mi passa? Certo che no, allora perché mai dovrei farlo se non porta a qualcosa di buono?

La lamentela costante (occasionale ci potrebbe anche stare qualche rara volta, anche solo per un piccolo sfogo con chi conosciamo) ci allontana dalle cose buone che accadono intorno a noi. Quando siamo concentrati solo su ciò che va storto, perdiamo la capacità di riconoscere le piccole gioie quotidiane. Non ci accorgiamo dei gesti di gentilezza, dei momenti di serenità o dei doni inattesi della vita. Questo atteggiamento negativo eclissa la nostra gratitudine e blocca la nostra capacità di vedere ogni piccola grazia intorno a noi. Come possiamo aspirare a una vita più piena se siamo sempre concentrati su ciò che manca o su ciò che non funziona? Come possiamo vedere la grazia se pesa più un sassolino nella scarpa che una comoda poltrona?

Non solo la lamentela danneggia chi la pratica, ma finisce per influenzare negativamente anche chi ci sta vicino, spesso si sottovaluta l'impatto che può avere anche sui propri figli. Una lamentela continua crea un ambiente tossico, dove le conversazioni diventano pesanti e tutto si appesantisce. La nostra mente tende a vedere il mondo attraverso il filtro delle nostre parole, quindi, se continuiamo a lamentarci, alimentiamo un ciclo di pensieri negativi che può rapidamente diffondersi agli altri. Ci si ritrova responsabili non solo verso se stessi ma anche verso l'altro, soprattutto i bambini. Un po come il serpente che si è insinuato nella vita di Eva, ha fatto scattare in lei quasi una lamentela della situazione che è sfociata nella scelta peggiore.
Il primo passo per rompere questo circolo vizioso è la consapevolezza che può scaturire dal discernimento. Quando notiamo che ci stiamo lamentando, fermiamoci un attimo e chiediamoci:
È davvero così grave? Cosa posso fare per migliorare la situazione? Ne vale la pena?
Oppure, possiamo cambiare prospettiva, cercando almeno una cosa buona nella situazione che ci sta frustrando. Questo piccolo sforzo di gratitudine aiuta a riequilibrare la nostra visione della realtà. Uno degli antidoti più potenti alla lamentela è proprio la gratitudine. Quando siamo grati per ciò che abbiamo, la lamentela perde di significato. Possiamo allenarci a coltivare la gratitudine tenendo un diario dove annotiamo ogni giorno almeno tre cose per cui siamo grati. Questo semplice esercizio può aiutarci a spostare il focus dalle carenze e dalle difficoltà alle benedizioni e alle opportunità che incontriamo. Non a caso ogni domenica su instagram propongo il box della gratitudine dove scrivere almeno una cosa buona che ha lasciato il segno durante la settimana oppure nell'agenda, alla fine di ogni mese trovate lo spazio per ringraziare.
Un altro esercizio utile è cercare di focalizzarsi su ciò che possiamo controllare. Spesso le lamentele riguardano cose che non possiamo cambiare (come il meteo o il comportamento degli altri), ma spendere energie su queste cose oltre ad essere inutile è anche frustrante. Dobbiamo accettare ciò che non possiamo modificare chiedendo anche aiuto alla preghiera e concentrare la nostra attenzione su ciò che è nelle nostre mani.

La lamentela ci impedisce di vivere pienamente il momento presente e di vedere le cose buone che accadono intorno a noi. Liberarsi da questo atteggiamento richiede impegno e consapevolezza, ma i benefici sono enormi: ci sentiremo più leggeri, più felici e più capaci di affrontare le sfide quotidiane con uno spirito positivo. Sostituire la lamentela con la gratitudine ci permetterà di vedere il mondo con occhi nuovi, e chi ci sta accanto sarà ispirato dalla nostra energia positiva. 
Ci permetterà di poter sperimentare anche la lode..
Trasformare la lamentela in lode richiede di passare dalla frustrazione alla fiducia in Dio. Quando ci lamentiamo, spesso stiamo implicitamente dicendo che le cose non vanno come vorremmo o che siamo insoddisfatti di ciò che ci viene dato. Questo atteggiamento ci chiude al bene che Dio sta operando nella nostra vita. Invece, trasformare la lamentela in preghiera significa riconoscere che, anche nelle difficoltà, Dio ha un piano e che possiamo fidarci di Lui.
Mi potreste dire... "beh, ma anche nella Bibbia ci sono lamentele..." , avete ragione... ma c'è anche un cambio di atteggiamento come possiamo vedere nei salmi. Il salmista spesso inizia con una lamentela, ma conclude lodando Dio.
Il Salmo 13, ad esempio, inizia con un grido di dolore: “Fino a quando, Signore? Mi dimenticherai per sempre?” ma termina con una professione di fiducia: “Io confido nel tuo amore fedele”
Per noi può essere un grande esempio e un modello base che ci insegna che, anche nei momenti di dubbio o dolore, possiamo sempre concludere con la lode, confidando nella fedeltà di Dio.

