lunedì 8 ottobre 2018

Recensione e Intervista a Debora Vezzani, "Come un Prodigio".




Questo articolo è opera di Maristella, una folle donna cattolica che dopo aver letto il libro "Come un prodigio", ha voluto condividere con tutti noi ciò che le ha trasmesso, oltre ad una meravigliosa chiacchierata direttamente con l'autrice, Debora Vezzani.

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Un libro per chi si sente sepolto ma ha desiderio di rinascere, affranto e vorrebbe ritornare forte, spento e anela alla luce; libro autobiografico di una donna che racconta come Dio l'ha risollevata. 
Un Dio che rialza, un Dio risorto che l'ha risorta con Lui, che ha messo una croce al posto della pietra che lei aveva messo sulla sua vita: "La pietra rotola via e tu ricominci a vivere."

Debora Vezzani scrive la sua storia con un linguaggio semplice e chiaro; la storia della sua vita in cui Dio, come benevolo padre, la chiama per nome per lenire le afflizioni e risanare le ferite. 
Classe 1984, cantautrice e musicista, e' stata abbandonata alla nascita da una donna orfana anche lei, con gravi problemi di salute mentale, cresciuta e vissuta in istituti.
Nonostante i medici le consigliassero di abortire, ella disse di si' alla vita ed affido' la piccola Debora in adozione perche' potesse avere il dono di una famiglia, che lei stessa non aveva mai avuto.
Nel libro quindi racconta una serie di eventi scaturiti da varie scelte sbagliate che culminano con il fallimento del suo matrimonio con un uomo ateo; matrimonio riconosciuto poi nullo dalla Chiesa.

Debora racchiude in una canzone intitolata "Venticinque", la prima di una lunga serie, la forsennata ricerca della madre e della sua identita'; venticinque come gli anni che ha dovuto attendere prima di avere notizie su di lei.
"Io non so chi sono, non so cosa cerco, che cosa ho perso...cordone ombelicale che e' rimasto addosso e non si puo' staccare..."
Una ferita profonda quella dell'abbandono che solo Dio tramite la Chiesa ha saputo rimarginare.

Ad un certo punto, come un faro nel buio, come quando si dice"luce per i miei passi e' la Tua parola", ecco che si scorge la luce, fioca all'inizio, tramite il salmo 139 che Debora ha musicato per una coppia di amici al loro matrimonio, che recita: "Sei Tu che mi hai creato e tessuto nel seno di mia madre. Tu mi hai fatto come un prodigio..." 
Una canzone che ha parlato a tanti cuori stanchi e oppressi, riaccendendo la speranza in Dio.
Questo salmo le svela finalmente la vera immagine di Dio che aveva un progetto di amore per lei, sin dal seno materno; progetto di amore che non riguardava solo lei. 
Personalmente, infatti, la parte che ho preferito del libro e' stata l'incontro di Debora con il suo attuale marito, con il quale svolge attualmente un apostolato tramite il quale portano, attraverso la musica, la loro testimonianza di conversione. 
Due "casi impossibili" che, grazie allo zampino della Madre di Dio, si incontrano e diventano possibili. 
D'altronde lo aveva sentito la Vergine Maria stessa durante l'annunciazione, quell'incontro tanto inaspettato quanto straordinario, che "Nulla e' impossibile a Dio." E Lei stessa si era fidata. 
La storia di Debora e suo marito Jury e' una prova della bellezza delle opere di Dio e che Egli mai abbandona un suo figlio.

Dal racconto del loro fidanzamento e poi del matrimonio, fino all'arrivo del loro primo figlio, una escalation di eventi in cui si manifesta l'amore divino e non solo. Il libro poi termina con un piccolo regalo che Debora vuole fare al lettore, che riguarda la scoperta di un dono speciale.

Ho voluto contattare Debora per chiederle di rilasciare un'intervista a noi del gruppo "Stile di vita di una folle donna cattolica", facendole 3 domande.
Lei ha risposto con tanta gentilezza e onesta', nonostante i suoi mille impegni e per questo ne sono grata!

