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giovedì 27 aprile 2023

Discernimento: imparare a discernere togliendo un peccato alla volta.



Da un po' nel profilo instagram parlo del tema discernimento, soprattutto da quando le tentazioni sono aumentate e ho iniziato a fare gli evo (esercizi spirituali ignaziani per la vita ordinaria) entrando nel mondo di Sant'Ignazio di Loyola. Sto anche rileggendo il libro "Occasione o tentazione?" di Silvano Fausti, mi sta aiutando a guidare le storie che pubblico per parlare proprio di questo tema.
E' un argomento a cui tengo particolarmente e che credo debba essere alla base di ogni cammino di fede per poter fare un percorso concreto e consapevole anche se non esente da difficoltà.

Per poter imparare a discernere bisogna prima capire quali sono i peccati/difetti che fanno parte della nostra vita e del nostro quotidiano e capire come il male opera in noi, come si insinua nella nostra vita e come rendersi conto di ciò che avviene.
Per farlo ci sono due cose da fare, l'esame di coscienza particolare e l'esame di coscienza generale.
In questo articolo vi parlerò nello specifico dell'esame particolare.

ESAME PARTICOLARE DI COSCIENZA.
Il tema del discernimento è particolarmente ricco e interessante, anche se all'inizio può sembrare veramente un gran casino. Per poter fare un cammino ordinato è meglio partire dall'esercizio che vi darà la prima infarinatura di come siete e preparerà la base per il passo successivo.
Sto parlando dell'esame particolare di coscienza secondo Sant'Ignazio.

Di cosa si tratta?
è un esame di coscienza quotidiano suddiviso in tre tempi e due esami, vi permette di eliminare un peccato che siete soliti compiere oppure per eliminare un difetto che blocca il vostro cammino.
E' la prima cosa da raccomandare a chi vuole iniziare un vero e proprio cammino spirituale.
Eliminando il peccato/difetto diventeremo consapevoli di ciò che vi guida e sarà più facile dissentire dai comportamenti errati.
La cosa importante è non avere fretta, prendersi il tempo necessario e soprattutto togliere un punto negativo per volta, passerete al successivo solo dopo aver sradicato il primo.

Come si svolge.
Come ho accennato prima, è diviso in 3 tempi e 2 esami. 
Vi riporto le esatte parole di Sant'Ignazio per evitare di sbagliare a sintetizzare qualcosa.

Primo punto: La mattina appena alzato, ti proponi di guardarti con impegno da quel determinato peccato o difetto di cui ti vuoi correggere.

Punto secondo: a metà giornata chiedi a Dio la grazia di ricordarti quante volte sei caduto in quel determinato peccato, e di correggerti per l'avvenire. Poi fa il primo esame su quella cosa, di cui ti vuoi correggere, passando in rassegna ora per ora.
Poi segna su di un taccuino nella prima linea del giorno tanti punti quante volte sei caduto*

Punto terzo: alla fine della giornata farai il secondo esame, sempre ora per ora, cominciando dal primo esame, fino al secondo attuale; segna poi nella seconda linea tanti punti quante volte sei caduto..

*Schema per segnare le cadute
Sant'Ignazio utilizza un metodo semplice per segnare le "cadute" ed è un metodo che permette di vedere subito i progressi e i miglioramenti nell'abbandonare quel peccato o difetto.

Servono 7 righe, una per ogni giorno della settimana, per ogni riga, due linee, una per il primo esame e una per il secondo della giornata.
Vediamo subito nella pratica..

(dom) G = (qui mettere i puntini per ogni caduta; linea sopra primo esame, linea sotto secondo esame.)

