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lunedì 13 settembre 2021

Recensione: "Ancora non hai figli? Quando vorresti urlare ma ti limiti a sorridere" di Livia Carandente.

 

Anche se in ritardo rispetto a ciò che avevo promesso a Livia, ecco la recensione del libro "Ancora non hai figli? Quando vorresti urlare ma ti limiti a sorridere".
Raramente scrivo qui recensioni, ma per alcuni ho pensato possa essere utile ed interessante ritagliare un angolino nel blog per farli conoscere (sono abbastanza in fissa con i book club).
Per cui vi lascio subito alla recensione, con qualche riflessione personale:




Collana: Famiglie Spaziali
Casa Editrice: Tau Editrice
Data Pubblicazione: 26 aprile 2021
Pagine: 138
Autrice: Livia Carandente
Disponibile cartaceo ed ebook.



Di cosa parla?

Avevamo salutato la protagonista di "Quanti figli hai? Quando l'attesa di un bebè dura più di nove mesi" mentre provava a gestire la nausea e l'emozione per il fatidico ritardo. Cosa sarà successo, poi? Livia Carandente, con la sua solita ironia, tutta femminile ci riporta nelle vicende personali di questa donna, amica, sorella, figlia. Ci introduce nei suoi intimi pensieri che continuano ad orbitare attorno ai numerosi impegni, ai desideri e ai suoi monologhi di protesta: contro l'invadenza di certe domande impiccione, contro determinati schemi che la società ti appiccica addosso, contro l'indelicatezza di chi, pur di curiosare, non esita a camminare sulle tue ferite. Ma ci narra anche di un amore solido, di una fecondità di coppia che va oltre le circostanze e gli script imposti, di un legame che si intreccia, quotidianamente, tra risate e lacrime.

Recensione:

Visto il precedente libro (che trovate qui), non potevo farmi mancare anche questa lettura.
Purtroppo ci ho messo tantissimo a terminarlo.. ma solo per una mia personale mancanza di tempo e la testa un po' sconnessa.
Confermo che è stato un limite mio perché la sua vena ironica rende il libro leggero, scorrevole e piacevole, senza però togliere la serietà dell'argomento e rendendo ben comprensibile il macigno che la coppia deve sopportare quando tutto intorno è un susseguirsi di pressioni da parte di chi invece dovrebbe semplicemente tenerti la mano e stare in silenzio.

Non ho vissuto sulla mia pelle ciò che ha vissuto la protagonista del libro, non posso immaginare cosa voglia dire dover attendere per anni con delusioni continue e la speranza che si affievolisce ma rende l'accettazione sempre più dolorosa..
Ma posso dire che mi ha fatto tanto bene leggerlo perché fa comprendere come ogni cosa non dipenda da noi nonostante ci ostiniamo a volerci sentire quasi onniscienti.
Quante volte in passato, per rispondere a domande (idiote) tipo "ma allora, i bambini sono capitati o lo avete scelto?" mi è capitato di dire (da idiota a mia volta) "i miei figli sono arrivati quando abbiamo deciso di averli"..
Ecco, questo libro ti fa rimettere i piedi per terra e ti fa pensare che... col cavolo che scegliamo noi quando avere figli!! Ma che cosa avevo in testa quando rispondevo il quel modo??? 

Poi la lettura va avanti ed ecco un altro spunto molto interessante:
"Genitori. In quanti li hanno? E in quanti li hanno amorevoli e protettivi come i miei? Punto a me.
Sorelle. Chi ha il dono della famiglia numerosa? Punto a me.
Marito. Chi ha ancora un marito? Sono tutti al secondo o terzo compagno di vita (che poi perché lo chiamano compagno di vita se ci fanno solo un tratto insieme?); punto a me.
Potrei andare avanti per tanto tempo. Poi, penso a chi ha queste cose più un figlio. Il mio gioco di psicologia non regge più. Vacillo. Ma: non sto nei panni degli altri. Che ne so quale sia il fattore x, il pezzo mancante per loro?[...]"
Ricordo bene quando ci siamo aperti alla vita con i nostri 3 figli, e per esempio Mattia (il terzo) è arrivato dopo circa 6 mesi... ogni volta che vedevo il test negativo ero il crisi, ecco.. leggendo il libro ho capito che tutto sommato la mia angoscia a confronto era qualcosa di banale, forse esagerata avendo già altri 2 figli, ma... c'è un ma... come dice Livia, sono convinta che non esista una donna più "fortunata" di un'altra, credo invece che ognuna abbia le proprie fatiche, che riesca ad averli subito, dopo pochi mesi, dopo anni, oppure non riesca ad averne.
E' umano pensare che una sia più fortunata perché ha ciò che vorremmo con tutto noi stesse anche noi, ma non sappiamo cosa manca a lei, come ci è arrivata, quanto ha sofferto o cosa le riserva il futuro.
Dio fa bene tutte le cose, anche quelle che per noi non hanno senso, prima o poi un senso lo avranno anche per noi.

C'è una cosa che tutte abbiamo in comune, ovvero la pressione esterna ed è una cosa che può anche devastare.
Non capirò mai il motivo per cui debba esserci questa pressione, cioè... cosa ci guadagna chi continua a fare domande, dire frasi di circostanza o cose simili?
"Volevo solo essere d'aiuto!, "volevo solo parlare della mia esperienza...", "volevo... volevo.. volevo.." poi però si dimenticano di pensare a "cosa è meglio per lei?", sarebbe meglio non continuare a chiedere, sarebbe meglio pensare veramente a cosa sia meglio dire o ancora meglio, NON dire mettendo prima il bene dell'altra piuttosto che il bisogno di dire per forza qualcosa.
Abbiamo il mezzo migliore in assoluto per queste cose... PREGARE.
Livia racconta benissimo tutte quelle frasi dette da chi ti sta accanto e che certe volte feriscono in modo cosi profondo che è difficile da spiegare (e lei ci riesce) oppure le frasi silenziose, quelle dette con gli sguardi.

