domenica 10 maggio 2020

L'essere mamma, alla faccia della quarantena.



"Cercate di infondere nei cuori dei vostri figli l'amore per la casa.
Fate in modo che desiderino ardentemente stare con la propria famiglia.
Molti peccati si potrebbero evitare se la nostra gente amasse davvero la propria casa"
Madre Teresa di Calcutta.

Ho trovato questa citazione stamattina, probabilmente diventerà un quadretto da tenere appeso in casa perchè ogni volta che sono arrabbiata o troppo nervosa, possa ricordarmi quale sia il mio obiettivo.
Siamo in quarantena, ok... si... siamo nella fase 2, ma pur sempre in quarantena per cui in casa e può essere un'occasione per infondere nei cuori dei nostri figli l'amore per la casa.

Oggi festeggiamo la festa della mamma, non tutti avranno la fortuna di avere con sè i propri figli per festeggiare ma può essere una bella occasione per ricordare la prima festa della mamma...
10 anni fa chiesi a Maria la grazia, il dono di diventare madre quando ancora la conversione era leggera, ai primi passi, senza grosse aspettative ma sotto sotto con una specie di sfida.
Tre giorni dopo scoprii di essere in attesa della mia prima figlia ma non collegai il test positivo a quella richiesta poichè fatta solo tre giorni prima... ma alla fine Lei sapeva già, sicuramente conosceva ciò che avrei chiesto molto prima che lo facessi.
La data della nascita di Giorgia era prevista per il 30 aprile, con la speranza di un bell'anticipo ma aveva altri piani dato che alla fine nacque il 9 maggio (almeno ho evitato l'induzione per pochissimi giorni).
Nel 2010 il 9 maggio era proprio il giorno della festa della mamma.
Quale regalo migliore avrei potuto ricevere se non il dono della maternità!!
Diventare madre il giorno della festa della mamma, nel mese dedicato a Maria, colei a cui ho chiesto questo dono..
Lei, la mamma per eccellenza, colei che ho sempre sentito vicina soprattutto quando una madre pensavo di non averla più...
Possono dire e farci credere qualsiasi cosa, ma l'assenza di una madre complica le cose, di parecchio.
Si impara a farne a meno, per me è stato cosi, nonostante ora sia presente, ma se ho qualche problema o qualcosa che non va, prego Maria, la mia certezza... mi basta un "Mamma aiutami... tu sai..".

Ai tempi del Covid, essere madre è un po' più complesso perchè non bastano tutte le varie incombenze, si aggiunge anche la DAD e diventa veramente un'impresa titanica per tutti soprattutto se hanno lezioni che si sovrappongono, una rete ballerina e tutto il resto da fare.
Ho impostato un sacco di routine, ce ne fosse una che viene rispettata... nemmeno mezza!!! Sto seriamente mettendo in dubbio il mio spirito organizzativo da planner inside!!
Per cui ora devo riprovare a chiamare in campo il mio super potere speciale, lo Spirito Santo (ve ne avevo parlato QUI), lo avevo lasciato tranquillo per un po', ma senza pare che alcune cose non funzionino correttamente.

Sono una madre che ha più aspettative verso se stessa che verso i propri figli, che al minimo errore loro si fa mille autocritiche personali "perchè non riesco a fargli capire quella cosa.. cosa sto sbagliando..." poi per carità, i miei cari figlioli di sgridate se ne prendono in grosse dosi, ma dopo quelle penso a cosa sto sbagliando io...
Ora che stiamo passando h24 insieme da 2 mesi e mezzo, la cosa è  decisamente amplificata.
Una delle frasi più gettonate è "se volete fregarmi, vi è capitata la mamma sbagliata!!" per poi avere in risposta un bel "ma come hai fatto!!!!" scioccato perchè capisco subito che intenzioni hanno...
Questa cosa li fa sorridere e li inquieta allo stesso tempo... e la cosa invece a me fa ridere un sacco ma posso solo ringraziare la "me" che ha fatto un sacco di cavolate alla loro età, ho semplicemente immagazzinato tutto...ma non ditelo a nessuno! shhhhh!!!
Sono severa, rigida, intransigente.... nell'educazione non ammetto sgarri, ma ogni tanto so anche giocare con loro, farli ridere, farli divertire, farli sentire speciali ma soprattutto difenderli quando serve e allora li esce il mio lato super protettivo con corazza indistruttibile e divento un bulldozer..