Quando scegliamo di lodare Dio invece di lamentarci, stiamo attivamente riconoscendo il bene che ci circonda e che Dio ha già fatto nella nostra vita. Questo non significa ignorare le difficoltà, ma piuttosto cambiarne la prospettiva, soprattutto se sono cose di poco conto. Come scrisse San Paolo nella Lettera ai Filippesi (4,6-7): “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, con ringraziamento.”. Questa esortazione ci invita a trasformare ogni situazione in preghiera e ringraziamento.

In tutto questo e per concludere, ecco cosa possiamo fare in modo pratico:
  • Diario della gratitudine: Ogni giorno, scrivi almeno tre cose per cui sei grato, anche se sembrano piccole. Questo ti aiuterà a focalizzarti su ciò che funziona, piuttosto che su ciò che non va. (ti concedo di iniziare con una al giorno)
  • Preghiera di ringraziamento: Quando senti la tentazione di lamentarti, fermati e ringrazia Dio per almeno una cosa buona che hai. Può essere una preghiera semplice come: “Grazie, Signore, perché oggi ho respirato, ho camminato, e sono vivo.”
  • Rileggere le promesse di Dio: Tieni a mente le promesse di Dio nella Scrittura. Passaggi come Isaia 41,10 (“Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio”) ci ricordano che Dio non ci abbandona mai. Sappiamo inoltre che "non temere" è molto presente nella scrittura.
Buona lode e buona gratitudine.
Cristina




venerdì 19 luglio 2024

Le regole del discernimento, per stare nel mondo con Dio.





Il tema del discernimento mi è molto caro e ho iniziato a parlarvene oramai più di un anno e mezzo fa, prima con le storie instagram poi qui con un primo articolo "Discernimento: imparare a discernere togliendo un peccato alla volta".
In questo articolo vorrei entrare nel vivo delle regole del discernimento di Sant'Ignazio di Loyola, senza perdermi in troppe premesse, per cui inizio subito con la prima regola:

"Quando va di male in peggio, il messaggero cattivo di solito ti propone piaceri apparenti facendoti immaginare piaceri e godimenti, perché tu persista e cresca nella tua schiavitù. Invece il messaggero buono adotta un metodo opposto: ti punge e morde la coscienza, per farti comprendere il tuo errore"
(Es, n 314)


Il piacere del nemico è apparente, è qualcosa che esiste nell'immaginazione ma non nel concreto e dopo aver provato a concretizzare resta il vuoto.
Invece Dio parla con il rimorso, disagio interiore, per farti capire che stai sbagliando. Ricordate bene che il rimorso è una cosa, il senso di colpa ben altro (lo vedremo tra poco).
SINTESI: quando sbagli i linguaggi sono due, Dio con il dispiacere per farti uscire, il nemico con il piacere apparente per tenerti.

IL MALE: cerca di sembrare bene ma non mantiene le promesse e ti lascia insoddisfatto. E' un ottimo comunicatore perché sa rendere appetibile anche il veleno e ti fa confondere il piacere con la felicità.

Piacere: è la soddisfazione dei propri bisogni.
Felicità: la soddisfazione che viene da una relazione

L'uomo è chiamato a vivere il piacere in modo quasi divino se unito all'amore.
Il piacere cercato in sé, al di fuori di una relazione positiva, crea frustrazione, assuefazione come la droga o l'alcol.
Per capire se ciò che vuoi fare è bene, pensa al dopo anche sulla base dell'esperienza altrui.