(lun) g = :::. (ogni linea è un esame del giorno)

(mart) g = (1° esame, puntini su prima riga)

(merc) g = (2° esame, puntini su seconda riga del giorno)

(giov) g = (tutto per ogni giorno della settimana)

(ven) g =

(sab) g =


QUALI PECCATI
Come accennato, dovete occuparvi di un solo peccato/difetto per volta, non uno di più.
Iniziate con quello che, nel qui ed ora, credete possa essere più nocivo per voi e per la vostra vita, dovete tenere conto anche del rapporto con gli altri.
Può essere irascibilità, impazienza, litigiosità, spirito di contraddizione, incapacità di ascolto, incostanza, pignoleria, intolleranza, remissività, maldicenza, mormorazioni, pigrizia, ira, disordine di qualsiasi tipo.
Lavorare su un punto non significa limitare il progredire, tutt'altro, vi renderete conto di come un solo punto in realtà possa influenzare molti altri peccati/difetti.

Come consiglio personale vi suggerisco di fare un elenco dei peccati/difetti da tenere a disposizione, una volta concluso con il primo sono sicura che ne cancellerete altri dalla lista.
Se non sapete quale difetto scegliere ho un consiglio personale e come tale prendetelo con le pinze poiché frutto solo della mia esperienza.
Per una settimana fate l'esame particolare segnando nei due esami i peccati/difetti che avete riscontrato, a fine settimana tirate le somme, sarà una sorta di sondaggio e saprete da quale partire ed eventualmente con quale continuare.

I tuoi peccati/difetti non sono il luogo della sconfitta, ma diventano luogo di lavoro quotidiano, del lento ma sicuro cammino verso casa.

Ricorda: L'esame particolare consiste nella capacità di vincere il tuo falso io per essere in armonia con te, con tutti, con tutto e con Dio.

CONSIGLI PER MIGLIORARE
Ecco quattro semplici consigli di S.Ignazio per eliminare velocemente il peccato/difetto:

- quando cadi in quel determinato peccato/difetto, ti poni la mano sul petto dispiacendoti d'essere caduto;
- dato che il primo rigo della "g=" indica il primo esame e il secondo il secondo esame, guarda la sera se dal primo al secondo rigo, cioè dal primo al secondo esame, ci sia miglioramento.
- confronta i due esami del giorno presente con i due esami del giorno precedente e vedi se da un giorno all'altro ti sei corretto.
- confronta una settimana con l'altra e vedi se, rispetto alla settimana precedente ti sei corretto.

E' importante fare un solo aspetto negativo per volta (lo so, sono pesante) e perseverare, soprattutto ci tengo a sottolineare che questo esame NON deve portarci ad autocommiserarci, ma deve spronarci a fare sempre meglio e per farlo serve una cosa importante: CHIEDERE AIUTO AL SIGNORE!

Memo: Nessuno si salva da solo....

Questa è una delle prime pratiche che dovrebbe imparare chiunque decida di intraprendere un cammino spirituale. Sant'Ignazio dice che "fare quello che è spontaneo" serve al neonato, ma non per una persona normale, per progredire serve un certo tipo di percorso altrimenti si resta fermi.
Se vuoi crescere e camminare devi fare i conti con gli ostacoli da superare e il primo è il classico "non ce la posso fare" o il "sono fatto cosi"...
No, non "sei fatto cosi", hai la piena libertà di poter cambiare.

L'esame particolare è un lavoro di "scalpello" per togliere ciò che nasconde la verità dentro di noi ovvero che SEI AD IMMAGINE DI DIO.
E' un lavoro contro il falso, una lotta contro il male, è un lavoro su di sé. Non si tratta di stravolgere, ma di togliere da se stessi l'ignoranza e la schiavitù che impedisce di realizzare ciò che si è.
E' un'ascesi negativa, per togliere ciò che nuoce. Più male togli da te, più stai bene e sei libero. In che modo? Con la disciplina.