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INTERVISTA A DEBORA VEZZANI

1) Ciao cara! Nel tuo libro parli di come il Signore abbia stravolto la tua vita facendoti sentire come il suo prodigio in un momento della tua vita in cui ti sentivi una nullita'. Cosa diresti a tutte le donne che non si sentono un prodigio a causa delle difficolta' della vita, nonostante provino a seguire il Signore tramite la Chiesa?

D: Ciao Maristella! Il non sentirsi un prodigio oppure avere qualche difficolta' a crederlo, lo sperimento anche io. Sono tentazioni che il maligno ci mette in testa. 
Questa cosa l'ho vissuta tanto nella prima parte della mia vita: e' una delle mie ferite; e' una ferita che il maligno va a colpire tutt'ora, quando sono un po' debole e traballo un po', ecco che subito mi si insinua dentro. Credo che, nonostante cerchiamo di seguire la Chiesa come dici tu nella domanda, sia di vitale importanza, necessario ed urgente credere con tutto il cuore, il corpo, la mente, le forze, l'anima e con tutte noi stesse alla parola di Dio. 
Quando ci stacchiamo un attimino dalla parola di Dio, ecco che il maligno prende il sopravvento, e noi crediamo alle sue proposte e ci dice: "noi non valiamo niente e Dio e'cattivo." Io credo che sia necessario, fare un atto di volonta' e mettersi dei paletti non mettendo piu' in discussione per esempio, che Dio e' buono, che io sono un prodigio e che Dio e' morto per me; che tutto quello che ha fatto lo ha fatto per me, per amore, compreso dare la sua vita per me. Quindi per rimanere saldi nella fede e per non sbandare e non cedere agli inganni del demonio, e’ importantissimo avere dei paletti fermi che non vanno spostati a costo di qualunque cosa. Ci sono delle cose ferme che non vanno mai toccate e che bisogna dirsele anche quando il proprio cuore direbbe "non e' vero". 
Bisognerebbe farsi il post-it nel cuore e nei ragionamenti, con scritto: Dio e' buono, Egli mi ama, io sono un prodigio e un capolavoro, e gli altri possono dirmi quello che vogliono dalla mattina alla sera ma io sono un prodigio, figlia di Dio, costata il sangue di Cristo. 
 Il Nemico ci verra' sempre a colpire nelle nostre ferite, ma noi dobbiamo rimanere ancorati a Dio, ma non col sentimento, per cui oggi sento il Signore allora oggi gli credo, oppure oggi sono in un deserto terribile ed allora Dio non so neanche dove e', per cui oggi non sento Dio. No! Non mi devo far prendere dalle emozioni, ma tiro fuori il mio post-it: Dio e' buono ed io sono un capolavoro. Fermezza e perseveranza a credere anche quando nel nostro cuore non c'e' questo sentimento.

2) Un tema molto a cuore a tutte le mamme cattoliche e' la trasmissione della fede ai figli, soprattutto oggi giorno in cui la societa' secolarizzata propina distrazioni e distoglie dalla bellezza dell'essere cristiani. Cosa significa per te trasmettere la fede?