"Se dà gioia anche dopo è da Dio, se dà rimorso è dal nemico".

L'eccesso di cibo e di alcool, l'infedeltà, la prostituzione, l'uso di droga, danno piacere al momento, ma non di certo felicità e ti ritrovi senza via d'uscita in una catena di frustrazioni e dispiaceri.
Il rimorso (come responsabilità dal male) invece è la medicina amara contro la menzogna.
Ora vediamo la differenza:
I Sensi di colpa: per ciò che non sei e che vorresti essere, sono bloccanti. Vanno messi a tacere.
Il rimorso: che hai per il male fatto è ciò che ti distingue dall'animale. Non devi silenziarlo ma ascoltarlo. E' tristezza che viene da Dio e porta alla vita, invece la depressione del nemico ti vuole far chiudere in te stesso.
Accogli la voce di Dio, respingi quella del nemico.


Seconda regola:
"Quando ti impegni per uscire dal male e cerchi il bene, è proprio del messaggero cattivo bloccarti con rimorsi, tristezze, impedimenti, turbamenti immotivati che paiono motivatissimi, perché tu non vada avanti. E' proprio invece del messaggero buono darti coraggio, forza, consolazioni, lacrime, ispirazioni e pace, rendendoti facili le cose e togliendoti ogni impedimento, perché tu vada vanti" (Es, n 315)


Quando vuoi uscire dal male e cerchi il bene ecco i due linguaggi:
1. Il nemico ora ti fa apparire male il bene, per distoglierti e ti tenta con mille ragioni false o vere... sensi di colpa e scrupoli presi per giusti rimorsi, tristezze, incertezze, turbamenti, sfiducie cosi da far sembrare il bene una cosa impossibile.
Avverti il male che hai fatto e diventa lo scoglio che non ti permette di cambiare.

2. Dio invece ora ti invoglia al bene con la consolazione, ti dà coraggio, pace, fiducia, forza... anche il peso del male fatto diventa una spinta ad uscire verso la libertà.

Quando facevi del male, il nemico ovviamente ti lasciava in pace, non aveva bisogno di "disturbarti".. ma nel momento in cui passi al bene ecco che passa all'attacco..

RICORDA: La tentazione non è peccato se non cedi, ma occasione di crescita, non di caduta!

La prima e tipica tentazione è questa:
"Io non ce la faccio. Non è per me! Come farò ad andare avanti cosi?"
Fai un passo indietro, fermati e pensa, noterai che ti sarà capitato un'infinità di volte.
La tentazione ti fa vedere solo la difficoltà per immobilizzarti, per non farti andare avanti.
Pensa sempre al risultato, cosi li distingui.

Il nemico ti impedisce con sentimenti quali sfiducia, oscurità, tristezza... 
Dio invece ti fa andare avanti nel cammino verso la libertà.

ATTENZIONE: il male insinua anche l'atteggiamento "critico" dove ti fa credere di poter individuare bene il male anche negli altri, ma ciò ti porta con il tempo a diventare solo acido e malevolo. Vedere il bene invece rende più ben disposti e propositivi.
Coltiva pensieri di fiducia e speranza, gioia del cuore e pace...


Eccoci alla terza regola del discernimento:
"Quando ti impegni per uscire dal male e cerchi il bene, Dio ti parla con la consolazione spirituale. Questa è di tre tipi: il primo quando sorge in te qualche movimento intimo che ti infiamma d'amore per il Signore, e ami in lui e per lui ogni creatura, oppure versi lacrime che ti spingono ad amare il Signore e servire i fratelli o a detestare i tuoi peccati; il secondo quando c'è in te crescita di speranza, di fede e di carità; il terzo quando c'è in te ogni tipo di intima letizia che ti sollecita e attrae verso le cose spirituali, verso l'amore di Dio e il servizio del prossimo, con serenità e pace del cuore" (Es n° 316)

Dio parla con la CONSOLAZIONE; (con-solare=stare-con-chi-è-solo)
E' la sola compagnia che vince la tua solitudine...il consolatore...
Dio è amore, e l'amore è sempre presente dove è amato.