DISCIPLINA
Per poter fare un cammino reale è fondamentale la disciplina. è la base per non restare fermi.
L'esame particolare è una pratica ascetica che implica un personale impegno.
La disciplina permette di migliorare con il tempo; all'inizio sarà difficile, vi dimenticherete, farete fatica a renderlo parte di una routine quotidiana, vi verrà voglia di mollare, vi sembrerà pesante, lungo da fare, anche noioso.. non lasciatevi vincere.
La disciplina serve proprio a questo, a permettervi di progredire, di migliorare sempre di più rendendo la pratica naturale (anche se non priva di difficoltà); naturale non significa vuota, ma "amica".
Sappiate che, anche se avete vizi grandi come una casa e non fate la pace con essi, camminate davvero, anche se non vi sembra; ma se avete un difetto, pur minimo, con cui fate pace, la vostra volontà rimane bloccata.

MECCANISMI DELL'ESAME
Rimozione e repressione, non risolvono, anzi, tendono ad aggravare il male causato dal peccato/difetto 
La soluzione è nella coscientizzazione e dissociazione, in che modo?
La tua intelligenza prende onestamente coscienza e la tua volontà è libera di disapprovare dicendo
"ho sbagliato e non vorrei averlo fatto".
Questo esercizio, appunto, ti permette di prendere coscienza del male che viene percepito e sentito come male, non acconsentiamo, anzi, dissentiamo.
Dissentendo, non gli permettiamo di fare presa nel cuore e quindi non si sviluppa e nemmeno radica.

RICORDA: Ciò che approvi cresce in te, ciò che disapprovi decresce fino a scomparire.

NON REPRIMERE
La repressione NON toglie il male.
Una molla più è compressa, più scatta con violenza.
Per semplificare utilizzo l'esempio dell'ira presente nel libro.
Se avete problemi d'ira, attraverso l'esame particolare, prendete coscienza dei vostri scatti dopo che essi sono avvenuti, vi dispiace, non li approvate.
Con il tempo vi renderete conto che iniziate ad avvertirli mentre stanno arrivando, non più dopo.
Per cui potete disinnescarli sul nascere, in che modo?
Con un sorriso, sapendo che arrabbiarsi è sconveniente, che una volta fatto ve ne pentirete.
Alla fine vi ritroverete ad averne il pieno controllo.
Diventate finalmente libera/o, non sarete più in balìa dei vostri impulsi ma li indirizzerete nella direzione positiva.

E se non riusciste a dominare i vostri impulsi?

VANTAGGI SE NON RIESCI
Se non riesci a dominare gli impulsi, continua lo stesso con l'esame particolare perché avrai lo stesso alcuni vantaggi che ora vediamo:
- hai imparato un po' a conoscere i moti del tuo cuore
- hai esercitato la tua libertà nel domarli, e l'esercizio migliora ogni facoltà, mentre il non uso la atrofizza.
- hai visto i tuoi limiti/peccati, ovvero la tua verità.
- la tua miseria ti rende umile, solidale e misericordioso con gli altri (peccatori come te)
- la tua miseria ti rende solidale con la misericordia di Dio; capisci cosa significa "Cristo è morto per me"
- capirai che il problema non è "chi sbaglia meno", ma "chi amerà di più". E amerà di più proprio colui che sbaglierà di più.
- capirai perché, in quest'ottica, conoscere il proprio peccato, è miracolo maggiore che risuscitare i morti.

Ora tre piccole note.
Note dell'autore:
- Annotare è importante per poter vedere concretamente i progressi
- Se l'esercizio (dopo tanto tempo) produce angustia o tensione, esasperazione o regressione, semplificalo; 
- Ogni volta che cadi, guardati con lo sguardo benevolo di Dio; 
- Se sei una persona depressa c'è una variante; ogni volta che sei triste, leva gli occhi del cuore al Signore con un sentimento di fiducia nel suo amore per te.

Ecco qui una sintesi di ciò che ci serve per iniziare un cammino di discernimento. La prossima volta entreremo nell'esame generale e in alcune regole.
Buon cammino e continuate a seguire il profilo instagram per non perdere le prossime storie a tema e alcuni extra.

martedì 5 maggio 2020

Tristezza, l'ottavo vizio capitale.