Livia in questo libro insegna una cosa importantissima, ovvero che la fecondità in una coppia non è data per forza dalla presenza di figli ma va ben oltre, è qualcosa che parte dalle fondamenta, parte dal saper coltivare quell'amore che non pretende di avere un figlio perché è un suo diritto o lo vuole utilizzare come àncora di salvezza se la coppia è in crisi.
E' un amore profondo, puro, fatto di incontri e scontri ma che è indipendente dall'accoglienza di un figlio.
Grazie Livia per averci fatto rimettere i piedi ben saldi a terra, grazie per aver raccontato un vissuto della protagonista molto intenso, smorzato dall'ironia ma tanto profondo che meriterebbe una catechesi sulla fecondità della coppia partendo dallo spirito.

Beh, che dire... lettura super consigliata!
Buona lettura!

mercoledì 22 luglio 2020

Il nostro obiettivo..."Facciamoci sante, il resto è solo perdere tempo".



Nonna era molto devota a Padre Pio e, soprattutto, a Santa Rita; il primo non so per quale motivo, la seconda perché "aveva fatto tanto"... per cui la mia conoscenza a livello agiografico era di base molto limitata a questi due e pochi altri "famosi".
Vedevo Santa Rita come colei che aiutava i casi impossibili, Padre Pio come colui che mi incuteva timore, ogni volta che vedevo la sua immaginetta mi immaginavo già quanto mi avrebbe "cazziata" (ovvero sgridata per bene).
Nella lista ci sono anche San Martino, San Michele, San Rocco.. tutti per le feste di paese perché dove vivevo avevamo 3 chiese dedicate a questi 3 santi... per cui uno per i doni, l'altro per la fiera e l'altro ancora per i fuochi d'artificio... per cui vi lascio immaginare come stavo messa.
Di base non ho mai avuto un buon rapporto con i Santi, li vedevo cosi distanti, perfetti, qualcosa di irraggiungibile, inarrivabile, quasi irreali.
Ammetto che, nonostante tutto, avevo un debole per uno in particolare non citato sopra, Sant'Agostino.. ecco, lui per me era ganzo (passatemi il termine da ggggiovane)!!
Il suo passato piuttosto particolare, imperfetto...lo rendeva cosi.. umano!
Meno inarrivabile, meno "vocetta degli angeli in coro" ma con l'aggiunta di qualche colpo di tosse.
Pensando a lui si apre quel barlume di speranza "forse c'è qualche possibilità anche per noi, persone comuni".

Poi è passato un po di tempo e ho scoperto Chiara Corbella, si ok, non è ancora Santa ma ci sta arrivando.... quello che conta è anche la via verso l'obiettivo.
Ho letto e riletto la sua storia, e l'idea di santità si è fatta leggermente più vicina, forse di un paio di passi... piccoli passi possibili come diceva lei...

Passa ancora qualche anno e leggo il libro "Pazze per Dio" e lì ho scoperto un mondo tutto nuovo, una dimensione diversa, un excursus di Sante e Beate anche sconosciute dove ogni storia ti avvicina all'idea che la santità possa essere alla portata di tutti.
Da Santa Irene, martire del 300 alla Beata Maria Cristina di Savoia, principessa e regina di Napoli.. Da Sant'Agnese, una ragazza martire,a Chiara Luce Badano, alla Venerabile Giulia di Barolo, moglie e vedova fondatrice di un ordine che insieme al marito fondarono scuole e ordini religiosi oltre a lavorare con le donne carcerate.
Non solo religiose, ma mogli, donne, mamme, giovani, ragazzine...tutte con una cosa in comune, mettersi a disposizione e lasciarsi modellare dalle mani di Dio facendo si che ognuna di loro, in modo diverso potesse percorrere la via della santità con ciò che aveva, per ciò che era.

Pochi giorni fa ho terminato la lettura del libro di Don Luigi maria Epicoco dal titolo "Qualcuno a cui guardare" e ho letto due frasi riguardo i santi che mi hanno particolarmente colpita:

"Ogni epoca ha avuto le sue crisi e il Signore vi ha sempre risposto non con idee geniali, ma con i Santi. Ogni crisi ha avuto dei Santi, quelli sono stati la risposta di Dio[...]"

Arrivati ad un certo punto, il Signore non ha mai smesso di mandare Santi, in nessun periodo storico e credo sia proprio per questo, ovvero perché è il Suo modo di farsi sempre più vicino a noi.
E' il Suo modo per non lasciarci soli, donarci sempre persone che possano aiutarci ad essere migliori, a fare quei passi verso la santità quando noi crediamo sia qualcosa di inarrivabile perché Lui ci vuole santi.

"Se poi sta chiedendo a ciascuno di noi di dare il nostro originale e unico contributo a questo cambiamento, è perché la caratteristica dei Santi è l'unicità, l'originalità"

Scoprire e leggere la storia dei santi non deve essere un modo per imitarli, non dobbiamo fare "copia incolla", in realtà dobbiamo capire che ognuno di loro aveva un proprio modo per arrivare alla santità e noi dobbiamo trovare il nostro.
Leggere la loro vita deve essere un primo passo per renderci conto che l'essere Santi può essere alla nostra portata.
Imitare un santo sarebbe un po come cercare di mettere i nostri piedi sulle orme di qualcun altro mentre camminiamo sulla sabbia... l'orma verrebbe sformata, rovinata....
Ecco, imitare rischierebbe di portarci a storpiare ciò che quel santo ha fatto, passando pure per poco credibili.
Invece potremmo camminare accanto alle sue orme con il nostro passo, la nostra velocità, la nostra ampiezza del passo per trarre il meglio dal nostro presente.
Il modo migliore per essere Santi non è imitare uno di loro, ma è essere sé stessi mantenendo un filo conduttore, avere Gesù nel cuore ed essere testimone.

Essere santi è un cammino quotidiano, Gesù stesso ci da ogni giorno i mezzi per raggiungere questo obiettivo perchè è proprio Lui che ci vuole cosi.
Essere testimoni concreti del suo amore, un amore presente anche nelle difficoltà, nella paura di non farcela, nella gioia!
León Bloy, violento anticlericale convertito in fervente cattolico, disse che nella vita «non c’è che una tristezza… quella di non essere santi».
Perché spesso si associa la santità solo ad un percorso fatto solo di dolore, sofferenza, invece non è cosi!
I Santi, sono gioiosi, felici, non privi di difficoltà ma in quella difficoltà trovano Cristo che li accoglie e sanno che tutto è grazia e porta ad una gioia più grande.
Santa Matilde di Hackeborn, scrisse un libro, il "Liber specialis gratiae", questo testo è pieno di gioia e di rendimento di grazie, senza alcun riferimento a pene o sofferenze; libro tanto amato che sarà utilizzato come guida per la vita cristiana.
(Contiene anche indicazioni per ricevere la comunione, per pregare e partecipare alla liturgia).