Ora vediamo i 3 tipi di consolazione:
1. una sensibile
2. una insensibile o quasi
3. una poco sensibile

Eccole nello specifico:
La prima consolazione è la più sensibile (e pericolosa): può essere prodotta da te o dal nemico, ci si attacca per il piacere che procura e come arriva se ne va lasciandoti a bocca asciutta. Essa può sia fecondare che devastare lo spirito, soprattutto se cercata.
E' un movimento intimo, che viene dal profondo, è fuoco e luce che muove e commuove, scalda e illumina... Tutto questo dà piacere e nutre lo spirito ma è rischioso perché può "non essere abbastanza".
La "golosità" di consolazioni è più pericolosa di ogni altro vizio.
Se Dio la concede è per facilitare il distacco dai piaceri grossolani, non per farci attaccare ad essa.

La seconda consolazione è insensibile. E' una crescita di amore, speranza e fede che riscontri nel quotidiano. E' una consolazione molto efficace che si presta meno ad inganni.. Ne fanno parte le consolazioni profonde e sostanziali che consistono nella crescita della forza dello spirito che ti fa andare avanti nella libertà di amare e servire Dio e il prossimo.

La terza consolazione è quella poco sensibile. Rientrano i sentimenti poco avvertibili se non nel silenzio o da una sensibilità raffinata, che guidano al bene. Sono l'intima letizia, un'attrazione verso Dio e la sua promessa , una serenità e pace che ti fa trovare in Lui riposo.

CONSOLAZIONE COME FORZA

La consolazione non toglie la lotta, anzi, è la forza che permette di non soccombere ma di vincere, spinge ad operare il bene, è l'albero della vita, vivine con gratitudine, gioia e amore verso di lui.

DESOLAZIONE
La quarta regola ci fa entrare nella desolazione.
"Si intende per desolazione tutto il contrario della terza regola, per esempio l'oscurità dell'anima, il turbamento interiore, lo stimolo verso le cose basse e terrene, l'inquietudine dovuta a diverse agitazioni e tentazioni: così l'anima s'inclina alla sfiducia, è senza speranza e senza amore, e si ritrova pigra, tiepida, triste e come separata dal suo Creatore e Signore. Infatti, come la consolazione è contraria alla desolazione, così i pensieri che sorgono dalla consolazione sono contrari a quelli che sorgono dalla desolazione" (es n° 317)

L'azione del nemico (il diavolo) è quella di dividerti dal Signore, farti sentire abbandonato, triste... Prima ti divide da Dio e dalla sua parola quindi da te stesso, poi dagli altri.. Separato da Dio, perdi la tua identità. Resti solo, "desolato", avvolto nell'oscurità del nulla.

CONTRASTO
Sei agitato, turbato, pieno di paura, senza fiducia, senza speranza e senza amore. 
La consolazione è quando sei in armonia con l'opera di Dio e trovi nella calma e nell'abbandono confidente in Lui la tua forza.
La desolazione è quando sei in contrasto con essa, per colpa tua o per insinuazione del nemico. Allora sei senza pace..il luogo tipico della tentazione e soprattutto che conosciamo meglio della consolazione.

LEGGI BENE QUANTO SEGUE.
Se, quando cerchi il male, il nemico ti alletta con il piacere apparente, quando vuoi uscire dalla schiavitù, ti ostacola con la desolazione, dispiacere apparente.

Anche la desolazione ha 3 linguaggi che ora vediamo.

I 3 LINGUAGGI DELLA DESOLAZIONE:
1. desolazione sensibile
2. desolazione sostanziale
3. desolazione quasi insensibile

Ora le vediamo in sintesi:
Desolazione sensibile: oscurità, turbamento, attrattiva al male, agitazione, ribellione e repulsione al bene; l'opposto della consolazione sensibile. In sè non è male, ma una prova con due esiti, una caduta, oppure una purificazione.

Desolazione sostanziale: un calo di fede, speranza e amore.. questo calo è sempre un male, può portare ad infedeltà, o all'odio verso Dio... ecco allora l'accidia, la pigrizia e la mancanza di entusiasmo verso il bene

Desolazione quasi insensibile: assenza di gioia, di pace e di ogni buon sentimento oppure di tepore e apatia.