D: Non posso nascondere che trasmettere la fede per me ed oramai anche per mio marito, e' diventata la nostra vita; nel senso che siamo appunto impegnati in questo apostolato da quasi 4 anni, che ci ha completamente stravolto la vita, che ci porta in giro in tutta Italia, che ci fa incontrare tantissime persone e che ci fa godere dei meravigliosi frutti di Dio nella vita degli altri, attraverso questa opera di evangelizzazione. Quindi la trasmissione della fede per noi e' diventata la vita, pero' ecco questo modo di trasmettere la fede agli altri non lo avrei mai immaginato; mai avrei immaginato che il Signore mi chiedesse questo. Pero' devo fare un piccolo appunto: la trasmissione della fede non e' semplicemente questo apostolato che in questo caso specifico e' una missione, la trasmissione della fede è un dovere ma anche un onore, un qualcosa alla quale tutti noi battezzati siamo chiamati, ognuno con i propri mezzi, nel proprio modo, nel proprio mondo piccolo o grande che sia, e quindi e' una chiamata del cristiano, del battezzato, di tutti soprattutto in famiglia ai propri figli. Noi abbiamo un bambino, Emmanuele Maria, e credo che la migliore via di trasmissione della fede in famiglia sia l'esempio. Emmanuele e’ molto piccolo e non abbiamo iniziato a fare discorsi, perche' non parla nemmeno, pero' questi primi passi di trasmissione della fede che abbiamo fatto con lui, e che io consiglio a tutti, e' che gia' dalla gravidanza il bambino lo abbiamo consacrato al Cuore Immacolato di Maria. 
La trasmissione della fede oltre all'esempio ed al parlare e insegnare e raccontare ai figli credo che sia proprio un modo di vivere che gia' 2 fidanzati possono preparare come terreno appunto consacrando i futuri figli che Dio vorra' dare nel matrimonio. Consacrarli anche nel momento in cui una donna e' incinta. L'abbiamo rifatto questa consacrazione quando aspettavamo nostro figlio, lo abbiamo consacrato al cuore Immacolato di Maria ed alla Divina Volonta’. Credo che questa trasmissione di fede passi appunto per lo stile di vita e il preparare il terreno fin da subito, che siano due ragazzi appena fidanzati o appena sposati. Ora Emmanuele e' sempre a messa con noi e quando arrivera' il momento di trasmettere la fede nel senso di parlare e raccontare faremo anche questo passo, pero' ecco per ora credo sia importante comunque gia' immergere i propri figli nell'ambiente divino il piu' possibile.

3) Il gruppo "Stile di vita di una folle donna cattolica" e' ispirato alla vita quotidiana di noi donne cattoliche (non solo mamme) in cui la moda ne fa anche parte. Una donna cattolica, sebbene non abbia dei criteri precisi da seguire (non necessariamente) puo' seguire il suo buon senso nella scelta quotidiana del vestirsi, e si distingue pero' anche nella moda, nella cosiddetta moda modesta. Cosa ne pensi della moda e quale e' il tuo stile di vita? (a chi/cosa ti ispiri).

D: Io in realta' non ho un riferimento in chi o cosa mi ispiro. Cerco di essere una persona semplice; e' un po' nel mio stile di essere semplice anche perche' mi costa fatica il tirarmi e fare chissa' cosa. Anche ora col bambino e' davvero impegnativo trovare il tempo. Diciamo che prima della conversione ero molto piu' eccentrica, infatti questo e' testimoniato da alcuni video di canzoni precedenti, che ci sono su internet, da alcune foto che ci sono su Facebook, dove indossavo abiti scollati, gonne e i tacchi, col viso molto truccato. Credo che innanzitutto il pudore, la purezza, il buon gusto e il buon senso siano una cosa importante da proteggere. E' ovvio che ora non mi metterei mai delle cose scollate o delle gonne corte perche' saprei di andare a favore di un atteggiamento che innanzitutto ha l'intenzione di farmi vedere. Perche' una si mette la gonna corta? Per far vedere le gambe. Perche' si mette una scollatura? Per far vedere il decolte', il seno. Quindi l'intenzione e' che mi faccio vedere, l'intenzione e' di stare al centro, l'intenzione e' io io io. L'intenzione non e' la gloria di Dio ma e' di cercare la propria gloria, stima e interesse personale. Penso che ognuno dovrebbe cercare la gloria di Dio e non la gloria del proprio io. E in più c'e' l'aggravante che si inducono gli uomini a commettere pensieri non puri; quindi metto in pericolo di peccato anche gli altri. Io vedo che se una persona davvero cerca la glora di Dio e vuole cercare il nascondimento, che per una donna sposata con figli, non significa essere una suora di clausura, ma significa avere un atteggiamento umile (Per esempio io sono una cantante per cui posso vivere questa cosa in due modi: o con un atteggiamento di nascondimento o di esibizionismo). La prima parte della mia vita, era caratterizzata al mio voler essere sempre al centro dell'attenzione. Ora il mio obiettivo e' la gloria di Dio e certamente non vado vestita e truccata come se andassi a rimorchiare persone. Ovviamente ci sono tutte le sfumature di mezzo: cioe' non vuol dire che non bisogna truccarsi o non mettersi i tacchi pero' se tutto e’ fatto con modestia con purezza e nascondimento cioe' con un atteggiamento di non mettersi in mostra o con atteggiamento umile che non cerca gli sguardi e la propria gloria, si testimonia la presenza di Cristo anche in una bella donna ben vestita e ben curata. Perche' non e' che ci siano solo due opzioni cioe’ o siamo vestite da meretrici o da suore. No. Una cura di se' con dignita' e senza l'intenzione di esibirsi, e' una cosa buona. Se l’intenzione e’ la gloria di Dio ogni cosa viene da se': la scarpa viene da se', il trucco viene da se' e le scelte quando vado a comprare vengono da se', perche' io prima di ogni cosa metto Dio e non il mio io.