Papa Francesco qualche anno fa in un angelus disse che i santi sono nostri fratelli e sorelle che hanno accolto la luce di Dio nel loro cuore e l’hanno trasmessa al mondo, ciascuno secondo la propria “tonalità”.
La trovo un'espressione meravigliosa e che rende perfettamente l'idea di quanto detto prima.
Ma tutti sono stati trasparenti, hanno lottato per togliere le macchie e le oscurità del peccato, così da far passare la luce gentile di Dio. Questo è lo scopo della vita: far passare la luce di Dio; e anche lo scopo della nostra vita.
Possiamo diventare Santi da soli? No!!!
Senza Cristo non è possibile immaginare di poterlo diventare, affidarsi, fidarsi, non mollare... Possono sembrare tante cose ma in realtà sono tutte collegate ad una cosa importante, pregare!
Non dobbiamo stare in attesa senza fare niente, dobbiamo lottare per ciò che desideriamo, superare gli ostacoli consapevoli di non essere soli.

I Santi non devono essere un impedimento ma un incoraggiamento cosi che possiamo renderci conto che è possibile.
Non a caso la rubrica delle dirette che faccio su instagram si intitola: "Donne in cammino... sulla via della santità", proprio perchè siamo tutte in cammino con un solo obiettivo e ognuna ci arriva in modo diverso, dall'arte, alla cucina, alla testimonianza di conversione, alla musica, al servizio... e molto altro...
Mettiamoci in cammino perchè di una cosa sono certa, ne vale la pena e sarà bellissimo....
Cadremo, avremo dei ripensamenti, ma l'importante è continuare a volersi rimettere in piedi per camminare verso la strada giusta anche solo per fare in modo che la santità possa essere alla portata dei nostri figli.
"Facciamoci sante, il resto è solo perdere tempo" - Beata Eusebia Palomino.
Un caro abbraccio.

(ps: vi lascio qualche link ad altri articoli)
(pps: c'è anche il link ai libri, ma potrete cercarli anche in biblioteca)
[Le dirette verranno caricate piano piano nel canale youtube di Stile di vita di una folle donna cattolica.
Qui invece vi avevo parlato di un outfit perfetto, un abito fatto di Santità]

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venerdì 5 aprile 2019

15 modi per esercitarsi nell'umiltà.




Periodo perfetto per questo post, la quaresima può diventare il terreno adatto per fare questo genere di esercizi che ci rendono umili e più vicini al Signore.
Ringrazio Linda per l'input e la traduzione dato che sono 15 suggerimenti estrapolati dal libro in inglese (e io sono una frana) "Humility Rules: Saint Benedict's 12- step Guide to genuine Self-Esteem" di Padre Augustine Wetta.
Se avete dimestichezza con l'inglese, al termine dell'articolo troverete il link di acquisto.

Umiltà, parola poco utilizzata e spesso travisata; in sintesi l'umile è colui che è essenzialmente una persona modesta e priva di superbia, ovvero che non si ritiene migliore o più importante degli altri.
Con i tempi che corrono, dove ci insegnano a primeggiare a dover sempre avere ragione, a non rispettare gli altri, essere umili è una dura lotta.
Ma ora passiamo subito al centro di questo post, i 15 suggerimenti con qualche personale riflessione giusto perchè la lista della spesa messa cosi non mi piace affatto.

1) Lascia che qualcuno meno competente di te ti dica cosa fare.
Magari proprio quella persona che non ci sta molto simpatica, oppure quel collega saccente e da cui non vorremmo di certo degli insegnamenti.
Contate fino a 100 e buttatevi magari chiedendo voi stessi un consiglio.

2) La prossima volta che qualcuno ti tratta ingiustamente (ti passa davanti in fila, ascolta musica ad alto volume, mangia qualcosa di tuo…) sorridi e ringrazia Dio per lui.
La rabbia per questo genere di gesti è quasi automatica, è come se ci fosse un sensore che ci rende di pessimo umore e subito adirati perchè ci sembra un'ingiustizia ma dovremmo cercare di andare oltre perchè la rabbia oltretutto fa male più a noi stessi che agli altri.
Per cui, chiudete gli occhi (cosi nemmeno vedete l'autore del misfatto) e ringraziate il Signore per lui...(evitando pensieri poco consoni..)

3) Passa un’intera giornata senza correggere nessuno.
Chi?.... Io?? Difficilissimo!!!!! Com'è possibile non correggere nessuno nell'arco di una giornata, è una cosa normale, naturale...
Il marito che sbaglia il ripiano dove mettere il caffè, oppure mette un calzino bianco nel cesto dei colorati... dai!! ma come si fa a non correggere!!! Ecco.. si fa silenzio.. solo questo...
Un bel respiro profondo, e offriamo al Signore questa fatica. Ce la possiamo fare!!!
Per i figli direi che questo punto non è valido, ma possiamo provare a sforzarci di far enotare gli errori in modo diverso.
Vi terrò aggiornate in pagina su questo.. ;)

4) La prossima volta che vuoi esprimere la tua opinione tienila per te.
Pensa ad altro, limitati ad ascoltare e passa oltre.. questo direi che va fatto saltuariamente perchè potrebbe creare danni non indifferenti tra le mura domestiche XD
Sui social è una pratica quotidiana per cui quando vuoi controbattere, chiudi l'applicazione.
Scherzi a parte, questo punto l'ho già ignorato scrivendo i commenti ad ogni punto di questo elenco..

5) Prenditi la colpa per qualcosa che non hai fatto.
Fermi tutti!! Questo è colpa mia! Penso che mio marito potrebbe prendermi per pazza, mi proverebbe la febbre e inizierebbe a preoccuparsi...
No, non è cosi difficile come sembra, basta dire "è colpa mia...!" e cambiare stanza cosi non hai la tentazione di ritrattare.
Si parla di cose non gravi, altrimenti si cade nell'ingiustizia e quella non va bene.