Le desolazioni, se non riconosciute o non avvertite, portano al male, o dal male al peggio.


Quinta Regola:
"In tempo di desolazione non si deve mai fare mutamento ma restare fermo e costante nei propositi e nella determinazione in cui si stava nel giorno precedente a tale desolazione, o nella determinazione in cui si stava nell’antecedente consolazione. Come infatti nella consolazione ci guida e consiglia di più il buono spirito, così nella desolazione il cattivo, con i cui consigli non possiamo prendere la giusta strada ." (Es n° 318)

In sintesi, quando sei nella desolazione, NON prendere decisioni nuove. NON devi fare ciò che faresti d'istinto. Se prenderai una decisione in questo momento sarà sicuramente sbagliata perché arriva del nemico. Il male ha bisogno di essere fatto subito, perché se ci pensi, non lo fai!
Devi invece avere fiducia nel Signore e attendere.
Se nella preghiera siamo distratti, non abbiamo voglia, siamo aridi etc.. è proprio in quel momento che non dobbiamo mollare, perché è il nemico che vuole farci desistere.
Offri al Signore questa situazione e prega anche solo un minuto in più.


Sesta Regola:
"Dato che nella desolazione non dobbiamo cambiare i primi propositi, giova molto cambiare intensamente se stessi contro la stessa desolazione; per esempio insistendo di più nella preghiera, meditazione, esaminandosi molto e dando maggior spazio alla penitenza in modo opportuno."

Invece di assecondare la desolazione, la devi contrastare, non semplicemente attendere che passi. Se stai nella desolazione ti chiudi, non sei più libero... Invece devi ridimensionare e avere fiducia nel Signore. Il nemico vuole farti "retrocedere", tu invece dei reagire positivamente:
"Il pericolo del male diventi occasione per un bene maggiore".
Per cui dedicati in modo più assiduo e intenso al lavoro spirituale. In questo modo ti abitui ed educhi a diventare libero dai tuoi umori, senza lasciarti dominare.

PREGARE IN DESOLAZIONE
Ebbene si, pregare nella desolazione, quando non hai voglia o non riesci a concentrarti, in realtà, è estremamente utile. Ti fa capire che a te non interessa né Dio né la preghiera.. ciò ti associa a tutti i peccatori. Presentala a Dio e alla sua misericordia, vedrai che la tua tenebra, man mano diventerà luce.
Se preghi solo quando sei consolato, ti potresti addirittura illudere di essere santo.


Settima regola:
"Chi si trova nella desolazione, consideri che il Signore, per provarlo, lo ha affidato alle sue forze naturali, perché resista alle diverse agitazioni e tentazioni del demonio; e può riuscirci con l'aiuto di Dio che gli rimane sempre, anche se non lo sente chiaramente. È vero, infatti, che il Signore gli ha sottratto il molto fervore, il grande amore e la grazia abbondante; però gli ha lasciato la grazia sufficiente per la salvezza eterna. " (Es n° 320)

La desolazione viene data NON per essere vinto, ma per vincere!
Ricorda una cosa estremamente importante nel cammino:
"Dio è fedele e non ti permetterà che tu sia tentato oltre le tue forze, ma con la tentazione ti darà anche la via di uscita e la forza per sopportarla".
Nel momento in cui pensi di non farcela, stai pur sicuro che non ce la farai! Se invece avrai fiducia nel Signore, troverai la forza per superarla.
La tentazione è una prova e superandola si diventa esperti. Nella desolazione troverai l'occasione per convertirti.. La fatica nella vita spirituale non è un errore, è semplicemente mancanza di allenamento, affrontala, vivila e potrai agire senza sforzo.