Spero di essere stata esaustiva. Un grande bacio a presto.
Debora Vezzani
(di Maristella Pignatelli Saraceno)

mercoledì 3 ottobre 2018

In Cucina con i Santi: San Francesco e i mostaccioli.



Per il primo appuntamento della rubrica "In cucina con i Santi, sarà Maria Elena a parlarci di una ricetta legata ad un Santo.

E' uno dei Santi piu' amati e conosciuti della tradizione cattolica, persino l'attuale Papa si e' ispirato a lui e ha scelto di portare il suo nome.
Avrete indovinato di chi stiamo parlando...proprio lui...''il poverello di Assisi'', San Francesco.

Ed e' con Santo Francesco di Assisi, patrono di Italia, che diamo inizio alla rubrica mensile ''in cucina con i Santi'', grazie alla quale scopriremo alcune delle ricette tipiche italiane legate ai festeggiamenti dei Santi Patroni.
Alcuni di queste ricette sono famose e vengono proposte, magari con alcune varianti, in tutta Italia, altre sono meno note e sono piu' strettamente legate a tradizioni regionali e locali.

La ricetta di cui ci occuperemo stavolta e' quella dei Mostaccioli di S. Francesco.

Questi biscotti non solo ci fanno commemorare il ''Giullare'' di Dio, ma ci fanno conoscere anche una ''folle donna cattolica'' sua contemporanea di nome Jacopa dei Settesoli, appartenente ad una nobile famiglia romana.

Tra Francesco e Jacopa esisteva un forte legame di amicizia spirituale, nata nel 1219 quando Francesco arrivo' a Roma per predicare, Jacopa de' Settesoli divento' prima una fedele seguace del Santo e fu' poi una collaboratrice talmente attiva e risoluta, da indurre Francesco a chiamarla affettuosamente Frata Jacopa.
L'amicizia con Jacopa ispiro' a Francesco la fondazione del ''Terzo ordine francescano dedicati ai laici''.
Fu durante la permanenza a Roma che Francesco assaggio' i mostaccioli preparati da Jacopa e li apprezzo' molto.
La loro amicizia durò fino alla morte del santo, avvenuta la notte fra il 3 e il 4 ottobre del 1226.
Giunto ormai alla fine dei suoi giorni, Francesco volle assolutamente vedere Jacopa, che accorse al capezzale portando proprio il dolce tanto caro al Santo: i mostaccioli.

