sabato 2 novembre 2024

Devozione dei 100 requiem per anime dei defunti.

                                 



Ne ho già parlato nel profilo instagram ma ho preferito fare anche un articolo qui per rendere tutto più facile da trovare.
La devozione dei 100 Requiem è una pratica spirituale volta a pregare per le anime dei defunti, in particolare per quelle dimenticate o in purgatorio. Questa devozione nasce come una pratica per intercedere in modo speciale per le anime del Purgatorio, spesso dimenticate nelle preghiere quotidiane.

Il Requiem è una preghiera dedicata al riposo eterno dei defunti: ‘L'eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen.'

Consiste nel recitare 100 volte la preghiera del Requiem, con cuore e intenzione, chiedendo a Dio il riposo eterno per tutte le anime. Per questo pia devozione ci si può servire di una comune corona di cinque poste o decine, percorrendola tutta due volte, per formare il centinaio di Requiem.

Ne esistono due versioni, quella tradizionale e una versione con l’offerta della passione di Gesù (le trovate entrambe di seguito)

COME RECITARLA:

S'incomincia col recitare un Pater noster,  poi una decina di Requiem sui dieci grani piccoli della corona, infine della quale si dirà sul grano grosso la seguente giaculatoria:

Gesù mio, misericordia delle Anime del Purgatorio, e specialmente dell'Anima di N. N. e dell'Anima più abbandonata.

Terminate le dieci decine (ossia il centinaio) di Requiem, si dice il De profundis:

De profundis
Dal profondo a Te grido, Signore,
Signore ascolta la mia voce!
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.
Se consideri i peccati, Signore,
Signore, chi potrà sussistere ?
Ma presso di Te è il perdono,
e avremo il tuo timore.
Io spero nel Signore,
l’anima mia spera nella sua parola,
l’anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l’aurora.
Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione.
Il Signore redimerà Israele
da tutte le sue colpe.


Puoi dedicare i 100 Requiem a un defunto in particolare o per tutte le anime del Purgatorio, in momenti di preghiera speciale come in preparazione al giorno dei defunti, il mese di novembre o ogni volta che il tuo cuore lo desidera.
Pregare per i defunti è un atto di misericordia, che avvicina a Dio e rinnova il legame tra i vivi e le anime bisognose di preghiere.


VERSIONE CON OFFERTA DELLA PASSIONE DI GESU':

Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

1. Ti offro, adorato mio Gesù, in aiuto delle anime del Purgatorio, i meriti dei patimenti e dei dolori da te sofferti per la nostra redenzione; e incomincio dal contemplare quel sangue, che trasudò dal tuo corpo per la tristezza e l'angustia che ti assalì nell'orto degli Ulivi.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.

2. Ti offro, adorato mio Gesù, per le anime del Purgatorio, la somma afflizione, che ti strinse il cuore, nel vedere un tuo discepolo, Giuda, da te amato e beneficato, il quale, fattosi persecutore, con bacio sacrilego ti tradì per consegnarti nelle mani di crudeli nemici.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.

3. Ti offro, adorato mio Gesù, per le anime del Purgatorio, la mirabile pazienza con cui sopportasti tanti oltraggi da quella vile soldatesca, che ti trascinò da Anna a Caifa, da Pilato ad Erode, il quale, per maggior disprezzo, facendoti indossare la veste dei folli, fra le beffe e le derisioni del popolo, ti rimandò al governatore romano.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.

4. Ti offro, adorato mio Gesù, per le anime del Purgatorio, l'amarezza che turbò il tuo spirito allorché dai Giudei, tu innocente e giusto fosti posposto a Barabba, sedizioso ed omicida; poi legato alla colonna, senza alcuna pietà, fosti percosso con innumerevoli frustate.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.

5. Ti offro, adorato mio Gesù, per le anime del Purgatorio l'umiliazione da te tollerata, quando, per trattarti da finto re, ti hanno posto sulle spalle un cencio di porpora e ti hanno dato per scettro una canna, ti cinsero il capo con la tormentosa corona di spine, e così Pilato ti mostrò al popolo con le parole: Ecce homo.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.

