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venerdì 1 giugno 2018

Profumo nella Bibbia, quando l'olfatto diventa sacro.



Per il compleanno di mia figlia, abbiamo pensato di regalarle (oltre ai pattini), anche uno dei bellissimi giochi di "Scienza e gioco" della clementoni per creare le essenze, profumi etc.
Lo ha adorato da subito e sfogliando il libretto delle istruzioni mi sono imbattuta nella storia dei profumi, per cui ho pensato di scrivere un articolo con questa storia e i collegamenti con le Sacre Scritture.

L'olfatto è uno dei sensi più interessanti, spesso sentire un certo tipo di profumo rievoca sensazioni e ricordi di quando si era bambini, oppure di momenti ben precisi.
Può capitare in modo inaspettato, quell'odore particolare che ci risveglia un ricordo e in pochi secondi ci  ritroviamo catapultati in un luogo lontano o tra le braccia di una persona che magari ora non c'è più.
L’olfatto è anche al centro della relazione dell’uomo con il divino. 
I profumi, sul piano orizzontale, attraggono sensualmente le creature, mentre sul piano verticale mettono in comunicazione aromatica con il sacro.
Ma ora vediamo nello specifico questo tema particolare...

Il profumo è una miscela di sostanze odorose che, opportunamente mescolate e dosate, danno vita ad una piacevole fragranza da vaporizzare sul corpo o negli ambienti.
L'origine del profumo risale a più di 5000 anni fa in Egitto, dove circolavano unguenti, balsami e incensi che non avevano solo lo scopo di profumare, ma anche di guarire e curare il corpo, oltre ad essere un segno di ricchezza e prestigio.
I primi aromi venivano diffusi in bruciatori, da qui l'origine della parola "profumo", dal latino per-fumum ovvero "attraverso il fumo".
Dall'Egitto si diffondono in tutto il Mediterraneo conquistando anche la civiltà greca, romana e araba.
Utilizzati soprattutto come oli per proteggere la pelle dai raggi solari, venivano aggiunti aromi vegetali come mirra, aloe, nardo, terebinto per profumare.
In Persia venne poi creata l'acqua di rose e il profumo tratto dalle zagare, ovvero dai fiori delle piante di agrumi.

Il ruolo sacro dei profumi è definito nel Libro dell’Esodo. 
Dio, nella legge aveva ordinato di costruire un altare dei profumi e di offrire su di esso del profumo, aggiungendo anche con che cosa doveva essere fatto il profumo.
Infatti il Signore dice a Mosè: 
"Prenditi degli aromi, della resina, della conchiglia odorosa, del galbano, degli aromi, con incenso puro, in dosi uguali; e ne farai un profumo composto secondo l’arte del profumiere, salato, puro, santo; ne ridurrai una parte in minutissima polvere, e ne porrai davanti alla testimonianza nella tenda di convegno, dove io m’incontrerò con te; esso vi sarà cosa santissima" (Es. 30,34-36);

L'utilizzo dei profumi è altrettanto sviluppato sia presso gli Ebrei che, come già accennato, presso gli Egizi. 
In tutti i paesi biblici il profumo è utilizzato sottoforma di PUK, ovvero preparati unguentarii, formati da oli profumati, da polveri a base di henna, ma anche da sacchetti di erbe aromatiche portati fra i vestiti.
Gli uomini stessi, amavano utilizzare vestiti profumati, nella Bibbia c'è un episodio che ci fa capire quanto fosse importante il profumo; Isacco, cieco, viene ingannato da suo figlio Giacobbe che indossa il profumo del fratello Esaù in modo da ottenere la benedizione del padre:


<< Giacobbe gli si avvicinò, Isacco lo baciò, aspirò l’odore degli abiti di lui e lo benedisse scambiandolo per il figlio maggiore Esaù: 
“ Ecco l’odore del mio figlio, come l’odore di un campo che il Signore ha benedetto ! ”
( Genesi 27: 24) >>

Nel servizio del Tempio di Gerusalemme l’offerta dei profumi aveva un ruolo impotantissimo. 