6) Ripara qualcosa che non hai rotto o pulisci qualcosa che non hai sporcato.
Ci piace vincere facile, questo già noi mamme lo facciamo ogni giorno... per cui evito uno sproloquio.
Aggiungo solo che potrebbe essere un punto su cui lavorare con i bambini.

7) Non trovare scuse la prossima volta che vieni rimproverato.
Anche in questo caso il trovare scuse è qualcosa di inconscio e automatico per cui , autocontrollo, espiro profondo e silenzio.
Anzichè parlare, fermiamoci a riflettere per capire cose realmente abbiamo sbagliato con della sana autocritica.

8) Scegli deliberatamente di camminare (o guidare) dietro a qualcuno più lento di te.
Tasto molto ma molto dolente...siamo sempre di corsa, sempre con i minuti contati e... dobbiamo impegnarci a stare dietro a qualcuno più lento?
Si! Anche se difficile, ma in questo caso è questione di civiltà e rispetto del codice della strada perchè se qualcuno è lento difficilmente stiamo a guardare cartelli e divieti di sorpasso per cui diventa anche pericoloso. (come si suo dire...da che pulpito viene la predica...si, sono pessima in questo punto!)

9) Ringrazia Dio per qualcosa che non sei capace di fare/ qualcosa in cui non sei bravo.
Vorremmo avere ogni genere di capacità, vorremmo essere bravi nel fare qualsiasi cosa e quando ciò non avviene rimaniamo delusi, siamo tristi, arrabbiati...
Invece dovremmo ringraziare il Signore perchè se non sappiamo fare una cosa di certo avremo altre capacità, altri talenti da scoprire magari decisamente più utili e interessanti rispetto a quello che ci ostinavamo a fare.

10) Ringrazia la prossima volta che qualcuno ti dice qualcosa che già sai.
"si, lo so...", "si, me lo hai già detto..." con annesso sbuffo e tono poco amichevole.
"ok, grazie per avermelo detto" potrebbe essere la frase adatta in queste occasioni ma cercando anche di far corrispondere la frase al viso e al tono della voce ;) , altrimenti non è valido e pagate penitenza.

11) Trattieniti dall'avere l’ultima parola nella tua prossima conversazione.
Questa è una prova bella tosta, ma ci viene sempre in soccorso il respiro profondo per calmare i nervi tesi, il silenzio e l'offrire tutto al Signore.
Cerchiamo di impegnarci anche con i figli, perchè solitamente con loro questo e vari altri punti sono piuttosto difficili.
Per quanto riguarda i social, chiudete l'applicazione e se necessario disinstallatela... ora che l'avrete scaricata di nuovo la voglia di scrivere altro sarà passata.

12) La prossima volta che qualcuno ti fa un complimento, dai il credito a Dio.
Ottimo spunto, "Ringrazio il Signore per questo dono", poi dipende dal complimento, se è per un buon lavoro svolto, o un apprezzamento per l'intelligenza, o per un piatto ben riuscito.
Ogni nostro talento è un suo dono per cui dobbiamo dare credito a Lui ringraziandolo quotidianamente.

13) La prossima volta che qualcuno ti infastidisce, non dirlo a nessuno.
Mormorazioni, onestamente fino a non molto tempo fa non sapevo cosa fossero (c'è anche un motivo ma non ve lo dico altrimenti rischio di ignorare il punto 7), ma è un difetto di molti, anzi, penso di tutti.
Credo che non esista al momento qualcuno che non si sia mai lamentato di altre persone, e questo non significa necessariamente parlare male di loro, ma semplicemente riportare cose accadute che ci hanno infastidito.
Teniamolo per noi e penso che in poco ci dimentichiamo anche di cosa è accaduto.

14) Lascia che ti interrompano in una conversazione e non terminare quello che stavi dicendo a meno che qualcuno non te lo chieda.
La prima parte non è difficile, anzi, ci sono abituata (ma non dico altro altrimenti smonto il suggerimento 13); il non terminare dopo l'interruzione diventa più complicato ma capita anche di dimenticarsi cosa si stava per dire per cui poco grave XD, se l'interlocutore è realmente interessato dovrebbe scusarsi per l'interruzione e chiedere di finire.. quando capita suonano le campane a festa.

15) La prossima domenica imposta un timer ogni trenta minuti. Quando suona, interrompi ciò che stai facendo e recita un Padre Nostro.
Questo è stupendo, per carità anche gli altri, ma questo ti impone di pregare tanto nell'arco della giornata e grazie al timer non c'è il rischio di dimenticarsi.
Potrebbe essere utile anche per rendersi conto che il tempo per pregare lo si può trovare, se proprio state facendo qualcosa di improrogabile basta fare "posponi" ed è fatta, imponetevi un limite massimo di 2 "posponi" nell'arco della giornata ma sarebbe meglio evitare.
PS: Ricordatevi di toglierlo a messa...

Eccoci alla fine di questi suggerimenti, alcuni sono più semplici, altri molto più difficili da mettere in pratica, ma sono importantissimi per capire realmente cosa significhi essere una persona umile.
Umile non equivale ad umiliarsi, ma solo a saper fare quel passo indietro che basta per non sovrastare gli altri.
All'inizio sarà dura, ma con piccoli passi tutto è possibile se ci affidiamo al Signore, potrebbero con il tempo diventare un vero e proprio stile di vita (di una folle donna cattolica).
Potete anche stamparli, scriverli sui post-it e appenderli dove ritenete opportuno o dove li potete vedere per fare in modo di ricordarvi.
Per il punto 8 potete mettere un biglietto in auto, oppure un appunto al lavoro per gli altri o a casa appeso al frigorifero.
Ci sono tanti modi per ricordarsi e farli diventare parte di noi, poi si potrà sbagliare, si farà di testa propria, si ignoreranno alcuni punti, può capitare ma l'importante è non cedere, è continuare a provare affidandosi al Signore.
Fatemi sapere qui o sui social come procede..
Io vi aggiornerò principalmente su Instagram
Buon cammino.
Cristina



lunedì 8 ottobre 2018

Recensione e Intervista a Debora Vezzani, "Come un Prodigio".