6. Ti offro, adorato mio Gesù, per le anime del Purgatorio, l'ineffabile rammarico che provasti, quando contro di te si gridò: crucifige, crucifige: ed il penoso peso sostenuto con sublime rassegnazione lungo la via del Calvario, col pesante legno della croce sulle spalle.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.

7. Ti offro, adorato mio Gesù, per le anime del Purgatorio, la compassione pietosa, e il dolore profondo da te interamente sentito, allorquando dalla tua diletta Madre, venuta ad incontrarti e ad abbracciarti, fosti con tanta violenza separato.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.

8. Ti offro, adorato mio Gesù, per le anime del Purgatorio, gli inauditi tormenti che patisti quando, disteso sulla croce il tuo corpo sanguinante, fosti orribilmente trafitto con chiodi nelle nani e nei piedi, e innalzato sopra l'ignominioso patibolo.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.

9. Ti offro, adorato mio Gesù, per le anime del Purgatorio le angosce e le pene, che per tre ore continue sopportasti pendente alla croce e gli spasimi, che soffristi in tutte le membra, accresciuti dalla presenza della tua addolorata Madre, testimone di una simile straziante agonia.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.

10. Ti offro, adorato mio Gesù, per le anime del Purgatorio, la desolazione da cui fu oppressa la Vergine Santissima nell'assistere alla tua morte, e lo schianto del suo tenero cuore nell'accoglierti esanime, deposto dalla croce, tra le sue braccia.

10 volte l'Eterno Riposo

Anime sante, Anime del Purgatorio pregate Dio per me, ch'io pregherò per voi, perché vi doni la gloria del Paradiso.’


Buona preghiera.


mercoledì 9 ottobre 2024

L'arte della lamentela; quando la grazia scompare (a causa nostra).


                             


Viviamo in un'epoca in cui la lamentela sembra essere diventata una seconda lingua, una sorta di veleno invisibile della quotidianità. Non so voi ma sembra andare sempre peggio e ammetto di aver avuto più volte la tentazione di lasciare i social per non rovinarmi lo stato d'animo per ciò che leggevo. Ci lamentiamo del traffico, del tempo, del lavoro, se piove più oppure meno di quello che ci hanno detto, delle persone che ci circondano, persino delle piccole cose che in fondo non meritano tutta la nostra attenzione. Invece di focalizzarci su ciò che di buono accade intorno a noi, ci perdiamo in un vortice di negatività, che non solo avvelena il nostro spirito, ma finisce per influenzare (solitamente in male) anche chi ci sta vicino.
Quest'estate il tema principale era il caldo eccessivo e se un giorno le temperature erano meno calde allora si gridava al complotto e al fatto che il cambiamento climatico fosse un'invenzione...
In questi giorni la pioggia, le allerte meteo che vengono diramate proprio in queste ore. Qui hanno chiuso tutte le scuole superiori della provincia per precauzione, il flusso enorme di studenti che si spostano avrebbe creato non pochi problemi in caso di emergenze per cui hanno ritenuto opportuno prevenire. In mattinata la pioggia non era esagerata ed è iniziato il carosello di pseudo esperti che sindacavano la decisione "due gocce d'acqua e chiudono le scuole!" le lamentele più gettonate. Se invece ci fosse stato qualcosa di peggio? Probabilmente la lamentela si sarebbe spostata sul "dovevano chiudere le scuole per evitare questo disastro!".

Mi sono chiesta, perché ci lamentiamo? Spesso la lamentela è talmente immediata che diventa una risposta automatica, come se subentrasse nella mente un meccanismo di difesa per sfuggire alle difficoltà della vita quotidiana. Ci lamentiamo perché è più facile riversare all'esterno la nostra frustrazione piuttosto che affrontare ciò che non va. Tuttavia, questo atteggiamento è un modo per evitare il vero lavoro interiore che ogni individuo dovrebbe fare: la ricerca di soluzioni e l'accettazione delle situazioni che non possiamo cambiare.
Come dico sempre, se mi lamento cosa cambia? La situazione migliora? Beh, no. Ammenoché si va allo sportello delle lamentele (ah no, è il centro informazioni) di qualsivoglia centro commerciale. Se mi lamento del fatto che ho il cancro mi passa? Certo che no, allora perché mai dovrei farlo se non porta a qualcosa di buono?