Ottava Regola:
"Chi si trova nella desolazione si sforzi di conservare la pazienza, che si oppone alle sofferenze che patisce; e pensi che presto sarà consolato, se si impegna con ogni diligenza contro quella desolazione, come è detto nella sesta regola. " (Es. n°321)

Invece di disperarti, sappi che devi e puoi rafforzarti nei sentimenti contrari a quelli che senti; se sei sfiduciato cresci nella fiducia, se sei impaziente, nella pazienza, se irascibile nella calma, se instabile nella perseveranza etc.
Perché?
In questo modo il male che stai sperimentando, invece di distruggerti, è l'occasione che il Signore permette perché tu ti radichi di più nel bene opposto.
Altra cosa da tenere a mente...
Se ora sei desolato, ricorda che presto sarai consolato. La difficoltà è transitoria e anticipa un dono maggiore.
Se pensi che la desolazione può durare nel tempo, resterai incatenato in quel pensiero e farai fatica ad uscirne precludendo il bene che deve arrivare.
"La difficoltà proiettata nel futuro, ti succhia le energie e ti distrugge il presente".
L'immaginazione della sofferenza futura è più dolorosa e angosciante di qualunque dolore presente, al punto che arrivi a farti del male reale per non sentire quello immaginario.
Puoi sempre e solo portare il carico che c'è qui e ora
"A ciascun giorno basta la sua pena" (Mt 6,34)
Ridimensiona sulla realtà le tue fantasie e sii fiducioso. La tristezza, il sentirsi provati, sono tutti sentimenti che arrivano dal male, Dio non ti tenterà mai, ma permetterà le tentazioni e lo fa per un bene maggiore. Il male, quando c'è diventa il luogo in cui sovrabbonda la grazia.

Per la desolazione ci sono 3 cause:
1. il male fatto da te
2. il male fatto a te
3. il male stesso del mondo che è in te come tutti.

Queste tre "schiavitù" rappresentano i frutti, il tronco e le radici dell'albero del male. Da questo scontro ci deve essere la tua progressiva LIBERAZIONE.

Ora li vediamo uno per uno:
1. Il male che tu fai; invece di fare ciò che piace a Dio, ti fai guidare semplicemente dalle tue voglie e da ciò che piace a te e ti ritrovi ad abbandonarlo. L'oscurità che tu senti è un richiamo alla luce per assumerti le tue responsabilità...il rimorso. Ti senti annoiato, spento, oscuro, triste, senza desideri, depresso, vuoto, angosciato, non appagato. E' una desolazione salutare di Dio che vuole toglierti dalla schiavitù del male che fai per raggiungere la gioia per cui sei creato. Non giustificarti attribuendo la colpa agli altri, alle situazioni o agli imprevisti, prenditi le tue responsabilità; nella misura in cui lo farai, ti libererai dal male. Vedi bene cosa non va in te e lavora su questo punto con l'esame particolare.

2° il male che ti hanno fatto gli altri; che ti hanno fatto gli altri o le tue malefatte e che ti tengono in ostaggio. Ma è una desolazione salutare perché attraverso essa e un processo di elaborazione e interpretazione, Dio vuole purificare il tuo amore liberandoti dall'egoismo. Arriva quando vuoi fare qualcosa di buono per Dio ma ti senti arido, ti senti nel deserto e tutto il male che hai sperimentato viene a galla e ti blocca. Capita a tutti coloro che cercano il Signore e quando avviene in forma più forte e prolungata è chiamata "La notte dei sensi". Non avvilirti ma ringrazia, è un dono!  Accetta questa desolazione come purificazione da tutto il male passato. Non sentendo più Dio rischi di smettere di pregare, invece devi fare il salto di qualità facendo diventare la preghiera (anche se ti sembra vuota), una flebo che ti alimenta anche se non senti nulla.

3° il male del mondo; questa desolazione è la più dura ma più salutare delle altre perché puoi giungere alla libertà piena e alla conoscenza tua e di Dio. E' buio fitto nello spirito, ti senti lontano da Dio e sembra una tortura. Quel poco che vedi è il male che ti assedia e non ti lascia in pace, nessuna via di scampo, ti senti sprofondare maledicendo la Sua assenza. Capita a tutti coloro che cercano davvero il Signore ed è detta "la notte dello spirito". Accettala, è l'opportunità per la vittoria definitiva, la liberazione dal male del mondo che hai nel cuore. Ti vuol far capire che senza di Lui non puoi fare nulla e solo grazie a Lui puoi fare tutto. In questo modo cresci in umiltà e fiducia, sapendo che tutto è grazia.
Smetti di pretendere e resti in attesa del dono. Se avessi solo consolazione diventeresti come Lucifero, la desolazione invece ti tiene umile e fiducioso.