«Gioia e pace, conversione della vita, tempo e luogo per una vera penitenza, grazia e consolazione dello Spirito Santo, perseveranza nel fare il bene doni a noi il Signore onnipotente (Gaudium cum pace tribuat nobis Dominus omnipotens)» 


Ultimamente cito spesso nei vari post Evagrio Pontico, per molti sconosciuto e onestamente lo era anche per me fino a poco tempo fa.
Evagrio era un monaco vissuto nella metà del 300 d.C, divenuto tale dopo una febbre di origine divina che guarì solo dopo aver promesso l'abbandono della sua vita un po' troppo libertina per diventare monaco.
La cosa che mi ha colpita è che dobbiamo a lui la classificazione dei 7 vizi o peccati capitali (voi lo sapevate? eh, io no!), definiti da lui "pensieri" o "spiriti della cattiveria", oltre ad essere stato l'ispiratore dell'esicaismo..
Ora però mi soffermo sui vizi capitali perchè in realtà Evagrio non li aveva classificati come 7, bensì 8 e avevano qualche diversità rispetto a quelli attuali.
Non sono stati stravolti ma c'è stata qualche modifica tra cui l'assenza dell'invidia ma l'aggiunta di "vanagloria" e uno che non mi aspettavo... la "tristezza"!
In sintesi: gola, lussuria, avarizia, ira, tristezza, accidia, vanagloria e superbia, gli otto vizi grosso modo della tradizione spirituale e morale greca.
Evagrio li suddivide in tre strati da 3+3+2 ovvero: gola-lussuria-avarizia (al piano inferiore), ira-tristezza-accidia (il secondo strato), vanagloria-superbia (il terzo strato).
San Giovanni Cassiano invece li semplifica con due raggruppamenti;
il primo è formato da: 
gola-lussuria-avarizia-ira-tristezza-accidia (vizi del corpo); 
il secondo da: vanagloria-superbia (vizi dell'anima).
La lista attuale invece risale a qualche tempo dopo, per la precisione a Gregorio Magno, (Papa dal 590 al 604). 
Da quello che ho letto, le modifiche fino ad arrivare al settenario della tradizione latina fanno della tristezza una parte dell'accidia o viceversa, mentre la vanagloria risulta essere un aspetto della superbia, e viene introdotta l'invidia. 
Beh, diciamo che hanno accorpato due vizi per evitare di essere ripetitivi e aggiunto l'invidia che tutto sommato va a braccetto con la vanagloria.

Lasciare la tristezza non sarebbe stato cosi male, probabilmente sarebbe stato utile per cancellare quel (triste) luogo comune secondo cui i cattolici sono tristi, brutti e sfigati.. quando in realtà siamo gioiosi, bellissimi, simpatici e brilliamo della luce di Cristo.
Battute a parte.... in realtà San Tommaso d'Aquino aveva fatto qualche obiezione in merito perchè secondo lui la tristezza poteva avere cause psicofisiche per cui non volute, il che lo rendeva un vizio capitale opinabile.
L'apostolo Paolo invece da alla tristezza due origini per cui ci vuole un certo discernimento, una "tristezza secondo il mondo" viziosa e "una secondo Dio" virtuosa (2Cor 7,10)

"Perché la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che porta alla salvezza, del quale non c'è mai da pentirsi; ma la tristezza del mondo produce la morte."