La lamentela costante (occasionale ci potrebbe anche stare qualche rara volta, anche solo per un piccolo sfogo con chi conosciamo) ci allontana dalle cose buone che accadono intorno a noi. Quando siamo concentrati solo su ciò che va storto, perdiamo la capacità di riconoscere le piccole gioie quotidiane. Non ci accorgiamo dei gesti di gentilezza, dei momenti di serenità o dei doni inattesi della vita. Questo atteggiamento negativo eclissa la nostra gratitudine e blocca la nostra capacità di vedere ogni piccola grazia intorno a noi. Come possiamo aspirare a una vita più piena se siamo sempre concentrati su ciò che manca o su ciò che non funziona? Come possiamo vedere la grazia se pesa più un sassolino nella scarpa che una comoda poltrona?

Non solo la lamentela danneggia chi la pratica, ma finisce per influenzare negativamente anche chi ci sta vicino, spesso si sottovaluta l'impatto che può avere anche sui propri figli. Una lamentela continua crea un ambiente tossico, dove le conversazioni diventano pesanti e tutto si appesantisce. La nostra mente tende a vedere il mondo attraverso il filtro delle nostre parole, quindi, se continuiamo a lamentarci, alimentiamo un ciclo di pensieri negativi che può rapidamente diffondersi agli altri. Ci si ritrova responsabili non solo verso se stessi ma anche verso l'altro, soprattutto i bambini. Un po come il serpente che si è insinuato nella vita di Eva, ha fatto scattare in lei quasi una lamentela della situazione che è sfociata nella scelta peggiore.
Il primo passo per rompere questo circolo vizioso è la consapevolezza che può scaturire dal discernimento. Quando notiamo che ci stiamo lamentando, fermiamoci un attimo e chiediamoci:
È davvero così grave? Cosa posso fare per migliorare la situazione? Ne vale la pena?
Oppure, possiamo cambiare prospettiva, cercando almeno una cosa buona nella situazione che ci sta frustrando. Questo piccolo sforzo di gratitudine aiuta a riequilibrare la nostra visione della realtà. Uno degli antidoti più potenti alla lamentela è proprio la gratitudine. Quando siamo grati per ciò che abbiamo, la lamentela perde di significato. Possiamo allenarci a coltivare la gratitudine tenendo un diario dove annotiamo ogni giorno almeno tre cose per cui siamo grati. Questo semplice esercizio può aiutarci a spostare il focus dalle carenze e dalle difficoltà alle benedizioni e alle opportunità che incontriamo. Non a caso ogni domenica su instagram propongo il box della gratitudine dove scrivere almeno una cosa buona che ha lasciato il segno durante la settimana oppure nell'agenda, alla fine di ogni mese trovate lo spazio per ringraziare.
Un altro esercizio utile è cercare di focalizzarsi su ciò che possiamo controllare. Spesso le lamentele riguardano cose che non possiamo cambiare (come il meteo o il comportamento degli altri), ma spendere energie su queste cose oltre ad essere inutile è anche frustrante. Dobbiamo accettare ciò che non possiamo modificare chiedendo anche aiuto alla preghiera e concentrare la nostra attenzione su ciò che è nelle nostre mani.

La lamentela ci impedisce di vivere pienamente il momento presente e di vedere le cose buone che accadono intorno a noi. Liberarsi da questo atteggiamento richiede impegno e consapevolezza, ma i benefici sono enormi: ci sentiremo più leggeri, più felici e più capaci di affrontare le sfide quotidiane con uno spirito positivo. Sostituire la lamentela con la gratitudine ci permetterà di vedere il mondo con occhi nuovi, e chi ci sta accanto sarà ispirato dalla nostra energia positiva. 
Ci permetterà di poter sperimentare anche la lode..
Trasformare la lamentela in lode richiede di passare dalla frustrazione alla fiducia in Dio. Quando ci lamentiamo, spesso stiamo implicitamente dicendo che le cose non vanno come vorremmo o che siamo insoddisfatti di ciò che ci viene dato. Questo atteggiamento ci chiude al bene che Dio sta operando nella nostra vita. Invece, trasformare la lamentela in preghiera significa riconoscere che, anche nelle difficoltà, Dio ha un piano e che possiamo fidarci di Lui.
Mi potreste dire... "beh, ma anche nella Bibbia ci sono lamentele..." , avete ragione... ma c'è anche un cambio di atteggiamento come possiamo vedere nei salmi. Il salmista spesso inizia con una lamentela, ma conclude lodando Dio.
Il Salmo 13, ad esempio, inizia con un grido di dolore: “Fino a quando, Signore? Mi dimenticherai per sempre?” ma termina con una professione di fiducia: “Io confido nel tuo amore fedele”
Per noi può essere un grande esempio e un modello base che ci insegna che, anche nei momenti di dubbio o dolore, possiamo sempre concludere con la lode, confidando nella fedeltà di Dio.