Penserete che questo gesto sia davvero un po' folle... chi mai si presenterebbe davanti ad un morente con un dolcetto tra le mani?
E invece pensate un po' che fu proprio Francesco a chiederglielo mediante una lettera dettata ad un suo frate:
"A donna Jacopa, serva dell'Altissimo, frate Francesco, poverello di Cristo, augura salute nel Signore e comunione nello Spirito Santo. Sappi, carissima, che il Signore benedetto mi ha fatto la grazia di rivelarmi che è ormai prossima la fine della mia vita. Perciò, se vuoi trovarmi ancora vivo, appena ricevuta questa lettera, affrettati a venire a Santa Maria degli Angeli. Poiché se giungerai più tardi di sabato, non mi potrai vedere vivo. E porta con te un panno di colore cenerino per avvolgere il mio corpo e i ceri per la sepoltura. Ti prego anche di portarmi quei dolci, che tu eri solita darmi quando mi trovavo malato a Roma”.

Ecco quindi la ricetta dei mostaccioli:

Ingredienti:
300 grammi di farina bianca;
130 grammi di mandorle pelate;
100 grammi di nocciole;
2 cucchiaini di cannella in polvere;
200 grammi di zucchero;
100 grammi di miele;
50 ml di acqua tiepida.

Preparazione:

Iniziate con il tritare finemente le mandorle con le nocciole.
All’interno di una terrina mettete gli ingredienti e formate un impasto.
Fate rassodare per 30 minuti e poi realizzate dei bastoncini di circa 7-8 centimetri di lunghezza.
Cuocete poi a 150° C a forno statico per circa 15/20 minuti.

Buon appetito e buona preparazione alla festa di San Francesco e mandateci le vostre preparazioni!!!
Maria Elena.

venerdì 28 settembre 2018

Itinerari di Fede: Santuario Di Caravaggio.





Inizia il nuovo progetto riguardo gli ITINERARI DI FEDE, dove io e Giorgia parleremo ogni mese di un santuario diverso.
In questo primo articolo, colgo l'occasione per parlavi del santuario a cui sono molto legata, nel quale sono andata per la prima volta circa 5 anni e mezzo fa e da allora me ne sono completamente innamorata e sento il bisogno di andarci spesso; il Santuario di Caravaggio in provincia di bergamo.

Non è vicinissimo a dove vivo, ci vogliono circa 50 minuti di strada, ma all'incirca una volta ogni due mesi ci andiamo volentieri.
Non ricordo in quale occasione ho scoperto l'esistenza di questo Santuario, probabilmente chiacchierando con mia suocera poiché loro lo conoscevano e ci erano stati moltissimi anni prima.
Per cui un giorno mio marito ha proposto di andarlo a vedere ed è stato amore a prima vista.

La storia di questo santuario nasce da un'apparizione della Vergine Maria avvenuta il 26 maggio 1432 alle 17,00 ad una ragazza di 32 anni di nome Giannetta.
<< Le apparve come una bellissima signora con un abito azzurro e il capo coperto da un velo bianco, alla
visione la ragazza esclamò subito “Maria Vergine!”, e la signora rispose: “Non temere, figlia, perchè sono davvero io. Fermati e inginocchiati in preghiera”.
Le lasciò un messaggio con le lacrime agli occhi:
L’altissimo onnipotente mio Figlio intendeva annientare questa terra a causa dell’iniquità degli uomini, perché essi fanno ciò che è male ogni giorno di più, e cadono di peccato in peccato.
Ma io per sette anni ho implorato dal mio Figlio misericordia per le loro colpe. Perciò voglio che tu dica a tutti e a ciascuno che digiunino a pane ed acqua ogni venerdì in onore del mio Figlio, e che, dopo il vespro, per devozione a me festeggino ogni sabato.
Quella metà giornata devono dedicarla a me per riconoscenza per i molti e grandi favori ottenuti dal Figlio mio per la mia intercessione.