Questo articolo è opera di Maristella, una folle donna cattolica che dopo aver letto il libro "Come un prodigio", ha voluto condividere con tutti noi ciò che le ha trasmesso, oltre ad una meravigliosa chiacchierata direttamente con l'autrice, Debora Vezzani.

                                                             *******************
Un libro per chi si sente sepolto ma ha desiderio di rinascere, affranto e vorrebbe ritornare forte, spento e anela alla luce; libro autobiografico di una donna che racconta come Dio l'ha risollevata. 
Un Dio che rialza, un Dio risorto che l'ha risorta con Lui, che ha messo una croce al posto della pietra che lei aveva messo sulla sua vita: "La pietra rotola via e tu ricominci a vivere."

Debora Vezzani scrive la sua storia con un linguaggio semplice e chiaro; la storia della sua vita in cui Dio, come benevolo padre, la chiama per nome per lenire le afflizioni e risanare le ferite. 
Classe 1984, cantautrice e musicista, e' stata abbandonata alla nascita da una donna orfana anche lei, con gravi problemi di salute mentale, cresciuta e vissuta in istituti.
Nonostante i medici le consigliassero di abortire, ella disse di si' alla vita ed affido' la piccola Debora in adozione perche' potesse avere il dono di una famiglia, che lei stessa non aveva mai avuto.
Nel libro quindi racconta una serie di eventi scaturiti da varie scelte sbagliate che culminano con il fallimento del suo matrimonio con un uomo ateo; matrimonio riconosciuto poi nullo dalla Chiesa.

Debora racchiude in una canzone intitolata "Venticinque", la prima di una lunga serie, la forsennata ricerca della madre e della sua identita'; venticinque come gli anni che ha dovuto attendere prima di avere notizie su di lei.
"Io non so chi sono, non so cosa cerco, che cosa ho perso...cordone ombelicale che e' rimasto addosso e non si puo' staccare..."
Una ferita profonda quella dell'abbandono che solo Dio tramite la Chiesa ha saputo rimarginare.

Ad un certo punto, come un faro nel buio, come quando si dice"luce per i miei passi e' la Tua parola", ecco che si scorge la luce, fioca all'inizio, tramite il salmo 139 che Debora ha musicato per una coppia di amici al loro matrimonio, che recita: "Sei Tu che mi hai creato e tessuto nel seno di mia madre. Tu mi hai fatto come un prodigio..." 
Una canzone che ha parlato a tanti cuori stanchi e oppressi, riaccendendo la speranza in Dio.
Questo salmo le svela finalmente la vera immagine di Dio che aveva un progetto di amore per lei, sin dal seno materno; progetto di amore che non riguardava solo lei. 
Personalmente, infatti, la parte che ho preferito del libro e' stata l'incontro di Debora con il suo attuale marito, con il quale svolge attualmente un apostolato tramite il quale portano, attraverso la musica, la loro testimonianza di conversione. 
Due "casi impossibili" che, grazie allo zampino della Madre di Dio, si incontrano e diventano possibili. 
D'altronde lo aveva sentito la Vergine Maria stessa durante l'annunciazione, quell'incontro tanto inaspettato quanto straordinario, che "Nulla e' impossibile a Dio." E Lei stessa si era fidata. 
La storia di Debora e suo marito Jury e' una prova della bellezza delle opere di Dio e che Egli mai abbandona un suo figlio.

Dal racconto del loro fidanzamento e poi del matrimonio, fino all'arrivo del loro primo figlio, una escalation di eventi in cui si manifesta l'amore divino e non solo. Il libro poi termina con un piccolo regalo che Debora vuole fare al lettore, che riguarda la scoperta di un dono speciale.

Ho voluto contattare Debora per chiederle di rilasciare un'intervista a noi del gruppo "Stile di vita di una folle donna cattolica", facendole 3 domande.
Lei ha risposto con tanta gentilezza e onesta', nonostante i suoi mille impegni e per questo ne sono grata!

                                                    *****************************
INTERVISTA A DEBORA VEZZANI

1) Ciao cara! Nel tuo libro parli di come il Signore abbia stravolto la tua vita facendoti sentire come il suo prodigio in un momento della tua vita in cui ti sentivi una nullita'. Cosa diresti a tutte le donne che non si sentono un prodigio a causa delle difficolta' della vita, nonostante provino a seguire il Signore tramite la Chiesa?

D: Ciao Maristella! Il non sentirsi un prodigio oppure avere qualche difficolta' a crederlo, lo sperimento anche io. Sono tentazioni che il maligno ci mette in testa. 
Questa cosa l'ho vissuta tanto nella prima parte della mia vita: e' una delle mie ferite; e' una ferita che il maligno va a colpire tutt'ora, quando sono un po' debole e traballo un po', ecco che subito mi si insinua dentro. Credo che, nonostante cerchiamo di seguire la Chiesa come dici tu nella domanda, sia di vitale importanza, necessario ed urgente credere con tutto il cuore, il corpo, la mente, le forze, l'anima e con tutte noi stesse alla parola di Dio. 
Quando ci stacchiamo un attimino dalla parola di Dio, ecco che il maligno prende il sopravvento, e noi crediamo alle sue proposte e ci dice: "noi non valiamo niente e Dio e'cattivo." Io credo che sia necessario, fare un atto di volonta' e mettersi dei paletti non mettendo piu' in discussione per esempio, che Dio e' buono, che io sono un prodigio e che Dio e' morto per me; che tutto quello che ha fatto lo ha fatto per me, per amore, compreso dare la sua vita per me. Quindi per rimanere saldi nella fede e per non sbandare e non cedere agli inganni del demonio, e’ importantissimo avere dei paletti fermi che non vanno spostati a costo di qualunque cosa. Ci sono delle cose ferme che non vanno mai toccate e che bisogna dirsele anche quando il proprio cuore direbbe "non e' vero". 
Bisognerebbe farsi il post-it nel cuore e nei ragionamenti, con scritto: Dio e' buono, Egli mi ama, io sono un prodigio e un capolavoro, e gli altri possono dirmi quello che vogliono dalla mattina alla sera ma io sono un prodigio, figlia di Dio, costata il sangue di Cristo. 
 Il Nemico ci verra' sempre a colpire nelle nostre ferite, ma noi dobbiamo rimanere ancorati a Dio, ma non col sentimento, per cui oggi sento il Signore allora oggi gli credo, oppure oggi sono in un deserto terribile ed allora Dio non so neanche dove e', per cui oggi non sento Dio. No! Non mi devo far prendere dalle emozioni, ma tiro fuori il mio post-it: Dio e' buono ed io sono un capolavoro. Fermezza e perseveranza a credere anche quando nel nostro cuore non c'e' questo sentimento.