Quando scegliamo di lodare Dio invece di lamentarci, stiamo attivamente riconoscendo il bene che ci circonda e che Dio ha già fatto nella nostra vita. Questo non significa ignorare le difficoltà, ma piuttosto cambiarne la prospettiva, soprattutto se sono cose di poco conto. Come scrisse San Paolo nella Lettera ai Filippesi (4,6-7): “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, con ringraziamento.”. Questa esortazione ci invita a trasformare ogni situazione in preghiera e ringraziamento.

In tutto questo e per concludere, ecco cosa possiamo fare in modo pratico:
  • Diario della gratitudine: Ogni giorno, scrivi almeno tre cose per cui sei grato, anche se sembrano piccole. Questo ti aiuterà a focalizzarti su ciò che funziona, piuttosto che su ciò che non va. (ti concedo di iniziare con una al giorno)
  • Preghiera di ringraziamento: Quando senti la tentazione di lamentarti, fermati e ringrazia Dio per almeno una cosa buona che hai. Può essere una preghiera semplice come: “Grazie, Signore, perché oggi ho respirato, ho camminato, e sono vivo.”
  • Rileggere le promesse di Dio: Tieni a mente le promesse di Dio nella Scrittura. Passaggi come Isaia 41,10 (“Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio”) ci ricordano che Dio non ci abbandona mai. Sappiamo inoltre che "non temere" è molto presente nella scrittura.
Buona lode e buona gratitudine.
Cristina




mercoledì 21 agosto 2024

Un anno dopo: la grazia che mi circonda e la mano di Dio.



 Pagina di Diario 3
Un anno dopo: la grazia che mi circonda e la mano di Dio.

E' da un po' che non scrivo una pagina di diario qui, per cui, ad un anno esatto dalla diagnosi, ho pensato di recuperare facendo un resoconto degli ultimi mesi, ma non solo della malattia, non voglio di certo annoiarvi... Prendetela come una chiacchierata, come se stessimo prendendo un caffè insieme. Vi avevo raccontato il primo periodo dalla diagnosi in un vecchio articolo, ma non vi ho più detto nulla dell'operazione e del post operatorio fino ad oggi. Ripercorrerò questi mesi, dimenticherò pezzi e cercherò di ricostruire le parti più utili anche per la testimonianza.
Preparate una moka di caffè oppure una tisana o un bicchiere d'acqua, sedetevi e beviamo insieme, una di fronte all'altra. Come state? Prima vorrei sapere di voi se vi va...
Dopo aver accolto una parte di voi ecco che vi dono una parte di me...