Essere mamma non è una cosa che ti possono insegnare, puoi chiedere consigli ma ognuna è unica, ognuna ha un'attitudine diversa dall'altra, ha una sensibilità diversa, un sentire diverso, per questo nessuna dovrebbe sentirsi in difetto rispetto ad altre mamme, nemmeno rispetto alla propria.
Essere madre è una grazia, indipendentemente da come lo si diventa, non ci devono essere distinzioni tra chi partorisce e chi decide di adottare, mettere prima di tutto il bene dei propri figli anche a suon di "cazziatoni" (da noi si intende sgridate, non è una parolaccia) è la strategia vincente insieme all'affidarli (per come affidarli lo trovate QUI).
Auguri a tutte le mamme, sempre a testa alta, perchè siete speciali e perchè lassù qualcuno è sempre pronto a supportarvi.
Un abbraccio.

martedì 5 maggio 2020

Tristezza, l'ottavo vizio capitale.



«Gioia e pace, conversione della vita, tempo e luogo per una vera penitenza, grazia e consolazione dello Spirito Santo, perseveranza nel fare il bene doni a noi il Signore onnipotente (Gaudium cum pace tribuat nobis Dominus omnipotens)» 


Ultimamente cito spesso nei vari post Evagrio Pontico, per molti sconosciuto e onestamente lo era anche per me fino a poco tempo fa.
Evagrio era un monaco vissuto nella metà del 300 d.C, divenuto tale dopo una febbre di origine divina che guarì solo dopo aver promesso l'abbandono della sua vita un po' troppo libertina per diventare monaco.
La cosa che mi ha colpita è che dobbiamo a lui la classificazione dei 7 vizi o peccati capitali (voi lo sapevate? eh, io no!), definiti da lui "pensieri" o "spiriti della cattiveria", oltre ad essere stato l'ispiratore dell'esicaismo..
Ora però mi soffermo sui vizi capitali perchè in realtà Evagrio non li aveva classificati come 7, bensì 8 e avevano qualche diversità rispetto a quelli attuali.
Non sono stati stravolti ma c'è stata qualche modifica tra cui l'assenza dell'invidia ma l'aggiunta di "vanagloria" e uno che non mi aspettavo... la "tristezza"!
In sintesi: gola, lussuria, avarizia, ira, tristezza, accidia, vanagloria e superbia, gli otto vizi grosso modo della tradizione spirituale e morale greca.
Evagrio li suddivide in tre strati da 3+3+2 ovvero: gola-lussuria-avarizia (al piano inferiore), ira-tristezza-accidia (il secondo strato), vanagloria-superbia (il terzo strato).
San Giovanni Cassiano invece li semplifica con due raggruppamenti;
il primo è formato da: 
gola-lussuria-avarizia-ira-tristezza-accidia (vizi del corpo); 
il secondo da: vanagloria-superbia (vizi dell'anima).
La lista attuale invece risale a qualche tempo dopo, per la precisione a Gregorio Magno, (Papa dal 590 al 604). 
Da quello che ho letto, le modifiche fino ad arrivare al settenario della tradizione latina fanno della tristezza una parte dell'accidia o viceversa, mentre la vanagloria risulta essere un aspetto della superbia, e viene introdotta l'invidia. 
Beh, diciamo che hanno accorpato due vizi per evitare di essere ripetitivi e aggiunto l'invidia che tutto sommato va a braccetto con la vanagloria.

Lasciare la tristezza non sarebbe stato cosi male, probabilmente sarebbe stato utile per cancellare quel (triste) luogo comune secondo cui i cattolici sono tristi, brutti e sfigati.. quando in realtà siamo gioiosi, bellissimi, simpatici e brilliamo della luce di Cristo.
Battute a parte.... in realtà San Tommaso d'Aquino aveva fatto qualche obiezione in merito perchè secondo lui la tristezza poteva avere cause psicofisiche per cui non volute, il che lo rendeva un vizio capitale opinabile.
L'apostolo Paolo invece da alla tristezza due origini per cui ci vuole un certo discernimento, una "tristezza secondo il mondo" viziosa e "una secondo Dio" virtuosa (2Cor 7,10)

"Perché la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che porta alla salvezza, del quale non c'è mai da pentirsi; ma la tristezza del mondo produce la morte."