2) Un tema molto a cuore a tutte le mamme cattoliche e' la trasmissione della fede ai figli, soprattutto oggi giorno in cui la societa' secolarizzata propina distrazioni e distoglie dalla bellezza dell'essere cristiani. Cosa significa per te trasmettere la fede?

D: Non posso nascondere che trasmettere la fede per me ed oramai anche per mio marito, e' diventata la nostra vita; nel senso che siamo appunto impegnati in questo apostolato da quasi 4 anni, che ci ha completamente stravolto la vita, che ci porta in giro in tutta Italia, che ci fa incontrare tantissime persone e che ci fa godere dei meravigliosi frutti di Dio nella vita degli altri, attraverso questa opera di evangelizzazione. Quindi la trasmissione della fede per noi e' diventata la vita, pero' ecco questo modo di trasmettere la fede agli altri non lo avrei mai immaginato; mai avrei immaginato che il Signore mi chiedesse questo. Pero' devo fare un piccolo appunto: la trasmissione della fede non e' semplicemente questo apostolato che in questo caso specifico e' una missione, la trasmissione della fede è un dovere ma anche un onore, un qualcosa alla quale tutti noi battezzati siamo chiamati, ognuno con i propri mezzi, nel proprio modo, nel proprio mondo piccolo o grande che sia, e quindi e' una chiamata del cristiano, del battezzato, di tutti soprattutto in famiglia ai propri figli. Noi abbiamo un bambino, Emmanuele Maria, e credo che la migliore via di trasmissione della fede in famiglia sia l'esempio. Emmanuele e’ molto piccolo e non abbiamo iniziato a fare discorsi, perche' non parla nemmeno, pero' questi primi passi di trasmissione della fede che abbiamo fatto con lui, e che io consiglio a tutti, e' che gia' dalla gravidanza il bambino lo abbiamo consacrato al Cuore Immacolato di Maria. 
La trasmissione della fede oltre all'esempio ed al parlare e insegnare e raccontare ai figli credo che sia proprio un modo di vivere che gia' 2 fidanzati possono preparare come terreno appunto consacrando i futuri figli che Dio vorra' dare nel matrimonio. Consacrarli anche nel momento in cui una donna e' incinta. L'abbiamo rifatto questa consacrazione quando aspettavamo nostro figlio, lo abbiamo consacrato al cuore Immacolato di Maria ed alla Divina Volonta’. Credo che questa trasmissione di fede passi appunto per lo stile di vita e il preparare il terreno fin da subito, che siano due ragazzi appena fidanzati o appena sposati. Ora Emmanuele e' sempre a messa con noi e quando arrivera' il momento di trasmettere la fede nel senso di parlare e raccontare faremo anche questo passo, pero' ecco per ora credo sia importante comunque gia' immergere i propri figli nell'ambiente divino il piu' possibile.

3) Il gruppo "Stile di vita di una folle donna cattolica" e' ispirato alla vita quotidiana di noi donne cattoliche (non solo mamme) in cui la moda ne fa anche parte. Una donna cattolica, sebbene non abbia dei criteri precisi da seguire (non necessariamente) puo' seguire il suo buon senso nella scelta quotidiana del vestirsi, e si distingue pero' anche nella moda, nella cosiddetta moda modesta. Cosa ne pensi della moda e quale e' il tuo stile di vita? (a chi/cosa ti ispiri).

D: Io in realta' non ho un riferimento in chi o cosa mi ispiro. Cerco di essere una persona semplice; e' un po' nel mio stile di essere semplice anche perche' mi costa fatica il tirarmi e fare chissa' cosa. Anche ora col bambino e' davvero impegnativo trovare il tempo. Diciamo che prima della conversione ero molto piu' eccentrica, infatti questo e' testimoniato da alcuni video di canzoni precedenti, che ci sono su internet, da alcune foto che ci sono su Facebook, dove indossavo abiti scollati, gonne e i tacchi, col viso molto truccato. Credo che innanzitutto il pudore, la purezza, il buon gusto e il buon senso siano una cosa importante da proteggere. E' ovvio che ora non mi metterei mai delle cose scollate o delle gonne corte perche' saprei di andare a favore di un atteggiamento che innanzitutto ha l'intenzione di farmi vedere. Perche' una si mette la gonna corta? Per far vedere le gambe. Perche' si mette una scollatura? Per far vedere il decolte', il seno. Quindi l'intenzione e' che mi faccio vedere, l'intenzione e' di stare al centro, l'intenzione e' io io io. L'intenzione non e' la gloria di Dio ma e' di cercare la propria gloria, stima e interesse personale. Penso che ognuno dovrebbe cercare la gloria di Dio e non la gloria del proprio io. E in più c'e' l'aggravante che si inducono gli uomini a commettere pensieri non puri; quindi metto in pericolo di peccato anche gli altri. Io vedo che se una persona davvero cerca la glora di Dio e vuole cercare il nascondimento, che per una donna sposata con figli, non significa essere una suora di clausura, ma significa avere un atteggiamento umile (Per esempio io sono una cantante per cui posso vivere questa cosa in due modi: o con un atteggiamento di nascondimento o di esibizionismo). La prima parte della mia vita, era caratterizzata al mio voler essere sempre al centro dell'attenzione. Ora il mio obiettivo e' la gloria di Dio e certamente non vado vestita e truccata come se andassi a rimorchiare persone. Ovviamente ci sono tutte le sfumature di mezzo: cioe' non vuol dire che non bisogna truccarsi o non mettersi i tacchi pero' se tutto e’ fatto con modestia con purezza e nascondimento cioe' con un atteggiamento di non mettersi in mostra o con atteggiamento umile che non cerca gli sguardi e la propria gloria, si testimonia la presenza di Cristo anche in una bella donna ben vestita e ben curata. Perche' non e' che ci siano solo due opzioni cioe’ o siamo vestite da meretrici o da suore. No. Una cura di se' con dignita' e senza l'intenzione di esibirsi, e' una cosa buona. Se l’intenzione e’ la gloria di Dio ogni cosa viene da se': la scarpa viene da se', il trucco viene da se' e le scelte quando vado a comprare vengono da se', perche' io prima di ogni cosa metto Dio e non il mio io.