A novembre 2023 sono stata operata con una settimana di anticipo rispetto al previsto. Per la precisione mastectomia sinistra. Sono entrata in ospedale lunedì 20, convinta di poter uscire nel giro di due giorni, ma alla fine sono stata dimessa solo domenica 26 a causa di alcune complicazioni. Il giorno del ricovero mi hanno fatto diversi esami e mi hanno iniettato il liquido per il linfonodo sentinella. Martedì mattina sono stata operata, un intervento durato circa 4-5 ore. Appena terminato, hanno telefonato a mio marito per informarlo che tutto era andato bene: il linfonodo sentinella era risultato negativo e avevano rimosso tutto. Avendo un seno molto piccolo (per fortuna), mi hanno dovuto inserire un espansore anziché una protesi diretta. Non mi dilungo nei dettagli, ma in breve, mercoledì mattina ho notato che il seno operato si stava gonfiando e il dolore non passava, anzi aumentava. Dopo numerosi controlli, compreso quello del primario, nel tardo pomeriggio hanno deciso di rioperarmi a causa di un'emorragia. Anche questa operazione è andata bene: hanno cauterizzato, cambiato l'espansore e ho ricominciato con i miei due simpatici drenaggi. Tuttavia, giovedì non riuscivo a reggermi in piedi e dai controlli hanno ritenuto necessario farmi una trasfusione. Domenica, vedendo che la situazione migliorava, mi hanno dimessa in attesa dell'esito dell'istologico definitivo.
La ripresa è stata molto lenta, ben oltre i tre mesi previsti. Probabilmente a causa delle due operazioni avvenute in 24 ore e dei drenaggi che ho dovuto tenere per più di tre settimane. Ero dimagrita molto a causa dell'ansia (ero sotto i 48kh) e sentivo i drenaggi contro le costole, il che aumentava il dolore.
Mi conoscete, o almeno, molti di voi sanno come sono, sempre con qualcosa da fare, che non si fa mai aiutare e cose del genere... Già nei giorni di ospedale ho dovuto imparare a chiedere aiuto, aiuto per vestirmi, per lavarmi, per fare ogni piccola cosa, anche solo legare i capelli. A casa uguale, mio marito mi aiutava a lavarmi, mi vestiva, mi aiutava ad andare a letto, faceva ogni cosa in casa e per la prima volta in vita mia non mi sono sentita in difetto, non mi sono sentita "umiliata" nel mio non fare ma sapevo che era una condizione per cui dovevo ringraziare perché lì ho capito quanto valesse ogni giorno, quando fosse importante ogni piccola cosa. Lì ho capito che la sofferenza andava offerta, che un aiuto è grazia e non intralcio. 
Pensate che è pure salita dalla Sicilia un'amica per qualche giorno ad aiutare, mai avrei pensato fosse possibile e che avrei meritato tanto, eppure ha lasciato qualche giorno marito e figlie per stare con me. Diventa difficile in questi casi non pensare che il cancro sia stata una grazia...(lo so, è difficile da capire).

Ho dovuto aspettare un po' per avere l'esito, complici le vacanze natalizie, oltretutto trascorse in modo tranquillo. Una volta ricevuto, hanno confermato quanto già noto e hanno specificato che gli altri due tumori erano in situ, cioè non ancora maligni. Tuttavia, c'era incertezza riguardo alla necessità di una chemioterapia, per cui hanno deciso di eseguire l'Oncotype, un test inviato in America per analizzare il tessuto del tumore. Questo test aiuta a determinare la percentuale di recidiva e se la chemioterapia possa essere utile. Nel mio caso, il rischio di recidiva era basso, quindi non era necessaria la chemioterapia.
A gennaio ho iniziato con la cura anti-ormonale, che prevede una menopausa medica per prevenire eventuali recidive. Il trattamento consiste in una puntura ogni 28 giorni e una pastiglia da assumere ogni giorno per almeno 5 anni. Alcuni intoppi, alcuni effetti collaterali pesanti all'inizio, sospensioni per problemi all'utero, risolti; ora convivo con i dolori e so come migliorarli e so anche che devo ascoltare il mio corpo per aiutarlo a convivere con una condizione non ottimale ma che mi permette di poter avere una strada da seguire.
[Per capirci, la terapia anti-ormonale ha una serie di effetti collaterali che vanno da problemi alla memoria, mal di testa (c'è), pressione alta (c'è), dolori ossei (c'è), dolori alle articolazioni (c'è), rischio di fratture, aumento di peso (c'è e ne sono felice, ho messo 10kg), vampate (ci sono..e tante) e molti altri...che a 39 anni ti stravolgono perché p come se invecchiassi di botto, ma puoi anche reggere meglio se ti affidi].
Ah, a luglio ho fatto un'infusione come prevenzione per l'osteoporosi (causata dalla terapia), utile per carità, ma credo di non essere mai stata così male in vita mia, sono stati giorni devastanti. L'anno prossimo avrò il cortisone preventivo...