Direi che Paolo è stato molto sintetico ma si comprende molto bene ciò che intende dire e soprattutto la differenza tra i due tipi di tristezza.
Diciamo che Evagrio non era uno sprovveduto e aveva giustamente considerato la suddivisione facendo anch'esso una buona analisi della situazione stilando un elenco di situazioni che rendono perfettamente l'idea che la tristezza debba far parte dei vizi capitali.
(La versione completa la trovate un po ovunque)

"Il monaco triste non conosce la letizia spirituale, come colui che ha una forte febbre non avverte il sapore del miele. Il monaco triste non saprà muovere la mente verso la contemplazione né sgorga da lui una preghiera pura: la tristezza è un impedimento per ogni bene"

Annebbia, fa perdere lucidità, oscura la verità e ciò che conta veramente, la tristezza è un impedimento per ogni bene.
Essa può far parte della vita delle persone, credo sia quasi inevitabile per innumerevoli motivi, il principale riguarda il fatto che siamo umani ma il punto fondamentale è discernere!
Capire quando questa sta prendendo il sopravvento e ci sta dominando.. il peccato è farsi dominare, permetterle di diventare un pensiero persistente.

Ricordo quando ho visto per la prima volta il film "Inside out" e c'erano Gioia e Tristezza, il quel caso si vedono le grosse differenze tra loro, soprattutto Tristezza fa quasi sorridere ma solo dopo pensi a quanto sia invece parte di molti avvenimenti della nostra vita..
Quando tocca una palla con un bel ricordo Riley cambia umore e in quel ricordo trova qualcosa di negativo e si rattrista nonostante fosse qualcosa di bello, invece quando Gioia vuole recuperare la situazione tocca la sfera e tutto cambia, la prospettiva cambia.
Quando la tristezza ci tocca, anche nelle cose belle vediamo qualcosa di negativo, per questo va gestita... come?
Con la preghiera! Eh si, rispondo sempre allo stesso modo, è la medicina per tutti i mali ma ovviamente dobbiamo metterci pure del nostro.. se hai un'allergia alimentare puoi pure prendere il digestivo ma se continui a mangiare ciò che non puoi di certo non ti passerà il dolore allo stomaco e immancabilmente tornerà... il trucco è modificare lo stile di vita.

Ho trovato un esempio molto terra terra che mi ha aiutata a comprendere meglio cosa può fare la tristezza e cosa può compromettere. 
L'ho semplificato perchè cosi come l'ho trovato, per capirlo, l'ho dovuto rileggere svariate volte..

Immaginate di andare a messa, avevate pianificato la solita routine ma inaspettatamente vi ritrovate in una messa cantata, più lunga del previsto e iniziate a pensare "ah, non finisce più... pensavo non fosse cantata, a saperlo sarei andata altrove..." e rimuginate, vi guardate in giro... cercate di seguire ma notate solo che la messa è più lunga e non come al solito..
Ecco, quella tristezza che arriva, è quella da cacciare.. quella che rende un'azione di gioia e di salvezza (l'andare a messa) qualcosa per cui il sentimento che prevale e tutt'altro... 
Esempio banale ma che rende bene l'idea, in questo caso la tristezza non è dovuta a cause psicosomatiche ma a un qualcosa che ci fa sminuire la gioia che dovremmo vivere in quella situazione.

Nel momento in cui la tristezza deriva da un qualcosa che non abbiamo ("vorrei tanto quel vestito"), non possiamo avere ("vorrei andare ad ascoltare quella catechesi ma è troppo lontana"), da un torto subito ("aveva detto che mi avrebbe aiutata invece non lo ha fatto"), gelosia ("tizia ha un sorriso più bello")...  oppure avete presente quando pensate che quella persona sta meglio di voi, ha più follower, più interazioni, più visibilità.. quando vi soffermate su ciò che sarebbe potuto essere ma non è stato??
E' lì che quel sentimento ci annebbia e non ci fa vedere la bellezza di quello che abbiamo ("beh, questo vecchio vestito non è cosi brutto"), possiamo avere ("cercherò qualche catechesi da ascoltare online"), facciamo ("ah, forse posso essere utile a.."), siamo ("ecco, con questo rossetto sembro più solare") perchè di gioia dentro ne abbiamo veramente tanta (ricordate la canzone di chiesa "Io ho una gioia nel cuore"?) dobbiamo solo imparare a vedere la tristezza come Evagrio ovvero come uno spirito cattivo che non viene da Dio, cosi forse ne staremmo molto alla larga...
L'unica tristezza "buona" è quella citata da Paolo "la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che porta alla salvezza".
Per essere cattolica oggi bisogna anche essere un po' folle, talmente folle da non omologarsi al pensiero comune che la tristezza sia una cosa con cui convivere perchè lo fanno in molti, (state bene attente che la tristezza e la depressione sono due cose ben diverse) e come dice Evagrio:

"Ma colui che disprezza i piaceri del mondo non sarà turbato dai cattivi pensieri della tristezza."

Il trucco è quello di fare un buon uso di questa tristezza in modo che diventi segno concreto della speranza teologale: mi spiego meglio...dovete fare in modo che diventi quella «tristezza secondo Dio» citata da Paolo che trasforma il rimorso in valutazione, la valutazione in contrizione, la contrizione in pentimento con il fine di essere nella gioia del perdono di Dio.
Vedrete che quella tristezza si muterà in gioia, spirituale e interiore.
Gioite!!!!!
Un abbraccio

martedì 28 aprile 2020

Nella gioia e nel dolore, affidarsi e affidarli è il più bel gesto d'amore.




Ogni tanto mi capita di perdermi a fissare i bambini mentre stanno giocando tranquilli, mentre chiacchierano tra di loro, oppure quando durante il pranzo o la cena si accordano per i giochi che faranno di lì a poco...
In quei momenti mi sento la persona più fortunata sulla faccia della terra e darei qualsiasi cosa per fermare il tempo...
Allo stesso tempo quando litigano per ogni cavolata, borbottano ai vari "no" e cambiano stanza stizziti, li strozzerei (un po alla Homer Simpson con Bart, nulla di cattivo...) poi mi limito alla mia solita frase "mi dispiace per voi ma so cosa state borbottando!! L'ho fatto prima di voi, non mi fregate!".
Nei momenti in cui non sono la mamma rompi scatole, subentra anche il mio lato più protettivo, quello che mi fa più male perchè so che la mia protezione non potrà mai fare in modo che nella loro vita non ci sia sofferenza.
Li guardo e penso che farei di tutto per far si che non debbano mai soffrire, sia per salute che per le amicizie o l'amore perchè se ripenso a me, non vorrei mai che possano vivere anche solo la metà di ciò che ho sofferto alla loro età e anche più grande.
Credo che questo pensiero possa essere comune a tutti i genitori o per lo meno alla maggior parte, chi non lo pensa probabilmente ha molto più buonsenso e molta più ragione di me perchè si evita un sacco di paranoie e gastriti inutili.

La sofferenza non si può impedire, soprattutto credo fermamente che possa essere una grossa fonte di ricchezza ma parliamoci chiaro.. se si potesse evitare, nessuno di certo andrebbe a cercarla, tanto meno io.
Essere felici cosi come soffrire significa essere vivi...
Per carità, non sono sadica, cerco solo di essere un po obiettiva e concreta, anche se vale solo per me, perchè per quanto riguarda i bambini (inteso come figli), diventa un pensiero estremamente difficile da accettare.
Capiamoci, sono riuscita anche a sostituire il criceto quando potevo per evitare della sofferenza a loro.. poi la seconda volta non ci sono riuscita perchè era domenica e i negozi di animali erano chiusi.