Spero di essere stata esaustiva. Un grande bacio a presto.
Debora Vezzani
(di Maristella Pignatelli Saraceno)

mercoledì 14 marzo 2018

Recensione del libro "Piedi di cerva sulle alte vette, viaggio a Dio attraverso il cantico" di Hannah Hurnard


Piedi di cerva sulle alte vette. Viaggio a Dio attraverso il cantico.

Genere: Studi di esegesi biblica
Pagine: 176
Prezzo: 9,80€
Editore: Gribaudi
Data uscita: 1982

ESTRATTO DAL PRIMO CAPITOLO

L'INVITO A RAGGIUNGERE LE ALTE VETTE

Questa è la storia di come Timorosa riuscì a liberarsi dalla parentela dei Paurosi per seguire il Pastore sulle Alte Vette dove « l'amore perfetto annulla tutte le paure ».

Erano diversi anni che Timorosa era al servizio del Gran Pastore, le cui belle greggi erano condotte al pascolo nella Vallata dell'Umiliazione. Abitava con le amiche e compagne, Misericordia e Pace, in un piccolo casolare bianco e tranquillo nel villaggio del Tremebondo. Amava il suo lavoro e desiderava soddisfare nel miglior modo possibile il Gran Pastore ma, nonostante si sentisse soddisfatta della sua vita, era anche conscia di ciò che la intralciava nella sua attività e che le causava grande angoscia e segreta vergogna.

Anzitutto era nata storpia, con piedi deformi che la facevano zoppicare e inciampare durante i vari lavori. In più aveva la bocca storta; e questo difetto non solo ne sfigurava l'espressione del volto e ne falsava il timbro di voce ma la rendeva anche ripugnante a guardarsi. Si rendeva amaramente conto che queste deformazioni dovevano essere causa di stupore e di ostilità per tutti quelli che sapevano che lei era al servizio del Gran Pastore.

Desiderava quindi con tutto il cuore che questi difetti svanissero per diventare bella, graziosa e forte come gli altri servitori del Pastore e, soprattutto, sognava di diventare come il Gran Pastore stesso. Ma temeva che non le sarebbe timi riuscito di liberarsi dalle sue deturpazioni e di dover rimanere per sempre impedita nelle proprie attività.


Recensione

Per questo genere di libro, la trama non serve, vi ho messo l'estratto del primo capitolo per far capire meglio la struttura.
Mi è stato consigliato dal mio padre spirituale quando affrontammo il discorso della fede e delle cose negative che accadono nel corso della vita.
E' un viaggio allegorico-simbolico che ti porta a vivere anche in prima persona qualcosa di forte e molto interiore, ti apre gli occhi e il cuore.
Il tutto con pezzi del Cantico dei Cantici, utilizzato come canto del Pastore e di Timorosa oltre che dalla natura.

Timorosa, una serva del Gran Pastore, vive nella Vallata dell'umiliazione e fa parte della famiglia dei Paurosi.
E' una persona molto insicura, fatica a camminare, in viso non è bella anzi, ha alcune deformazioni.
Un giorno il Pastore le propone di andare con lui a vivere sulle Alte Vette e lei accetta, le viene piantato il seme dell'amore, seme che in realtà è una spina e una volta messo nel cuore sente dolore ma poi arriva la pace.
Per arrivare alle alte vette dovrà prima di tutto essere accompagnata da due protettrici incaricate dal Pastore che la aiuteranno in tutto il percorso, Tristezza e Sofferenza.
In tutto il viaggio si ritroverà a sperimentare l'immenso amore del Pastore, anche quando lei crede che lui la stia allontanando dalle Alte Vette invece che farla avvicinare.
Ne passerà tante, dovrà superare molti ostacoli, dovrà fare i conti con i sui parenti che cercheranno di dissuaderla per riportarla indietro, soprattutto Codardo a cui vogliono darla in sposa, poi incontrerà Orgoglio e altri parenti.

Le « Alte Vette » e i « piedi di cerva » non si riferiscono a luoghi paradisiaci dopo la morte; intendono invece essere l'esaltante esperienza dei figli di Dio quaggiù, se essi sapranno seguire il sentiero che egli sceglie per loro.

Poco a poco imparerà ad affidarsi sia alle sue compagne di viaggio sia al Gran Pastore, passerà attraverso le sponde della Solitudine, lo strapiombo dell'ingiuria, la valle della perdita e molti altri luoghi.
Per ogni passo superato creerà un altare per il Signore e da quell'altare ricaverà una piccola pietra che porterà con sè per ricordarsi di ciò che ha vissuto e dei cambiamenti avvenuti.

Ve lo consiglio anche se non è facile comprendere questo libro, penso abbia bisogno di essere letto almeno 2 o 3 volte in tempi diversi.
Con la prima lettura si ha una base, con le successive si scava più a fondo.

"Forse il Signore sceglierà tale sentiero a conforto di quei figli che si trovano nella forzata compagnia della tristezza e della sofferenza o che « camminano nella tenebra senza alcuna luce » oppure che si sentono « sballottati nella tempesta e senza soccorso ». Sarebbe loro di grande aiuto per comprendere il vero significato di quanto succede, perché le esperienze che si trovano ad affrontare sono tutte parte di quel meraviglioso processo attraverso il quale il Signore riproduce nella vita dell'uomo la stessa esperienza che fece gridare di esultanza sia Davide che Abacuc: « Il Signore Dio ha reso i miei piedi come quelli di un cerbiatto e mi ha posto sulle mie Alte Vette ".