Durante il giorno dell'espiazione, il Sommo Sacerdote entrava nel Santo dei Santi con il turibolo dell’incenso, o meglio dei profumi da bruciare, una mistura a base d’incenso poichè in quei tempi l'incenso era in forma semiliquida.
Lo stesso monte del Tempio è chiamato har ha-Morià, e questo termine viene fatto risalire alla parola mirra.
Tra questi profumi da bruciare prescritti da Mosè c'è l'onichia, una misteriosa miscela aromatica.
La resina, il laudano e il balsamo erano commerciati nella mezzaluna fertile come si deduce dall'episodio di Giuseppe, figlio di Giacobbe.

Parlando di profumi, il libro a cui ci si ricollega per le numerose citazioni è il Cantico dei Cantici:

“ Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni, soffia nel mio giardino si effondano i suoi aromi. Venga il mio diletto nel suo giardino E ne mangi i frutti squisiti” ( 4:16)

“ Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa, e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo; mangio il mio favo e il mio miele, bevo il mio vino e il mio latte. Mangiate, amici, bevete; inebriatevi, o cari” ( 5:1).

Un altro preparato molto utilizzato a base di profumi riguarda l'olio Santo e olii per le unzioni
A Mosè fu insegnato a preparare l’olio per l’unzione: 

“Procurati balsami pregiati: mirra vergine per il peso di cinquecento sicli; cinnamomo odorifero, la metà, cioè duecentocinquanta sicli; canna odorifera, duecentocinquanta; cassia cinquecento sicli, secondo il siclo del santuario (16,4 g circa) e un hin (5, 83 litri circa) d’olio d’oliva. 
Ne farai l’olio per l’unzione sacra, un unguento composto secondo l’arte del profumiere” (Es. 30, 22-25). 
.
Per ottenere l’olio santo o anche diversi olii per unzioni, i profumieri facevano macerare a caldo piante e resine aromatiche nell’olio. 
A volte, seguendo il metodo degli Egizi, estraevano il succo di piante particolarmente aromatiche, strizzandole in un panno e facendone stillare il succo in un vaso. 
Scavi hanno riportato alla luce mortai per frantumare radici, rizomi o resine aromatiche, fornelli per macerare a caldo e anfore per acque profumate, vasetti e fiale in terracotta, in vetro o in alabastro visibili ancora oggi nei musei archeologici di Haifa e Gerusalemme. 

La varietà degli aromi era notevole e l’iniziale impiego di balsami e unguenti a scopo liturgico si trasferì al campo cosmetico.
Nonostante la severità della legge mosaica e le invettive di Geremia e di Ezechiele, le donne della Bibbia seducono sempre dopo una toeletta profumata:
Ruth per piacere a Booz, Giuditta per sedurre Oloferne, Jezabel per placare Iehu.
L’importanza attribuita ai profumi e alla cosmesi, era tale che Giobbe ( Giobbe 42:14) a una figlia “mise nome Colomba, alla seconda Cassia e alla terza Fiala di stibio”, letteralmente Keren hapuch e cioè “Vaso di belletto”.

Nel libro del Siracide, lo Spirito di Dio si diffonde come un profumo:

“ Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, /nella porzione del Signore, sua eredità./ Sono cresciuta come un cedro sul Libano,/ come un cipresso sui monti dell’Ermon./ Sono cresciuta come una palma in Engaddi,/ come le piante di rose in Gerico, come un ulivo maestoso nella pianura;/ sono cresciuta come un 25 platano./ Come cinnamomo e balsamo ho diffuso profumo;/ come mirra scelta ho sparso buon odore;/ come gàlbano, ònice e storàce, come nuvola d’incenso nella tenda./ Come un terebinto ho esteso i miei rami/ e i miei rami sono rami di maestà e di bellezza” ( Siracide 24: 1, 23)

Nei Vangeli i profumi compaiono con i Magi:

"Poiché era nato Gesù a Betlemme di Giudea, ai tempi del re Erode, ecco che dei Magi venuti dall’Oriente arrivarono a Gerusalemme. Entrando nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre, e, prostrati, lo adorarono; aprendo il loro cofanetto, gli offrirono in dono oro, incenso e mirra" (Mt. 2, 11).