La Vergine Signora diceva tutte quelle parole a mani aperte e come afflitta. 
Giannetta disse: "La gente non crederà a me."
La clementissima Vergine rispose: "Alzati, non temere. Tu riferisci quanto ti ho ordinato. Io confermerò le tue parole con segni così grandi che nessuno dubiterà che tu hai detto la verità." >>

La ragazza riferì tutto e quando tornarono su posto trovarono una fonte mai vista prima, le persone con il tempo aumentavano e si univano anche malati che trovavano la guarigione.
Tutto ciò è stato scritto su di una pergamena che per secoli è stata esposta nella chiesa, poi nella casa
vescovile.
Il Santuario di Caravaggio è anche conosciuto come “Nostra Signora del fonte”, per secoli invece venne chiamato “Santa Maria della fontana”.
Un lungo viale alberato porta direttamente al Santuario che ha un percorso di circa 2000 mt quadrati, da circa un secolo è un bene protetto dalla Soprintendenza dei beni culturali.
Ha circa 800 metri di portici che presentano le stazioni della via crucis, la basilica si trova nella vasta
piazza, all'interno si trova il sacro Speco con la statua della Vergine con Giannetta (nel mese di maggio viene spostata al centro).
Nella parte sotto la basilica si trova il Sacro Fonte da dove sgorga l'acqua.
Si trovano anche un catenaccio spezzato e una ghigliottina che si inceppò per ricordare due eventi
particolari che accaddero proprio al santuario.
Il catenaccio in riferimento ad un pellegrino che invocò la Vergine fuori dal santuario perchè era inseguito e il catenaccio si spezzò per farlo entrare; il secondo episodio riguarda un'esecuzione programmata proprio per il giorno dell'apparizione ma al momento la ghigliottina si inceppò e il condannato venne liberato.



Anche Papa Giovanni Paolo II andò in visita al Santuario per tre giorni nel giugno del 1992.
Nell'anno della misericordia fu anche Chiesa Giubilare, il 26 maggio venne fatta una messa con supplica e benedizione papale con annessa Indulgenza plenaria; dal 17 maggio invece è possibile fare la Novena.

Arrivando al Santuario si respira un'aria di pace, tranquillità e serenità, per cui resteresti li per ore
senza nemmeno rendertene conto.
La basilica imponente, con intorno i portici, il prato e piccoli angoli di calma riescono a farti provare la voglia di pregare anche se magari in quel momento ci sei andato proprio perchè non riuscivi a farlo.
Anche i bambini adorano questo luogo e spesso è proprio mia figlia a chiedere di andarci, mentre girano nel prato noi stiamo in una piccola parte di giardino con delle panchine disposte a cerchio con un enorme crocifisso in legno con Gesù, ecco quello è l'angolo che più amo.


Ora passiamo alla parte di interesse turistico di cui si è occupata Giorgia.

SCELTI PER VOI

Cosa vedere e visitare dopo la visita al Santuario
Giardino di Maria
   vicino al santuario propone un percorso biblico
   Aperto 24 ore su 24

• Castello visconteo di Pagazzano
   www.castellodipagazzano.it
ATTENZIONE: il castello è aperto la prima e la terza domenica ogni mese ma è sempre
consigliato visitare il sito internet o scrivere una mail a castellodipagazzanogcc@gmail.com

• LEOLANDIA
    www.leolandia.it
    parco divertimenti per bambini di tutte le età, ci sono diverse tariffe anche a seconda
dell’orario d’entrata e del numero di spettacoli giornalieri.

Passeggiata nel Parco Regionale del Serio
   aperto 24 ore su 24


Dove Dormire (scelti in base ai voti e ai commenti degli utenti di 3 siti differenti)
• Casa Vacanze “Al Santuario”
  a partire da 35 euro notte/2 persone
  0183495557

• Hotel Verri
   a partire da 60 euro notte/2persone
   036384622

Dove Mangiare (scelti in base ai voti e ai commenti degli utenti di 2 siti differenti)
• Podere Montizzolo – 036352175
• Agriturismo “La Fornace” - 036352304
• Trattoria dei Pellegrini – 036350810

Se avete itinerari di fede da proporre scriveteci pure cliccando QUI.

Cristina e Giorgia.