Buona lettura!                                  Per acquistarlo 🔻
Cristina

sabato 2 dicembre 2017

Spiritualità dal Basso (quinta parte)



Buon pomeriggio,
ecco come promesso la nuova parte del libro Spiritualità dal Basso.
In questa parte tratteremo da pag. 34 a pag.60, sono parecchie ma da 46 a 60 praticamente non dirò nulla se non qualche piccolo accenno poichè vanno semplicemente lette.

La Spiritualità dal basso è descritta in modo perfetto nella Regola di San Benedetto da Norcia, precisamente nel capitolo 7, dedicato all'umiltà.
(7 significa trasformazione dell'uomo a opera di Dio, inoltre sono i sacramenti e i doni dello Spirito Santo).
Attraverso l'umiltà scendiamo nella nostra "terrenità", ci rendiamo conto che non siamo solo Spirito ma anche il corpo è importante e deve essere in simbiosi con tutto i resto.
Basilio aveva come motto "Umiltà ---> conosci te stesso"
Attraverso questo stato si ha la convinzione della propria incapacità di diventare pio e Santo sa soli, inoltre è uno stato che non si acquisisce ma è un percorso di crescita con Dio.

Può sembrare assurdo ma la via , il fine, dell'umiltà non è l'umiliazione bensì l'Innalzamento!
Ricordiamoci di Gesù,lui è asceso  al cielo,  ma prima è dovuto scendere negli abissi della realtà umana.

14 Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato». (Lc 18,14)
Se pensiamo invece al Fariseo, lui è la classica persona che pensa di poter fare tutto da solo per cui non ha capito nulla di Dio.
Il pubblicano si affida completamente a Dio perchè sa che da solo non può farcela.

Benedetto da Norcia paragona il percorso/itinerario dei 12 gradini (che si trovano nel 7°capitolo della Regola) alla scala di Giacobbe, la scala è vista come immagine di contemplazione.I Padri della Chiesa ritenevano che essa fosse immagine della Provvidenza divina, mentre altri vedevano in essa una prefigurazione dell'Incarnazione di Cristo. Ponte gettato tra cielo e terra, la scala ispirò generazioni di mistici e di sognatori, i quali videro in essa una via per raggiungere altri mondi, altri universi, altre dimensioni. 
12 Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. 13 Ecco il Signore gli stava davanti e disse: «Io sono il Signore, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco. La terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza. 14 La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti estenderai a occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E saranno benedette per te e per la tua discendenza tutte le nazioni della terra. 15 Ecco io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questo paese, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che t'ho detto». 
Sant'Agostino chiama Gesù "Scala Nostra"! Per cui la scala è un elemento ricorrente nella spiritualità.

Ora vediamo i 12 gradini come sono suddivisi; anche in questo caso il numero 12 non è casuale, ma riporta alle 12 tribù di Israele e ai 12 Apostoli.
GRADINI: 1-4 Volontà
                   5-8 pensieri e sentimenti
                   9- 12 corpo
I 12 gradini sono la totalità dell'Uomo che va presentata a Dio affinchè venga trasformata.
Nello specifico rappresentano:
1° Gradino: Relazione con Dio.
2° Gradino: Trasformazione della volontà (a cui si è attaccati in modo ostinato, va smantellata)
3° Gradino: Ascolto e obbedianza
4° Gradino: Trasformazione della volontà (mira alla purificazione)
5° Gradino: Trasformazione dei sentimenti (attraverso un colloquio con un Padre spirituale poichè si deve essere guidati in modo da non reprimerli ma affrontarli).
6° e 8° Gradino:Confronto con la verità interiore
7° Gradino: Riconciliarsi con il fallimento
9° e 10° Gradino: Trasformazione del Corpo (riferito al nostro parlare)
11° Gradino: Ridere di liberazione e letizia!
12° Gradino: Fare attenzione alla presenza di Dio; si manifesta in atteggiamenti, gesti etc... La presenza di Dio vuole esprimersi fin dentro il mio corpo.

La spiritualità di Benedetto inizia dal basso della realtà umana!
Come mi ha detto proprio ieri il mio padre spirituale, dobbiamo capire i nostri atteggiamenti, poi vanno modificati ma prima cosa non dobbiamo criticare gli altri poichè prima dobbiamo cambiare noi stessi.
Non possiamo pretendere che gli alti siano ciò che noi vogliamo per cui reputo saggio adattarsi all'interlocutore (trovare il modo di parlarci al meglio) e a chi ci troviamo di fronte, solo cosi potremo vivere cristianamente anche con gli altri e coloro che seguono altre strade.

Benedetto inoltre ci dice che l'amore perfetto è suddiviso in tre parti:
- AMOR CHRISTI : relazione con Lui
- CONSUETUDO IPSA BONA (buona abitudine):  osservanza dei precetti dall'interno
- DILECTATIO VIRTUTUM (gioia del praticare la virtù): Il piacere della propria forza donataci da Dio attraverso lo Spirito Santo.

Ho cercato di essere piuttosto sintetica dato che tutto sommato poi rischierei di ripetere le stesse riflessioni maturate nelle pagine precedenti.
In  molti punti il libro è particolarmente ripetitivo motivo per cui ho preferito evitare riflessioni riguardo le pagine successive.
Pag.46-54 tratta della spiritualità dal basso nella psiclogia, nell'idea che  il vergognarsi dei proprio difetti ed imperfezioni porti l'uomo a chiudersi anche verso gli altri.
Pag 54-60 tratta la spiritualità dal basso nelle fiabe. Fiabe che oltretutto nemmeno conoscevo per cui è una parte che va  letta per avere altri esempi di situazioni in cui si vive una SA invece di una SB.
Le fiabe citate sono:
- Le tre lingue
- La signora Holle
- La chiave d'oro.

Il prossimo passo sarà leggere da pag. 61 a pag. 103; è parecchio ma avrete tempo fino al 2 gennaio!!
Preferisco fare un blocco unico in modo che riusciamo a finirlo in poco tempo dato che ci sono altri progetti per il nuovo anno.
La pausa avvento ci stà cosi non ci sono troppi impegni.
Buon avvento, buona lettura e un caro Abbraccio.
Cristina.