In seguito, saranno soprattutto le donne a onorare Gesù con i profumi. 
Nella celebre scena della peccatrice che unge di profumi i piedi di Gesù, questi fa osservare a Simone che lui non ha avuto quel gesto di gentilezza nei suoi confronti.
Il vangelo di Giovanni riporta un’altra scena d’unzione. 
In questo caso si tratta di Maria di Betania, che versa il profumo sulla testa di Gesù.
Giuda, al quale non importava niente dei poveri, ma teneva la cassa, osserva che quel profumo lo si sarebbe potuto vendere e ricavarne danaro da dare ai poveri, invece di sprecarlo così. 
Il suo costo sottolineato da Giuda ( 300 denari, un anno di salario di un operaio agricolo!) fa pensare che quel nardo (molto apprezzato da ebrei, greci e romani), detto pistiké, “genuino”, fosse proprio il costosissimo neerd, estratto dalla radice di un arbusto che cresce sulle montagne dell’India ( nardostachy jatamansi). 

Nel successivo episodio della sepoltura, Giuseppe di Arimatea e Nicodèmo si recano a prelevare il corpo di Gesù dal luogo della crocifissione. 
Nicodèmo porta “una mistura di mirra e di aloe di circa 100 libbre” per avvolgerlo in fasce con gli aromi e deporlo in un sepolcro nuovo, reperito in un giardino vicino al luogo dove era stato crocifisso. 

Potrei continuare ancora a citare versetti biblici che riguardano i profumi e il loro utilizzo, a breve preparerò una seconda parte in modo da completare il quadro parlando anche del significato di ciò che veniva utilizzato.
Spero vi sia piaciuto.
Fatemi sapere se avete alcune curiosità riguardo questo tema.
un abbraccio
Cristina.

mercoledì 14 marzo 2018

Recensione del libro "Piedi di cerva sulle alte vette, viaggio a Dio attraverso il cantico" di Hannah Hurnard


Piedi di cerva sulle alte vette. Viaggio a Dio attraverso il cantico.

Genere: Studi di esegesi biblica
Pagine: 176
Prezzo: 9,80€
Editore: Gribaudi
Data uscita: 1982

ESTRATTO DAL PRIMO CAPITOLO

L'INVITO A RAGGIUNGERE LE ALTE VETTE

Questa è la storia di come Timorosa riuscì a liberarsi dalla parentela dei Paurosi per seguire il Pastore sulle Alte Vette dove « l'amore perfetto annulla tutte le paure ».

Erano diversi anni che Timorosa era al servizio del Gran Pastore, le cui belle greggi erano condotte al pascolo nella Vallata dell'Umiliazione. Abitava con le amiche e compagne, Misericordia e Pace, in un piccolo casolare bianco e tranquillo nel villaggio del Tremebondo. Amava il suo lavoro e desiderava soddisfare nel miglior modo possibile il Gran Pastore ma, nonostante si sentisse soddisfatta della sua vita, era anche conscia di ciò che la intralciava nella sua attività e che le causava grande angoscia e segreta vergogna.

Anzitutto era nata storpia, con piedi deformi che la facevano zoppicare e inciampare durante i vari lavori. In più aveva la bocca storta; e questo difetto non solo ne sfigurava l'espressione del volto e ne falsava il timbro di voce ma la rendeva anche ripugnante a guardarsi. Si rendeva amaramente conto che queste deformazioni dovevano essere causa di stupore e di ostilità per tutti quelli che sapevano che lei era al servizio del Gran Pastore.