Decima Regola:
"Chi sta nella consolazione pensi come si troverà nella desolazione che dopo verrà e attinga nuove forze per allora." (es.323)

La consolazione ti serve per andare avanti nei momenti di oscurità, fanne tesoro. Non devi dare per scontato i giorni di consolazione, scrivi come ti senti, cosa provi, come stai... sarà utile rileggere quelle pagine nella desolazione per fare memoria della grazia di Dio.
La fede stessa è ricordo di ciò che Dio ha fatto, che diventa chiarezza e forza interiore per leggere e reggere positivamente la realtà, alla luce della sua promessa. Le consolazioni non sono un bene di consumo ma un mezzo di produzione. Con esse devi imparare a servire Dio. Molti nella preghiera ricercano le loro sensazioni, questo NON deve mai essere il fine della preghiera! E' solo un mezzo (ambiguo) che Dio dà quando, come e se ritiene opportuno.
Le persone che ricercano consolazioni non sono "uomini spirituali" perché seguono l'istinto del piacere e non il desiderio dell'amore.

Ricarica: La consolazione ti è data per caricare le batterie e accumulare energie nella tua lotta quotidiana contro il male, viverla come un bisogno o un dono che "devi" ricevere ti porta fuori strada.


Undicesima regola:
"Chi sta consolato procuri di umiliarsi e abbassarsi quanto può, pensando quanto poco vale in tempo di desolazione senza tale grazia o consolazione. Al contrario, chi sta nella desolazione pensi che con la grazia sufficiente può fare molto per resistere a tutti i suoi nemici, attingendo forze nel suo Creatore e Signore." (es.324)

Nella consolazione sii umile pensando a cosa sei in desolazione.
"Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti?" 
(1Cor 4,7)
La coscienza del tuo limite è grande sapienza. L'umiltà ti svuota di te e attira in te Dio. Se non sei umile non puoi capire cosa Dio vuole darti. Ecco perché il nemico tenta nell'orgoglio. 
Egli fa dell'umile il suo tempio, dimora della sua gloria (cf Is 57,15)


IMPORTANTE PREMESSA: Prima di leggere la dodicesima regola, andate oltre i possibili preconcetti presenti nella regola, ma pensate che è “figlia della sua epoca” e vale anche a parti invertite.

Dodicesima Regola:
"Il nostro nemico si comporta come una donna, ne ha la debolezza e l'ostinazione. Perché è proprio della donna, quando litiga con qualche uomo, perdersi d'animo, dandosi alla fuga, se l'uomo le mostra il viso duro; al contrario, se l'uomo comincia a fuggire, perdendosi d'animo, l'ira, la vendetta e la ferocia della donna si accrescono e non hanno più misura. Così è proprio del nemico fiaccarsi e perdersi d'animo, dileguandosi con le sue tentazioni, quando la persona che si esercita nelle cose spirituali mostra molta fermezza contro il tentatore, facendo diametralmente l'opposto di quello che gli suggerisce. Al contrario, se la persona che si esercita comincia a temere e sopportare l'attacco con meno coraggio, non v'è bestia tanto feroce sopra la terra come il nemico della natura umana, la cui crudeltà eguaglia la malizia nel perseguire la sua dannata intenzione." (es.325)

Sintetizzando questa regola, possiamo dire che il nemico ha come obiettivo INCUTERE PAURA.
Ammettiamolo, ci stiamo rendendo conto che in realtà il nemico tutto sommato è anche un po' scontato.
E’ DEBOLE CON I FORTI E FORTE CON I DEBOLI.
Ma ATTENZIONE, l’unica forza che lui ha è solo quella che TU gli accordi!
LA TUA PAURA E’ LA SUA UNICA FORZA!
Il male lo fai tu quando perdi fiducia, il nemico ne approfitta, il nemico ti domina soprattutto con la paura della morte.
Nella Bibbia la parola “NON TEMERE” ricorre ben 365 volte, una al giorno, per ricordarci di fidarci di Lui. Paura e fede convivono nella nostra vita e nel quotidiano ma lo spazio che occupa una, viene tolta all’altra. La fede è sufficiente per piccole difficoltà, ma per quelle grandi serve una grande fede e dobbiamo chiederla a Dio!