Gabriele è il più sensibile dei tre, quello che è rimasto attaccato alla vita fin da quando era ancora nella mia pancia, quello che ha avuto fretta di nascere, quello che può essere considerato un piccolo guerriero (e un miracolo), è il più fragile di tutti.
Quanto fa male! Anche se a volte vorrei bucargli quel pallone da calcio che ha sempre tra i piedi.
Oggi ricorre l'anniversario della morte di Alfie, ricordo quanto ha sofferto Gabri per lui.. non volevo digli che era morto ma lo ha sentito alla radio mentre eravamo in auto e da allora ha passato giorni in cui era inconsolabile, nel momento della messa a letto pensava a lui e piangeva.... anche ora ha la sua foto sulla mensola accanto al letto.
Giorgia è quella che mi somiglia di più e la cosa non mi piace... quella che fa sempre la dura, piange poco, non fa vedere che soffre, quella che chiede se è normale che non le venga da piangere per certi avvenimenti per cui Gabri invece scoppia... lei ha bisogno di me più degli altri, peccato che ora non sono ancora in grado di esserle accanto nel modo giusto.
Mattia, è un mix tra i due fratelli, sensibile e testone, scoppia a piangere se suo fratello si fa male (o perchè lui gli ha fatto male) poi cerca di fare il giullare per farlo ridere... ha solo 3 anni e mezzo, ma è già cosi consapevole delle emozioni anche se fatica a gestirle.
Cosa può fare un genitore se vuole proteggerli ma sa di non poterlo fare sempre e comunque?
Cosa posso fare se e quando un giorno non ci sarò più? (quante volte chiedo egoisticamente la grazia di poterli vedere crescere per esserci nella loro gioia e sofferenza).
Io ho fatto l'unica cosa in mio potere da quando sono piccoli, li ho affidati alla Madonna con una consacrazione dedicata ai bambini.
Della serie "Mamma, pensaci tu perchè da sola non posso fare nulla..".
L'anniversario della consacrazione di Mattia sarà domani, il 29 aprile (gli altri due il 4 giugno) con questa preghiera:

"Eccomi mamma".
Ti voglio bene
e oggi consacro a te la mia vita.
Guidami tu ogni giorno, 
e, col tuo Gesù,
a te e alla mia famiglia
pensaci tu.
Grazie.

Questo è l'unico gesto concreto per saperli protetti indipendentemente da tutto, da tutti, dalla lontananza e dalle loro scelte di vita perchè nulla si può controllare, noi arriviamo fino ad un certo punto ma non possiamo e non dobbiamo evitare che vivano tutte le emozioni.
Loro sono la mia gioia e la mia sofferenza...
La gioia senza la sofferenza che senso avrebbe?
Può sembrare un discorso folle ma ragionandoci è inevitabile unire le due cose, se fossimo sempre felici, sereni e tranquilli ci stancheremmo di ogni cosa, non sapremmo apprezzare le vere gioie della vita dando tutto per scontato.
Sarà che sono la regina delle paranoie per cui riesco sempre a trovare qualche preoccupazione per cui la gioia poi è più che apprezzata... scherzi a parte, sono migliorata molto da quando mi affido di più.
Una cosa che invece non ho cambiato da quando sono piccola è il non mostrare la sofferenza, lo so io, sto male io e mi basta cosi.
Se ripenso ad ogni cosa che nella mia vita mi ha fatto del male, riesco a trovare il buono e il positivo, ok, non subito, magari ci sono voluti anni e anni, ma il positivo c'è, il buono c'è... la sofferenza non è mai fine a se stessa, non può esserlo (eccetto se si è tendenti al sadismo ma è un altro discorso).
Il Signore ci ha sempre insegnato questo, come cristiani sappiamo che qualsiasi cosa ha dietro qualcosa di più grande, un fine maggiore.
In questo tempo è difficile trovare un senso alla sofferenza, ma ci arriveremo con il tempo, quando morì mia nonna la sofferenza fu enorme, non potrei descriverla o quantificarla e da allora in me è aumentato il mio istinto di protezione nei confronti dei miei figli, la paura che possano soffrire per la perdita di qualcuno a cui vogliono bene..
Non la sto gestendo benissimo ma posso sempre migliorare, alla fine sono pur sempre una mamma rompi scatole per cui in qualche modo colpevole delle loro sofferenze quando nego videogiochi, uscite, dolci, schifezze...
Quando cresceranno sarò ancora peggio, perchè i "no" saranno ancora più mirati e per loro dolorosi e quando saranno grandi so che capiranno che tutto ciò che hanno "sofferto" era per il loro bene.
Eh già.. come dicevo, la sofferenza non è fine a se stessa e ringrazio ogni giorno il Signore per avermelo fatto capire in tanti modi... alcuni li avrei evitati volentieri eh... ma è innegabile che Lui ci aiuta a trasformarli in bene tenendoci per mano.

Un abbraccio