Ho iniziato nuovi progetti, sto facendo corsi di scrittura buttandomi realmente in questo campo come ho sempre sognato. Sto provando un po' di cose, scrivo non solo qui o per l'agenda o per i vari libri religiosi che ho in cantiere ma anche in altro per ragazzi, perché credo abbiano bisogno di cose belle ma che non siano proprio del tutto in linea con il mondo. Un piccolo (nuovo) mondo bello, buono e dove si sentano compresi. C'è già qualcosa di pronto, vedremo... Come sempre metto tutto nelle Sue mani.
Ultimamente stiamo improvvisando varie gite, quando sto bene ne approfittiamo e ci buttiamo, siamo stati 4 giorni in montagna, e altre cose in programma quando farà meno caldo. Prima di tutto questo non avrei mai fatto così, avevo bisogno di programmare in anticipo, capire se era possibile, per poi ritrovarmi (anzi, ritrovarCI) a dire "no dai, un'altra volta"...
Che senso ha rimandare se è possibile farlo ora? Non serve fare chissà che ma piccole cose secondo le proprie possibilità.

Come dicevo all'inizio, oggi è trascorso un anno esatto dalla diagnosi, da quel giorno in cui, aprendo il fascicolo sanitario elettronico, lessi lesione maligna.. e la terra sotto i piedi iniziò a trasformarsi da solida e stabile a sabbia che ti fa affondare ad ogni passo, anche quando cerchi di stare immobile. Poi quella sabbia ha ripreso stabilità, ci è voluto tempo, ancora oggi ci sono momenti di paura, di "ok, avrò vita breve" oppure "ma si dai, i 10 anni di prognosi non sono male (e faccio i conti con le età dei figli)" ma non prendono più il sopravvento, arrivano, stanno un attimo poi se ne vanno come una vecchia amica che passa a salutarti di corsa e sta sulla porta con la giacca perché deve subito andare via.
Dall'inizio di questo nuovo cammino nel mondo della malattia, chi mi circonda, medici compresi, mi hanno sempre detto una frase (falsa come poche) "vedrai, tornerai alla vita di prima"... c'è sicuramente chi trova conforto in questa frase, chi non vede l'ora che questo possa accadere perché sia mai cambiare, tutto deve essere sempre uguale.. c'è chi una volta resasi conto che non sarà così (perché non sarà per niente come dicono) si arrabbia con il mondo, rischiando anche crisi emotive...
Poi ci sono io... che il solo pensare che "tornerò alla vita di prima" mi fa venire la pelle d'oca ma in senso negativo, mi fa proprio rabbrividire il solo pensiero.
Nel momento in cui ho vissuto esperienze molto pesanti fisicamente oppure emotivamente ho potuto sperimentare quanto il non tornare alla vita di prima fosse una salvezza oltre che la strada giusta.
Se dopo uno scossone torni alla vita di prima, significa che non hai capito nulla, non hai preso niente di buono, in sintesi hai sprecato l'occasione per essere migliore e/o fare qualcosa di utile e buono.
Un'amica mi disse che il cancro era "un pacchetto da scartare" nel tempo... quando lo disse aggiunse anche che avrei capito al momento giusto.. è stato così. Il momento in cui quella frase è tornata nella mia mente ho capito che stavo iniziando a scartare questo pacchetto per poi trovarci, tra piccole confezioni di ansia, anche dei regali meravigliosi.

Non so come andrà, non so cosa mi riserva il futuro, non posso saperlo in anticipo (ed è meglio così), ma so solo che senza tutto questo alla luce di Cristo non sarei chi sono ora, ovvero una persona che ha realmente iniziato a vivere a pieno, che si butta per realizzare i propri sogni, che ama e si lascia amare, che si dona agli altri sperando di essere un piccolo aiuto. Una persona che non prova rancore, che dà continue possibilità agli altri, che lascia andare il male, che evita di lamentarsi (perché lamentarsi di certo non cambia la mia condizione e non mi guarisce). Ripeto e sottolineo...senza la luce di Cristo tutto questo non sarebbe possibile perché se manca Lui nella tua vita, non puoi farcela, non puoi trovare il buono in tutto questo.
Dimenticavo... i prossimi passi sono un test genetico (sulla base di quello ci saranno eventuali strade da scegliere), eco e mammografia di controllo, esami e controllo in oncologia.
Intanto mi godo le ultime settimane con i bambini a casa da scuola e la prima riunione di inizio superiori tra una settimana.

Vi ringrazio per aver letto e se pregherete per me.
Un caro abbraccio
Cristina

ps: il primo articolo lo trovate qui