Desiderava quindi con tutto il cuore che questi difetti svanissero per diventare bella, graziosa e forte come gli altri servitori del Pastore e, soprattutto, sognava di diventare come il Gran Pastore stesso. Ma temeva che non le sarebbe timi riuscito di liberarsi dalle sue deturpazioni e di dover rimanere per sempre impedita nelle proprie attività.


Recensione

Per questo genere di libro, la trama non serve, vi ho messo l'estratto del primo capitolo per far capire meglio la struttura.
Mi è stato consigliato dal mio padre spirituale quando affrontammo il discorso della fede e delle cose negative che accadono nel corso della vita.
E' un viaggio allegorico-simbolico che ti porta a vivere anche in prima persona qualcosa di forte e molto interiore, ti apre gli occhi e il cuore.
Il tutto con pezzi del Cantico dei Cantici, utilizzato come canto del Pastore e di Timorosa oltre che dalla natura.

Timorosa, una serva del Gran Pastore, vive nella Vallata dell'umiliazione e fa parte della famiglia dei Paurosi.
E' una persona molto insicura, fatica a camminare, in viso non è bella anzi, ha alcune deformazioni.
Un giorno il Pastore le propone di andare con lui a vivere sulle Alte Vette e lei accetta, le viene piantato il seme dell'amore, seme che in realtà è una spina e una volta messo nel cuore sente dolore ma poi arriva la pace.
Per arrivare alle alte vette dovrà prima di tutto essere accompagnata da due protettrici incaricate dal Pastore che la aiuteranno in tutto il percorso, Tristezza e Sofferenza.
In tutto il viaggio si ritroverà a sperimentare l'immenso amore del Pastore, anche quando lei crede che lui la stia allontanando dalle Alte Vette invece che farla avvicinare.
Ne passerà tante, dovrà superare molti ostacoli, dovrà fare i conti con i sui parenti che cercheranno di dissuaderla per riportarla indietro, soprattutto Codardo a cui vogliono darla in sposa, poi incontrerà Orgoglio e altri parenti.

Le « Alte Vette » e i « piedi di cerva » non si riferiscono a luoghi paradisiaci dopo la morte; intendono invece essere l'esaltante esperienza dei figli di Dio quaggiù, se essi sapranno seguire il sentiero che egli sceglie per loro.

Poco a poco imparerà ad affidarsi sia alle sue compagne di viaggio sia al Gran Pastore, passerà attraverso le sponde della Solitudine, lo strapiombo dell'ingiuria, la valle della perdita e molti altri luoghi.
Per ogni passo superato creerà un altare per il Signore e da quell'altare ricaverà una piccola pietra che porterà con sè per ricordarsi di ciò che ha vissuto e dei cambiamenti avvenuti.

Ve lo consiglio anche se non è facile comprendere questo libro, penso abbia bisogno di essere letto almeno 2 o 3 volte in tempi diversi.
Con la prima lettura si ha una base, con le successive si scava più a fondo.

"Forse il Signore sceglierà tale sentiero a conforto di quei figli che si trovano nella forzata compagnia della tristezza e della sofferenza o che « camminano nella tenebra senza alcuna luce » oppure che si sentono « sballottati nella tempesta e senza soccorso ». Sarebbe loro di grande aiuto per comprendere il vero significato di quanto succede, perché le esperienze che si trovano ad affrontare sono tutte parte di quel meraviglioso processo attraverso il quale il Signore riproduce nella vita dell'uomo la stessa esperienza che fece gridare di esultanza sia Davide che Abacuc: « Il Signore Dio ha reso i miei piedi come quelli di un cerbiatto e mi ha posto sulle mie Alte Vette ".

Buona lettura!                                  Per acquistarlo 🔻
Cristina