“AUMENTA LA NOSTRA FEDE” (Lc 17,5)
La paura ti pone davanti il male che temi e ritieni vere le cattive fantasie che ti sei creato/a. La fede invece ti pone davanti Dio e le sue promesse che ritieni vere e le realizzi.
Quando senti di aver paura, non nasconderlo, sarebbe ben peggio, cerca di conoscerla e riconoscerla come opera del nemico.
Volgi il tuo occhio verso il Signore e abbi fiducia in Lui...
“IL TUO VOLTO SARA’ RAGGIANTE” (Sal 34,6)


Tredicesima Regola:
"Similmente si comporta come un seduttore. Egli domanda il segreto e nulla teme come di essere scoperto, perché il seduttore che, parlando con cattiva intenzione, adesca la figlia di un buon padre o la moglie di un buon marito, chiede che le sue parole persuasioni restino segrete. Al contrario, gli dispiace assai quando la figlia al padre o la moglie al marito rivela le sue false parole e la sua depravata intenzione, perché facilmente si avvede che non potrà riuscire nell'impresa cominciata. Alla stessa maniera, quando il nemico della natura umana vuole ingannare con le sue astuzie e persuasioni l'anima giusta, desidera e vuole che siano ricevute e tenute in segreto. Ma quando l'anima scopre tutto a un buon confessore o ad altra persona spirituale che conosca gl'inganni e le malizie del nemico, molto gli pesa, perché sa che non potrà riuscire nella malvagità che aveva cominciata, essendo stati scoperti e manifestati i suoi inganni." (Es.326)

Il mezzo che utilizza il nemico per farti paura è la MENZOGNA, con essa ti terrorizza. Ma non è una menzogna riconoscibile, bensì nascosta. Il nemico in questo modo ti tiene nelle tenebre e vuole impedirti di uscirne. Per comprendere devi parlarne apertamente ad una persona non coinvolta ma fidata perché tu possa sbugiardare il bugiardo. Da soli diventa complicato oppure quando lo si comprende è troppo tardi. Appena riconosci la difficoltà dopo averle manifestate ad altri, tutto diventerà più semplice, tutto si ridimensionerà perdendo l’alone di minaccia immaginaria. Non sottovalutare il fatto che possa utilizzare altre persone per questo scopo.


Quattordicesima Regola:
"Così pure il demonio si comporta come un condottiero che vuole vincere e fare bottino. Infatti un capitano, che è capo di un esercito, pianta il campo ed esamina le difese o la disposizione di un castello, e poi lo attacca dalla parte più debole. Allo stesso modo il nemico della natura umana ci gira attorno ed esamina tutte le nostre virtù teologali, cardinali e morali, e poi ci attacca e cerca di prenderci dove ci trova più deboli e più sprovveduti per la nostra salvezza eterna." (Es.327)

Il mezzo che utilizza il nemico per farti cadere nella menzogna è ATTACCARTI NEI PUNTI DEBOLI. Dove sei più incline a cadere. Invece di chiudere gli occhi, sii vigile e confida in Dio!

IN SINTESI: la strategia del nemico è incuterti paura, allo scopo si serve della menzogna e si inserisce attraverso i tuoi punti deboli, dove sei più fragile. Riconosci i tuoi punti deboli, manifesta ciò che vuoi tenere nascosto e non avere mai paura delle tue debolezze, ma solo confida in Lui.

CONFIDA: Il Signore non ti abbandona, agisce in direzione opposta, incoraggiandoti a riconoscere la tua verità e, nel tuo limite, a incontrare Lui

Concludo qui la prima parte delle regole del discernimento, nel prossimo articolo entreremo nello specifico di alcune situazioni.
Per qualsiasi domanda potete scrivere nei commenti o privatamente, anche se avere bisogno di approfondimenti, vedrò di preparare contenuti specifici.
Buon discernimento.
Cristina