Direi che Paolo è stato molto sintetico ma si comprende molto bene ciò che intende dire e soprattutto la differenza tra i due tipi di tristezza.
Diciamo che Evagrio non era uno sprovveduto e aveva giustamente considerato la suddivisione facendo anch'esso una buona analisi della situazione stilando un elenco di situazioni che rendono perfettamente l'idea che la tristezza debba far parte dei vizi capitali.
(La versione completa la trovate un po ovunque)

"Il monaco triste non conosce la letizia spirituale, come colui che ha una forte febbre non avverte il sapore del miele. Il monaco triste non saprà muovere la mente verso la contemplazione né sgorga da lui una preghiera pura: la tristezza è un impedimento per ogni bene"

Annebbia, fa perdere lucidità, oscura la verità e ciò che conta veramente, la tristezza è un impedimento per ogni bene.
Essa può far parte della vita delle persone, credo sia quasi inevitabile per innumerevoli motivi, il principale riguarda il fatto che siamo umani ma il punto fondamentale è discernere!
Capire quando questa sta prendendo il sopravvento e ci sta dominando.. il peccato è farsi dominare, permetterle di diventare un pensiero persistente.

Ricordo quando ho visto per la prima volta il film "Inside out" e c'erano Gioia e Tristezza, il quel caso si vedono le grosse differenze tra loro, soprattutto Tristezza fa quasi sorridere ma solo dopo pensi a quanto sia invece parte di molti avvenimenti della nostra vita..
Quando tocca una palla con un bel ricordo Riley cambia umore e in quel ricordo trova qualcosa di negativo e si rattrista nonostante fosse qualcosa di bello, invece quando Gioia vuole recuperare la situazione tocca la sfera e tutto cambia, la prospettiva cambia.
Quando la tristezza ci tocca, anche nelle cose belle vediamo qualcosa di negativo, per questo va gestita... come?
Con la preghiera! Eh si, rispondo sempre allo stesso modo, è la medicina per tutti i mali ma ovviamente dobbiamo metterci pure del nostro.. se hai un'allergia alimentare puoi pure prendere il digestivo ma se continui a mangiare ciò che non puoi di certo non ti passerà il dolore allo stomaco e immancabilmente tornerà... il trucco è modificare lo stile di vita.

Ho trovato un esempio molto terra terra che mi ha aiutata a comprendere meglio cosa può fare la tristezza e cosa può compromettere. 
L'ho semplificato perchè cosi come l'ho trovato, per capirlo, l'ho dovuto rileggere svariate volte..

Immaginate di andare a messa, avevate pianificato la solita routine ma inaspettatamente vi ritrovate in una messa cantata, più lunga del previsto e iniziate a pensare "ah, non finisce più... pensavo non fosse cantata, a saperlo sarei andata altrove..." e rimuginate, vi guardate in giro... cercate di seguire ma notate solo che la messa è più lunga e non come al solito..
Ecco, quella tristezza che arriva, è quella da cacciare.. quella che rende un'azione di gioia e di salvezza (l'andare a messa) qualcosa per cui il sentimento che prevale e tutt'altro... 
Esempio banale ma che rende bene l'idea, in questo caso la tristezza non è dovuta a cause psicosomatiche ma a un qualcosa che ci fa sminuire la gioia che dovremmo vivere in quella situazione.

Nel momento in cui la tristezza deriva da un qualcosa che non abbiamo ("vorrei tanto quel vestito"), non possiamo avere ("vorrei andare ad ascoltare quella catechesi ma è troppo lontana"), da un torto subito ("aveva detto che mi avrebbe aiutata invece non lo ha fatto"), gelosia ("tizia ha un sorriso più bello")...  oppure avete presente quando pensate che quella persona sta meglio di voi, ha più follower, più interazioni, più visibilità.. quando vi soffermate su ciò che sarebbe potuto essere ma non è stato??
E' lì che quel sentimento ci annebbia e non ci fa vedere la bellezza di quello che abbiamo ("beh, questo vecchio vestito non è cosi brutto"), possiamo avere ("cercherò qualche catechesi da ascoltare online"), facciamo ("ah, forse posso essere utile a.."), siamo ("ecco, con questo rossetto sembro più solare") perchè di gioia dentro ne abbiamo veramente tanta (ricordate la canzone di chiesa "Io ho una gioia nel cuore"?) dobbiamo solo imparare a vedere la tristezza come Evagrio ovvero come uno spirito cattivo che non viene da Dio, cosi forse ne staremmo molto alla larga...
L'unica tristezza "buona" è quella citata da Paolo "la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che porta alla salvezza".
Per essere cattolica oggi bisogna anche essere un po' folle, talmente folle da non omologarsi al pensiero comune che la tristezza sia una cosa con cui convivere perchè lo fanno in molti, (state bene attente che la tristezza e la depressione sono due cose ben diverse) e come dice Evagrio:

"Ma colui che disprezza i piaceri del mondo non sarà turbato dai cattivi pensieri della tristezza."

Il trucco è quello di fare un buon uso di questa tristezza in modo che diventi segno concreto della speranza teologale: mi spiego meglio...dovete fare in modo che diventi quella «tristezza secondo Dio» citata da Paolo che trasforma il rimorso in valutazione, la valutazione in contrizione, la contrizione in pentimento con il fine di essere nella gioia del perdono di Dio.
Vedrete che quella tristezza si muterà in gioia, spirituale e interiore.
Gioite!!!!!
Un abbraccio

lunedì 20 gennaio 2020

La presunzione di conoscere gli altri, un peccato gettonato.



"Io sono il buon Pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me"

Dopo l'articolo sulla "Presunzione di essere indispensabili", ecco il sequel con "La presunzione di conoscere gli altri"....
Il titolo non promette bene ma spero che ciò che leggerete porterà a qualche riflessione utile soprattutto sulle conseguenze dell'idea di conoscere gli altri.

Questo articolo nasce da un messaggio ricevuto qualche giorno fa, una vecchia amicizia riemersa dopo 11 anni di silenzio, non per litigi o incomprensioni ma per motivi di salute di questa persona.
Risentirla è stato strano, primo perchè fa parte della mia vecchia vita, quella che anche voi oramai conoscete, poi perchè è spuntata in un periodo in cui di tartassamenti dal basso ne ho già molti, troppi, per cui questa è un altro pizzicotto.
(Vi evito la parte in cui ho spiegato la mia conversione, quello era un compito che era stato dato alla lectio di venerdi e ne ho approfittato).

Fattostà che una frase presente nel messaggio mi ha colpita, mi ha portato a riflettere e mi ha spinta a scrivere questo post sulla presunzione di conoscere gli altri.
Si, questa persona dopo 11 anni di silenzio, alla mia risposta in cui accennavo alla conversione mi ha scritto che a suo parere era solo una facciata perchè in realtà si ricorda come ero e mi conosce, sa che non avrei mai potuto fare un passo del genere se non solo esternamente, mentre internamente ero ancora parte del vecchio percorso.

Gli ho risposto due giorni dopo perchè ho dovuto meditare quella considerazione; quando riemergono certe cose, almeno per me, diventa inevitabile analizzarsi, anche mettersi in discussione e pensare "ok, dice cosi, ma cosa è successo in questi anni? cosa mi ha portata dove sono? sono realmente ancora legata all'antica religione? Sono veramente ancora come prima e non sono cambiata?".
Ad alcuni magari viene spontaneo non considerare certi messaggi, io non ci riesco, ho questo enorme difetto, ogni cosa diventa motivo per pensare e meditare e cosi ho fatto.
La risposta è stata inizialmente un messaggio, poi un vocale (lungo, se inizio a parlare ciaone a tutti) in cui ho provato a sintetizzare ciò che sono diventata e cosa mi ha portata qui specificando che "quella di prima" in gran parte  si è evoluta.
Dire che la vecchia me non esiste più è una bugia, sono sempre la stessa persona ma con consapevolezze diverse, idee diverse; la base difficilmente cambierà ma è proprio tutto il resto che anzichè sparire si è evoluto, modificato, migliorato (spero), consolidato, assimilato, compreso e quant'altro.
Un tempo dicevo che la persona che ero prima era morta, solo con il tempo ho capito che non era vero, per nessuno è cosi, ma ci si evolve e si cambia, far morire una parte negativa di se porta a non averla assimilata e compresa quindi nemmeno migliorata.

Non sono nemmeno come la persona di due mesi fa, figuriamoci quella di 11 anni fa!
Mi rendo conto che lavorando tanto su me stessa per migliorare (forse troppo... anche voler tendere alla perfezione -che oltretutto non esiste- è considerato peccato), aggiungendo l'affidamento a Gesù (cosa per me fondamentale) e avendo accanto persone splendide, non passa giorno in cui non abbia qualcosa da assimilare e migliorare e ciò mi rende in continua evoluzione (spero sempre in positivo).
Poi si, si fanno anche passi indietro ma siamo pur sempre esseri umani.

La "presunzione di conoscere gli altri", trovo sia un limite enorme perchè preclude la possibilità di vedere il cambiamento, di sperimentare ciò che può avvenire in un cammino di fede e di vita fatto con il cuore, limita le relazioni, ingabbia le persone, le etichetta.

Come posso non citare Sant'Agostino:
<<Tu solo, Signore, mi giudichi; infatti "Chi  conosce i segreti dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui?" (1 Cor 2,11). Tuttavia c'è qualcosa nell'uomo che non è conosciuto neppure dallo spirito che è in lui. Tu però, Signore, conosci tutto di lui, perchè l'hai creato.>>

"Ah, lo conosco, vedrai che farà cosi...", oppure dopo anni o mesi in cui non ci si sente si pensa "ma si, lo conosco, so come faceva in queste occasioni..."
Si dice anche "conosco i miei polli.." ma vale per le furbate che vogliono fare i bambini per cui non conta.
Senza pensare che magari nel frattempo sono cambiate tante cose.
In questo modo impediamo agli altri la possibilità di farsi conoscere, togliamo loro la possibilità di una nuova opportunità perchè l'essere prevenuti prevale sull'essere misericordiosi.

Se ci pensate bene, solo noi possiamo sapere chi effettivamente ci conosce (un po, non totalmente) ma questo dipende soprattutto da quanto mostriamo di noi, nemmeno nostro marito può dire di conoscerci totalmente.
Riguardo quest'ultima cosa ci sarebbe una parentesi da aprire; utilizzare la convivenza come "prova" per conoscere meglio l'altro e capire come si sta insieme è una cavolata pazzesca (ed evito di utilizzare la frase reale come Fantozzi), perchè non basta una vita per conoscere a fondo chi abbiamo accanto. (chiusa parentesi).

Chi ci potrebbe conosce realmente fino in fondo?
Uno c'è.. ed è Dio!
Ebbene si, l'unico che ci conosce realmente è Dio, solo lui potrebbe permettersi di dirci "io so come sei" e ho la certezza che lo direbbe non in senso critico ma per farci notare qualcosa di buono e bello.
Riflettendoci, solitamente quando diciamo "lo/la conosco.." poche volte è per dire qualcosa di buono, spesso invece è per esternare un pensiero che possa andare a trovare un difetto o qualcosa di non positivo per quella persona; peggio ancora, per mettere in guardia altre persone in base ad una nostra passata esperienza con la persona di riferimento. (che brutta cosa!!!)
Se proprio vogliamo dire la nostra è possibile utilizzare una forma diversa come "Per come lo/la conosco io....".

Dio è l'unico che ci conosce veramente, che sa cosa abbiamo passato, sa come stiamo, ci comprende, ci accoglie e non ci giudica,
"Come mi conosci?". Gli rispose Gesù: "Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi". (Gv 1, 48)
Lui sà, vede, osserva, va oltre e ci ama per ciò e come siamo.

Buona settimana.